martedì 14 aprile 2015

Lettera al direttore Ferruccio De Bortoli

A causa delle avarie frequenti della piattaforma IlCannocchiale, dove - in 4 anni e 5 mesi - il mio blog Vincesko ha totalizzato 700.000 visualizzazioni, ho deciso di abbandonarla gradualmente. O, meglio, di tenermi pronto ad abbandonarla. Ripubblico qua i vecchi post a fini di archivio, alternandoli (orientativamente a gruppi di 5 al giorno) con quelli nuovi.

Post n. 99 del 10-11-11 (trasmigrato da IlCannocchiale.it)
Lettera al direttore Ferruccio De Bortoli


La crisi, le pensioni e l'equità
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Da:
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08 nov 2011 - 23:23 http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif
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A:
<fdebortoli@corriere.it> 


R: La crisi, le pensioni e l'equità
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Da:
De Bortoli Ferruccio (Fdebortoli@rcs.it) http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif
15 nov 2011 - 17:59
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A:
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Egr. Direttore De Bortoli,

Lei, anche stasera a “Ballarò”, ed il “Corriere” e persino giornali supposti di sinistra non fate altro che parlare di necessità di riformare le pensioni, mentre, come Lei sa bene, finora  i ricchi l’hanno fatta quasi franca, e i giornalisti, capitanati da direttori ed editorialisti di giornale di destra, Belpietro, Sechi, Bechis, Porro, ecc., cui si sono aggregati anche alcuni di sinistra, come Mineo e Menichini, hanno montato una vera e propria canea contro il contributo di solidarietà, che li colpiva direttamente.

E’ superfluo notare che troppo spesso, in un Paese stortignaccolo come il nostro, si appronta un tavolo con le solite 3 gambe che riguardano i ceti meno abbienti, “dimenticando” o riducendo le dimensioni della quarta, che riguarda i più abbienti.
E’ perciò colpevole, Dott. De Bortoli, contribuire ad alimentare la solita disinformazione ed ammuina da “utili idioti” dei ricchi.

In conclusione, concretamente, al sottoscritto le manovre correttive per il risanamento dei conti pubblici (non dell’INPS, i cui conti sono in attivo ed in equilibrio fino al 2050) stanno comportando quest’anno un mancato introito pensionistico di 20 mila €; ai ricchi, ai loro utili idioti ed a voi giornalisti che chiedete le riforme per gli altri ad ogni piè sospinto, quanto?

Mi permetto di inviarLe questo appunto esplicativo.

Cordialmente,


APPUNTO DOPO LE LETTERE DELLA BCE AL GOVERNO E DEL GOVERNO ALL’UE

Com’è noto, l’ammontare elevatissimo del debito pubblico e la stentata crescita, in un contesto di grave crisi economica che ha investito, a partire dal 2008, tutti i Paesi occidentali, hanno reso necessario il varo di una serie di manovre correttive severe, che hanno sempre interessato, ogni volta, anche la previdenza e l’assistenza. Ma non è finita. Si preannunciano, per reperire risorse, ulteriori interventi sulle pensioni, sollecitati dagli organismi europei. Provo allora a fare il punto.

Vorrei osservare che: a) si sbaglia, almeno per indeterminatezza, non distinguendo opportunamente tra le due tipologie di pensione: vecchiaia e anzianità;  b) il sistema pensionistico italiano, dopo le 7 più o meno importanti riforme varate dal 1992 [1], è per il 3° anno in attivo [2] (nonostante la crisi occupazionale) ed in equilibrio fino al 2050 [3] (l’UE lo sa molto bene, ed anche la BCE, che ha menzionato nella famosa lettera soltanto quelle d’anzianità [4]); c) per quanto riguarda le pensioni di vecchiaia, infatti, è in linea addirittura col “benchmark” europeo [5], poiché è già ora a 66 anni (per effetto dell’eufemistica “finestra” di 12 mesi), dal 2013 a 66 anni e 3 mesi, per effetto dell’adeguamento all’aspettativa di vita; per crescere fino a 67 nel 2021 ed oltre 68 nel 2032 [6]; d) è vero, invece, che non sono state riformate ulteriormente le pensioni di anzianità anticipate (età + anzianità di lavoro), disallineate rispetto alla media Ocse [7]; ma quelle ordinarie sono già a 41 anni e saliranno anch’esse gradualmente in base all’aspettativa di vita.

E’ opportuno puntualizzare, inoltre, che il problema del sistema previdenziale non è soltanto l’età pensionabile di anzianità o non è soltanto il c.d. “tasso di sostituzione”, ma anche l’assenza di un limite agli importi pensionistici. Dai dati dell’osservatorio statistico sulle pensioni dell’Inps, emerge che al 2009 il 2,21 per cento delle pensioni vigenti è di importo superiore ai 2.500 euro mensili, che incidono per più del 10,6 per cento della spesa complessiva [8] (tra queste quelle dei dirigenti, la cui gestione è dovuta confluire nell’Inps perché andata in difficoltà per troppa generosità [9]).
E tutto questo mentre, dai dati Istat sul rapporto annuale dell’Inps diffuso a maggio scorso, emerge che il 70,5 per cento dei trattamenti pensionistici erogati non supera i mille € al mese e che il 39,1 per cento delle pensioni è inferiore a 500 € al mese [10].

In ogni caso, per restare allineati alla media Ocse della spesa sociale complessiva, i risparmi rivenienti dall’aumento dell’età pensionabile di anzianità (da attuare attraverso il meccanismo di incentivi/disincentivi previsto dalla riforma Dini) dovranno rimanere nel capitolo previdenza (e assistenza), ad esempio finanziando il reddito minimo garantito universale (l’Italia è l’unico paese, oltre alla Grecia, che non lo prevede), oppure per adeguare il ‘tasso di sostituzione’ pensionistico per i lavoratori precari.

Dopo aver addossato l’onere del risanamento (140 mld nell’ultimo anno e mezzo soltanto come manovre correttive, escludendo quindi le leggi di stabilità, ex finanziaria) in gran parte sul ceto medio-basso e sui poveri, le risorse indispensabili alla crescita vanno prese da quelli che i soldi ce li hanno: il 10% di Italiani che detiene il 45% della ricchezza nazionale [11].
Le misure ormai sono condivise dalla stragrande maggioranza degli Italiani (tranne Silvio B. e Giulio T. ed i loro utili idioti).
In attesa degli eurobond [12] (non a caso caldeggiati anche da Tremonti) e della TTF [13], occorre, in particolare:
a) reintrodurre, come ha suggerito anche la Banca d’Italia recentemente [14], l’ICI sulla prima casa dei più abbienti, abolita dal governo Berlusconi (2,5 mld circa), lasciando le franchigie decise dal 2° governo Prodi [15].
b) introdurre, come hanno suggerito, da ultimo, anche le associazioni imprenditoriali, un’imposta patrimoniale ordinaria ad aliquota bassa sulla ricchezza netta al di sopra di una certa soglia, cioè prevedendo una franchigia di almeno 800 mila € [16];
c) ritassare, come suggerito da Pierluigi Bersani, i capitali scudati;
d) eliminare lo scandaloso doppio stipendio ai magistrati fuori ruolo.

La concentrazione della ricchezza e le disuguaglianze sono scandalose e crescenti; basta leggere le statistiche (dell’ONU, dell’OCSE, della Banca d’Italia, non di “Liberazione” [11]), per rendersene conto. O il documento del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, uscito il 24-10 scorso [17]. O basta analizzare sulle spalle di chi, ripeto, sta gravando e graverà l’onere dei 140 miliardi di € (pari a 270.000 mld di Lire) delle manovre correttive varate dall’attuale governo nell’ultimo anno e mezzo. Anche… Catalano direbbe che è più equo se la crisi la pagano anche i ricchi (soprattutto quelli che l'hanno provocata), non solo i meno abbienti ed i poveri.


[1] Riforme delle Pensioni: Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010; Berlusconi/Sacconi, 2011.

[2] Il Sole 24 Ore Radiocor - Roma, 28 lug
“Inps: Civ approva consuntivo 2010, avanzo finanziario cala a 1,66 mld”

[3] Programma Nazionale di Riforma
Bozza* – novembre 2010
N.B.: nella proiezione ivi contenuta, non sono comprese le misure 2011 sulle pensioni.


[5] Joint Report of Pensions 2010 della Commissione europea - News
N.B.: I dati sono sintetizzati in questo articolo:

[6] La Normativa in Materia di Pensioni Pubbliche dopo le Manovre Economiche del 2011

[7] Punti salienti OCSE "Pensions at a Glance 2011"
Sintesi in italiano

[8] “L’austerità vista da sinistra”

[9] “L’avventurosa storia dell’istituto di previdenza dei dirigenti industriali”

[10] Dati ISTAT sulla base del Rapporto INPS (v. Fig. 7)
Il rapporto INPS 2010

[11] Distribuzione della ricchezza
oppure

[12] “EuroUnionBond per la nuova Europa”
di Romano Prodi e Alberto Quadrio Curzio

[13] “Risoluzione del Parlamento europeo dell’8 marzo 2011 su un finanziamento innovativo a livello mondiale ed europeo”

[14] “E Bankitalia rilancia l'Ici. Ripristinarla sulla prima casa ma tagliando le tasse sul lavoro”

[15] Abolizione dell’ICI
oppure

[16] Dossier “Imposta patrimoniale”
oppure

[17] “Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettiva di un’autorità pubblica a competenza universale”


P.S.: Per reperire i vari link attivi, do il link al mio 'post'
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2695770.html



Riporto la risposta di Ferruccio De Bortoli

Da:
Fdebortoli@rcs.it
Data:
15/11/2011 17:59
Grazie a lei
fdb


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