mercoledì 8 luglio 2015

Appunto sul costo del lavoro in Italia


A causa delle avarie frequenti della piattaforma IlCannocchiale, dove - in 4 anni e 5 mesi - il mio blog Vincesko ha totalizzato finora quasi 700.000 visualizzazioni, ho deciso di abbandonarla gradualmente. O, meglio, di tenermi pronto ad abbandonarla. Ripubblico qua i vecchi post a fini di archivio, alternandoli (orientativamente a gruppi di 5 al giorno) con quelli nuovi.

Post n. 427 del 31-01-2014 (trasmigrato da IlCannocchiale.it)
Appunto sul costo del lavoro in Italia


Da molti anni il dibattito politico e sociale è incentrato sul costo del lavoro italiano, ritenuto tra i più alti in Europa ed una delle cause principali della nostra bassa competitività, delle crisi industriali, delle delocalizzazioni aziendali, del calo dell’occupazione.

I casi più noti: della Fiat, tempo fa, [1] e dell’Electrolux, in questi giorni, [2] sembrano confermare appieno questa opinione.

Riporto, allora, questa analisi interessante, chiara ed utile di 2 anni fa, ma ancora valida (integrata da un documento altrettanto interessante allegato nel primo commento in calce), che fa chiarezza su queste tesi – in buona parte errate - riguardanti il tema in oggetto e quello connesso della produttività.

Perchè il ministro sbaglia su salari e costo del lavoro
Domenico Moro* - 07 Marzo 2012

Mi permetto di aggiungere per i profani:

Il costo industriale del lavoro (rilevato in contabilità industriale o analitica [3]) si compone di:
a)     retribuzione diretta (o “netto pagato”);
b)    retribuzione indiretta (oneri sociali e contributivi, sia a carico dell’azienda - 23,81% - che del lavoratore - 9.19% -); e
c)     retribuzione differita (TFR).

Le due componenti sub a) e c), ovviamente, sono al lordo delle imposte che gravano sul lavoratore e che vengono trattenute e versate al Fisco dal datore di lavoro; la componente sub b) viene anch’essa trattenuta e versata agli Enti previdenziali dal datore di lavoro.

Mensilmente (i report di Contabilità analitica hanno di norma periodicità mensile), nella retribuzione differita confluiscono anche i ratei di 13.a, 14.a, premio di produzione, ferie e simili.

La pensione non è inclusa nella “retribuzione differita”, ma scaturirà dall’accumulo dei contributi versati e che fanno parte della “retribuzione indiretta”.

L’azienda, parallelamente, contabilizza, in contabilità generale, [4] giorno per giorno, mese per mese ed anno per anno, gli stessi costi economici elencati sopra relativi a tutte le risorse umane in organico (separando e distinguendo il TFR allogato non in azienda, ma presso l’INPS od altri soggetti previdenziali) e, contestualmente, gli effettivi esborsi finanziari relativi ai soli lavoratori dimessi (per pensionamenti, dimissioni, licenziamenti, ecc.).

[1] FIAT
Pomigliano, il plebiscito non c'è stato. Fiat: "Lavoreremo con i sindacati firmatari"
23 giugno 2010
[2] LA NOTA DELLA MULTINAZIONALE SVEDESE: LA RIDUZIONE E’ DI 130 EURO AL MESE
Il balletto delle cifre di Electrolux. Serracchiani attacca: «Basta ricatti»
La proposta dell’azienda e il no compatto dei sindacati. La task force per abbassare il costo del lavoro. L’incubo Polonia
28 gennaio 2014 (modifica il 29 gennaio 2014)

Aggiornamento:

Andrea Ricci - 01 Febbraio 2014


Post collegato:

FIAT, Marchionne, cogestione e produttività


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