giovedì 7 maggio 2015

Quella volta che le mucche fermarono il tiro degli obici

A causa delle avarie frequenti della piattaforma IlCannocchiale, dove - in 4 anni e 5 mesi - il mio blog Vincesko ha totalizzato 700.000 visualizzazioni, ho deciso di abbandonarla gradualmente. O, meglio, di tenermi pronto ad abbandonarla. Ripubblico qua i vecchi post a fini di archivio, alternandoli (orientativamente a gruppi di 5 al giorno) con quelli nuovi.

Post n. 173 del 24-07-12 (trasmigrato da IlCannocchiale.it)
Quella volta che le mucche fermarono il tiro degli obici


Ovviamente, ne avevo già viste prima, ma come quelle alpine, sul magnifico altopiano di Asiago, [1] no. Sto parlando delle cacche enormi, sparse in giro dalle mucche.
Ricordo il mio battesimo del fuoco, nell'agosto del '67. Eravamo quasi pronti, noi del XIV Gruppo di Artiglieria Pesante, al comando dell’ottimo Ten. Col. Stelio Cortolezzis [2], di stanza a Trento (Caserma "G. Pizzolato", sede del 9° Reggimento di Artiglieria Pesante, che ci ospitava in attesa che costruissero la caserma del XIV Gruppo) a sparare con i nostri obici [3] da 203/25, [4] di fabbricazione americana, i più grandi in dotazione dell'Esercito italiano, con una gittata massima di 17 Km, dopo aver fatto lo sgombero del poligono di tiro, quando dovemmo sospendere tutte le operazioni, perché improvvisamente vedemmo scendere giù, lungo il pendio della montagna, una mandria di mucche che erano sfuggite allo sgombero. Una di esse, credo l'ultima, s'impigliò nel cavo telefonico steso per terra a collegare la tenda comando con la batteria dei 4 obici, distante 60-70 metri. Tentai di far sfilare il cavo sotto la sua zampa, ma la tensione stessa lo fece spezzare.
Dopo la riparazione del cavo telefonico, riprendemmo tutti (il Sotto Comandante di Batteria, Ten. Mariano Coccìa, il sergente P., di Torino, e i due specializzati al tiro: il sottoscritto, che dovette improvvisarsi specializzato alla misurazione per l’improvviso trasferimento del commilitone addetto, e l’altro collega che mi sostituiva ai calcoli), i nostri posti nella tenda comando, dove era situato il tavolo con gli strumenti per il calcolo manuale dei dati di tiro: lo spillo, che rappresenta la posizione del pezzo base (il primo di destra della batteria) e che blocca e fa ruotare l'alidada [5] (nome di origine araba), che è una riga (per misurare la lunghezza) dotata di un incavo nell’angolo di una delle 2 estremità e, più o meno a metà della stessa, di un semicerchio (per misurare la direzione); l'alidada, appunto; ed il libro con i parametri per la conversione dei dati (tavole di tiro).
Ricevemmo le coordinate relative all’obiettivo dal Comandante di Batteria (che da un’altura svolgeva le funzioni di Ufficiale Osservatore), segnammo il punto sulla tavola di tiro, misurammo la distanza e l’angolo di direzione; dal libro ricavammo l’angolo di alzo, che va sommato all’angolo di sito preventivamente calcolato, ed il tipo di carica da utilizzare e comunicammo i dati di tiro (angolo di tiro, che è la somma dell’angolo di sito e dell’angolo di alzo, ed angolo di direzione, oltre al tipo di carica) telefonicamente al sergente responsabile del pezzo base. Alla sua comunicazione di “pezzo pronto”, il Sotto Comandante di Batteria ordinò il fuoco. Dopo un po’, sentimmo il boato del primo proietto da 81 Kg sparato dall’obice ed avvertimmo lo spostamento d’aria che fece ondeggiare la tenda. Mi preoccupai un po’, ma già dal secondo tiro diventò quasi piacevole. Dopo l’aggiustamento di tiro ad opera del pezzo base col metodo della forcella: + o - 400,  + o - 200, + o – 100 e + o – 50 (ma ne saltammo un paio perché il tiro era risultato già preciso, anche perché l’esperto sergente, in assenza del dato meteorologico, aveva apportato una correzione per compensare direzione e intensità del vento, e l’obice 203/25 ha una rosa di tiro di 400 m), il Sotto Comandante ordinò l’intervento di batteria. [6]
Intanto, il sergente, di nascosto, aveva pensato bene di dileguarsi per andare in cerca di funghi, che provvedemmo a portare la sera alla trattoria dove ci aspettava l’ostessa assieme alle sue belle figlie che ci fecero compagnia a tavola.
In effetti, il campo estivo ad Asiago, che era stato preceduto da una 3 giorni davvero terribile di esercitazioni sul greto asciutto del torrente Avisio vicino Trento, [7] fu il periodo, purtroppo breve (meno di 10 giorni, poiché eravamo là con una sola Batteria, a sparare una ventina di colpi complessivamente, di supporto al XV Gruppo nostro gemello di stanza a Brescia; al campo invernale era avvenuto il contrario) più piacevole e leggero della nostra naja, piuttosto dura, di Gruppo (operativo) di Artiglieria pesante, facente parte della Terza Brigata Missili. [8]

[1] Asiago (da Wikipedia)
[2] Ten. Col. Stelio Cortolezzis
[3] Obice (da Wikipedia)
[4] Obice 203/25 (da Wikipedia)
[5] Alidada (da Wikipedia)
[6] Tiro (balistica) (da Wikipedia)
[7] Torrente Avisio (da Wikipedia)
[8] Terza Brigata Missili (da Wikipedia) [*]

[*] La voce di Wikipedia è carente per la composizione, poiché non include (anni ’60) i 2 Gruppi di Artiglieria pesante, che ho invece trovato in quest’altra voce:
9º Gruppo artiglieria pesante "Rovigo" (da Wikipedia)

(NB: se l'ultimo link non esce completo, cliccare su "lista delle voci" e poi su '9° gruppo artiglieria pesante "Rovigo"')

* Il link non è più attivo, riporto la voce:

Ex Comandanti » Reggimento » Comandanti
Colonnello Stelio CORTOLEZZIS
Conseguita dal 31 dicembre 1966 la promozione al grado di Tenente Colonnello, dal settembre 1966 al giugno 1967 frequenta l'89° corso Superiore di Stato Maggiore presso la Scuola di Guerra di Civitavecchia ed il 14 settembre seguente - terminato con successo il corso di SM e brevettato t.SG - viene assegnato alla 3ª Brigata missili, quale Comandante del 14° Gruppo [Artiglieria] pesante di Trento.

Lasciato il 30 settembre 1969 il comando di gruppo e tradferito a Roma quale "Ufficiale addetto" alla 3ª Sezione del 3° Reparto Ufficio Ordinamento dello SME, dal 1° giugno 1970 viene assegnato alal Sezione Meccanografica dell'Ufficio Statistica Meccanografica e Ricerca Operativa (StaMeRO), sempre dello SME e nel giugno 1970 viene nominato Capo Ufficio StaMeRO dello SME.

Conseguita dal 31 dicembre 1970 la promozione la grado di Colonnello e confermato nel precedente incarico, il 28 settembre 1972 viene nominato Comandante del Reggimento Artiglieria a Cavallo di Milano, incarico che mantiene fino al 22 settembre 1974 e dal 5 ottobre seguente riassume a Roma la carica di Capo Ufficio StaMeRO dello SME, incarico che mantiene fino al 30 dicembre 1976.

Conseguita nel dicembre 1976 la promozione al grado di Generale di Brigata, dal 20 gennaio 1977 è nominato Comandante della 32ª Brigata corazzata "Mameli" di Tauriano (UD) ed il 31 ottobre 1978, cessato dal comando, passa a disposizione del Comando 5° Corpo d'Armata di Vittorio Veneto.

Divenuto dal 20 novembre 1978 Comandante del CALE (Centro Aviazione Leggera dell'Esercito) di Viterbo dal marzo al luglio 1979 frequenta con successo il 57° corso per Piloti di Elicotteri ERIU - 3 e dal 20 ottobre 1979 è infine nominato Ispettore dell'ALE a Roma dove, nel gennaio 1980, consegue la promozione al grado di Generale di Divisione.

Collocato da 31 dicembre 1982 in soprannumero all'organico del proprio grado, dal 1° gennaio 1984 è posto nella posizione "a disposizione" (SPAD) e dal 30 dicembre 1985, cessato dalla carica di Ispettore dell'ALE, vien collocato in Aspettativa per Riduzione di Quadri (ARQ) (Art. 7 della Legge 10 dicembre 1973 n.804) nella forza assente del Comando regione Militare Centrale di ROMA.

Posto dal 2 gennaio 1987 in ausiliaria con il grado di Generale di Corpo d'Armata, muore a Roma il 5 novembre 1987.

Ispettore dell'Aviazione Leggera dell'Esercito (20 ottobre 1979 - 31 dicembre 1982), Pilota Osservatore (24 gennaio 1958), Pilota di Aereo ed Elicottero, è decorato della Croce d'Oro con Stelletta per anzianità di servizio (1984), della Medaglia d'Oro al merito di lungo comando (1984), della Medaglia Aeronautica d'Oro (1° grado) al merito di lunga navigazione aerea (1981), della Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare (1984) e della Croce di Grand'Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (1984).


(Massimo Iacopi, IL REGGIMENTO ARTIGLIERIA A CAVALLO ED IL 2° REGGIMENTO ARTIGLIERIA CELERE attraverso le vicende storiche del 2° Gruppo a Cavallo, VOLUME II - pag. 174, 2002)

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