venerdì 28 giugno 2019

Lettera a Bruno Vespa sulla sua notizia falsa sul Governo Monti




Pubblico la lettera che ho inviato tre giorni fa a Bruno Vespa dopo aver letto un suo articolo su Quotidiano.net, in cui attribuisce a Monti la colpa della recessione italiana, che come sanno i lettori di questo blog è la Prima più Grande Bufala del XXI Secolo.
Non sono riuscito a sapere l’indirizzo email di Bruno Vespa, allora gliel’ho inviata a quello di Porta a Porta (destinataria delle mie lettere circolari, che spesso cestina le email) e a Quotidiano.net, la cui scortese e saccente segretaria di direzione (secondo lei tanti esperti che vanno in tv sanno che la recessione è colpa di Berlusconi: non so, io non guardo la tv, quel che so è che tanti esperti famosi - tre per tutti: Carlo Cottarelli, Emiliano Brancaccio e Veronica De Romanis sono riportati più sotto nei post collegati, tanti altri sono pubblicati in questo blog - sono destinatari da anni delle mie lettere, dopo aver riscontrato la loro ignoranza al riguardo) mi ha detto di non conoscerlo e di inviarle la lettera via posta, che gliela avrebbe inoltrata (sic), cosa che comunque farò. Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta.

Lettera a Bruno Vespa sulla sua notizia falsa sul Governo Monti
Da: v
25/6/2019 17:40

ALLA C.A. DEL DOTT. BRUNO VESPA
CC: DIRETTORE QUOTIDIANO.NET, PARLAMENTARI, MEDIA, ALTRI

Egr. Dott. Vespa,
Traggo dal Suo articolo su Quotidiano.net del 22 giugno scorso “Italia sotto accusa, i figliastri d'Europa”: 
La seconda ragione è che noi da molti anni veniamo messi in castigo per la nostra politica economica giudicata poco virtuosa. Dal 1993 nessun governo italiano è stato apprezzato dall’Europa su questo tema, tranne il governo Monti che pure resistette all’invio della Trojka che ci avrebbe commissariato. Ma l’austerità imposta a Monti non ha funzionato: peggiorarono i conti, aumentò la disoccupazione. La cura era sbagliata, il paziente smagrì e sarebbe un errore ripeterla.

Premesso che l’Italia, a giudicare dai dati, durante la crisi è stato uno dei Paesi più virtuosi (da ultimo, lho scritto ieri alla Commissaria Margrethe Vestager, p.c. anche a Porta a Porta), mi sorprende che Lei scriva questa BUFALA gigantesca su Monti. Non perché un noto giornalista come Lei dimostri di saperne sul Governo Monti quanto decine di milioni di uomini della strada o di casalinghe di Voghera, poiché vittime di tale BUFALA, oltre a tutti i media, ministri, parlamentari, sono anche quasi tutti i docenti universitari di Economia e perfino premi Nobel di Economia. Ma perché “Porta a Porta” è da un paio d’anni uno dei destinatari fissi delle mie periodiche lettere circolari in cui ho dato conto che si tratta di una BUFALA ormai mondiale. Evidentemente la redazione le ha cestinate tutte senza passargliele.
Traggo dal mio libro LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO, le cui fonti sono state Il Sole 24 ore, la CGIA di Mestre, l’ISTAT e i dossier del Servizio Studi della Camera dei Deputati (o del Senato):
Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):
- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);
- governo Monti 63,2 mld (19,2%);
Totale 329,5 mld (100,0%).
Come può facilmente dedurre, detto sinteticamente in linguaggio calcistico, Berlusconi ha battuto Monti per 4 a 1 (ancor di più in termini di iniquità).
E, come risulta dalla tabella n. 3, il grosso si concentrò dal maggio 2010 (dopo la crisi del debito greco, secondo Romano Prodi gestita malissimo, per colpa soprattutto della Germania) al dicembre 2011.
Tabella n. 3 - Valori delle cinque manovre correttive varate dal 2010 al 2012
Governo Berlusconi: DL 78/2010, DL 98/2011 e DL 138/2011; Governo Monti: DL 201/2011 e DL 95/2012 (milioni di euro)
DL
2010
2011
2012
2013
2014
TOTALE
%
DL78/2010
36
12.131
25.068
  25.033
-
  62.268
22,8
DL98/2011
-
  2.108
  5.577
  24.406
49.973
  82.064
30,1
DL138/2011
-
732
22.698
  29.859
11.822
  65.111
23,8
Tot.Gov.B.
36
14.971
53.343
  79.298
61.795
     209.443
76,7
DL201/2011
-
-
20.243
  21.319
21.432
  62.994
23,1
DL95/2012*
-
-
603
   16
 27
 646
  0,2
Tot.Gov.M.
-
-
20.846
  21.335
21.459
  63.640
23,3
TOTALE
36
14.971
74.189
    100.633
83.254
     273.083
100,0
%
-
5,5
27,2
36,9
30,5
100,0

*Minori spese per 20.326 milioni nel triennio 2012-14 sono compensate da minori entrate per 19.680.
(Fonte: elaborazione mia su dati del Servizio Studi della Camera o del Senato)
Tali manovre furono in buona parte imposte dalla Commissione Europea e dalla BCE, in primo luogo a Berlusconi, che adempì fedelmente i diktat dellUE, tranne il completamento (chiesto dalla irrituale lettera della BCE del 5.8.2011) della severa riforma delle pensioni SACCONI a causa del veto di Bossi. Dai dati dei Servizi Studi del Parlamento si ricava che il Governo Berlusconi ha dovuto varare in poco più di un anno manovre per ben 209 mld cumulati per il triennio o quadriennio successivo (ma le misure strutturali vigono tuttora), mentre il Governo Monti ne ha varato per “appena” 63 mld cumulati. La distribuzione degli importi nel periodo 2011-2014 spiega bene i nessi causali, facendo giustizia delle deduzioni infondate fatte al riguardo, in buona - dai 60 milioni di Italiani che ignorano le cifre - o cattiva fede: dai pochissimi – forse una ventina di persone - che le conoscono bene, come i ministri di allora Tremonti e Brunetta, i loro collaboratori e i funzionari del MEF o dei Servizi Studi del Parlamento o della Banca d’Italia, ma che o li nascondono o li interpretano - come fa l’on. Brunetta - a seconda della convenienza, ovvero se deve colpire l’inviso Monti, ed allora gli imputa incongruamente tutta la responsabilità della grave recessione, o replicare all’ex Commissario all’Economia Olli Rehn, che accusava il governo Berlusconi di avere fatto poco contro la crisi, ed allora gli oppone appunto i 267 mld su 330 mld. O smentire la sinistra, ed allora scrive nel suo sito e poi nel suo libro:
20 dicembre 2012 a cura di Renato Brunetta i dossier www.freefoundation.com TUTTI I FALSI DELLA SINISTRA La sinistra sostiene che Monti ha salvato l’Italia…FALSO! 253 www.freenewsonline.it 2 PAREGGIO DI BILANCIO NEL 2013 ¨ L’Italia raggiungerà il pareggio di bilancio nel 2013. Vero. Ma, come la sinistra ben sa, ai fini del conseguimento dell’obiettivo il governo Berlusconi ha contribuito per l’80%, il governo Monti per il restante 20%.
¨ I conti sono della Banca d’Italia: dal 2008 al 2011, il governo Berlusconi ha varato 4 manovre di finanza pubblica, finalizzate al pareggio di bilancio nel 2013, aventi effetto cumulato, fino al 2014, di 265 miliardi di euro. ¨ Il decreto cd. “Salva-Italia” del governo Monti avrà un impatto complessivo sulle finanze pubbliche, nel triennio 2012-2014, di 63 miliardi, e si è reso necessario a causa del
peggioramento della congiuntura economica nell’intera eurozona nell’autunno 2011.
http://www.freefoundation.com/wp-content/uploads/2013/08/253-La-sinistra-sostiene-che-Monti-ha-salvato-lItalia...FALSO_.pdf
Anche la riforma delle pensioni SACCONI, votata dal centrodestra nel 2010 e 2011, inclusa la Lega Nord, è molto più severa della riforma Fornero.
In particolare, sono ascrivibili alla riforma Sacconi (anche se vengono attribuiti erroneamente alla riforma Fornero praticamente da tutti, inclusi gli esperti, docenti universitari e, talvolta, Istituzioni come RGS, INPS e UPB) il pensionamento di vecchiaia a 67 anni, il pensionamento anticipato a 41 anni e 3 mesi e l’adeguamento triennale dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita, nonché circa il doppio del risparmio al 2060 rispetto alla riforma Fornero.
Poi la potentissima propaganda berlusconiana e del centrodestra ha addossato tutta la colpa sui cattivissimi Monti e Fornero - che hanno contribuito con le loro oggettive millanterie - e alimentato due BUFALE che hanno fatto in Italia 60 milioni di vittime, oltre all’estero.
Concludo dicendo che il Governo Monti fu molto più equo del Governo Berlusconi, v. IMU (particolarmente odiata dall’on. Brunetta), patrimonialina sui depositi, TTF, nonché la modifica della iniqua clausola di salvaguardia tremontiana recata dal DL 98/2011; mentre il Governo Berlusconi, tra l’altro, addossò la gran parte del peso del risanamento sui ceti medio e basso e tagliò anche, dell’87%, la spesa sociale dei Comuni e delle Regioni destinata ai poveri. Mentre, probabilmente, congegnò apposta male i due provvedimenti separati del contributo di solidarietà sulle pensioni e sulle retribuzioni elevate per farle poi cancellare dalla Corte Costituzionale (bastava metterli nella stessa legge). Uno dei meriti maggiori del Governo Monti fu la reintroduzione dell’IMU sulla casa principale (4 mld), che per due terzi fu pagata dai ricchi e dai benestanti ed il cui costo consuntivo pro capite smentì il piagnisteo generale  (secondo il MEF, 225€ il gravame medio annuo e l’85% dei contribuenti ha pagato meno di 400€).
Gli esodati, frutto soprattutto di un errore di stima della burocrazia (RGS e INPS) e di carenze nella rilevazione degli accordi di uscita dal lavoro, dopo l’ottava salvaguardia (le maglie sono state man mano ampliate), sono stati 153.389, di cui 10.000 sono di SACCONI (L. 122/2010, art. 12, comma 6), ma vengono anch’essi attribuiti a Fornero.
Il problema degli esodati è stato aggravato dall’allungamento dell’età di pensionamento deciso dalla riforma SACCONI.
Anche l’accettazione del fiscal compact, contrariamente a ciò che generalmente si sostiene, non è opera di Monti ma di Berlusconi, che lo negoziò e lo sottoscrisse nel Consiglio europeo del 24 e 25 marzo 2011. Infatti, il relativo DdL costituzionale (come conferma lon. Brunetta nel suo libro) fu presentato dal governo Berlusconi nel mese di settembre 2011. Poi votato e introdotto in Costituzione nel 2012 durante il governo Monti, col voto favorevole di PDL, PD, Scelta Civica e Lega Nord.
Mi auguro di esserLe stato utile e che, col Suo potente megafono, voglia contribuire in futuro a contrastare queste due BUFALE mondiali.
Cordiali saluti,
V.


Post collegati:

Lettera ai Professori Brancaccio e Cottarelli sulle loro fake news su Monti e la riforma Fornero

Lettera n. 2 all’Osservatorio CPI (diretto da Carlo Cottarelli) sulle sue notizie false sulla stretta fiscale 2012

Lettera alla professoressa Veronica De Romanis sulle sue notizie false su chi ha attuato l’austerità economica


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mercoledì 26 giugno 2019

Lettera alla Commissaria Margrethe Vestager sui suoi pregiudizi sull’Italia






Pubblico la lettera che ho inviato alla Commissaria Margrethe Vestager dopo aver letto una sua dichiarazione resa al quotidiano Il Foglio nel corso del Tech Festival, l’evento sull’innovazione organizzato a Venezia dal Foglio. Riporto, in fondo, la breve risposta dello staff della Commissaria.


Lettera alla Commissaria Margrethe Vestager sui suoi pregiudizi sull’Italia
Da: v
24/6/2019 15:15

ALLA CORTESE ATTENZIONE DELLA COMMISSARIA MARGRETHE VESTAGER
CC: COMMISSIONE EUROPEA, PARLAMENTARI, ISTITUZIONI, MEDIA , UNIVERSITA'

Egr. Signora Commissaria Margrethe Vestager,
Cito dal Foglio del 22.06.2019 una Sua dichiarazione:
Il populismo mi preoccupa in tutte le sue forme”, e quello che sta succedendo in Italia non è affatto nuovo: “Non è un’idea nuova che qualcuno dica: ‘Tutti gli altri non hanno capito niente, io ho capito tutto e ho qui la soluzione miracolosa per tutti i vostri problemi’. Questa è un’idea vecchia. Non molto innovativa. I libri di storia sono pieni di esempi così. Ciò che deve far pensare è che i cittadini credano a queste storie e dicano: ‘Voglio votare per lui’”.
Io aborro il governo gialloverde, ma mi permetta di osservare che per capire occorre laicamente sapere, scevri il più possibile da ideologie e da pregiudizi, ma purtroppo anche Lei, come il Suo collega Moscovici (che vi abbina una dose insopportabile di ipocrisia e di improntitudine ed al quale ho già scritto), è un esempio eccellente di ignoranza dei dati.
La invito a leggere, se non lo ha ancora fatto, ciò che ha scritto di Lei, non un sovranista (nazionalista), ma un rappresentante dellestablishment come Roberto Napoletano, ex direttore de Il Sole 24 ore (il principale giornale economico italiano), nel suo ultimo libro, a proposito del trattamento riservato alle banche italiane:
«Questi pochi numeri sono sufficienti a far emergere in superficie i contorni ipotetici della questione bancaria italiana e sono tali da potere di nuovo rimettere all’indietro le lancette della nostra Grande crisi. La comunicazione al mercato di questi numeri avviene con queste parole: il prezzo del 17,5% è soggetto a valutazioni analitiche delle singole posizioni da parte di un valutatore indipendente nei successivi tre o quattro mesi. Il valutatore indipendente arriverà in seguito alla conclusione che il prezzo delle sofferenze delle quattro banche in risoluzione è più alto, pari al 22,5%, ma il suo lavoro rigoroso non servirà a nulla perché la frittata è già stata fatta e a imporre di servirla in tavola è stata la commissaria alla concorrenza, la danese Margrethe Vestager, assistita e indirizzata dal vicedirettore generale olandese, Gert-Jan Koopman, custode del formalismo europeo, che ha deciso di dare in pasto ai mercati un dato così poco attendibile e così sensibile. Con questa formalistica applicazione della comunicazione della commissione europea sugli aiuti di stato (il burden sharing, antesignano, anche se più leggero, del bail-in della BRRD – Bank Recovery and Resolution Directive, la direttiva comunitaria sul risanamento e la risoluzione delle banche) la Vestager mostra di capire poco di banche in genere e niente affatto di banche italiane e affianca il capo della vigilanza Nouy con i suoi stress test a senso unico nella poco nobile gara a chi butta prima giù e più rovinosamente dalla torre le banche italiane. A questa coppia si affiancherà poi con convinzione la tedesca Elke König, nominata nel 2015 presidente del board del Meccanismo unico di risoluzione delle crisi bancarie. Di fatto con tali comportamenti, quanto meno discutibili, la coppia di ferro francotedesca, insieme alla commissaria danese, pone (volutamente?) le premesse per trasformare una bronchite in una broncopolmonite o in qualcosa di ancora più grave. Queste donne hanno nelle loro mani il risparmio degli italiani e sembra che custodirlo sia proprio l’ultima delle loro preoccupazioni.»
(“Il cigno nero e il cavaliere bianco” Yellow highlight | Location: 2,532).

Legga anche, se vuole, quello che ho scritto io nellAppendice 1 del mio libro, come 40esimo esempio clamoroso di ignoranza dei dati e delle responsabilità della recessione italiana.
«Infine, una Commissaria europea, Margrethe Vestager, che abbiamo già incontrato nel capitolo 3, nel paragrafo sugli organi di vigilanza sulle banche.
40. «Più o meno nelle stesse ore, il professor Mario Monti, officiante dell’apertura dell’anno accademico dell’Università Bocconi, si prendeva i complimenti della commissaria europea alla concorrenza Margrethe Vestager, per aver «salvato l’Italia» durante la crisi dello spread del 2011. Ed Elsa Fornero, ministro del lavoro e della previdenza dello stesso governo, presenziando volontariamente alla visione del film «L’esodo» di Ciro Formisano alla Cascina Roccafranca di Torino, si consegnava al processo sommario di chi era stato penalizzato dagli effetti della sua riforma previdenziale.» https://www.linkiesta.it/it/article/2017/11/30/evviva-elsa-fornero-gigante-di-dignita-tra-i-nani-e-i-pavidi-della-pol/36352/
Egr. Dott. Cancellato,
Lei è ostinato, quasi quanto la coraggiosa millantatrice Elsa Fornero. E la commissaria europea alla concorrenza Margrethe Vestager una ignorante dei dati (come quasi 60 milioni di Italiani, anche per colpa di voi giornalisti). Sulla base dei dati, Monti – con 63 mld cumulati - non ha salvato quasi un bel niente. Quando è arrivato, lo aveva già fatto Berlusconi – con 267 mld cumulati -, in maniera scandalosamente iniqua e perciò ancor più recessiva, anche perché vi è stato costretto dalla Commissione Europea e dalla BCE. Mi scusi, anche un bambino capisce che 267 è più del quadruplo di 63.
L’Italia è piena di difetti, che anche io critico severamente: una Pubblica Amministrazione inefficiente, una classe dirigente non sempre adeguata, un livello etico insufficiente in una quota significativa della popolazione e che riceve scarsa sanzione sociale e spesso civile e penale a causa dell’inefficienza dell’apparato giudiziario, il fardello del Sud poco e male affrontato con, da ultimo, un utilizzo solo parziale dei finanziamenti europei anche per la difficoltà di copertura del 50% di quota nazionale, l’allogazione inefficiente, sprechi e malversazioni delle risorse; ma temo che sia anche vittima sia di pregiudizi, sia di ignoranza dei dati, sia di un doppio standard nell’applicazione delle regole da parte della Commissione Europea (peraltro attestato dalla Corte dei Conti UE relativamente ai salvataggi). 
Segnalo alcuni dati relativi al periodo cruciale della crisi economica, utili per comprendere la situazione e verificare quanto ho appena affermato, cominciando dal deficit/Pil per poi passare al debito/Pil.

1. Il Commissario Moscovici ha affermato che le regole UE sono intelligenti e favoriscono la crescita. Le regole sono talmente intelligenti e favoriscono la crescita che lui, quando è stato ministro dell’Economia francese, le ha, analogamente ai suoi colleghi francesi, bellamente violate, complessivamente per 9 anni consecutivi (12 sui 17 dall’introduzione fisica dell’Euro, 2002), con uno sforamento totale dal 2007 al 2016 pari a 15 punti percentuali; la Spagna ha sforato anch’essa per 9 anni consecutivi, con uno sforamento totale pari a 40,2 punti percentuali; l’Italia per 3 anni, con uno sforamento totale pari a 4 punti percentuali.
EUROSTAT – Deficit/Pil
PAESE
2007
2008
2009
2010
2011
2012
2013
2014
2015
2016
Italia
-1,5
-2,7
-5,3
-4,2
-3,5
-2,9
-2,9
-3,0
-2,6
-2,4
Francia
-2,5
-3,2
-7,2
-6,8
-5,1
-4,8
-4,0
-4,0
-3,5
-3,4
Spagna
+2,0
-4,4
-11,0
-9,4
-9,6
-10,4
-6,9
-5,9
-5,1
-4,5
Gran Br
+0,2
+0,2
-10,7
-9,6
-7,7
-8,3
-5,6
-5,6
-4,4
-3,0
Germania
+0,2
-0,2
-3,2
-4,2
-1,0
-0,1
-0,1
+0,3
+0,7
+0,8
Olanda
+0,2
+0.2
-5,4
-5,0
-4,3
-3,9
-2,4
-2,3
-2,1
+0,4
Grecia
-6,7
-10,2
-15,1
-11,2
-10,3
-8,9
-13,1
-3,7
-5,9
+0,7
Irlanda
+0,3
-7,0
-13,8
-32,1
-12,6
-8,0
-5,7
-3,7
-2,0
-0,6
Portogallo
-3,0
-3,8
-9,8
-11,2
-7,4
-5,7
-4,8
-7,2
-4,4
-2,0
La Francia, assieme alla Germania, aveva già violato il limite del 3% nel 2003, oltre che nel 2002, per giunta impedendo alla Commissione Prodi di applicare la relativa sanzione. Cioè sono stati più gli anni che l’ha violato che quelli che l’ha rispettato, senza subire alcuna sanzione. Eh, ma si sa, come ha detto il presidente Juncker, la Francia è la Francia (sic!).
2. Ma, si obietta, l’Italia ha un alto debito pubblico. Questa accusa proviene in primo luogo dalla Germania, che come è noto definisce con la stessa parola, schuld, debito e colpa. Forse perché, dal 1800, la Germania ha fatto ben 8 volte default o ristrutturazione del debito (“This Time is Different”, pag. 99, Kenneth Rogoff e Carmen Reinhart). L’Italia quasi mai, tranne una parziale ristrutturazione del debito dopo la I Guerra Mondiale. Dopo la II Guerra Mondiale, ci ha pensato linflazione, ma anche l’Italia (assieme alla Grecia e ad altri 19 Paesi), decise generosamente di condonare il 50% del debito tedesco e di dilazionare il resto in 30 anni, successivamente ulteriormente tagliatoNel 2012, l’Italia ha regolarmente pagato interessi sul debito pubblico per 86 mld, ora ne paga regolarmente 66 su un ammontare di debito cresciuto di 450 mld (da 1.900 a 2.350, al lordo dei 58 mld dei “sostegni”e – peraltro potendo contare anche su una ricchezza privata di 9.000 mld - non ha mai chiesto ad altri di pagarli o aiuto ad altri per pagarli.
3. Includendo il debito “sotto il tappeto”, il rapporto debito pubblico/Pil della Germania e dell’Olanda (2016), abituali censori dell’Italia ed in particolare del suo debito pubblico, sale, rispettivamente, al 172% e al 173%, poco sotto quello dell’Italia, che si attesta al 180% (con un denominatore, il Pil, che ha subito un calo di 170 mld a causa della politica economica prociclica imposta dall’UE).
4. Considerando anche il debito privato (dati OCSE), parametro altrettanto importante del debito pubblico e che andrebbe inserito nei parametri UE, la situazione dell’Italia (172,5 per cento del Pil) è migliore della Spagna (207,9), della Francia (233,9) e, soprattutto, dell’Olanda (261,3), uno dei maggiori censori abituali dell’Italia, in particolare del suo debito pubblico.
5. Il rapporto debito/Pil della Francia è quasi il 100%, ben oltre il limite del 60% del trattato di Maastricht. In valore assoluto è uguale a quello italiano, ma paga la metà in spesa per interessi rispetto al Pil grazie al tasso dinteresse molto più basso, potendo beneficiare, fin dallo SME, dello scudo finanziario della Germania, alla quale in cambio fa da chaperon (come si vede anche dal comportamento vergognoso del Commissario francese Moscovici). Il debito totale pubblico e privato francese è molto più alto di quello italiano. Ha un disavanzo della bilancia commerciale. Ha una spesa pensionistica fuori controllo, infatti solo ora la stanno riformando, mentre l’Italia ha fatto 9 anni fa ben due riforme severe: SACCONI (2010 e 2011), soprattutto, e Fornero (2011), il che, a giudizio della Commissione Europea e perfino di Centri Studi tedeschi, ha reso il debito pubblico italiano il più sostenibile nel lungo periodo.
6. Il mercato finanziario è fatto di investitori e di speculatori. C’è un recente articolo del Sole 24 ore che spiega che, quando ci sono turbolenze, i trader la prima cosa che fanno, appena accendono il computer, vendono BTP, facendo crescere lo spread.  Non è estraneo a questo la cacofonia strumentale dei Commissari UE, oltre che dei media italiani (!), strano fenomeno, quest’ultimo, peculiare soltanto dell’Italia. Ovviamente senza che la BCE o la Banca dItalia possano intervenire a calmierare lo spread.
7. Da 28 anni (tranne il 2009, in piena crisi economica), l’Italia fa registrare un avanzo primario, spesso consistente, in totale (%) maggiore di quello della Germania. Questo vuol dire che il debito pubblico cresce esclusivamente per colpa della spesa per interessi.
8. Anche perché l’Italia paga tassi d’interesse medi doppio di quello francese e triplo di quello tedesco, ingiustificati in base ai fondamentali (avanzo primario, sostenibilità del sistema pensionistico nel lungo periodo, saldo positivo delle partite correnti, debito totale pubblico e privato), maggiore del tasso di crescita, compresso dalla politica economica restrittiva imposta dall’UE, il che, in un circolo vizioso, autoalimenta il rapporto debito pubblico/Pil e accresce la sfiducia del mercato finanziario.
9. Il Governatore Visco (Banca d’Italia) ha dichiarato pochi giorni fa: “Questo spread che abbiamo è ridicolo perché riflette la paura che il debito non sia ripagato o non sia ripagato ai valori giusti e quindi con una valuta diversa dall’euro. Alcuni lo dicono, alcuni anche ci credono ma è una grande sciocchezza che genera distanza tra il tasso di crescita e il tasso di interesse e dunque mette un limite alla capacità di utilizzare gli investimenti pubblici per fare investimenti”.
10. Ma è un problema annoso. Nel mio libro “LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO” l’ho definito una sorta di “divisione internazionale del lavoro”: da decenni all’Italia è stato assegnato il compito di pagare lauti interessi al resto del mondo (e alle banche e assicurazioni, poiché solo il 5% è attualmente detenuto dalle famiglie), e gli investitori più importanti (coadiuvati dalle screditate società di rating con i loro giudizi ridicoli sullItalia peggiori del 2011) sono restii a che questo cambi.
11. L’Italia è un contributore netto dell’UE per 4 mld annui.
12. L’Italia ha contribuito per 60 mld – prendendoli a prestito e che sono inclusi nel debito pubblico - ai vari fondi per aiutare i partner in difficoltà, non ha mai preso un € finora e si è dovuta accollare una parte (una trentina di miliardi) dei 140 mld di crediti inesigibili delle banche private francesi, tedesche e olandesi verso la Grecia (che li aveva ricevuti anche per acquistare sottomarini e carri armati tedeschi). Il salvataggio delle banche private francesi, tedesche e olandesi (complessivamente centinaia di miliardi, con soldi pubblici) fu addossato, limitatamente alla parte riguardante i debiti greci (2010), su tutti i Paesi dellEurozona, prima che nascesse il MES (operativo dal 2012), che ha sostituito due fondi salva-Stati precedenti, ma non i prestiti bilaterali (ad esempio uno di 10 mld dell’Italia alla Grecia). Addirittura, l’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ritiene (lo ha dichiarato anche recentemente) che il governo Berlusconi fu defenestrato nel 2011 perché lui aveva proposto la ripartizione dei crediti in sofferenza verso la Grecia non in base alle “quote” Pil+popolazione, come pretendevano Merkel e Sarkozy (ed hanno poi ottenuto), ma in proporzione alle rispettive esposizioni.
13. L’Italia ha un rapporto debito/Pil pari al 132%. Se, però, come ho fatto nel mio libro (i dati sono al 30.6.2018):
«E (iii) una notazione controfattuale: che il rapporto debito/Pil dell’Italia risente della perdita, al denominatore, di 170 miliardi di prodotto a causa della doppia recessione impostale dall’UE, discriminandola rispetto alla Spagna e alla Francia (si veda il capitolo 1);[129] se al denominatore aggiungessimo questi 170 miliardi e al numeratore togliessimo i 48 miliardi di disponibilità liquide del Tesoro, il rapporto debito/PIL scenderebbe dal 131,5 al 116,9%; e se levassimo al numeratore anche i 58 miliardi di sostegni ai Paesi in difficoltà (lo fa anche il Governo per tali aiuti e i pagamenti debiti PA pregressi, nei report sul debito destinati alla Commissione europea), il rapporto debito/PIL calerebbe ulteriormente al 113,8%.»
14. Nel 2008 (inizio della crisi), la Francia aveva un rapporto debito/Pil pari al 68,8%, l’Italia al 102,4%. Nel 2018, rispettivamente, 98,4% (+29,6 punti; +43,0%) e 132,2% (+29,8 punti; +29,1%, con un denominatore, il Pil, che ha subito un calo di 170 mld). La Spagna, nel 2008, aveva un rapporto debito/Pil inferiore al 40%, cresciuto nel 2018 a quasi il 100% (+60 punti; +150%).
15. Infine, l’Italia, che ha subito una doppia recessione a causa della politica economica prociclica imposta dall’UE, mentre la Francia e la Spagna hanno potuto attuare per un decennio una politica keynesiana, non chiede di sforare il limite del 3%, ma una diversa applicazione della formula del deficit strutturale (output gap), che giudica “naturale”, non inflazionistico, per l’Italia un tasso di disoccupazione del 10-11% e che è ritenuta inaffidabile dalla stessa Commissione (2013) e dalla BCE, oltre che da decine di studiosi, anche ortodossi, e che è diversa e più prociclica della medesima regola utilizzata da OCSE e FMI. Ma voi della Commissione - anziché riformarla - continuate ad essere sordi e arroganti e ad applicare la vostra: errata, ascientifica, discrezionale e prociclica. Alimentando l’avversione verso l’Unione Europea, perfino negli europeisti come me, e il populismo che Lei tanto aborre. Quos vult Iupiter perdere dementat prius (a quelli che vuole rovinare, Giove toglie prima la ragione). E, si sa, i primi e quasi soli a pagare sono stati, sono e saranno i poveri cristi. E ad una social-liberale come Lei, almeno in teoria, questo dovrebbe importare molto.
Distinti saluti,
V.


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Messaggio di posta da margrethe-vestager-contact@ec.europa.eu: Lettera alla Commissaria Margrethe Vestager sui suoi pregiudizi sull’Italia
25/6/2019 09:29
A  v  
Gentile Signore V.,
Nel confermarle presa visione del suo messaggio, la prego di accettare i nostri piú cordiali saluti.
Cab Vestager Team


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