martedì 31 dicembre 2019

Lettera alla Banca d’Italia sulla sua citazione errata dello Statuto BCE




L’ignoranza dello Statuto della BCE sembra aver fatto un’altra vittima illustre: la Banca d’ItaliaCome istituzione, poiché era già successo col suo ex direttore generale (v. appresso). Pubblico la lettera che ho inviato pochi giorni fa alla nostra banca centrale, dopo aver letto un suo documento in cui è stato commesso un errore di citazione del predetto statuto. Errore che mi è servito per sviluppare un esame critico dello statuto, della sua scarsissima conoscenza, alimentata dalla stessa BCE, e delle conseguenze della sua errata interpretazione ed applicazione. Esame che ho concluso con questo invito: Pertanto, sarebbe benvenuta una Vostra analisi critica dell’art. 2 Statuto BCE, fedele alla lettera e allo spirito dello Statuto BCE, derivato dai Trattati, a beneficio soprattutto del tedesco Jens Weidmann e dell’olandese Klaas KnotRispettivamente, presidente della banca centrale tedesca e presidente della banca centrale olandese.
Finora non ho ricevuto alcuna risposta.


Lettera alla Banca d’Italia sulla sua citazione errata dello Statuto BCE.
venerdì 27 dicembre 2019 - 14:21

ALLA BANCA D’ITALIA

CC: PdR, Presidenti Senato e Camera, PdC, Commissioni parlamentari competenti, Media, Altri

Spett. Banca d’Italia,
Traggo dal Vostro documento “LA BANCA D’ITALIA: FUNZIONI E OBIETTIVI” (pag. 25), appena pubblicato: 
Gli obiettivi della politica monetaria unica sono stabiliti dal Trattato: «l’obiettivo principale è il mantenimento della stabilità dei prezzi»; fatto salvo il suo raggiungimento, la politica monetaria deve sostenere «le politiche economiche generali nella Comunità», finalizzate a perseguire «un elevato livello di occupazione (...), una crescita sostenibile e non inflazionistica, un alto grado di competitività e di convergenza dei risultati economici».
Mi permetto di segnalarVi che la fonte da Voi citata è lo statuto BCE protocollo 2, non più valido.[1]

[1] STATUTO DELLA BCE
PROTOCOLLO SULLO STATUTO DEL SISTEMA EUROPEO DI BANCHE CENTRALI E DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA
Articolo 2 - Obiettivi
Conformemente all'articolo 105, paragrafo 1, del trattato, l'obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l'obiettivo della stabilità dei prezzi, esso sostiene le politiche economiche generali della Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità definiti nell'articolo 2 del trattato.[*] Il SEBC agisce in conformità del principio di un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo un'efficace allocazione delle risorse, e rispettando i principi di cui all'articolo 4 del trattato.
[*] Secondo l'articolo 105, paragrafo 1, del Trattato sull'Unione europea, oltre all'obiettivo principale del mantenimento della stabilità dei prezzi il SEBC "sostiene le politiche economiche generali nella Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità" agendo "in conformità del principio di un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza".
Tali obiettivi (definiti dall'articolo 2 del Trattato di Maastricht) sono:
• uno sviluppo armonioso ed equilibrato delle attività economiche nell'insieme della Comunità
• una crescita sostenibile, non inflazionistica, che rispetti l'ambiente
• il raggiungimento e il mantenimento di un elevato livello di occupazione e di protezione sociale
• la coesione economica e sociale
• la solidarietà tra stati membri.

Questo era ciò che veniva riportato, sugli obiettivi, fino al 15 gennaio 2015 (circa), nel sito della BCE:
Obiettivi
“L’obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi”.
Inoltre, “fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nella Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità definiti nell’articolo 2” (articolo 105, paragrafo 1, del Trattato che istituisce la Comunità europea).
Gli obiettivi dell’UE (articolo 2 del Trattato sull’Unione europea) sono un elevato livello di occupazione e una crescita sostenibile e non inflazionistica.

Lo Statuto BCE in vigore è quello del protocollo 4, derivato dal Trattato di Lisbona (2007, con decorrenza 2009). Il testo attuale degli obiettivi della BCE (al plurale!) ricavabile dal protocollo 4 è il seguente:
«Articolo 2-Obiettivi Conformemente agli articoli 127, paragrafo 1 e 282, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, l’obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, esso sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del trattato sull’Unione europea. Il SEBC agisce in conformità del principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo un’efficace allocazione delle risorse, e rispettando i principi di cui all’articolo 119 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.»
Esso, ora, è richiamato nel sito della BCE enfatizzando l’obiettivo principale del SEBC (enfasi che sconta la solita influenza della Germania nell’interpretazione delle regole UE):
Obiettivi
L’articolo 127, paragrafo 1, del Trattato sancisce che
“L’obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali [...] è il mantenimento della stabilità dei prezzi.”
Inoltre, “fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del Trattato sull’Unione europea.”
L’UE si pone diversi obiettivi (articolo 3 del Trattato sull’Unione europea), fra i quali lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale. Pertanto, la stabilità dei prezzi non è solo l’obiettivo primario della politica monetaria della BCE, ma anche un obiettivo dell’intera Unione europea. Il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea e il Trattato sull’Unione europea stabiliscono una chiara gerarchia di obiettivi per l’Eurosistema, rimarcando come la stabilità dei prezzi sia il contributo più importante che la politica monetaria può dare al conseguimento di un contesto economico favorevole e di un elevato livello di occupazione.

Il richiamato, fondamentale, art. 3 del TUE (che sostituisce l’art. 2 del precedente Trattato), riferendosi – come fa anche lo Statuto BCE - ovviamente all’Unione e non più alla Comunità, stabilisce - letteralmente - che tutti gli altri obiettivi, inclusa la stabilità dei prezzi (che soltanto col Trattato di Lisbona, approvato col forte impegno della Germania, è entrato tra gli obiettivi dell’UE), come traspare anche dal testo nel sito della BCE, sono dei sub-obiettivi funzionali alla missione dell’UE, rappresentata sinteticamente dall’obiettivo della “piena occupazione e del progresso sociale”. Eccone uno stralcio:
«Art. 3. […] 3. L'Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell'Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un'economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell'ambiente. Essa promuove il progresso scientifico e tecnologico.
L'Unione combatte l'esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e la protezione sociali, la parità tra donne e uomini, la solidarietà tra le generazioni e la tutela dei diritti del minore.
Essa promuove la coesione economica, sociale e territoriale, e la solidarietà tra gli Stati membri.
Essa rispetta la ricchezza della sua diversità culturale e linguistica e vigila sulla salvaguardia e sullo sviluppo del patrimonio culturale europeo.»
Il Vostro errore conferma le mie tesi, dimostrabili per tabulas:
- che lo Statuto BCE, difficilmente reperibile perfino nel sito della BCE, è uno dei documenti meno conosciuti in Europa e nel mondo (in Wikipedia è riportato il protocollo 4 soltanto dal 2016, a seguito della mia segnalazione), anche da parte degli operatori del sistema bancario e finanziario, inclusi la Banca d’Italia e il suo vertice, la Deutsche Bundesbank e il suo presidente Jens Weidmann, e dei docenti universitari, incluso un premio Nobel;
- che la BCE, come si evince facilissimamente fin dal titolo dell’art. 2-Obiettivi (al plurale!), ha due obiettivi, non uno soltanto, anche se (a differenza della FED) il primo è principale e il secondo è subordinato e condizionato. Questa condizione fu imposta dalla Germania per aderire all’Euro e fatta propria dal Comitato dei Governatori costituito dal presidente della Commissione Delors, che suggerì di adottare il modello della Bundesbank. Però, (i) secondo alcuni studiosi,[2] tale rapporto non andrebbe applicato meccanicamente, ma distinguendo tra target inflazionistico nel breve o nel lungo periodo); (ii) non riuscirono del tutto a copiaincollare lo statuto della Bundesbank su quello della BCE; e (iii) tale condizione non vale, in ogni caso, in deflazione o quando il tasso d’inflazione è sensibilmente più basso del target, stabilito dalla stessa BCE (poco sotto il 2% nel medio periodo): in tale congiuntura, i due obiettivi non sono tra loro contrapposti e in un rapporto duale-gerarchico del secondo rispetto al primo, ma concordanti, convergenti e complementari, e quindi paritari ed entrambi cogenti, anche per la BCE, anch’essa subordinata ai Trattati e alle regole complementari (anche se essa recalcitra… «Se la Bce continuerà a ostacolare la verifica contabile sulla gestione delle crisi - è scritto nel rapporto dell’Eca - l’Agenzia si riserva il diritto di ricorrere alla Corte di Giustizia per poter svolgere il proprio lavoro: nessuno è al di sopra della legge e dei Trattati»);
[2] UNIBA - Gestione della politica monetaria: strumenti e obiettivi - corso PAS
La stabilità dei prezzi dovrebbe essere l’obiettivo principale della politica monetaria? (cont.)
• La BCE opera secondo un mandato gerarchico, che fissa cioè la priorità dell’obiettivo della stabilità dei prezzi e prevede poi la possibilità di perseguire altri obiettivi, sempre che non siano in conflitto con la stabilità.
• La Fed, al contrario, opera secondo un mandato duale, secondo il quale agli obiettivi della massima occupazione, della stabilità dei prezzi e di un livello moderato dei tassi di interesse di lungo termine viene data uguale importanza.
La stabilità dei prezzi dovrebbe essere l’obiettivo principale della politica monetaria? • Nel lungo periodo non vi è conflitto tra l’obiettivo della stabilità dei prezzi e gli altri obiettivi menzionati sopra. Per esempio, non esiste un trade-off fra inflazione e disoccupazione nel lungo periodo. • Tuttavia, nel breve periodo tali conflitti esistono. Per esempio, un aumento dei tassi di interesse servirà a prevenire l’inflazione, ma incrementerà la disoccupazione nel breve periodo.
- che la BCE, a partire dal suo presidente, è stata per anni il principale responsabile della BUFALA (intenzionale) che la BCE abbia un solo obiettivo: la stabilità dei prezzi; lo ha dichiarato perfino quando fu audito dal Parlamento italiano in data 26.03.2015 (il relativo video e un resoconto sintetico degli interventi sono riportati nel mio post: tasso di cambio: a 1h 37’ 35” fa la dichiarazione su obiettivi differenti BCE e FED: «Quindi, nel nostro caso, a raggiungere un certo tasso di inflazione, nel caso degli Stati Uniti a raggiungere un certo tasso di inflazione e di disoccupazione»);
- che la BCE (gestione Trichet), anziché “sostenere le politiche economiche generali dell’Unione”, unica banca centrale a farlo, ha aumentato due volte (aprile e luglio 2011) il tasso di riferimento in piena crisi economica, quasi pavlovianamente, per paura dell’inflazione (rischio improbabile, considerata la pesantissima stretta fiscale imposta, anche dalla BCE, a una parte dell’Eurozona nel biennio 2010-11, in particolar modo all’Italia, 280 miliardi cumulati a valere per il solo quadriennio 2011-14, o autoimpostasi dalla Germania: -4,2, -1,0, -0,1, -0,1, +0,3 il suo deficit/Pil dal 2010 al 2014), aggravando e prolungando la crisi, che infatti in Italia si è trasformata in una doppia, profonda recessione, i cui effetti si propagano a tutt’oggi, a causa delle misure strutturali (cioè permanenti) di quelle pesanti manovre fortemente recessive;
- che la BCE – violando entrambi i suoi obiettivi statutari (art. 2) - ha atteso esattamente 6 (sei) anni, rispetto alle altre principali banche centrali, dopo aver lasciato andare l’Eurozona in deflazione (2014), prima di varare il QE (deliberato nel gennaio 2015 e avviato nel marzo successivo), con conseguenze molto negative sul popolo italiano e su altri popoli dell’Eurozona, paragonabili a quelle di una guerra
Pertanto, sarebbe benvenuta una Vostra analisi critica dell’art. 2 Statuto BCE, a beneficio soprattutto del tedesco Jens Weidmann e dell’olandese Klaas Knot.
Per concludere, un’ultima mia osservazione riguarda l’indipendenza della banca centrale, sempre rivendicata dai banchieri centrali, anche nel Vostro documento (pag. 25).
Come ho osservato nella mia precedente lettera pec del 10.12 u.s., 15:47, indirizzata al quotidiano economico tedesco Handelsblatt e inviataVi p.c. (in particolare per la cattiva informazione fornita all’UE nel 2011 circa le riforme delle pensioni italiane, anche da parte del Governatore Visco), l’indipendenza deve essere almeno reciproca con gli Stati, altrimenti, a mio sommesso parere, è ipotizzabile una violazione “implicita” dell’art. 7-Indipendenza Statuto BCE (e quindi, teoricamente, potrebbe diventare materia di competenza della Corte di Giustizia UE, ex art. 35 Statuto BCE, in sede giudiziaria, e del Parlamento Europeo, in sede politica; in tal senso presentai una petizione al Parlamento Europeo in data 3.11.2014, ancora all’esame della Commissione PETI, i cui coordinatori hanno bocciato, su mia richiesta motivata, il duplice tentativo del segretariato di archiviarla). Traggo dalla predetta lettera pec:
“Anche il grosso (l’81%) della pesantissima stretta fiscale chiesta (di fatto imposta) all’Italia dall’UE (Commissione, Barroso II; Consiglio, Van Rompuy, Merkel e Sarkozy; e BCE, Trichet-Draghi, per quest’ultima si veda la sua famosa e irrituale lettera del 5.08.2011 al Governo Italiano (e al Governo spagnolo, il cui premier Zapatero, però, la chiuse in un cassetto e ne rivelò l’esistenza soltanto due anni dopo), in violazione – a mio avviso - dell’art. 7-Indipendenza del proprio statuto derivato dai Trattati UE, poiché l’indipendenza della BCE dagli Stati UE non può non essere almeno reciproca, altrimenti si avrebbe la prevalenza di un organo tecnico e strumentale alla missione dell’UE, fissata nel preambolo e nel fondamentale art. 3 del TUE, su organi politici democraticamente eletti), contrariamente all’opinione generale (ormai mondiale), fu realizzato non dal Governo Monti ma dal Governo Berlusconi.”
La Prima più Grande Bufala del XXI Secolo riguarda proprio le manovre finanziarie correttive della XVI legislatura (Governi Berlusconi e Monti). La Seconda Più Grande Bufala è relativa alle Riforme delle pensioni Sacconi e Fornero. La bufala sugli obiettivi statutari della BCE è la Terza Più Grande Bufala del XXI Secolo. Considerata la sua importanza per il popolo dell’Eurozona, del quale è un organo strumentale, anche sulla BCE oportet ut veniant scandala.
Distinti saluti,
V.



Aggiornamento
In data 16 gennaio, ho telefonato, nel primo pomeriggio, alla segreteria del Governatore Visco, per accertarmi che avesse lette le mie due lettere pec (la prima dopo la sua intervista al quotidiano economico tedesco Handelsblatt e la seconda dopo il documento sulle funzioni della BCE), e se mi avrebbero risposto circa la mia richiesta contenuta in questa seconda. La gentilissima segretaria ha preso nota e mi ha detto di richiamarla alle 19, per darle il tempo di fare le verifiche. Ho ritelefonato alle 19:05, ma un messaggio registrato mi ha risposto che il centralino cessava il servizio alle 19, e dava un numero per le comunicazioni urgenti. Ho allora richiamato il giorno dopo, e la stessa segretaria (dopo averla informata del ritardo legato all’orario del centralino, che ella ignorava) mi ha comunicato che le mie lettere erano state lette e che la seconda era stata smistata a chi di competenza per la risposta, ma che avrei dovuto pazientare poiché avevano altre richieste da evadere.


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venerdì 27 dicembre 2019

Lettera alla Ministra del Lavoro Nunzia Catalfo sull'errata interpretazione della norma relativa all’adeguamento dell’età di pensionamento alla speranza di vita




L’anno scorso, inviai due lettere al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza per segnalare la loro errata interpretazione di due norme pensionistiche: (i) l’inizio della decorrenza della periodicità biennale, al posto di quella triennale, dell’adeguamento dell’età di pensionamento alla speranza di vita; e (ii) l’esclusione, dal calcolo, delle diminuzioni della speranza di vita. Da loro non ho ricevuto nessuna risposta. Poiché tale errata interpretazione era riportata anche in leggi dello Stato, le inviai p.c. anche al Presidente della Repubblica, che le ha promulgate. Il 5 marzo di quest’anno, ho ricevuto la gradita risposta del Segretariato Generale del Quirinale, il quale mi ha comunicato di aver trasmesso la mia seconda lettera al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, per l’esame di competenza. Il ministro era Luigi Di Maio.
Tuttavia, il primo dei due errori è stato ripetuto nel decreto direttoriale del 5 novembre 2019, che ha sancito di quanto è aumentata l’età di pensionamento per effetto della variazione della speranza di vita, a valere per il biennio 2019-20, anziché per il triennio 2019-21.
Allora ho riscritto al Ragioniere Generale e alla Direttrice Generale. Poi, ho pensato di scrivere anche alla Ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, che ha sostituito Luigi Di Maio. Finora, non ho né ricevuto alcuna risposta dalla ministra, né potuto sapere se è al suo esame. Invece, dopo varie telefonate, ho in corso un’interlocuzione con la Direzione Generale Previdenza, che ha ritenuto che le mie osservazioni non sono infondate e mi ha preannunciato una risposta.

Lettera alla Ministra del Lavoro Nunzia Catalfo sull’errata interpretazione della norma relativa all’adeguamento dell’età di pensionamento alla speranza di vita

lunedì 2 dicembre 2019 - 18:47

ALLA C.A. DELLA SIGNORA MINISTRA DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI
CC SIG. PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, PRESIDENTI SENATO, CAMERA E GOVERNO, MEF, COMMISSIONI LAVORO E PREVIDENZA SENATO E CAMERA, SINDACATI, MEDIA, ALTRI

Egr. Signora Ministra Nunzia Catalfo,
Le scrivo al riguardo del Decreto direttoriale emanato, in data 5 novembre u.s., dal Ragioniere Generale dello Stato, di concerto con la Direttrice Generale Previdenza.
Faccio seguito alla mia lettera pec del 18 novembre scorso,[1] indirizzata al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza, inviataLe per conoscenza (che riallego in formato docx), che faceva seguito ad una mia prima lettera (e-mail) del 23 febbraio 2018[2] e ad una seconda lettera (e-mail) del 08 ottobre 2018[3] sullo stesso problema.
In essa ho evidenziato, per la terza volta, che il Ragioniere Generale dello Stato e la Direttrice Generale Previdenza interpretano in maniera errata la chiarissima norma della Riforma delle pensioni Fornero[4] che modifica la periodicità da triennale[5] a biennale dell’adeguamento dell’età di pensionamento alla speranza di vita, oltre all’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione, facendo scattare l’adeguamento biennale dal 2021, e non dal 2022 (“adeguamenti successivi a quello [triennale, 2019-2021, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019), decisione che via via impatterà negativamente su milioni di pensionandi.
Aggiungo, richiamando la Sua attenzione, che un’altra interpretazione erronea riguarda l’esclusione delle diminuzioni dal calcolo della variazione della speranza di vita, che dovrebbe valere – come recita la nitida norma - soltanto “in sede di prima applicazione”.[6][2]
Ribadisco che “il Segretariato Generale del Presidente della Repubblica, destinatario per conoscenza di entrambe le mie lettere (come già rilevato, l’errata interpretazione è contenuta anche in varie leggi promulgate dal Presidente della Repubblica), ha condiviso la mia interpretazione, suffragata dal commento della relazione tecnica della L. 214/2011, e in data 5 marzo 2019 mi ha inviato una lettera di risposta, con la quale mi ha informato che ha trasformato la mia lettera in un esposto e l’ha trasmessa al Ministero del Lavoro e Politiche sociali: «questo Ufficio ha sottoposto quanto da Lei rappresentato al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, per l’esame di competenza».
Gli ho dovuto, però, riscrivere. Nella mia replica, ho osservato che l’esposto dovesse essere inviato soprattutto al Ragioniere Generale dello Stato. Ignoro se il Ministero del Lavoro abbia dato seguito alla lettera del Quirinale, ma parrebbe di no.”.[7]
Per inciso, La informo che, in data 28.11.2019, ho cercato di telefonare alla Sua Segreteria per accertarmi se la mia lettera (pec) n. 3 del 18.11.2019 fosse stata posta alla Sua attenzione, ma non mi è stato possibile poiché gli addetti del centralino hanno ricevuto disposizione di non passare telefonate alla Segreteria del Ministro.
Per concludere, ritengo opportuno informarLa che contrasto la BUFALA, ormai mondiale, sulla riforma delle pensioni Fornero da 9 anni, oltre che quella, analoga per dimensioni, sulle manovre finanziarie della XVI legislatura e le responsabilità della recessione (Governi Berlusconi, che ha deciso l’81% del totale di 330 mld, pari a 267 mld cumulati per il quadriennio 2011-14, e Monti, il 19%, pari a 63 mld cumulati per il triennio 2012-14, ed è stato molto più equo, vedi IMU, patrimonialina sui depositi, TTF e modifica della iniqua clausola di salvaguardia tremontiana (DL 98/2011, art. 40), ma tutto il lavoro sporco viene ascritto a Monti). Alla Riforma Fornero vengono attribuite, anche a causa della formulazione insufficiente e poco chiara di norme della Riforma Fornero, norme importanti della Riforma Sacconi, anche da esperti e docenti universitari e, in un caso (l’aumento dell’età di pensionamento di vecchiaia da 65 a 66 anni), perfino dal Servizio Studi della Camera dei Deputati nel suo ottimo dossier della L. 214/2011 (cosiddetta salva-Italia), art. 24, commi 6 e 7, che non tiene conto della contestuale soppressione della cosiddetta “finestra” Sacconi, 8 o 14 mesi, e Damiano, 4 mesi, per un totale di 12 mesi per i dipendenti o di 18 mesi per gli autonomi (art. 24, comma 5), che viene inglobata nell’età base.
Rilevo che il Servizio Studi della Camera, al secondo capoverso, avvisa dell’inglobamento, ma lo fa con linguaggio burocratese e soltanto al comma 5 (Soppressione del regime delle decorrenze annuali),[8] e non anche – e soprattutto – ai commi 6 e 7 (Pensione di vecchiaia) e ai commi 10 e 11 (Pensione anticipata).
La conseguenza è che TUTTI attribuiscono l’aumento alla Riforma Fornero. Come lamenta la stessa Elsa Fornero nel suo ultimo libro. [9] Ma si può dire che ella, non evidenziando il legame e ripetendo talvolta norme di Sacconi, sia stata causa del suo mal. Alimentata anche dal suo libro (I edizione) e aggravata dalla sua reticenza le millanta volte che è stata intervistata.

Poiché ho riscontrato che, tra i 60 milioni di vittime della BUFALA, oltre all’estero (inclusi OCSE e FMI, che hanno grossi megafoni pedissequi in Italia), ci sono anche ministri del Lavoro, i parlamentari (anche di M5S, mentre il Sen. Salvini, al quale ho scritto due volte, è uno di quelli che alimentano scientemente la BUFALA) e, come si vede dalle mie lettere, anche alti funzionari pubblici, mi permetto di suggerirLe di approfondire personalmente la complessa normativa pensionistica.
E di tener conto che (i) la Riforma Fornero non ha quasi toccato la pensione di vecchiaia, se non per la riduzione di 6 mesi per gli autonomi (maschi e femmine) e l’accelerazione dell’allineamento graduale entro il 2018 dell’età di pensionamento delle donne del settore privato da 60 a 65 anni, chiesto dalla famosa lettera del 5.08.2011 della BCE[10] e non adempiuto (uno dei pochissimi inadempimenti) dal Governo Berlusconi a causa del veto del ministro leghista Bossi, veto che contribuì ad aprire il varco al Governo Monti ed alla zelante professoressa Fornero; (ii) alla Riforma Fornero[4] vengono attribuite anche le misure decise dalla ben più severa riforma SACCONI,[11] per quanto riguarda l’allungamento dell’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni[12] e anticipata (ex anzianità) a 41 anni[13] e 3 mesi,[14] e l’introduzione dell’adeguamento triennale alla speranza di vita,[5] che ha portato l’età di pensionamento di vecchiaia da 66 a 67 anni dall’1.1.2019; oltre che dalla riforma Dini[15] per quanto concerne l’introduzione del metodo contributivo, che la Riforma Fornero ha soltanto esteso, pro rata dall’1.01.2012, a coloro che ne erano esclusi, tutti relativamente anziani e ormai già in pensione, realizzando un risparmio davvero esiguo;[3] e (iii) dei 1.000 mld di risparmi stimati da RGS al 2060[16] dalle riforme delle pensioni dal 2004 (Maroni, 2004; Damiano, 2007; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011), al lordo dell’errata attribuzione delle norme, soltanto 350 (poi calati a 280 dopo i vari interventi legislativi) vengono ascritti alla riforma Fornero, i cui effetti peraltro si esauriscono nel 2045, mentre quelli della Riforma Sacconi arrivano al 2060 e oltre. Ne consegue che, dal momento che le principali misure delle riforme Maroni (lo “scalone”, prima che entrasse in vigore) e Damiano (le “quote”) sono state abolite, la grandissima parte dei residui 700 mld è ascrivibile alla Riforma Sacconi. Ma (quasi) nessuno mai la cita (anche all’estero, si vedano OCSE,[17] FMI,[18] i principali media[19]). Neppure RGS con la stessa evidenza della Riforma Fornero nei suoi commenti delle stime[20] o la Corte dei Conti nei suoi ponderosi rapporti o il CIV dell’INPS nei suoi Rendiconti sociali[21] o l’INPS nei suoi Osservatori sulle pensioni.[21] Neppure Lei. Nemmeno perfino la CGIL,[22] che fu l’unico sindacato che vi si oppose. Tutto ciò succede, a mio parere, per la ragione che, a causa soprattutto della potentissima DISINFORMAZIONE berlusconiana e del centrodestra, di famosi esperti previdenziali che hanno decretato una sorta di damnatio memoriae,[23] dell’Ufficio parlamentare di Bilancio,[23] di Eurostat,[23] di Wikipedia,[23] dei Sindacati, ecc., dei media dal 2013, dimentichi di ciò che scrivevano appena un anno prima sugli effetti rilevanti della Riforma Sacconi,[23] e, non ultimi, del Sen. Sacconi e della Prof. Fornero[24] con la loro prolungata reticenza, la Riforma Sacconi è obliterata semplicemente chiamandola Fornero.
Spero di esserLe stato utile e che avrà la cortesia di rispondere a me ed agli altri destinatari, tra i quali sono inclusi il Sen. Sacconi e la Prof. Fornero, oltre ai principali Sindacati e Media, in particolare al Segretariato Generale del Presidente della Repubblica.
Distinti saluti,
V.

PS: Inoltrerò questa lettera ad altri destinatari e la pubblicherò assieme alla Sua eventuale risposta nel mio blog. Allego questa lettera in formato docx. Ho traslato tutto il mio lavoro saltuario quasi decennale di studioso dilettante delle pensioni nel saggio “LE MENZOGNE SULLE RIFORME DELLE PENSIONI SACCONI E FORNERO”.



[1] Lettera n. 3 al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza sulla loro errata interpretazione della norma che adegua l’età di pensionamento alla speranza di vita
[2] Lettera al Ragioniere Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche
[3] Lettera n. 2 alla Ragioneria Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche
[4] DL 201/2011, L. 214/2011, art. 24, comma 13.
[5] Riforma Sacconi, DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, comma 12-bis, così come modificato, per quanto riguarda la decorrenza, dalla L. 111/2011, art. 18, comma 4[2].
[6] Riforma Sacconi, DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, comma 12-ter.
[7] Replica alla risposta del Quirinale sulle errate interpretazioni della Ragioneria Generale dello Stato di norme pensionistiche
[8] Il comma 5 prevede, con riferimento esclusivamente ai soggetti che a decorrere dal 1° gennaio 2012 maturino i requisiti per il pensionamento di vecchiaia ordinario e anticipato (di cui ai commi da 6 ad 11 dell’articolo in esame), la non applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 12, commi 1 e 2 del D.L. 78/2010, e delle disposizioni di cui all’articolo 1, comma 21, primo periodo, del D.L. 138/2011, recanti, rispettivamente, disposizioni in materia di decorrenze per la generalità dei lavoratori e per il personale del comparto scuola (c.d. finestre).
Al riguardo, la relazione tecnica sottolinea che in conseguenza alla soppressione del richiamato regime i livelli dei requisiti di accesso sono stati rideterminati ”al fine di inglobare il posticipo originariamente implicito nel rinvio della decorrenza del trattamento”.
[9] «Rispondeva infine essenzialmente a criteri di trasparenza l’assorbimento delle cosiddette «finestre mobili» nei requisiti anagrafici e contributivi, una modalità che era stata adottata per aumentare un po’ surrettiziamente l’età di pensionamento. […] La nostra decisione pertanto fu di rendere esplicito l’anno in più richiesto [sic; in effetti già deciso da Sacconi con la L. 122/2010, art. 12, commi 1 e 2, ndr]. Di fatto, questo non corrispondeva a un aumento dell’anzianità, eppure fu interpretato così, con il seguito di ulteriori aspre polemiche.» (Elsa Fornero, «Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni», posizione nel Kindle 3134).
[10] «È possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l’età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012.»
[11] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, più modifiche e integrazioni con DL 98/2011, L. 111/2011 e DL 138/2011, L. 148/2011.
[12] DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, comma 1.
[13] DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, comma 2.
[14] DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 22-ter.
[15] L. 335/1995.
[16] LE TENDENZE DI MEDIO-LUNGO PERIODO DEL SISTEMA PENSIONISTICO E SOCIO-SANITARIO – AGGIORNAMENTO 2017
[17] Lettera a Stefano Scarpetta dell’OCSE sulla sua fake news sulla spesa pensionistica italiana, sua risposta e mia replica
[18] Lettera a FMI su working paper con fake news sulle pensioni italiane
[19] Lettera n. 2 a Le Monde su un articolo di Jerome Gautheret con fake news sulla riforma delle pensioni Fornero
[20] «Considerando l’insieme degli interventi di riforma approvati a partire dal 2004 (L 243/2004), si evidenzia che, complessivamente, essi hanno generato una riduzione dell’incidenza della spesa pensionistica in rapporto al PIL pari a circa 60 punti percentuali di PIL [1.000 mld, ndr], cumulati al 2060. Di questi, circa due terzi sono dovuti agli interventi adottati prima del DL 201/2011 (convertito con L 214/2011) e circa un terzo agli interventi successivi, con particolare riguardo al pacchetto di misure previste con la riforma del 2011 (art. 24 della L 214/2011). Quest’ultimo intervento, in particolare, fornisce un contributo rilevante alla sostenibilità del sistema pensionistico, realizzando una riduzione della spesa in rapporto al PIL che si protrae per circa 30 anni, a partire dal 2012. L’effetto di contenimento, che include anche le misure di deindicizzazione delle pensioni nel breve periodo, è inizialmente crescente passando da 0,1 punti percentuali del 2012 a circa 1,4 punti percentuali del 2020. Successivamente, esso decresce a 0,8 punti percentuali intorno al 2030 per poi annullarsi sostanzialmente attorno al 2045. Nell’ultimo quindicennio del periodo di previsione, la riduzione del numero di pensioni, conseguente all’elevamento dei requisiti di accesso al pensionamento, risulta sostanzialmente compensato, in termini di spesa pensionistica, dai più elevati importi medi. L’effetto di contenimento del rapporto spesa/PIL, cumulato al 2060, assomma a circa 21 punti percentuali [350 mld, ndr].»
[21] Lettera al CIV dell’INPS: Osservazioni critiche su alcune carenze del Rendiconto sociale INPS 2017
[22] Lettera alla Segretaria generale Susanna Camusso sulle sue notizie false sulle pensioni
Lettera n. 7 a Maurizio Landini sulle sue false notizie sulla riforma Fornero
[23] Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero
[24] Lettera n. 2 alla Professoressa Elsa Fornero sulla disinformazione mondiale sulla riforma Fornero


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