sabato 25 gennaio 2020

Lettera al Professor Peter Bofinger sugli obiettivi statutari della BCE




Pubblico la lettera che ho inviato, in data 7 gennaio, al professor Peter Bofinger economista tedesco ed ex membro del Consiglio degli Esperti Economici, dopo aver letto un suo articolo sugli obiettivi statutari della BCE. Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta.

Lettera al Professor Peter Bofinger sugli obiettivi statutari della BCE
v
7/1/2020 17:06
A  peter.bofinger@uni-wuerzburg.de 
  
Egr. Prof. Peter Bofinger,
Ho letto il Suo interessante articolo Time is ripe for a new ECB strategy. Mi permetta di osservare che la scarsa comprensione del pubblico, inclusi gli esperti, è voluta. Per responsabilità principale della BCE, che nasconde sistematicamente che la BCE non ha soltanto l’obiettivo della stabilità dei prezzi. Come, invece, si deduce facilmente dal titolo dell’art. 2 Statuto BCE: al plurale. Con l’ausilio, non so se volontario o involontario, della Commissione Europea, che riporta nel suo sito la seguente descrizione errata delle funzioni della BCE, ma rinvia per il secondo obiettivo al link Lista completa dei compiti della BCE:
«La Banca centrale europea (BCE) gestisce l'euro e definisce e attua la politica economica e monetaria dell'UE. Il suo compito principale è mantenere la stabilità dei prezzi, favorendo in tal modo la crescita e l'occupazione.»

Ma fino al 2015 era peggio. Ecco quanto compariva sul sito ufficiale della Commissione:
«La Banca centrale europea (BCE, con sede a Francoforte, in Germania) gestisce l'euro, la moneta unica dell'UE, e garantisce la stabilità dei prezzi nell'UE. La BCE contribuisce anche a definire e attuare la politica economica e monetaria dell'UE.
Obiettivo
La Banca centrale europea (BCE) è una delle istituzioni dell'UE. I suoi obiettivi principali sono:
• mantenere la stabilità dei prezzi (tenendo sotto controllo l'inflazione) specialmente nei paesi dell'area dell'euro
• mantenere stabile il sistema finanziario, assicurandosi che i mercati finanziari e le istituzioni siano controllati in modo appropriato.
La Banca lavora in collaborazione con le banche centrali dei 28 paesi dell'UE. Insieme costituiscono il Sistema europeo delle banche centrali (SEBC). Ne deriva così una cooperazione tra le banche centrali dell'area dell'euro, detta anche eurozona, ovvero i 18 paesi dell'UE che hanno adottato la moneta unica. La cooperazione all'interno di questo gruppo di banche è chiamata Eurosistema.»

Da semplice cittadino europeo, contrasto questa inadempienza della BCE da alcuni anni, anche presentando, nel 2014, una petizione al Parlamento Europeo.

A mio avviso, come conferma il professor Daniele Ciravegna dell’Università di Torino, da anni sono la Commissione Europea e la BCE a non rispettare i Trattati. Sarebbe utile che professori del Suo livello approfondissero e, se lo ritengano, divulgassero questa grave responsabilità degli Organi apicali dell’Unione Europea.
Per non ripetermi, Le segnalo:
(i) la mia recentissima Lettera alla Banca d’Italia sulla sua errata citazione dello Statuto BCE, chiedendole “una analisi critica dell’art. 2 Statuto BCE, fedele alla lettera e allo spirito dello Statuto BCE, derivato dai Trattati”.
Alla quale aggiungo, su aspetti collaterali legati comunque alla cattiva informazione:
(ii) la mia recentissima lettera ad Handelsblatt.
Cordiali saluti,




giovedì 23 gennaio 2020

Lettera a Limes sulla grave carenza di un suo articolo sulla caduta del IV Governo Berlusconi




Lettera a Limes sulla carenza di un suo articolo sulla caduta del IV Governo Berlusconi
v
19/12/2019 13:55
A limes@limesonline.com copia carloclerix@gmail.com  

Egr. Direttore Caracciolo,
Ho letto soltanto oggi, per caso, l’articolo a firma di Andrea Muratore Il triplice fuoco contro l’Italia: così fu fatto cadere Berlusconi del 25.12.2018.
L’articolo cita come fonte ed analizza quattro libri. Tutti senza dubbio utili ed interessanti. Ma temo ne manchi uno, se non fondamentale, almeno necessario a comprendere a fondo ciò che successe nel 2011. Quello che riporta le CIFRE. Carenza che emerge chiaramente dall’articolo. Mi riferisco in particolare a due punti. Il primo è dove l’autore scrive: «Sul fronte finanziario, la manovra accerchiante per costringere l’Italia ad accettare una manovra di “lacrime e sangue” e, in prospettiva, l’intervento della Troika.»
Il secondo: «il presidente della Repubblica, negando l’uso del decreto per l’approvazione della manovra economica che doveva tranquillizzare la Ue, mandò Berlusconi disarmato al G20 di Cannes del 3 novembre.»
Sono affermazioni del tutto infondate, smentite dai dati ufficiali (la mia fonte principale è il Servizio Studi della Camera dei Deputati). Berlusconi aveva già fatto un mastodontico consolidamento fiscale, che infatti si riflette nei commenti positivi citati, direttamente o indirettamente, nell’articolo. Dal maggio 2010 all’agosto 2011, il Governo Berlusconi aveva già approvato ben tre manovre correttive “lacrime e sangue”, per un importo complessivo di 209 miliardi cumulati, a valere per il quadriennio 2011-14 (ma le misure strutturali valgono tuttora), così costituiti:
  • DL 78 del 31.05.2010, di 62 mld cumulati 2011-13 (la prima manovra correttiva, dopo la crisi della Grecia);
  • DL 98 del 6.07.2011, di 82 mld cumulati, per il quadriennio 2011-14;
  • DL 138 del 13.08.2011, di 65 mld cumulati, per il quadriennio 2011-14 (dopo la famosa lettera del 5.08.2011 della BCE; un’analoga lettera fu inviata alla Spagna, ma il premier Zapatero la chiuse in un cassetto e ne rivelò l’esistenza solo 2 anni dopo nel suo libro “El dilema”).
Nessuna delle persone citate nell’articolo (Ricolfi, che è menzionato nel mio libro come uno dei 40 esempi di vittime illustri della Prima Bufala, vedi appresso, Zapatero, Geithner, Friedman e Napoletano) conosceva almeno fino al 2015 tali cifre. Come, peraltro, quasi nessuno dei 60 milioni di Italiani, inclusi i docenti di Economia, oltre all’estero. Poche decine di persone le conoscevano, quasi tutti funzionari pubblici nel 2011 (non quelli di adesso). Tra questi c’è Renato Brunetta, che fu uno dei protagonisti della vicenda, che le ha riportate in vari suoi scritti. Purtroppo ha un difetto: la sua verità è a geometria variabile, a seconda della convenienza, ed ha un pessimo rapporto con Monti, per cui incoerentemente gli imputa la recessione, pur avendo Monti varato soltanto il 19% del valore totale delle manovre (330 mld).
La defenestrazione di Berlusconi non dipese dai numeri, né dalla sua renitenza ad adempiere le prescrizioni dell’UE (Commissione, Consiglio e BCE). Egli ubbidì in quasi tutto. Il “quasi” dipese esclusivamente dal veto, per motivi elettorali (prevedeva nuove elezioni a breve), del ministro leghista Bossi in tema di pensioni.
In sintesi, si può dire paradossalmente che Berlusconi è stato una vittima, oltre che del duo Sarkozy-Merkel, del suo potentissimo sistema (dis)informativo, che propalava e ancora propala la BUFALA cosmica che non ha mai messo le mani nelle tasche degli Italiani (e che le pensioni le ha toccate severamente Fornero).
Le accludo, qui sotto, il paragrafo 4 del mio saggio sulla XVI legislatura “LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO”, dove ho anche analizzato criticamente sia il libro di Brunetta che quello di Napoletano.
La prefazione del mio saggio è di Carlo Clericetti, che conosce bene il mio lungo impegno solitario di divulgazione e controinformazione sulle cifre delle manovre correttive della XVI legislatura e sulle riforme delle pensioni Sacconi e Fornero.
Cordiali saluti,
V.

PS: Chiedo scusa per il passato, in futuro aggiungerò Limes tra i media destinatari delle mie periodiche lettere “circolari” di controinformazione.
4.   Il «golpe»
Il Consiglio europeo del 23-26 ottobre 2011, con l’irrisione pubblica di Silvio Berlusconi da parte del presidente francese e della cancelliera tedesca davanti ai media di tutto il mondo, chiuse il periodo cruciale per la sopravvivenza del Governo Berlusconi, cominciato con l’arrivo della lettera della BCE. Che a sua volta chiuse il primo periodo dell’attacco all’Italia da parte della speculazione mondiale, innescata, come abbiamo visto, dalla Deutsche Bank,[22] con la vendita, nel corso del secondo trimestre 2011, di quasi tutti i titoli sovrani italiani che deteneva in portafoglio. Ed allora vediamo come si è svolta l’importante vicenda di questa famosa lettera.
Il contenuto della lettera della BCE del 5 agosto 2011[55] – racconta l’On. Brunetta nel suo libro citato (pag. 19) - fu anticipato informalmente il 4 agosto al Governo, proprio nella persona del ministro Brunetta, da Mario Draghi (governatore della Banca d’Italia e presidente nominato della BCE dal Consiglio Europeo del 23-24 giugno 2011, dal 1° novembre successivo). Prima tramite il professore e senatore Nicola Rossi (del Partito Democratico) e poi in un colloquio telefonico con il PdC Berlusconi e lo stesso Brunetta. Il quale poi, su richiesta di Draghi, incontrò Daniele Franco (allora della Banca d’Italia, ora Ragioniere Generale dello Stato) che stava lavorando alla redazione della lettera, ibidem, pag. 38. Brunetta ne riassume così lo scopo:
«la Banca centrale europea avrebbe continuato ad acquistare sul mercato i nostri titoli, quindi raffreddando l’incendio speculativo esploso improvvisamente in pochi giorni, e senza che cambiasse alcun dato reale, solo e unicamente se noi avessimo dato delle risposte aggiuntive in termini di politica economica, di rigore e di riforme.»
E poi, a pag. 39, traduce il nocciolo delle richieste:
«Il punto centrale è proprio quello: l’anticipo del pareggio di bilancio dal 2014 al 2013 e la richiesta di una serie di riforme strutturali.»

Riguardo a tale importante lettera va evidenziato - come un anno fa ha rammentato l’ex ministro Giulio Tremonti[63] - quanto segue:
(i) il Governatore di Bankitalia Draghi, nelle Considerazioni finali del 31 maggio 2011[64] - cioè appena due mesi prima - aveva, invece, approvato la decisione del pareggio di bilancio nel 2014 («Appropriati sono l’obiettivo di pareggio del bilancio nel 2014 e l’intenzione di anticipare a giugno la definizione della manovra correttiva per il 2013-14.») e
(ii) il Consiglio Europeo del 21 luglio 2011, nel comunicato finale,[65] aveva confermato tale giudizio positivo («In questo contesto, accogliamo con favore il pacchetto di misure di bilancio recentemente presentato dal Governo italiano, che gli consentirà di portare il disavanzo al di sotto del 3% nel 2012 e di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2014.» (DL 98 del 6.7.2011, di 82 miliardi cumulati);
(iii) la stampa internazionale e, soprattutto, la cancelliera tedesca Angela Merkel avevano manifestato il loro apprezzamento («Merkel: la manovra italiana va bene»[66]);
(iv) Tremonti deduce a ragione: «Ciò premesso è evidente come solo in malafede si possa pensare che i conti pubblici di un grande paese possano virare dal bene al male… in soli 15 giorni!»; e
(v) conclude, a ragione: «Come puoi fare riforme e sviluppo se parallelamente devi condurre una [terza!, ndr] selvaggia manovra di bilancio [e la precedente – di ben 82 miliardi cumulati - di appena 38 giorni prima, ndr]».
Proprio per questo, risulta improvvida o segno di estrema debolezza (tertium non datur) la decisione del governo Berlusconi di adempiere immediatamente i diktat della BCE, anziché rispedirli al mittente, in tutto o almeno in parte.
Come infatti fece l’altro destinatario di una lettera analoga, il primo ministro spagnolo José Luis Zapatero, che decise di non darvi seguito e la chiuse in un cassetto - forse anche perché si approssimavano le elezioni da lui anticipate di sei mesi rispetto alla scadenza naturale, alle quali aveva già deciso e comunicato di non ricandidarsi - e rivelò l’esistenza della lettera soltanto nel suo libro autobiografico del 2013 «El Dilema: 600 días de vértigo».[67][68] Le elezioni furono poi vinte dal leader del Partito Popolare, Mariano Rayoj, il quale per ottenere l’aiuto finanziario dell’UE, inclusa l’Italia, per far fronte alla grave crisi delle banche spagnole adempì tutte le prescrizioni della BCE, ricevendo in cambio dalla Commissione la «licenza» di violare il limite del 3 per cento del deficit/Pil per altri sei anni.
Per un Governo coeso e credibile c’è sempre un margine negoziale, a fortiori in questo caso in cui c’è un ribaltamento in pochi giorni del giudizio sui conti pubblici, già oggetto di due pesanti manovre correttive: il DL 78/2010 (62 miliardi) e il DL 98/2011 (82 miliardi), per ben 144 miliardi cumulati.[28] Ma il Governo Berlusconi-Tremonti non era né coeso – minato internamente dal forte dissidio tra il PdC e il ministro dell’Economia - né credibile, era retto da un leader ormai screditato a livello interno e internazionale, incapace caratterialmente di prenderne atto e comportarsi di conseguenza, poggiava su una alleanza politica e una maggioranza parlamentare che cominciavano a sgretolarsi, bersagliato da tutte le parti,[69] e per giunta – essendo incline a mentire e disinformare sistematicamente - ubbidiva facendo mostra di opporsi, togliendo efficacia a ciò che deliberava e ricevendone in cambio nulla, anzi maggiore austerità.
Poi, ad avvalorare quasi inconsapevolmente la contraddittorietà del comportamento del duo Berlusconi-Tremonti,
(vi) Giulio Tremonti, due anni dopo, parlerà di golpe,[70] motivando la grave accusa così: «la Bce non solo imponeva l’anticipo del pareggio di bilancio dal 2014 al '13, ma anche l’obiettivo di un fabbisogno netto dell’1% nel 2012. La Troika in confronto si è poi rivelata flessibile e lungimirante. Una doppia e contemporanea richiesta di questo tipo non è mai stata avanzata, né realizzata nella storia finanziaria europea»; e
(vii) il ministro Bossi, il 6 agosto, ne attestava il carattere di do ut des,[71] che in quella situazione (resa) drammatica aveva l’amaro sapore di un ricatto: «Tutti hanno paura che i titoli di stato si trasformino in carta straccia, ma facendo il pareggio di bilancio un anno prima, la Bce ci ha garantito che da lunedì ce li comprerà: quindi per noi è una soluzione, una garanzia».
Come confermerà l’ex ministro Brunetta nel suo libro citato (pag. 38). Il quale giustamente aggiunge che «un monito di quel tipo [è] incongruo rispetto al ruolo della BCE» (pag. 45) (ma – aggiungo io - è molto più che incongruo, è in palese violazione del proprio statuto derivato dai Trattati - si veda il capitolo 3 -, tant’è che l’UE protestò per avere il Governo italiano resa pubblica la lettera). Scrive Brunetta, additando la stampa di sinistra (ibidem, pag. 52):
«Predisponiamo una nuova manovra al fine di attuare le richieste della lettera.
Il 13 agosto 2011 si parte con la manovra correttiva che, nonostante le origini e le turbolenze di quelle settimane, si rivelerà tra le migliori mai poste in essere. Il suo ammontare è di 65 miliardi, di cui il 64% ricavato da tagli, il 32% da maggiori entrate e il 4% dedicati allo sviluppo.
Draghi mantiene le promesse, e la BCE compra 16 miliardi di titoli di Stato italiani sul mercato secondario.
Ma qui si palesa il lavorio dei nemici interni, una sorta di contro manovra, per annullarne gli effetti positivi. La Stampa di sinistra inizia a parlare di «Berlusconi trick».
Come dire: ehi, attenti cari speculatori, qui c’è roba buona per voi. Berlusconi finge. Fa un decreto di carta che non realizzerà mai. Intanto ottiene aiuti dalla BCE, la Commissione europea smette di guardare l’Italia in cagnesco, e Berlusconi ne approfitta per far ridurre artificialmente lo spread, con annunci farlocchi.
Piccolo ma sentito mea culpa. A questo disegno nefasto giovarono di certo i mal di pancia della nostra maggioranza, che impedivano sguardi lungimiranti e costringevano a frenate, a detti e contraddetti. Soprattutto con il principale partner di governo e di maggioranza: la Lega di Bossi (e Tremonti).
Per cui una manovra travagliata, ma assolutamente di entità corretta, bene impostata, finì per essere guardata torvamente anche nel nostro ambito.
Logico che una manovra aggiuntiva di quel tipo non poteva non destare grandi tensioni all’interno della maggioranza. Difficile spiegare la necessità di ulteriori sacrifici, di fare un altro buco alla cinghia, per imprese e famiglie che stavano per esaurire le riserve di grasso accumulate dalla nostra educazione di risparmiatori.
Tutto questo creò confusione attorno alla manovra, la quale confusione depresse il valore della manovra stessa, fornendo ulteriori argomenti alla favola, assolutamente ingiustificata, del Berlusconi trick. Cioè del dire senza fare, ma nel frattempo incassare. I fatti dicono tutt’altro.»

Giustappongo, sulle medesime manovre correttive di luglio e agosto, il giudizio negativo dell’allora direttore del Sole 24 ore, Roberto Napoletano, che certamente non è ascrivibile alla sinistra ed ebbe un peso nella vicenda con i suoi editoriali (prendo le citazioni dal suo libro «Il cigno nero e il cavaliere bianco», altro libro che ho apposta acquistato e letto per questa occasione). Egli vi scrive varie inesattezze, che attestano che non conosce la normativa pensionistica (si veda il capitolo 2), né bene le manovre correttive. Dato il suo ruolo di direttore del principale giornale economico italiano, vale la pena di esaminarne e commentarne criticamente qualcuna come ulteriore prova documentale paradigmatica dell’ignoranza generale sia in tema di manovre correttive (Prima Più Grande Bufala), sia in tema di pensioni (Seconda Più Grande Bufala), sia in tema di poteri-doveri della BCE (Terza Più Grande Bufala).
  1. «L’insieme delle misure «vale» 40 miliardi.» (Posizione kindle: 237).
Un anno dopo, Il Sole 24 ore scrive in un lungo e dettagliato articolo[28] che il totale della prima, pesantissima, manovra estiva (DL 98/2011) è pari a 80 mld cumulati per il quadriennio 2011-2014. Ma, in effetti, le misure strutturali (cioè permanenti) valgono tuttora.
  1. «unicamente sulla carta, poiché il decreto appena varato ne assicura solo 25,3. Altri 16,9 miliardi nel biennio 2013-2014 dovranno essere recuperati attraverso il gettito (ipotetico) atteso dal disegno di legge delega in materia fiscale e assistenziale, il cui iter di approvazione si presenta peraltro alquanto incerto.» (Posizione kindle: 237).
I 25,3 miliardi si sommano ai 62 miliardi cumulati del DL 78/2010 e sono integrati, appunto, dalla c.d. «clausola di salvaguardia» introdotta proprio dalla manovra di luglio 2011 (DL 98/2011, L. 111/2011, art. 40, e anticipandola col DL 138/2011) per apprestare la copertura all’anticipazione del pareggio di bilancio dal 2014 al 2013 chiesto dalla lettera del 5.08.2011 della BCE al Governo; clausola di salvaguardia, modificata dal Governo Monti, che ci trasciniamo da allora e che ogni anno riceve una regolare copertura temporanea.
  1. «La manovra non convince i mercati» (Posizione kindle: 239).
La manovra – come abbiamo visto - è giudicata positivamente dal Consiglio Europeo e dalla cancelliera Merkel, poi nel giro di 15 giorni tutto cambia. I cosiddetti mercati hanno scommesso sulla rottura dell’Euro; l’Italia, dopo l’attacco alla Grecia, all’Irlanda, al Portogallo e alla Spagna, è considerato il grimaldello. Nulla potrà il «salvatore» Monti, durante il cui governo, nel 2012, dopo un iniziale calo, lo spread BTP-Bund tornerà pericolosamente sopra i 500 punti base. Fino al decisivo «whatever it takes» di Draghi del 26 luglio 2012.
  1. «Si arriva alla vigilia di Ferragosto e il governo Berlusconi è costretto a varare un secondo intervento correttivo sotto dettatura della BCE (la famosa lettera) e di Bruxelles; ma la polpa (pensioni e lavoro) non c’è.» (Posizione kindle: 241).
Per le pensioni (si veda il capitolo 2), manca solo il completamento, come peraltro chiede la lettera della BCE del 5.08.2011, l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni nel 2021 è benchmark, ma tutto è sporcato e depotenziato dall’errore nella prima lettera di risposta (2026 in luogo di 2021) e soprattutto dalla credibilità prossima allo zero del PdC Berlusconi, che aveva scatenato la speculazione finanziaria mondiale contro l’Italia e favorito il complotto sui generis ai suoi danni.
  1. «Al punto che, poi, lo stesso Weidmann riconoscerà a Draghi il coraggio di avere scelto la politica monetaria espansiva.» (Posizione kindle: 314).
Certo, ma per l’Italia con ben sei anni di ritardo rispetto alla Federal Reserve USA (FED) e alla Banca d’Inghilterra (BoE) e gravi conseguenze economiche-sociali!, proprio a causa dell’opposizione soprattutto di Weidmann (si veda anche il capitolo 3).
  1. «All’Italia, grande malato d’Europa» (Posizione kindle: 320).
Falso, in base ai fondamentali. L’unico un po’ malato, secondo sua moglie, nonché il ministro Tremonti (cfr. i libri citati di Brunetta e Napoletano, si veda anche appresso), pare fosse il PdC Berlusconi.
Come ho già scritto, sulla base di un’analisi approfondita dei provvedimenti (vedi appresso il sottoparagrafo 5.3), per non parlare del giudizio di poi, il giudizio più congruo è quello di Brunetta; mentre quello di Napoletano, in linea con ciò che il suo giornale scrive a ridosso del varo della manovra, è contraddetto da articoli successivi del suo giornale, durante la sua direzione (si veda, tra gli altri, l’articolo alla nota 28).
Dopo nove giorni dall’approvazione della seconda manovra estiva, la BCE iniziava gli acquisti di titoli pubblici italiani (si veda il cap. 3).


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mercoledì 22 gennaio 2020

Lettera all’On. Marco Osnato (FdI) sul suo intervento alla Camera sulle case popolari





Pubblico con un discreto ritardo la lettera che inviai nell’ottobre 2019 al deputato di Fratelli d’Italia Marco Osnato su un tema che mi è molto caro, considerata la sua gravità in termini di estrema penuria e di decisività sull’esistenza economicamente sostenibile di milioni di poveri: le case popolari. Ad oggi non ho avuto nessuna risposta.

Lettera all’On. Marco Osnato (FdI) sul suo intervento alla Camera sulle case popolari
v
11/10/2019 14:21

ALLA C.A. DELL’ON. MARCO OSNATO
CC: PARLAMENTARI, MEDIA, SINDACATI, PROFESSORI, ALTRI

Egr. On. Marco Osnato,
Ho ascoltato su Radio Radicale il Suo intervento di ieri alla Camera dei Deputati sulla Nota di variazione al DEF 2019. Ne riporto, quasi integralmente, la parte relativa alle case popolari:
«Infrastrutture … Non abbiamo visto niente su un altro tema che a noi è sicuramente caro, che è quello dell’edilizia residenziale pubblica, non c’è stanziato un Euro per le nuove edificazioni … e purtroppo solo nella Milano dove io vivo ci sono 22 mila persone in lista d’attesa sulle case popolari … una casa che è un diritto, in primis per gli Italiani che hanno pagato per tanti anni la Gescal, che maldestramente un Governo di sinistra tolse, togliendo i finanziamenti proprio all’edilizia residenziale pubblica. E in questo Paese, dopo i grandi piani d’investimento degli anni ’20 e del Piano Fanfani sull’edilizia residenziale pubblica, non si è fatto più niente. E quindi noi abbiamo bisogno di dare delle case agli Italiani e poi anche agli stranieri che ne hanno diritto».[1]
Mi permetto informarLa che il 6 settembre u.s., in riferimento a questo problema enorme delle case popolari, ho inviato una lettera al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e p.c. al Presidente della Repubblica, ai Presidenti di Camera e Senato e ad altri, che accludo, assieme alla risposta del PdC e alla mia replica.[2]
In essa, ho evidenziato che in Italia risultano censiti alloggi pubblici popolari e ultrapopolari, spesso fatiscenti, per
appena 526.699 unità, pari all’1,5 per cento del totale di 35 milioni di immobili residenziali, contro il 10, 20, 30 per cento di altri Paesi UE (al 1° posto c’è l’Olanda col 32%); negli altri Paesi europei, infatti, vengono costruiti molti più alloggi popolari, per calmierare i prezzi degli affitti e tutelare i ceti più poveri.
Il numero delle case popolari e ultrapopolari è diminuito rispetto a quindici anni fa, a seguito della loro vendita (privatizzazioni).
Il divario con gli altri Paesi UE risulta ancora più marcato in termini di spesa per l’housing sociale, con un rapporto spesa/Pil dell’Italia pari (2005 e 2009) ad un misero 0,02%, contro una media dello 0,57% UE27”.

Mi permetto di aggiungere:
- che la Gescal non è stata chiusa da un Governo di sinistra ma dal Governo Andreotti I, con DPR del 30.12.1972 con effetto dal 31 dicembre 1973, e che il contributo Gescal fu abolito, dopo le proteste dei sindacati e dei lavoratori, perché non veniva più utilizzato per il suo scopo;[3]
- che anche su altre leggi, forse ancora più importanti, emanate dal Parlamento il Gruppo FdI pecca di approssimazione informativa;[4]
- che il Governo Berlusconi-Bossi-Fini stornò, nel 2008, 550 milioni stanziati dal precedente Governo Prodi per l’edilizia residenziale pubblica, che è stato l’ultimo provvedimento di una certa portata in materia (cfr.[2], nota 10);
- che sull’IMU-TASI (da Lei criticata nel Suo intervento, sollevando il solito polverone sull’introduzione di un’imposta patrimoniale, che invece, a mio avviso, sarebbe cosa buona e giusta se fosse limitata al decile più ricco, che si è arricchito con la crisi, anche perché ha partecipato poco al mastodontico risanamento dei conti pubblici[4]) si fa un piagnisteo ingiustificato da tutti i punti di vista (secondo il MEF, il gravame medio annuo è stato pari nel 2012 ad appena 225€ e l’85% ha pagato meno di 400€, cfr. anche la nota 8 della predetta lettera e i post collegati), alimentato colpevolmente da voi politici di destra; e che io suggerisco di ripristinarla sulla casa principale (4 mld), almeno sui ricchi e i benestanti, che ne pagano i 2/3, proprio per co-finanziare un grande piano pluriennale di case popolari di qualità, sulla falsariga del Piano Fanfani, anche da Lei evocato nel Suo intervento; e
- che, infine, l’attuale Governo M5S-PD-LeU intende prevedere un Piano Casa,[5] con una dotazione di un miliardo, ma esso, sia per il contenuto, sia per l’ammontare della spesa, mi sembra soltanto una timida anticipazione e del grande Piano Casa prospettato recentemente dal Segretario del PD Nicola Zingaretti[2], e del Suo auspicio che vengano costruite molte case popolari e, soprattutto, del grande Piano Pluriennale di Case Popolari di Qualità necessario per cominciare a ridurre lo scandaloso divario dell’Italia rispetto agli altri Paesi UE.
Cordiali saluti,
V.
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Note

[1] 10 Ottobre 2019 - Seduta 236ª - Nota di aggiornamento del Def 2019 (documento, discussione, votazioni)
10:41 Marco Osnato (FDI)

[2] Lettera al PdC Giuseppe Conte: proposta di un Piano Pluriennale di Case Popolari di Qualità
Risposta del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte
Replica alla risposta del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte
[3] Gescal
Art. 13 DPR 30.12.1972, n. 1036-Norme per la riorganizzazione delle amministrazioni e degli enti pubblici operanti nel settore della edilizia residenziale pubblica https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:decreto:1972-12-30;1036
Nel 1973, l'ente Gescal viene soppresso, ma il contributo continuerà ad essere versato praticamente fino al 1992. https://it.wikipedia.org/wiki/Gescal
Taglio ai contributi, addio Gescal
11 luglio 1998
[4] Lettera all’On. Francesco Lollobrigida di FdI sulle sue false notizie sul Governo Monti
[5] Il governo prorogherà ecobonus e sisma bonus. Un miliardo per i quartieri a rischio
10 Ottobre 2019


Destinatari:
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