martedì 19 maggio 2015

La casa è un diritto essenziale


A causa delle avarie frequenti della piattaforma IlCannocchiale, dove - in 4 anni e 5 mesi - il mio blog Vincesko ha totalizzato 700.000 visualizzazioni, ho deciso di abbandonarla gradualmente. O, meglio, di tenermi pronto ad abbandonarla. Ripubblico qua i vecchi post a fini di archivio, alternandoli (orientativamente a gruppi di 5 al giorno) con quelli nuovi.

Post n. 219 del 15-11-2012 (trasmigrato da IlCannocchiale.it)
La casa è un diritto essenziale


L’Italia è un Paese governato dagli immobiliaristi e dai costruttori edili. E dalle banche.

Nelle Proposte del Partito Democratico (“Famiglia e Politiche sociali” http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760566.html oppure http://vincesko.blogspot.com/2015/05/le-proposte-del-partito-democratico2.html ) è scritto:
La casa è un diritto essenziale.
Per consentire ai giovani di emanciparsi nei loro percorsi di studio, professionali e sentimentali, per favorire la mobilità sociale e ridurre i rischi di esclusione sociale, può essere utile l’introduzione di provvedimenti come la cedolare secca, a condizione che sappiano coniugare i vantaggi per i proprietari e per gli inquilini, favoriscano l’emersione delle locazioni “in nero” e incentivino il canone concordato. Occorre inoltre rilanciare un nuovo modello di edilizia residenziale pubblica ed efficientare il patrimonio esistente; reintegrare i fondi per il sostegno dei disagi più gravi, promuovere concretamente l’housing sociale ed incentivare le iniziative degli enti locali volte a sostenere i cittadini colpiti da morosità incolpevole.

La casa, come ho scritto più volte (anche nella Lettera di PDnetwork [1]), deve costituire una delle 3 misure principali per consentire a milioni di persone di far fronte al meglio alla crisi economica che sarà dura e lunga (almeno 15 anni), poiché è frutto del riequilibrio in ambito planetario della produzione, della ricchezza e del benessere:
- Reddito di cittadinanza universale;
- Riforma della legislazione sul lavoro precario, a favore dei precari;
- Piano corposo di edilizia residenziale pubblica e popolare di qualità. [2]

Per quanto riguarda quest’ultimo punto (come diceva un famoso architetto del passato di cui non ricordo il nome, riecheggiando, pare, Che Guevara), le case popolari, proprio perché destinate al popolo, bisogna costruirle di qualità. Anche perché, aggiungo io, così durano molto a lungo. Se poi sono anche belle, funzionali ed a basso consumo energetico, è il massimo, anche per il benessere  psicologico degli abitanti (relazione molto sottovalutata tra l'urbanistica e l'architettura e la psicologia delle persone).
Aggiungo due considerazioni.
1) Il segretario Bersani, intervistato nel febbraio 2011 da Rainews, affermò che le 2 principali priorità erano il lavoro e la casa.
2) Come ho scritto più volte (cfr. ad esempio la "Lettera di PDnetwork", nota 16), va ripristinata l’ICI sulla prima casa dei più abbienti e col ricavato (2,5 mld) va finanziato un corposo piano pluriennale di edilizia pubblica e popolare di qualità. [Il governo Monti ha ripristinato l’ICI (ora IMU) sulla prima casa, ma ne ha destinato l’introito ad avanzo primario].

[1] Lettera di PDnetwork alla Segreteria Nazionale ed ai Gruppi parlamentari del PD  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2593370.html oppure http://vincesko.blogspot.it/2015/03/lettera-di-pdnetwork-alla-segreteria.html  
[2] Piano corposo di alloggi pubblici di qualità
[Lettera di PDnetwork, nota 10] Piano di edilizia residenziale pubblica e popolare.
GESTIONE DEL TERRITORIO
Negli ultimi decenni, tra la destra e la sinistra, non è emersa, in particolare a livello locale, una marcata differenza nel modo di governare il territorio italiano, elemento fondamentale non soltanto per le sue intrinseche finalità, ma anche per lo sviluppo del turismo (*) e la qualità della vita delle persone, influenzata sia dal controllo del proprio tempo (spostamenti da e per i luoghi di lavoro), sia dalla relazione - sottovalutata – tra il territorio (urbanistica e architettura) e la psicologia delle persone.
(*) Esprimiamo un interesse ed un auspicio particolari, ai fini della lotta al degrado e per lo sviluppo integrato e globale del territorio, rispetto a:
1) la rimappatura (in parte già esistente) del degrado storico, artistico e ambientale nazionale, attraverso un piano particolareggiato globale; 2) interventi finanziari finalizzati a recuperare tali beni ed a valorizzare le competenze specialistiche di tutto il settore (bene inestimabile del nostro Paese); 3) il rilancio del settore turistico attraverso incentivi, anche economici, alla valorizzazione ed allo sviluppo di tutto il settore.
Milioni di attuali e potenziali turisti (dell'Est europeo, di cinesi, indiani, etc.) già oggi, ma soprattutto nel futuro, vorranno conoscere quello che oggi purtroppo stiamo distruggendo piegandoci ad un ottuso pensiero economicistico, con il quale si pensa (Tremonti, Bondi) che col territorio, la sua storia, le sue bellezze, la cultura non si mangia. Noi siamo del parere opposto. Il settore potrà fare da traino al resto dell'economia se sviluppato con criteri che interagiscono più strettamente con lo sviluppo e l’interesse nazionale.
Se vogliamo cambiare, dobbiamo mettere una pietra sopra a quanto si è fatto finora e cominciare dalle basi solide che già esistono; se continueremo a distruggere queste basi, non molta speranza resterà per la rinascita del nostro Paese

Occorre, come PD, agire su tre direttrici:
1. la prima, emanando una rigorosa legge sul regime dei suoli, basata su tre pilastri: la prevalenza dell'interesse pubblico; la titolarità esclusiva pubblica delle scelte attinenti al governo del territorio; la pianificazione, in coerenza con i benchmark europei;
2. la seconda, realizzando un piano corposo di edilizia residenziale pubblica (sovvenzionata, convenzionata e autocostruita  http://www.alisei.org/italia/italia.html  );
3. la terza, attuando un piano di rottamazione edilizia (v. http://www.radicali.it/download/pdf/casa.pdf  ).

2 – Piano corposo di edilizia pubblica
Quello della casa è uno dei problemi più grossi, che dovrebbe costituire un obiettivo prioritario del Partito Democratico.
Nel famoso programma di quasi 300 pagine, che fu elaborato dal Cantiere dell'Unione, il problema casa vi fu inserito per forte sollecitazione della base (La casa: un diritto di tutti, pagg. 178-180).
Il governo Berlusconi, non appena insediato, ha varato il “Piano casa”, che si è rivelato un bluff, perché è tale solo nel nome, essendo un piano di aumento delle... volumetrie; in più ha tagliato, per il 2009, 550 milioni già stanziati allo scopo dal governo Prodi nel 2007.
Occorre riprendere quelle proposte. In particolare: a) investire molto di più in edilizia pubblica; b) utilizzare la leva fiscale per scoraggiare il nero; c) ridurre il carico fiscale sugli affitti; d) disincentivare il numero di case tenute sfitte.
In Italia, ci sono circa 955.000 alloggi popolari, ma dalla fine degli anni '80, anche se i lavoratori pagavano per l'edilizia pubblica i contributi GESCAL (fino al 1994), se ne costruiscono pochissimi: in media 2.000 all'anno, contro 10 o 15 o 20 volte tanto in altri Paesi europei, come la Francia, la Germania o i Paesi scandinavi.
Negli altri Paesi europei, infatti, vengono costruiti molti più alloggi popolari, per calmierare i prezzi degli affitti e tutelare i ceti più poveri.
La proprietà della casa, a ben vedere, o un affitto agevolato (affitto sociale) sono spesso per milioni di persone percettrici di redditi bassi (salari o pensioni) ciò che fa o potrebbe fare la differenza tra un'esistenza difficile ma economicamente sostenibile e la povertà.

Principi ispiratori raccomandati: noi non crediamo al contributo determinante o prevalente dei privati alla soluzione del problema casa; occorre un piano pubblico, basato sia su nuove costruzioni, sia sulla rottamazione di quelle vecchie, per salvaguardare il più possibile prezioso suolo agricolo, ma secondo un criterio di qualità, affidandone la progettazione – di complessi-tipo replicabili, con caratteristiche di risparmio energetico ed eventualmente l’utilizzo di pannelli solari e fotovoltaici - a un architetto del livello di Renzo Piano o un altro grande architetto specialista del ramo.
Se capita di partecipare ad una visita guidata organizzata da qualche Facoltà di Architettura, anche al Sud, di diversi e variegati complessi di case popolari, si ricava facilmente che il risultato, anche in termini di durata, ma non solo, è determinato dai criteri urbanistici ed architettonici ispiratori e da progetti esecutivi basati sulla qualità. 

P.S.:
L’idea e parte dei commenti di questa interessantissima trasmissione (vi si parla di edilizia residenziale pubblica, passata e futura) sembrano copiati dalla Lettera di PDnetwork (vedi sopra): ne suggerisco la visione integrale.

TELECAMERE 15/01/12
Durata: 00:50:25
Anna La Rosa e i suoi ospiti, parlano dei problemi legati alla casa
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-60f3882a-1710-4fb1-9f91-ce79a1416528.html 


Post e articoli collegati:

Sei misure da adottare contro la crisi e per la crescita

Bellissimo articolo, però manca il tema fondamentale degli alloggi pubblici.

Città e territori come beni comuni. Nove proposte per salvare il Belpaese
di Paolo Berdini
Dopo Tangentopoli la legislazione urbanistica è stata smantellata. Le metropoli sono diventate terreno di conquista degli speculatori. Fiumi di cemento hanno inondato i nostri territori. Ripristinare la legalità, bloccare le espansioni urbane, riqualificare le periferie, recuperare il costruito abbandonato: ecco tutto ciò che andrebbe fatto per fermare il saccheggio del territorio e delle città

La crisi economica sarà dura e lunga (almeno 15 anni, poiché è il prodotto del riequilibrio della produzione, della ricchezza e del benessere a livello planetario), sono necessarie tre misure: 1) riforma della legislazione sul lavoro, in particolare quello precario, a favore dei precari, facendolo costare di più di quello stabile; 2) reddito di cittadinanza universale per i periodi di inattività e 3) un piano corposo pluriennale di alloggi pubblici: almeno 25 mila all'anno, il decuplo di quelli che si sono costruiti in media negli ultimi 20 anni, da finanziare col ripristino dell’ICI sulla prima casa dei più abbienti (2,5 mld all’anno).
L’effetto combinato di queste tre misure: reddito di cittadinanza universale – opportunamente disciplinato –, costo orario del lavoro precario maggiore di quello stabile ed un alloggio ad affitto sociale, consentirebbe a 1 o 2 o 3 milioni di persone (i disoccupati sono (2012) quasi 3 milioni circa, i cassintegrati circa mezzo milione, gli inattivi 14 milioni, di cui 9 milioni di donne, per la più parte al Sud) di fronteggiare la crisi economica ed occupazionale per i prossimi 5-10-15 anni.

12 MAG 2011
Solo il 51% delle famiglie italiane può permettersi l’acquisto di una casa

RAPPORTO WWF
Belpaese addio: analisi e proposte per fermare il consumo del suolo
31/1/2012 - Nella Road Map ‘Anti-cemento’ di WWF e FAI: limiti alla edificazione nei piani paesaggistici e moratoria delle nuove costruzioni, lotta all’abusivismo, l’uso della leva fiscale, fasce di rispetto per tutelare le coste e i fiumi
Un’Italia erosa dalle lobby del cemento e del mattone che fagocitano per sempre, al ritmo di 75 ettari al giorno, tesori naturalistici e paesaggistici, terreni agricoli e spazi di aggregazione sociale che non saranno più restituiti all’ambiente e alla collettività: è la fotografia di un processo irreversibile e in crescita, quello della perdita di territorio, che FAI e WWF tracciano nel Dossier sul consumo del suolo “Terra Rubata – Viaggio nell’Italia che scompare” .
http://www.wwf.it/client/ricerca.aspx?root=30025&content=1

Titolo
Tangenziali. Due viandanti ai bordi della città
Autore
Descrizione
Milano sta cambiando. Archiviata dolorosamente quella "da bere", del rampantismo anni Ottanta, la città si sta trasformando da capitale della moda e della finanza a moderna metropoli multietnica che ambisce a un ruolo sempre più centrale nella cultura europea e occidentale. Presa coscienza che esistono molti modi per conoscere una città, e molti modi per raccontarla, Gianni Biondillo e Michele Monina, il primo scrittore fortemente attaccato alla sua città, e il secondo, milanese d'adozione, da sempre appassionato di psicogeografia, decidono di mettere da parte lo spirito del flâneur e per una volta di intraprendere un viaggio programmatico da fare insieme: un giro intorno alla città dove l'uno è nato e l'altro è arrivato una decina d'anni fa e che ancora non sono riusciti a decodificare. Seguendo il margine della tangenziale di Milano, i due scrittori cercano di tracciare una mappa della città a partire dai suoi contorni. I viandanti della tangenziale mette in scena luoghi, personaggi, aneddoti, storie, traiettorie sghembe, percorsi d'acqua, cantieri in corso, polaroid di periferie, suggestioni psicogeografiche, appunti di fisiognomica cittadina, materiali vari raccolti durante i lunghi tragitti, fatti rigorosamente a piedi.

Paolo Berdini - La città in vendita
Centri storici e mercato senza regole
2008, pp. XVIII-192, rilegato, € 25,00
Sinossi: La configurazione urbanistica delle città è sempre stata determinata dalla struttura economica. Ciascuna di esse riceveva riconoscibilità dal contesto naturale, dalle caratteristiche delle produzioni che vi si svolgevano e dalla cultura individuale e collettiva che vi si esprimeva. La fase attuale di globalizzazione sta progressivamente cancellando le specificità. Le produzioni avvengono in ogni angolo del mondo e la struttura commerciale di tutte le aree urbane si sta rapidamente omologando. Nascono ovunque centri commerciali identici per forma e per offerta di beni di consumo. Le periferie si assomigliano sempre di più. Dalle periferie l’aggressione sta investendo i centri storici, e cioè quelle parti delle città in cui più elevata e preziosa era l’identità dei luoghi. Sottoposti a una pressione turistica senza precedenti, i centri antichi si orientano a soddisfare la domanda che ne consegue. Ed è così che artigiani e residenti scompaiono con una rapidità spaventosa, sostituiti da negozi e megastore che potrebbero trovarsi in qualunque altro posto del mondo, privi come sono di un legame autentico con gli spazi che occupano. Roma ha un centro storico unico, plasmato da interventi stratificati nel corso dei secoli. Un luogo di grande fascino che traeva la sua più straordinaria caratteristica dall’equilibrio tra i ceti sociali che vi abitavano e il tessuto artigianale urbano. Oggi gli abitanti sono ridotti a meno di centomila. Erano 370 000 nel 1951. I turisti che lo frequentano ogni giorno superano ormai il numero dei residenti stabili. I centri storici si salvano con la buona urbanistica, affermava Antonio Cederna. A Roma l’urbanistica è stata abbandonata: la «valorizzazione» dell’Ara Pacis all’Augusteo e il parcheggio del Pincio sono solo gli aspetti più eclatanti dell’abbandono di una visione unitaria dei processi di trasformazione urbana. Di un’idea di città e del suo nucleo storico.


L’Italia che scompare sotto il cemento
01/02/2012 12:45
Ogni giorno 75 ettari di superficie erosi dalle costruzioni. Il rapporto shock del Fai e WWF sul consumo del suolo nel nostro Paese 

Riqualificare il nostro patrimonio edilizio
by ADMIN on ott 31, 2012 • 00:10
Fillea Cgil e Legambiente presentano il primo rapporto dell’Osservatorio edilizio: Innovazione e sostenibilità nel settore edilizio: 600 mila nuovi posti di lavoro puntando su riqualificazione energetica e messa in sicurezza.
Oltre 2 milioni di abitazioni risultano vuote; 6 milioni di italiani vivono in zone ad alto rischio idrogeologico e 3 milioni di persone abitano in zone ad alto rischio sismico.
Il patrimonio edilizio esistente è costituito in massima parte da case costruite male, nelle quali fa freddo d’inverno e caldo d’estate malgrado la spesa energetica delle famiglie sia cresciuta del 52% in 10 anni.
Ma uscire da questa impasse è possibile.

UNO STOP AL CONSUMO DI SUOLO
di Raffaele Lungarella 12.10.2012
Meritoriamente il Governo approva un disegno di legge per la valorizzazione delle aree agricole e il contenimento del consumo del suolo. Prevede diverse iniziative i cui risultati dipenderanno dall'attuazione che ne sarà data. Ma la procedura per disegnare la geografia delle aree edificabili nel nostro paese sembra macchinosa e potrebbe innescare conflitti tra territori e tra livelli istituzionali. Meglio sarebbe se ai comuni fosse consentito di approvare nuovi piani attuativi di aree già edificabili solo dopo la conclusione di quelli varati in precedenza. http://t.contactlab.it/c/1000009/3281/39581301/28401

Stop al consumo di suolo: ci sono altre soluzioni
by ADMIN on dic 8, 2012 • 17:30
di Vezio de Lucia
Non convince la proposta del ministro Mario Catania.
Non convince per gli antiquati e storicamente inconcludenti procedimenti a cascata, per l’imprevedibile lunghezza dei tempi, non convince soprattutto perché, alla fine, a decidere sono le regioni. Che è come chiedere al gatto di Pinocchio di tenere a bada la volpe, o viceversa.
Intendiamoci, non tutte le regioni sono uguali. So bene che in certi posti gli spazi aperti sono in qualche misura tutelati, soprattutto nel centro Nord. Viceversa, nel Mezzogiorno, dal Lazio in giù (Lazio e Roma da questo punto di vista sono profondo Sud) lo spazio aperto è considerato sempre e comunque edificabile, farsi la casa in campagna un diritto inalienabile, e chi ha provato a metterlo in discussione è stato rapidamente emarginato.
Insomma, con la proposta Catania, l’obiettivo logicamente prioritario, che dovrebbe essere di imporre le misure più severe laddove maggiore è sregolatezza, diventa francamente velleitario: ve le immaginate la Campania, il Lazio prime della classe che bloccano le espansioni e reprimono l’abusivismo? Servono perciò soluzioni radicalmente diverse. E urgenti.
Continuare con l’attuale ritmo di dissipazione del territorio, anche per pochi anni, in attesa che le regioni si convertano al buogoverno, significherebbe toccare il fondo, annientare materialmente l’unità d’Italia, un disastro non confrontabile con crisi come quelle economiche e finanziarie, più o meno lunghe, più o meno gravi, più o meno dolorose, ma dalle quali infine si viene fuori.
Il saccheggio del territorio è irreversibile.
E allora? Andando subito al merito, secondo me, e scusandomi del carattere anche molto tecnico dell’esposizione, dovrebbero essere praticabili due percorsi che provo a illustrare. […]

Sono mesi che sto bombardando siti, forum (v. anche più sopra) e i dirigenti del PD con le 3 proposte che io ritengo assolutamente prioritarie (e le prime 2 credo molto efficaci in termini elettorali) contro la crisi: 1) il lavoro, incluso quello precario; 2) la casa; e 3) la questione femminile+questione meridionale+rivoluzione culturale+progetto educativo (per me il terzo punto – l’educazione, in senso lato - è forse il principale).
Il Segretario Bersani (l’ho già scritto), il 21 febbraio 2011 a Bologna, interrogato sul programma del PD da Rainews, pose ai primi 2 posti il lavoro e la casa. Ma da un po’, tranne qualche fugace citazione, si dimentica di menzionare la casa.
Ed invece non ci vuole Einstein, ma soltanto… Catalano per capire che è proprio l’accesso ad un alloggio ad affitto sociale che, per milioni di persone giovani e non, può, assieme al reddito di cittadinanza anche minimo, fare la differenza tra la sostenibilità economica e la povertà estrema.
Ecco il tema trattato nell’articolo di un ex liberale conservatore passato da anni nelle nostre file, Federico Orlando, e nell’intervista ad un borghese illuminato, Piero Bassetti.

Indignados di Milano
Federico Orlando
[…]. A Milano il comune dovrebbe preoccuparsi, insieme allo stato, di 111 mila giovani disoccupati: tre anni fa erano 70mila. A Napoli di 146mila disoccupati, erano 123mila (Istat 2011). Ogni anno diecimila matricole universitarie chiamano Milano “la città proibita”. Lo dice il rettore del Politecnico, Giulio Ballio, 70 anni, docente in Costruzioni d’acciaio, che dal “Corriere della Sera” chiede a Pisapia e Moratti: cosa fareste per renderla “città amica”.
Altri “grandi vecchi” che di Milano sanno tutto, l’architetto Bellini, l’economista d’impresa Vitale, e la più giovane docente in marketing Annamaria Testa, pongono la stessa ed altre domande ai due candidati. Tutte girano intorno a cinque superproblemi: Expo, casa, giovani, lavoro, integrazione.
Giovani, casa, lavoro spesso sono tutt’uno. Incredibile, ma nelle risposte – fornite lunedì – della Moratti, il soggetto “giovani” non ricorre mai, salvo nell’aggettivo “giovani coppie” (per le case da assegnare, di cui Pisapia lamenta lo scandalo che ce ne siano 5.000 tuttora vuote). Al contrario, l’obiettivo del “ringiovanimento di Milano” e il connesso programma in funzione dei giovani occupano tutta la prima parte della risposta di Pisapia.
Meno male. Temevamo proprio che la sinistra si facesse ipnotizzare dalla violenza nera, che a Milano alcuni gruppi sociali riaccendono ogni due o tre generazioni; e che Pisapia dovesse perdere gran parte del suo tempo a ragionare col questore.
Sempre lunedì, il giornale della Confindustria, scavalcando il Censis, annunciava che entro i prossimi vent’anni gli under 35 diminuiranno in Italia ancora di 1,2 milioni di unità. E che il deserto dei giovani tuttavia non scioglie il nodo della disoccupazione e ha effetti disastrosi sul mercato della casa e sui consumi. […].
link sostituito da:

Quei borghesi autoconvocati che a Milano tifano Pisapia
Bassetti schiera giuristi, banchieri e designer. La speranza è una fase nuova nazionale come fu col centrosinistra negli anni '60
Il primo presidente della Regione ha raccolto 101 nomi E li riunisce in un ex circolo socialista
di ALBERTO STATERA
“Tra il 1960 e il 1967, con la giunta del sindaco socialdemocratico Gino Cassinis, con Bassetti assessore al Bilancio, alle Finanze e all'Organizzazione, fu lanciato il Piano Milano che realizzò 144 mila vani di edilizia popolare, 30 scuole, il parco che costeggia viale Forlanini. Municipalizzò il gas della Edison con una battaglia campale appoggiata da Enrico Mattei, che aveva fondato Il Giorno, allora foglio progressista. Si fece il primo prestito di 2 milioni sulla Borsa di New York con l'aiuto di Raffaele Mattioli. Si creò in stazione Centrale il servizio di assistenza al Treno della Speranza, che arrivava tutte le notti dal sud, carico di immigrati, per i quali si istituirono corsi di alfabetizzazione”.


Regioni
CAMPANIA
Piano Nazionale di Edilizia Abitativa
30/07/2010 - L'avviso - che sarà pubblicato sul Bollettino Ufficiale del 2 agosto 2010 - è finalizzato ad individuare la disponibilità di soggetti pubblici, di soggetti privati ed operatori economici a proporre e realizzare interventi di edilizia residenziale sociale, servizi e riqualificazione urbana, promuovendo la partecipazione di soggetti pubblici e privati sui territori compresi nei Comuni di cui alla D.G.R. n. 572 del 22/07/2010.
Gli interventi finanziabili potranno essere articolati secondo le 4 tipologie di seguito indicate:
  1. Alloggi sociali;
  2. Alloggi di ERP ai sensi della Legge Regionale 18/97 da cedere al Comune;
  3. Alloggi a libero mercato;
  4. Alloggi a libero mercato convenzionati ai sensi dell'art. 2 comma 12 dell'avviso.


Aggiornamento:

Scritto da: Pietro Folena in Politica nazionale - 2005

Mercoledì 13 Novembre 2013
Oltre ad una tassazione equa, a mutui più accessibili, a un sistema di incentivi agli affitti serve un grande piano di edilizia sociale che preveda l'utilizzo anche di fondi strutturali e Fas

Proposte per una nuova politica abitativa
nov 8, 2013 
di Salvatore Lo Balbo, segretario nazionale del Sindacato Fillea Cgil

MARTEDÌ 05 NOVEMBRE 2013 21:12
Premiato il progetto di recupero e ripopolamento della città vecchia di Hebron e la campagna Usa per i senzatetto

Mercoledì 20 Novembre 2013
Nel 2013 la domanda di case popolari è aumentata del 25%, e per il 2014 Federcasa stima un incremento del 30%

POLITICHE EDILI
Rigenerazione urbana: aiuti di Stato all’edilizia
Le trasformazioni urbane sono un affare solo per i costruttori. Sotto accusa gli oneri d'urbanizzazione tra i più bassi d'Europa
Scritto da Sergio Ferraris il 05 novembre 2013

Il Papa ai fedeli: “Ogni famiglia abbia una casa”
22 dicembre 2013

Casa, che fine ha fatto l'housing sociale
11/02/2014

Moderne ed eco-compatibili: la nuova stagione delle case popolari
apr 1, 2014
di Salvatore Lo Balbo 

Cosa non dimenticare quando parliamo di “abitazione”: i modelli normativi italiano e spagnolo
Marta Capesciotti 30 novembre 2015
Marta Capesciotti dà conto delle esperienze degli ordinamenti giuridici italiano e spagnolo relativamente all'articolata interazione tra la connotazione privatistica del bene "casa" e la natura pubblicistica del "diritto sociale all'abitazione" a questo collegata. Capesciotti inoltre ricorda il percorso del giudice costituzionale nei due Paesi per il riconoscimento del diritto all'abitazione, le politiche tendenzialmente poste in essere per darvi attuazione, oltre che gli aspetti inerenti il riparto di competenze tra i diversi livelli di governo.
http://www.eticaeconomia.it/cosa-non-dimenticare-quando-parliamo-di-abitazione-i-modelli-normativi-italiano-e-spagnolo/


Appendice

P E R C H E’ l’Italia, tra i grandi Paesi industriali dell’Occidente, è il Paese più colpito dalla crisi ??? Per due ragioni riconducibili entrambe al rapporto salari costi abitativi. (1) Perchè la BOLLA IMMOBILIARE e’ stata PIU’ GRANDE che altrove. (2) Perchè le social house in Italia rappresentano il 3,9% del totale delle case abitate mentre la media europea è il 17% e ad esempio in Danimarca arrivano al 35%. Il problema è tutto qui. I costi abitativi, in acquisto o in affitto assorbono la maggior parte del reddito familiare. Così la famiglia è costretta a ridurre le spese per tutte le altre cose e il consumo interno cala facendo crollare il PIL (per fortuna sostenuto dall’aumento dell’export) e facendo aumentare la disoccupazione. Dunque caro Renzi e soprattutto cari italiani, senza la riforma del governo del territorio che introduca la disciplina dei prezzi immobiliari per le nuove costruzioni tutte le altre riuforme saranno vane. L’impresa non potrà tirare la ripresa. La disoccupazione aumenterà. E saremo costretti a vivere in un paese sempre più povero, con pochissimi ricchi che fregheranno tutti gli altri. Cambiare il futuro del nostro Paese è possibile ? Si. Ma è indispensabile la riforma del governo del territorio fondata su due concetti: (1) edificabilità bene comune; (2) disciplina dei prezzi immobiliari. Questa è l’unica via per restituire potere d’acquisto, salvaguardare il ciclo economico, spingere il PIL, portare il Paese verso la piena occupazione.

Vincesko
Bravo, Francesco, bisogna dire all’Autore dell’articolo che, anziché tagliare l’Irap (misura che affronta la crisi dal lato dell’offerta anziché della domanda), una parte dei fantomatici 50 mld dovrebbe essere impiegata per finanziare un corposo piano pluriennale di alloggi pubblici.
Negli ultimi 20 anni, si sono costruiti, a causa del predominio delle banche, degli immobiliaristi e dei costruttori, meno di 1/10 di alloggi pubblici rispetto agli altri Paesi europei più evoluti;
Dal rapporto 2011-2012 della CIES (tab. 3.4, pag. 101), si ricava che, nel 2009, la spesa per l’housing sociale (case popolari) è stata, in Italia, appena dello 0,02% sul PIL, contro lo 0,57% della UE27, lo 0,75% della Danimarca, lo 0,65% della Germania, lo 0,20% della Spagna, lo 0,85% della Francia e l’1,47% della Gran Bretagna, con un rapporto tra questi altri Paesi UE e l’Italia, rispettivamente, di 28,5, 37,5, 32,5, 10, 42,5 e 73,5 volte: sono dati che parlano da soli e costituiscono un vero scandalo!
Una casa ad affitto sociale (vale a dire 100-150 € al mese) può invece fare la differenza tra una esistenza difficile ma economicamente sostenibile e la povertà. Occorre perciò varare un Piano Nazionale Pluriennale di Edilizia Residenziale Pubblica di Qualità (almeno 25.000 alloggi all’anno).



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