martedì 23 giugno 2015

Cari Senatori Moscardelli, Pezzopane, Cucca, Fabbri, Mirabelli, Pagliari, Ruta, Scalia, Spilabotte e Valentini


A causa delle avarie frequenti della piattaforma IlCannocchiale, dove - in 4 anni e 5 mesi - il mio blog Vincesko ha totalizzato 700.000 visualizzazioni, ho deciso di abbandonarla gradualmente. O, meglio, di tenermi pronto ad abbandonarla. Ripubblico qua i vecchi post a fini di archivio, alternandoli (orientativamente a gruppi di 5 al giorno) con quelli nuovi.

Post n. 362 del 26-08-13 (trasmigrato da IlCannocchiale.it)
Cari Senatori Moscardelli, Pezzopane, Cucca, Fabbri, Mirabelli, Pagliari, Ruta, Scalia, Spilabotte e Valentini


Pubblico la lettera che ho appena inviato ai sottomenzionati Senatori del PD (l’orologio del sito ilcannocchiale.it è in ritardo di oltre 2 ore).


Oggetto:
Abolizione parziale dell'IMU, equità e misure di welfare
Da:
A:
<claudio.moscardelli@senato.it>, <stefania.pezzopane@senato.it>, <giuseppeluigi.cucca@senato.it>, <camilla.fabbri@senato.it>, <franco.mirabelli@senato.it>, <giorgio.pagliari@senato.it>, <roberto.ruta@senato.it>,<francesco.scalia@senato.it>, <maria.spilabotte@senato.it>, <daniela.valentini@senato.it>
Data:
26/08/2013 16:30


   Cari Senatori Moscardelli, Pezzopane, Cucca, Fabbri, Mirabelli, Pagliari, Ruta, Scalia, Spilabotte e Valentini,
   Dopo aver letto la notizia sui giornali del Vostro DdL per l’abolizione parziale dell'IMU, [1] evidenzio che, secondo i dati consuntivi del MEF: [2]
- il gravame medio annuo dell'IMU sulla prima casa ascende all'astronomica cifra di 225 €;
- per la prima casa, l’85% dei contribuenti ha versato fino a 400 €; l’8% circa da 400 a 600 €; e il 6,8% oltre 600 €;
- nel 2011, l’Italia era il paese con la più bassa tassazione della proprietà immobiliare tra i principali paesi OCSE.
Inoltre, da questa analisi della Voce.info, [3] la sua abolizione si tradurrebbe in un risparmio di soldi per i più ricchi ("più della metà del gettito è pagato dagli ultimi tre decili, l’eliminazione dell’Imu sulla prima casa andrebbe a vantaggio prevalentemente dei decili elevati di famiglie") e per gli anziani.
Per questi e molti altri motivi, [4] è un'indecenza che si parli di IMU per volontà di un miliardario imbonitore. Le priorità sono altre: il lavoro, gli ammortizzatori sociali, la casa ad affitto sociale, per le quali occorrono risorse, chiedendole agli unici che ora, dopo ben 329,5 mld di manovre finanziarie distribuite in maniera molto iniqua, le hanno: i ricchi. Non sprecarle, regalandole ai più ricchi.
Infine, osservo che anche l’abolizione dell’ICI escluse i castelli e le case di lusso, ma erano soltanto 40.000 su 32 milioni.
   A quasi tutti gli Italiani (inclusi, incredibile ma vero, docenti universitari di Economia e abituali frequentatori di blog economici), manca il quadro complessivo dell'entità e della distribuzione delle manovre finanziarie varate nella scorsa legislatura, [5] pari complessivamente alla cifra astronomica di 329,5 mld; distribuzione molto iniqua, soprattutto da parte del governo Berlusconi, perché il governo Monti, se, da un lato, ha prodotto gli ‘esodati’ (ma in una certa misura l'aveva fatto anche il governo Berlusconi col DL 78/2010), almeno, dall'altro, ha colpito tutti, ha reintrodotto l'IMU sulla prima casa e aumentato il peso sulle altre. ll mantenimento dell'IMU è anche un problema di equità. C'è, infatti, chi (tantissimi - centinaia di migliaia - persino senza reddito e semmai senza casa,quorum ego), per risanare i conti pubblici, hanno "contribuito" in misura anche 50-100 volte maggiore del gravame relativamente modesto dell'IMU sulla prima casa, pari in media a 225 € all'anno.
   Il successo economico attuale della Germania pare poggi anche su 7 milioni di mini job retribuiti 400 € al mese. Ma la situazione sociale regge anche perché là esistono:
a) il reddito minimo garantito (364 € al mese, compatibile coi mini job);
b) un sussidio congruo per l’affitto (che peraltro di norma è notevolmente più basso in Germania che in Italia).
   La crisi economica ed occupazionale sarà dura e lunga almeno 15 anni, occorre che il tema lavoro, in Italia, diventi obiettivo prioritario e strategico ed occorrono misure incisive e radicali di welfare. Occorre, per salvare la pace sociale:
a) introdurre il reddito minimo garantito (RMG), adeguatamente disciplinato, come esiste in tutti i Paesi UE tranne Grecia e Ungheria (i disoccupati sono quasi 3 milioni, i CIG circa 500 mila, gli inattivi oltre 14 milioni, per la più parte donne e al Sud; i lavoratori precari, incluse le partite IVA più o meno spurie, forse circa 7 milioni);
b) varare un piano corposo pluriennale di alloggi pubblici di qualità (sovvenzionato, convenzionato e autocostruito, nonché recuperando edilizia da rottamare; in Italia, negli ultimi 25 anni, se ne sono costruiti meno di 1/10 che, in media, negli altri Paesi UE27; la spesa per l’housing sociale, infatti, è in Italia (dati 2009) appena dello 0,02% sul PIL, contro lo 0,57% della UE27) [6]), per dare anche un alloggio ad affitto sociale, che è l’elemento imprescindibile che rende congruo un reddito di ammontare minimo; ipotizzando un costo/appartamento di 100 mila € per 25.000-50.000 appartamenti all’anno, vanno reperiti altri 2,5-5 mld; e
c) incrementare i sussidi all’affitto;
d) prendere le risorse, tra l’altro:
- mantenendo l’IMU sulla prima casa, come in tutti i Paesi UE, con le franchigie attuali (4 mld in totale, appena 225€ in media all’anno; l’85% ha pagato meno di 400 €);
- imponendo un tetto e/o un contributo di solidarietà almeno alle pensioni superiori a 8.000 € al mese, percepite dallo 0,7% dei 16,5 milioni di pensionati, che però assorbono circa il 5% della spesa pensionistica complessiva; [7]
- introducendo un’imposta patrimoniale sulla metà del decile più ricco delle famiglie, gli unici ad avere ora i soldi, dopo 330 mld di manovre finanziarie correttive iniquamente distribuite.
   Cordialmente,
   Vincenzo Battipaglia, elettore PD

[2] I dati consuntivi del MEF confermano il piagnisteo per l’IMU
[4] 12 (e più) motivi contro l’abolizione dell’IMU sulla prima casa, nessuno a favore
[6] Dal rapporto della CIES (Tab. 3.4, pag. 101), si ricava che, nel 2009, la spesa per l’housing sociale (case popolari) è, in Italia, appena dello 0,02% sul PIL, contro lo 0,57% della UE27, lo 0,75% della Danimarca, lo 0,65% della Germania, lo 0,20% della Spagna, lo 0,85% della Francia e l’1,47% della Gran Bretagna, con un rapporto tra questi altri Paesi UE e l’Italia, rispettivamente, di 28,5, 37,5, 32,5, 10, 42,5 e 73,5 volte: sono dati che parlano da soli e costituiscono un vero scandalo!
http://www.lavoro.gov.it/NR/rdonlyres/64F52EE9-A07C-48CC-B16B-C76168EEFEB5/0/RAPPORTO_2011_2012_Fabbris.pdf  (se il link non è attivo, cliccare, sulla sinistra del sito del Ministero, su "Organi collegiali" e poi su "Commissione di indagine sull'esclusione sociale" e quindi su "Rapporti annuali", oppure direttamente qui sotto)


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