giovedì 16 aprile 2015

Esenzione della Chiesa dall’ICI: discussione con Piergiorgio Odifreddi

A causa delle avarie frequenti della piattaforma IlCannocchiale, dove - in 4 anni e 5 mesi - il mio blog Vincesko ha totalizzato 700.000 visualizzazioni, ho deciso di abbandonarla gradualmente. O, meglio, di tenermi pronto ad abbandonarla. Ripubblico qua i vecchi post a fini di archivio, alternandoli (orientativamente a gruppi di 5 al giorno) con quelli nuovi.

Post n. 102 del 09-12-2011 (trasmigrato da IlCannocchiale.it)
Esenzione della Chiesa dall’ICI: discussione con Piergiorgio Odifreddi


Riporto l’ultima fase di una lunga discussione tra Piergiorgio Odifreddi ed il sottoscritto sul tema dell’esenzione della Chiesa dall’ICI - tema ritornato attualissimo - avvenuta sul suo blog, per ultimo in calce al ‘post’ Porgere l’altro portafoglio (dopo che ne avevamo già discusso in calce a due suoi precedenti ‘post’).
Faccio notare che i dati da me contestati sono stati da lui pubblicati, come è riportato nel suo ‘post’, in un suo noto libro.

Traggo, per cominciare, due passi del suo ‘post’ introduttivo:
Avvenire tira in ballo anche me, per la citazione su L’Espresso di quello che viene definito un mio “misterioso libro, nel quale accuso la Chiesa di evasione”. In realtà, il “misterioso libro” non è altro che il ben noto Perchè non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici), che tante volte il cardinal Ravasi e altri collaboratori del giornale dei vescovi hanno attaccato e criticato: evidentemente, senza mai preoccuparsi di leggerlo. […].
Come se non bastasse, alle esenzioni fiscali statali si aggiungono anche quelle comunali: ad esempio dall’Ici, “Imposta Comunale sugli Immobili”, in quanto gli enti ecclesiastici si autocertificano come “non commerciali”. La Legge n. 248 del 2006, approvata sotto il governo Prodi, garantisce infatti l’esenzione dall’Ici agli enti “non esclusivamente commerciali”.
In tal modo i comuni italiani perdono un gettito valutato intorno ai 2 miliardi e 250 milioni di euro annui. La Santa Sede possiede infatti un enorme patrimonio immobiliare anche fuori della Città del Vaticano, in parte specificato dal Trattato del 1929: dal palazzo del Sant’uffizio a Piazza San Pietro a quello di Propaganda Fide a Piazza di Spagna, dall’Università Gregoriana al Collegio Lombardo, dalla Basilica di San Francesco ad Assisi a quella di Sant’Antonio a Padova, da Villa Barberini a Castelgandolfo all’area di Santa Maria di Galeria che ospita la Radio Vaticana, e che da sola è più estesa del territorio dell’intero Stato (44 ettari).

Ecco la terza puntata della discussione.

Caro Piergiorgio Odifreddi,
1) Lei scrive, di nuovo: “La Legge n. 248 del 2006, approvata sotto il governo Prodi, garantisce infatti l’esenzione dall’Ici agli enti ‘non esclusivamente commerciali’.”
Ripeto, per la terza volta (cfr. “Sono invalsi i giudizi” [*] e, recentemente, “Evasione fiscale, da che pulpito” [**]): dall’analisi dei testi normativi, risulta che il DL Bersani-Visco 223/2006, L. 248/06, non abbia introdotto, ma invece abbia abrogato (art. 39), a seguito di un emendamento al testo originario, l’esenzione dall’ICI relativa agli immobili della Chiesa strumentali alle attività commerciali, che era stata decisa da Berlusconi con DLgs. 203/2005, ma con una formulazione (sostengono le critiche lette) ambigua, il cavillo del “non esclusivamente”, per non far pagare alla Chiesa l’ICI. E’ falso, quindi, che Prodi abbia introdotto l’esenzione della Chiesa dall’ICI, ma viceversa che, per obbligo contratto con i due partiti comunisti prima delle elezioni, ha presentato un testo di abrogazione dell’esenzione decisa da Berlusconi; che poi un emendamento parlamentare (non governativo) al testo originario, approvato da una maggioranza trasversale, ha modificato, introducendo la formulazione ambigua, che comunque ha determinato una esenzione NON totale, ma parziale.

2) Lei scrive, di nuovo: “In tal modo i comuni italiani perdono un gettito valutato intorno ai 2 miliardi e 250 milioni di euro annui”.

Come utile termine di comparazione: gli immobili ad uso abitativo (trova i dati ufficiali in calce al mio ‘post’ sull’ICI), ripeto, sono 32 milioni; su questi, l’ICI persa a seguito dell’abolizione sulla prima casa ammonta complessivamente, al massimo, a 3,7 mld.
Sia per Wikipedia, sia, soprattutto, secondo l’ANCI, il mancato introito per l’esenzione della Chiesa dall’ICI ammonta a 400 milioni, cifra non trascurabile, ma molto lontana dall’importo da Lei indicato di 2,250 mld.

P.S.: sono non credente.

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caro vincesko,
non ho ben capito se stiamo giocando a scarica barile, cercando di far passare berlusconi come colui che ha introdotto l’esenzione dell’ici per la chiesa, e prodi colui che l’ha abolita.
in realtà, l’abolizione introdotta da berlusconi era un provvedimento temporaneo, introdotto nella finanziaria per il 2006, e tamponava una sentenza della corte di cassazione, che obbligava un ente religioso dell’aquila a pagare.
è vero che prodi ha dapprima abrogato quel provvedimento, dando grande risalto mediatico alla cosa. e poi l’ha reintrodotto ad agosto, nella miglior tradizione democristiana, col cavillo che conosciamo, anch’esso nella stessa tradizione.
la valutazione del mancato reddito, ovviamente, non era mia, ma derivava dalle fonti che ho citato. non ho problemi a credere che possa essere sbagliata, essendo comunque appunto una valutazione controfattuale.
ps. anch’io sono non credente. e dunque, più che far pagare l’ici alla chiesa, sarei apertamente per l’esproprio delle sue proprietà.

Caro Piergiorgio Odifreddi,
Lo scaricabarile (tutto attaccato) non c’entra: io, di solito, non faccio sconti a nessuno, neppure a Prodi. In questo caso, ho semplicemente, sulla base dell’esame dei documenti, ristabilita la verità dei fatti; e, indizio significativo (direbbe Auguste Dupin), debbo anche rilevare che Lei mi ha costretto a farlo per la terza volta. Ci riprovo per la quarta: Prodi l’aveva abolita, l’esenzione introdotta da Berlusconi (per adempiere ad un accordo preelettorale). L’”inghippo” è stato poi il frutto di un’iniziativa parlamentare, non del Governo, che poteva contare, come Lei sa benissimo, su una maggioranza risicatissima e molto indisciplinata (da cui l’accusa ricorrente a Prodi di non avere il controllo della situazione; d’altronde, si sa come andò a finire). (Francamente, non sono in grado di dire se la decisione dispiacque al cattolico Prodi o non).

Noto con piacere, intanto, che Lei ora si è finalmente “arreso” di fronte all’evidenza dell’ammontare del mancato introito derivante dall’esenzione. (Anche la scelta e/o l’accettazione acritica delle fonti costituirebbe per Auguste Dupin un indizio significativo…).

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caro vincesko,
non mi sono “arreso”. ho semplicemente evitato di impelagarmi in una discussione sulle fonti.
ad esempio, l’inchiesta de “il mondo” di qualche anno fa valutava al venti per cento del patrimonio immobiliare italiano le proprietà della chiesa. e al venticinque per cento quelle della città di roma (ovviamente, vaticano escluso). dunque, se anche il mancato introito dell’ici fosse di 3,7 miliardi di euro (ammesso, e non concesso), si potrebbe valutare l’esenzione per la chiesa a un miliardo circa: cioè, al doppio della sua valutazione.
naturalmente, il metodo più scientifico per dirimere la questione sarebbe di reintrodurre l’ici, togliere l’esenzione alla chiesa e vedere gli introiti…

Caro Piergiorgio Odifreddi (31.8  01:04),
Vedo che Lei non s’arrende mai ed ama ripetersi, costringendomi a fare altrettanto.
1) La stima di 400 milioni è di Wikipedia e dell’ANCI.
2) Un miliardo, ammesso e non concesso che sia la stima corretta (vedi punto successivo) è, in ogni caso, pari al 45% di 2,250 mld.
3) Sul dato del “Mondo”, Le ho già risposto lo scorso 1 giugno (cfr. “Sono invalsi i giudizi”): “Anche “Il Mondo” scrive di 20.000 tra immobili e terreni a Roma.
Gli immobili ad uso abitativo (trova i dati ufficiali in calce al ‘post’ sull’ICI), ripeto, sono 32 milioni!

Se ne ricava facilmente, a spanne, che se a 60 milioni di abitanti corrispondono 32 milioni di immobili residenziali, a 3 milioni di abitanti a Roma corrispondono 1,6 milioni di immobili residenziali. 20.000 equivalgono, quindi, ad appena lo 0,6%, e non arriviamo al 20 o 25% neanche se lo decuplichiamo.
La settimana scorsa, il sindaco Alemanno, in risposta ad un’interrogazione dei Radicali Italiani, ha quantificato in 11 milioni il mancato introito a Roma.
Pertanto, come nel ‘post’ predetto, concludo dicendo: Converrà che forse c’è qualcosa che non torna. Mi sa tanto di leggenda metropolitana, come per le 600.000 auto blu.
Alcuni mesi fa ebbi una discussione su un forum politico sul numero delle auto blu. La fonte dei dati del mio interlocutore era “Il Sole 24 ore”, dati confermati da Vincenzo Borgomeo di “Repubblica”. Feci una ricerca accurata e accertai che i dati del “Sole 24 ore” e di “Repubblica” erano di terza mano e completamente sballati. Le fantomatiche 600.000 auto blu, di cui da anni si ciancia in Italia, sono soltanto 86.000 circa!
Due settimane fa, ho scoperto che anche “Repubblica” ora parla di 90 mila auto blu.
Ecco l’analisi delle auto blu
http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/?t=post&pid=2569442


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Note:


Chi ha modificato la norma sull’esenzione della Chiesa dall’ICI
Fermo restando che la disciplina fu introdotta dal DLgs. 504/1992 (governo Amato), si ricava da Wikipedia “Finanziamenti alla Chiesa cattolica in Italia”:
“Il contenuto del decreto, decaduto per mancata conversione in legge nei tempi utili, viene ripreso nel decreto fiscale collegato alla legge finanziaria 2006 [governo Berlusconi], in cui si estende l’esenzione anche alle organizzazioni no-profit e alle Chiese con cui lo Stato ha stretto un’intesa”.

Infatti (come ho riportato nella discussione con PGO, in data 30.8 18:55), l’art. 39 del DL Bersani-Visco 223/2006, L. 248/06 (governo Prodi), abroga l’art. 7, comma 2 bis del DL 203/2005 + L. 248/2005 (governo Berlusconi):
Art. 39. Modifica della disciplina di esenzione dall'ICI
1. All'articolo 7 del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, il comma 2-bis è sostituito dal seguente: «2-bis. L'esenzione disposta dall'articolo 7, comma 1, lettera i), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, si intende applicabile alle attività indicate nella medesima lettera che non abbiano esclusivamente natura commerciale.».
(( 2-bis. L'esenzione disposta dall'articolo 7, comma 1, lettera i), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, si intende applicabile alle attivita' indicate nella medesima lettera a prescindere dalla natura eventualmente commerciale delle stesse )).

E’ quasi superfluo notare che la discussione tra PGO e chi scrive verteva sul fatto che fosse stata una decisione di Prodi, mentre invece – come ho dovuto scrivere per 4 volte - si trattò di un emendamento parlamentare approvato da una maggioranza trasversale.

Oratori
Ricavo dalla voce predetta di Wikipedia:
 Oratori
La "legge sugli oratori" (L. 203/2003) è presentata alla Camera dei deputati nel 2001 da Luca Volonté, Rocco Buttiglione ed altri parlamentari dell’Udc; passa il 19 giugno 2003, e grazie all'intervento del Presidente del Senato Marcello Pera, che ne consente l’esame in Commissione Affari Costituzionali del Senato in sede deliberante, ovvero senza passaggio in aula, è approvata nell'agosto dello stesso anno. […].Il mancato introito da parte dei comuni derivante dall'esenzione dall'ICI sui locali degli oratori, sancito dalla stessa legge 203 e calcolato in 2,5 milioni di euro annui, viene coperto interamente dallo Stato.

Statistiche degli immobili
Le “Statistiche catastali 2008” dell’Agenzia del Territorio sono in calce a questo ‘post’:
Abolizione dell’ICI

Avvenire
Dossier: Chiesa e ICI


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