giovedì 19 marzo 2015

Analisi quali-quantitativa/2 - Abolizione dell‘ICI


A causa delle avarie frequenti della piattaforma IlCannocchiale, dove - in 4 anni e 5 mesi - il mio blog Vincesko ha totalizzato 700.000 visualizzazioni, ho deciso di abbandonarla gradualmente. O, meglio, di tenermi pronto ad abbandonarla. Ripubblico qua i vecchi post a fini di archivio, alternandoli (orientativamente a gruppi di 5 al giorno) con quelli nuovi.

Post n. 10 del 04-11-2010 (trasmigrato da IlCannocchiale.it)
Analisi QQ/2/Abolizione dell‘ICI

Dopo lo spreco del salvataggio Alitalia, un altro spreco fu quello dell'eliminazione dell'ICI ai più abbienti.
L'abolizione dell'ICI è passata per tre fasi: le prime due volute da Prodi, che - forse  anche per controbattere la riduzione delle tasse propagandata da Berlusconi fin dal '94 (“Meno tasse per tutti”),  ma comunque in armonia con la politica redistributiva perseguita dal centrosinistra - hanno interessato i redditi bassi e comportato minori entrate per circa 1,5 miliardi; la terza, decisa da Berlusconi, che ha riguardato invece i redditi alti e comportato un minore introito molto più elevato.
Più sotto, ho elencato le pecche del provvedimento di abolizione: sono molteplici e gravi e in contraddizione stridente con le politiche di decentralizzazione affermate e sbandierate dal centrodestra, segnatamente dalla Lega Nord, da poterne inferire un'assenza di visione prospettica, di disegno strategico, di respiro programmatorio (punti di forza invece del prof. Prodi), sostituiti da slogan e obiettivi di basso profilo slegati tra loro, che costituiscono - per chi li sappia leggere - la cifra drammaticamente fedele e probante dei limiti, dell'incompetenza e dell'inadeguatezza del Berlusconi politico (nonché della sua preoccupante prodigalità quando si tratti di soldi pubblici).

E, parallelamente, della colpevole acquiescenza del ministro dell'Economia Tremonti, la cui inerzia successiva è perfettamente spiegabile proprio alla luce dei gravi errori commessi con:

 a) l'abolizione dell'ICI (nell'ipotesi massima, 2,2 miliardi, da sommare a 1,5 miliardi deciso da Prodi), b) il salvataggio dell'Alitalia (3,1+2 miliardi), senza contare il generoso risarcimento alla Libia (5 miliardi di dollari in 20 anni) e lo scialo del vertice G8 (400 milioni).  
Qualche mese fa, ci fu la protesta dei sindaci lombardi, alle prese con le ristrettezze dei bilanci comunali.
L'origine del problema è legata in buona parte proprio alla decisione di Silvio Berlusconi – dopo quella discutibile e costosa del salvataggio dell'Alitalia (vedi 'post'  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2555569.html o http://vincesko.blogspot.it/2015/03/analisi-quali-quantitativa1-piano.html ) - di abolire l'ICI ai più abbienti (a tutti gli altri era stata già tolta dal governo Prodi), per mantenere un impegno assunto in campagna elettorale.
E' stata una scelta negativa sotto molteplici punti di vista.
1. Dal punto di vista dei principi: lo Stato Centrale ha eliminato (tranne per le prime case di lusso, ma che assommano a 40.000 unità immobiliari appena, su oltre 32 milioni) un'imposta comunale, ledendo: a) l'autonomia dei Comuni, b) il principio di sussidiarietà e c) le regole strategiche del federalismo fiscale.
2. Dal punto di vista economico-finanziario, togliendo certezza di risorse proprie ai Comuni, soltanto teoricamente compensate del minor gettito dai trasferimenti statali sostitutivi, mettendo così a rischio – come sta avvenendo – l'erogazione dei servizi ai cittadini.
3. Dal punto di vista dell'equità fiscale, poiché i ¾ dell'ICI abolita va ai ceti più abbienti (molto meno numerosi).
4. Dal punto di vista dell'effetto atteso sui consumi, proprio perché il risparmio riguarda soprattutto i redditi più elevati.
5. Dal punto di vista delle entrate complessive, la cui riduzione di gettito è assommata ad una cifra – essendoci stime diverse - compresa in un range che va da 2 miliardi circa a 3,7 miliardi, cifra comunque notevole che – assieme al costo del salvataggio dell'Alitalia, pari a 3,1 miliardi (+ 2 miliardi di ammortizzatori sociali) – avrebbe potuto rappresentare una cospicua riserva finanziaria per far fronte alla terribile crisi economica in corso (poi, guarda caso, compensata dallo scudo fiscale a... prezzi di saldo).
6. Dal punto di vista della copertura finanziaria, dal momento che il fondo statale compensativo pari a 2,5 miliardi per ciascuno degli anni 2008, 2009 e 2010 sembra non congruo, se è vera la stima prossima ai 3,7 miliardi, basata sui certificati di conto consuntivo, con un effetto inevitabile sulle compensazioni ai Comuni e sui loro bilanci.

Statistiche catastali 2008
link sostituito da:

Statistiche catastali 2009

Statistiche catastali 2010
link sostituito da:

Statistiche catastali 2011
link sostituito da:


Articolo collegato:

Legautonomie
22 Luglio 2010
Federalismo, Istat: senza Ici raddoppiata dipendenza comuni
Il grado di “dipendenza erariale” dei Comuni, cioè il rapporto tra quanto lo Stato dà a un Comune e le entrate complessive dello stesso, è quasi raddoppiato con l'abolizione dell'Ici. Lo rende noto l'Istat nel corso di un'audizione alla Commissione parlamentare di vigilanza sull'anagrafe tributaria sul federalismo fiscale. “Il grado di dipendenza erariale degli enti locali - ha detto il presidente dell'Istat Enrico Giovannini -, misurato come quota dei contributi e trasferimenti statali sul totale delle entrate correnti, per i Comuni era intorno al 15% nel 2005-2006 ed è salito al 26-27% nel biennio successivo, a causa dell'abolizione parziale dell'Ici”.
   Il grado di “dipendenza erariale”, nel 2008 - ultimo anno per cui sono disponibili i dati - è più forte al Sud (34,7%) e alle Isole (31,4%), rispetto al Centro (25,9%), Nord-Ovest (25,5%) e Nord-Est (18,1%). È quanto risulta dai dati Istat diffusi oggi in Parlamento. La media del 26,7% registrata in Italia tocca percentuali del 37,3% in Basilicata, del 37,1% in Campania e del 36,7% in Calabria. Sono in linea con la media invece grandi Regioni come Lombardia (nella quale il grado di «dipendenza erariale» è al 25,2%) e Lazio (26,0%).
   L'abolizione dell'Ici sulla prima casa ha toccato soprattutto il Centro e il Nord dove il grado di dipendenza fiscale per i Comuni nei confronti dello Stato è più che raddoppiato (nel 2005 nel Nord-Ovest era al 7,3% e nel 2008 è passato al 25,5%; nel Nord-Est dal 5,1% al 18,1%; al Centro dall'11,8% al 25,9%). Al Sud il grado di dipendenza era sostenuto con tutta l'Ici: nel 2005 era al 30,2%. Nelle Isole era addirittura superiore: nel 2005, con l'Ici, era al 34% e nel 2008 al 31,4%.
ANSA
22-LUG-10 16:28
FEDERALISMO:DIPENDENZA COMUNI SENZA ICI,TRIPLICA NORD/SCHEDA
ISTAT, A SUD SEMPRE ALTA CON O SENZA IMPOSTA PRIMA CASA (ANSA) - ROMA, 22 LUG - L'abolizione dell'Ici sulla prima casa ha raddoppiato il ''grado di dipendenza erariale'' dei Comuni, ovvero il peso dei trasferimenti dello Stato rispetto alle entrate complessive, tecnicamente - spiega l'Istat - il rapporto tra ''contributi e trasferimenti statali correnti e le entrate correnti'' del Comune. Ma mentre nel Nord il rapporto e' triplicato, al Sud si registra un grado di dipendenza costante negli anni perche' era sostenuto anche quando i Comuni incassavano l'Ici sulla casa di abitazione. E' quanto risulta dai dati Istat illustrati oggi in Parlamento. Ecco una scheda con il grado di dipendenza erariale dei Comuni nel 2005 e nel 2008, prima e dopo l'abolizione dell'Ici sulla prima casa. I dati sono suddivisi per Regioni e macro-aree. Fonte: Istat
GRADO DI DIPENDENZA ERARIALE DEI COMUNI

REGIONI 2005 2008: Piemonte 10,2% 27,7% Valle d'Aosta 0,9% 2,4% Lombardia 5,6% 25,2% Liguria 10,0% 24,9% Trentino Alto Adige 0,7% 0,6% Veneto 7,4% 25,9% Friuli Venezia Giulia 2,0% 1,7% Emilia Romagna 5,5% 23,3% Toscana 7,9% 25,5% Umbria 15,0% 29,5% Marche 11,3% 24,3% Lazio 14,1% 26,0% Abruzzo 16,8% 27,6% Molise 23,5% 26,6% Campania 33,8% 37,1% Puglia 26,1% 32,4% Basilicata 34,4% 37,3% Calabria 35,0% 36,7% Sicilia 37,6% 35,4% Sardegna 24,2% 21,3% ITALIA 15,4% 26,7% Nord-Ovest 7,3% 25,5% Nord-Est 5,1% 18,1% Centro 11,8% 25,9% Sud 30,2% 34,7% Isole 34,0% 31,4% (ANSA).

Nessun commento:

Posta un commento