martedì 31 gennaio 2017

Dialogo con un neo-liberista sull’Euro, la BCE e dintorni in un sito keynesiano



Riporto la lunga discussione tra me e un neo-liberista fanatico, Enzo Michelangeli (un professionista informatico emigrato a Hong Kong e collaboratore in passato del sito neo-liberista NoisefromAmerika http://noisefromamerika.org/profilo-utente/enzo-michelangeli), sul tema dell’Euro, della BCE e dintorni, svoltasi in gennaio in calce al seguente articolo del sito Keynesblog.
Più ne incontro e “bastono” volentieri, più debbo constatare che gli elementi comuni dei neo-liberisti sono il fanatismo, la spietatezza, l’autorazzismo che rasenta la fellonìa ed il funzionamento abnorme del principio di realtà.

Neppure i noeuro sanno come uscire dall’euro
Pubblicato da keynesblog il 10 dicembre 2016


Il bilancio italiano e’ di circa 800 miliardi di euro.
Significa che lo stato Italiano puo’/deve spendere 800 miliardi l’anno.
Circa il 90% di tali spese corrisponde a pensioni e stipendi della pubblica amministrazione.
Reintroducendo la Lira, si pagherebbero pensioni e stipendi stampando in proprio e gli 800 miliardi del bilancio rimarrebbero in tasca al Governo per le epese piu’ opportune, vedi riduzione del debito.

@bertoldo
Citazione: “Circa il 90% di tali spese [830 mld] corrisponde a pensioni e stipendi della pubblica amministrazione”.
Numeri del Lotto: non arrivano neppure al 50%. La spesa pensionistica (al netto delle imposte – 45 mld – e al lordo di 20 mld di assistenza) liquidata nel 2014 è pari a 193 mld;[1] il costo del lavoro dei dipendenti pubblici (al lordo delle imposte e del personale esterno) è pari a 160 mld. Anche sommando gli importi lordi (193+160), avremmo 353 mld, pari al 42,5%.
[1] “L’importo complessivo annuo risulta pari a 192,6 miliardi di euro, di cui 173 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali.Il 66% dell’importo è erogato dalle gestioni lavoratori dipendenti, il 23,8% da quelle dei lavoratori autonomi, il 10,1% da quelle assistenziali”.
http://www.inps.it/portale/default.aspx?sID=;0;&iMenu=1&NewsId=TUTTI&sURL=/docallegati/UfficioStampa/comunicatistampa/Lists/ComunicatiStampa/cs150430_bis.pdf

***

La deflazione non è solo nell’ area euro e le banche han molti problemi anche in UK dove l’ euro non è mai pervenuto e persino tra i crucchi che, secondo la narrativa antieuro si sono avvantaggiati dall’ introduzione della moneta unica, quindi no: non è colpa dell’ euro se le banche sono messe male, inventane una migliore.

@ihavenodream
Citazione: “non è colpa dell’ euro se le banche sono messe male, inventane una migliore”.
Risposta semplicistica. La spiegazione è invece articolata: in sintesi, (a) è il sistema UE-Euro monco, inclusa la Commissione europea e in particolare la BCE, per scarsa indipendenza dalla Germania; (b) la politica monetaria e la politica economica risentono di questa scarsa indipendenza e sono tarate nell’interesse prevalente della Germania (e suoi satelliti); e (c) quando si dice che l’Italia va male perché non ha fatto le riforme strutturali si pecca di parziale ignoranza, e perché l’Italia presenta un avanzo primario da 20 anni, e perché ha varato la riforma pensionistica più severa (Dini + SACCONI + Fornero) e messo in sicurezza i conti pensionistici (e quindi, secondo la Commissione europea e centri studi perfino tedeschi, il debito pubblico http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2016/02/28/debito-italiano-a-rischio-anzi-il-piu-sostenibile/) nel lungo periodo.
I difetti strutturali dell’Italia sono seri e annosi, ma essi sono stati esacerbati dall’introduzione dell’Euro, che è rimasto un sistema monco. Le sofferenze bancarie all’inizio della crisi erano pari a 40 mld, poi in 6 anni sono quasi quintuplicate a causa della crisi economica imposta dall’UE per conto della Germania, che ha distrutto quasi il 25% dell’apparato produttivo italiano.
POLITICA MONETARIA E FISCALE.
Com’è noto, la BCE ha varato il QE nel marzo 2015, con un ritardo di 6 anni rispetto alla FED e alla BoE, per non parlare della BoJ.
E’ falso, come scriveva Bini Smaghi, ex membro del Consiglio direttivo della BCE, in un recente articolo sul Corriere della Sera,[*] che “In sintesi, come avevano sottolineato gli oppositori alla politica monetaria espansiva della Bce, questa non è stata seguita da un’azione strutturale di risanamento delle finanze pubbliche”.
E’ una doppia bugia: (a) il risanamento dei conti pubblici in Italia è iniziato nel 2010 (la prima manovra correttiva dopo la crisi della Grecia è stata il DL 78 del 31.5.2010, convertito dalla Legge 122/2010, di 62 mld cumulati) ed è stato mastodontico: nella scorsa legislatura, sono state varate manovre correttive per 330 mld cumulati, 4/5 dal governo Berlusconi, pari a 267 mld cumulati, distribuiti in maniera molto iniqua, e 1/5 dal governo Monti, pari a 63 mld cumulati, ripartiti in modo più equo (vedi IMU, patrimonialina sui depositi, TTF),[**]
Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):
– governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);
– governo Monti 63,2 mld (19,2%);
Totale 329,5 mld (100,0%).
per far fronte soprattutto agli accresciuti oneri per interessi passivi, proprio a causa della quasi latitanza della BCE, i cui interventi a favore degli Stati in crisi si sono limitati all’SMP per 209 mld, di cui 99 all’Italia (tra il maggio 2010 e il marzo 2011, la BCE ha acquistato titoli di Stato greci, irlandesi e portoghesi; da agosto 2011 a gennaio 2012, titoli italiani e spagnoli), al famoso e decisivo “whatever it takes” di Draghi del luglio del 2012, che non è costato 1 solo € alla BCE, e agli OMT, mai implementati finora; in più, a differenza della FED (i cui interventi invece sono stati massicci), sterilizzando ogni volta gli importi, cioè riducendo di un pari importo la massa monetaria, per paura della (fantomatica) inflazione; (b) all’azione della BCE, doveva essere accompagnata, non tanto o almeno non solo le cosiddette riforme strutturali, che, se sono utili, lo sono soltanto nel medio-lungo periodo, ma anche una politica fiscale espansiva anticiclica da parte degli Stati, come suggerito anche sia dal FMI che dalla metà buona del presidente Draghi (vedi, ad esempio, il suo intervento a Jackson Hole, nell’agosto del 2014, considerato eterodosso da tutti i commentatori, per cui Draghi telefonò alla cancelliera Merkel per giustificarsi). Purtroppo, la Germania, per bocca della Commissione europea, l’ha impedito, discriminando l’Italia (e non solo), come attestano i dati EUROSTAT,[***] e quanto ha scritto la Corte dei Conti europea.[****]
Forse non è irrilevante aggiungere 2 notazioni:
La prima è che, nell’ambito del programma SMP, gli acquisti da parte della BCE di titoli di Stato italiani cominciarono il 22 agosto 2011, cioè 17 giorni dopo l’invio della famosa (o famigerata) lettera del 5.8.2011 della BCE, firmata da Trichet e Draghi, e 9 giorni dopo il varo da parte del governo Berlusconi-Tremonti del DL 138 del 13.8.2011, di 60 mld cumulati, contenente una buona parte delle misure chieste nella predetta lettera, e che faceva seguito, a distanza di neppure 40 giorni, al DL 98 del 6.7.2011, di 80 mld cumulati;
La seconda è che tutte le misure strutturali (cioè permanenti) delle manovre correttive, tra cui, ad esempio, la riforma delle pensioni Sacconi (2010 e 2011), ben più severa e incisiva della tanto vituperata riforma delle pensioni Fornero, valgono tuttora.
In dettaglio, gli interventi di politica monetaria non convenzionali della BCE hanno contemplato:
(a) l’SMP (Securities Markets Programm); con l’annuncio delle caratteristiche tecniche delle ODM il 6 settembre 2012, è stato posto termine all’SMP;
(b) gli OMT (Outright Monetary Transactions), cioè l’acquisto illimitato di titoli di Stato, sul mercato secondario, con contestuale sterilizzazione, mai implementati.
“Nell’agosto 2012, la BCE ha annunciato la predisposizione delle OMT (in italiano ODM), (OPERAZIONI DEFINITIVE MONETARIE (ODM), specificandone ulteriormente le caratteristiche tecniche in settembre. Queste ODM sono tese a salvaguardare un’appropriata trasmissione della politica monetaria e l’unicità della politica monetaria nell’area dell’euro. […]”
Non sono mai stati implementati, ma erano talmente reali ed effettivi che la Corte Cost. tedesca fece contro di essi ricorso alla Corte di Giustizia Europea, perdendolo com’è noto, poiché sono stati dichiarati compatibili con la normativa UE dalla Corte di Giustizia europea.
(c) Le Open market operations (Operazioni di mercato aperto), cioè LTROs e TLTROs, destinate alle banche;
(d) l’APP (Asset purchases programme), cioè il QE (Quantitative Easing); in italiano, Programma di acquisto di attività (PAA): titoli di Stato, titoli emessi da istituzioni sovranazionali europee, obbligazioni societarie, titoli derivanti da cartolarizzazioni e obbligazioni garantite a un ritmo di 80 miliardi di euro al mese (da marzo 2015 fino a marzo 2016 l’importo era pari a 60 miliardi di euro).
Il QE è stato varato nel marzo 2015, quando era PdC Renzi. Pier Giorgio Gavronski sostiene che c’è un patto riservato tra Draghi e Renzi: sostegno della BCE contro riforme strutturali dell’Italia, per premere sulla Germania affinché faccia una politica economica espansiva.
[…]
***

Enzo Michelangeli 18 dicembre 2016 alle 03:23
Mah, se Draghi non fosse intervenuto sicuramente le cose avrebbero preso una cattiva piega, ma piu’ per l’Italia e gli altri paesi della periferia che per l’Euro in se’. E’ vero che quando un paese debitore fa default la cosa si ripercuote anche sui creditori, ma come abbiamo visto in passato (p.es. il caso dell’Argentina nel 2001 quando salto’ il currency board col dollaro, o quello piu’ controllato della Grecia che ha fatto default sul 52% del suo debito sovrano pur senza uscire dall’unione monetaria) a soffrire di piu’ sono i primi.
Sull’intervento dell’ESM, a me pare che abbia dato ottimi risultati per Bankia in Spagna. Il punto e’ questo:
1. Per ricapitalizzare il sistema bancario servono soldi “veri”, non trucchi contabili.
2. Nessun investitore privato mette i propri soldi senza qualche garanzia legale che li riavra’ indietro, quindi servono istituzioni pubbliche almeno a controllo e garanzia del processo.
3. Di queste, i governi dei paesi della periferia si sono dimostrati inaffidabili, proprio perche’ rispondono all’elettorato locale, il quale ha interesse a non pagare per errori e misfatti dei passati governi da esso a suo tempo eletti.
Quindi, la contropartita di un salvataggio dall’esterno (che e’ l’unico possibile) richiede un controllo politico dall’esterno, in modo da proteggere i legittimi interessi di chi fornisce le risorse finanziarie. UE, BCE e (se ci sta) FMI sono le istituzioni migliori per questo, dato che rispondono a governi democraticamente eletti, non alla “tecnocrazia filofinanziaria”. A meno che ripagare i prestiti come precedentemente pattuito non sia per lei un concetto da tecnocrati filofinanziari, nel qual caso temo che i suoi discendenti avranno un futuro poco roseo.

@Enzo Michelangeli
Visione ottimistica. La Commissione europea non è eletta ma nominata e non risponde ai Governi nazionali. La BCE è indipendente dal potere politico (art. 7 Statuto). Questo in teoria, poiché la storia attesta che sia la prima che la seconda sono (stati) indipendenti da tutti, tranne che dalla Germania.

Enzo Michelangeli 13 gennaio 2017 alle 16:49
@vincesko: a me non dispiace se il controllo politico e’ della Germania: l’Italia avrebbe tutto da guadagnarci.

@Enzo Michelangeli
Assolutamente no. 1. La storia insegna che la Germania è arrogante fino all’ottusità ed incapace di leadership politica, perché l’establishment tedesco persegue egoisticamente e ottusamente il suo esclusivo interesse economico e manipola in tal senso l’opinione pubblica tedesca. 2. La gestione della crisi attuale asimmetrica conferma in pieno tale lezione. 3. Gli interessi economici di breve-medio-lungo periodo tra l’Italia e la Germania sono dunque divergenti, a meno che non si voglia accettare la subordinazione dell’Italia alla Germania e quindi l’alea connaturata ad una leadership arrogante, egoista e ottusa.

***

Ma chi lo dovrebbe nominare il cda di Banca Italia? i marziani? perchè il cda delle altre banche centrali chi lo nomina? e cmq si se è sottoposto al controllo degli organismi di garanzia pubblici e alle leggi sulle pubbliche amministrazioni, Corte dei Conti e quant’altro per me basta e avanza. Semmai il problema è che nemmeno gli organismi pubblici di garanzia funzionano, ma questo è davvero un altro discorso.
Più in generale il problema dell’area euro oggi come oggi è duplice: la prima parte è che le regole di funzionamento sono sbagliate, tra le regole da cambiare c’è sicuramente il meccanismo di tutela del debito pubblico da parte della Bce, a cui Draghi sta parzialmente supplendo con il Qe, ma occorrerebbe invece un meccanismo per ridurre gli spread tra i debiti dei paesi, del tipo: la Bce si impegna a comprare i titoli pubblici dei paesi il cui spread dal titolo pubblico più basso è sopra i 50 punti base, in tal modo il mercato stesso riallineerebbe gli spread senza nemmeno che la Bce debba di fatto mai intervenire. L’altra regola sballata che è ormai sempre di più un elefante nella stanza è il 3% di deficit, perchè non ha alcun senso macroeconomico, a volte devi fare il 3%, a volte il 9, a volte lo 0, dipende dal ciclo; e poi una volta che la Bce garantisce il debito di tutti i paesi sarebbe più coerente ragionare in termini di avanzo e disavanzo primario, non più di deficit.
Il secondo problema che ha l’area euro pero’, che non tutti mettono in evidenza e’ la scelta di impostazione macroeconomica profondamente sbagliata, di tipo mercantilista, basata sulla ricerca della competitività a tutti i costi, il rigore come ideologia, il moralismo economico ecc. questo forse oggi come oggi è il vero problema, più ancora delle regole da cambiare. Non si riesce a capire che non serve a nulla aver creato la seconda moneta di riserva mondiale, se poi controlli ossessivamente il bilancio pubblico e la bilancia commerciale. La bilancia commerciale degli Usa è in disavanzo da 30 anni e non sono mai stati così in salute, al di là delle chiacchiere di qualche pseudoeconomista da bar….

@ihavenodream
Citazione1: “tra le regole da cambiare c’è sicuramente il meccanismo di tutela del debito pubblico da parte della Bce, a cui Draghi sta parzialmente supplendo con il Qe, ma occorrerebbe invece un meccanismo per ridurre gli spread tra i debiti dei paesi”.
1. Non c’è un’esigenza assoluta di cambiare le regole, come dimostra il tardivissimo QE, che quasi tutti ritenevano impossibile, per tutelare il debito pubblico dell’intera Eurozona.
2. Solo che è stato fatto, come ha preteso la Germania, sulla base della regola del “capital key”, cioè in ragione della quota di partecipazione degli Stati nel capitale della BCE, quindi la quota maggiore va ai Tedeschi, che non ne hanno bisogno, e (quasi) nulla va ai Greci, che invece ne hanno un gran bisogno.
3. Invece, checché ne dica la Germania, è possibile anche aiutare singoli Stati in modo differenziato, come dimostrano sia l’SMP, implementato nel 2010-2012 a favore di Irlanda, Grecia, Portogallo, Spagna e Italia, sia le OMT (acquisto illimitato di titoli pubblici), mai utilizzate finora ancorché siano state giudicate conformi ai trattati UE dalla Corte di Giustizia europea, nel ricorso presentato dalla Corte Cost. tedesca.
4. Il limite statutario invalicabile (mutuato dai trattati) è che la BCE non sconfini dalla politica monetaria a quella economica e che persegua il suo obiettivo principale (quindi c’è anche un secondo obiettivo, anche se subordinato, che però viene sistematicamente obliterato[1]): la stabilità dei prezzi nel medio periodo (cioè un tasso d’inflazione poco sotto il 2%). A questi si aggiungono i divieti di finanziamento degli Stati e di acquisto diretto (cioè sul mercato primario) dei titoli pubblici (art. 21 Statuto).[1]
[1] Cfr. QE, gli obiettivi ed i poteri della BCE e della FED
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2822739.html  oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/08/qe-gli-obiettivi-ed-i-poteri-della-bce.html
5. La lezione che si ricava dalla gestione della politica monetaria della BCE è che, se l’oligarchia che comanda in UE lo vuole, c’è un ampio margine di interpretazione delle regole, in senso restrittivo o estensivo. Come peraltro avviene per l’intera missione dell’UE sancita dall’art. 3 del TUE (quello che parla anche di “economia sociale di mercato”), articolata in vari obiettivi e sub obiettivi (tra questi ultimi, a ben vedere, c’è la stabilità dei prezzi, cfr. Allegato alla Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto (la conclusione dell’Appendice)
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2821720.html  oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/03/allegato-alla-petizione-al-parlamento.html.
Ma questo dell’indipendenza delle banche centrali è un principio presente in tutti gli statuti delle banche centrali principali ma declinato da alcune con intelligenza e saggezza.[2]
Anche tra il Tesoro inglese e la BoE vige il divorzio ( = indipendenza della BoE), ma la BoE persegue l’interesse nazionale (come è scritto nel suo sito: “Promoting the good of the people”) e, quando è necessario, acquista massicciamente titoli pubblici e controlla il tasso d’interesse passivo, che infatti è basso.
Anche tra il Tesoro USA e la FED vige il divorzio e il divieto per la FED di acquistare titoli del Tesoro sul mercato primario, ma la FED persegue l’interesse nazionale e non solo controlla il tasso d’interesse passivo, che infatti è basso, ma “orchestra” gli acquisti di titoli del Tesoro sul mercato aperto in accordo con i dealer, che sono gli unici abilitati ad acquistarli sul mercato primario.
Anche tra il Tesoro giapponese e la BoJ vige il divorzio, nel senso che è indipendente (art. 3 Statuto), ma la BoJ persegue l’interesse nazionale e deve coordinarsi col Governo (art. 4) e acquista massicciamente titoli pubblici e controlla il tasso d’interesse passivo, che infatti è basso.
Anche la BCE è formalmente e sostanzialmente indipendente dal potere politico (art. 7 Statuto) e, se e quando vuole, a sua completa discrezione, acquista titoli pubblici sul mercato aperto e controlla il tasso d’interesse passivo, che comunque è differenziato per Paese.
La Banca d’Italia, in quanto membro del SEBC, segue le regole ed esegue le disposizioni della BCE.
[2] Il divorzio Tesoro-Banca d’Italia del 1981 e l’indipendenza delle banche centrali
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2853463.html  oppure
http://vincesko.blogspot.com/2017/01/il-divorzio-tesoro-banca-ditalia-del.html
E, com’è noto, perfino la supposta rigorosa Germania fa la furba nel collocamento dei suoi titoli pubblici e si guarda bene dal danneggiare il suo Paese.
Citazione2: “L’altra regola sballata che è ormai sempre di più un elefante nella stanza è il 3% di deficit”.
Hai ragione, ma dimentichi il fiscal compact, che va oltre e prescrive l’equilibrio strutturale di bilancio. Allora ne approfitto per segnalare:
Dopo il sonoro NO al referendum costituzionale contro la deforma Renzi-Boschi, l’anno prossimo ci aspetta un altro impegno altrettanto importante: l’introduzione nei Trattati UE dello stupido e nefasto fiscal compact, che non soltanto impedisce politiche economiche realmente anticicliche, in particolare all’Italia che, a giudicare dai dati oggettivi EUROSTAT del deficit/Pil durante gli ultimi 5 anni, è stata discriminata dalla Commissione europea, ma, attraverso l’obbligo della riduzione a passi forzati del debito pubblico, accelera il declino dell’Italia, passando per più tasse e meno spesa pubblica e quindi più disoccupazione e meno servizi. Dovremo impegnarci TUTTI per far dire, questa volta al nostro Governo, un altro sonoro NO! Il Consiglio europeo (cioè i Capi di Stato e di Governo dei 28 Paesi) dovranno decidere se inserirlo nei Trattati UE, è necessaria l’unanimità, basterà che un solo Paese (ad esempio, l’Italia) dica NO e non si potrà fare.
L’ottimo Professor Gustavo Piga ci chiama alla mobilitazione generale.
2017, mobilitazione generale
Gustavo Piga – 9 DICEMBRE 2016
http://www.gustavopiga.it/2016/2017-mobilitazione-generale/
Io nel mio piccolo avevo già cominciato.

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Enzo Michelangeli 19 dicembre 2016 alle 16:10
La deflazione e’ un sintomo, non un problema in se’: e’ la conseguenza della stagnazione economica, non la sua causa.
A parte poi il fatto che di deflazione ce n’e’ pochissima, e solo occasionalmente (quest’anno nell’Eurozona solo in febbraio, aprile e maggio, ma da giugno i prezzi hanno ricomiciato a risalire: http://www.tradingeconomics.com/euro-area/inflation-cpi); e la bassa inflazione degli ultimi decenni (peraltro generalmente in linea con i target 0 – 2% delle banche centrali) ha riguardato solo i prezzi al consumo; mentre i beni in conto capitale saliti di parecchio. C’e’ cioe’ stata elevata asset inflation fino alla crisi finanziaria, e anche dopo i prezzi di beni come gli immobili sono scesi di poco; in certi mercati hanno gia’ recuperato i livelli pre-crisi.
Quindi, no: ci sono altre cose di cui preoccuparsi, ma non della deflazione.

@Enzo Michelangeli
Non conosci bene l’obiettivo della stabilità dei prezzi. E Peter Praet non è d’accordo con te sulla deflazione.
3. Obiettivo “inflazione sotto 2%, ma vicino”
Stabilità dei prezzi: definizione
Pur indicando chiaramente che l’obiettivo principale della BCE è il mantenimento della stabilità dei prezzi, il Trattato di Maastricht non ne ha precisato il significato. Nell’ottobre 1998 il Consiglio direttivo della BCE ha quindi annunciato una definizione quantitativa di stabilità dei prezzi: “un aumento sui 12 mesi dell’Indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC) per l’area dell’euro inferiore al 2%”, specificando inoltre che essa deve essere preservata “su un orizzonte di medio termine”. Pertanto, il Consiglio direttivo cerca di mantenere l’inflazione su un livello inferiore ma prossimo al 2% nel medio periodo.
Con l’adozione del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Trattato di Lisbona, 2009) la stabilità dei prezzi diventa un obiettivo dell’UE. [Nel 2015, la pagina è stata rimossa; forse perché contraddice l’assunto della BCE che la stabilità dei prezzi sia un obiettivo gerarchicamente sovraordinato anche per l’UE?]
https://www.ecb.europa.eu/ecb/educational/facts/monpol/html/mp_002.it.html
Ecco il link per leggere il testo in inglese (più esteso):
https://www.ecb.europa.eu/mopo/strategy/pricestab/html/index.en.html
La politica monetaria della BCE: ritorno alla stabilità dei prezzi a medio termine, ossia un’inflazione inferiore ma prossima al 2%
Contributo di Peter Praet, membro del Comitato esecutivo della BCE,
Süddeutsche Zeitung, 13 gennaio 2016
Un’inflazione troppo bassa è dannosa nel lungo periodo e la deflazione costituisce un pericolo
https://www.ecb.europa.eu/press/inter/date/2016/html/sp160113.it.html



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Enzo Michelangeli 14 dicembre 2016 alle 07:02
In tal caso, l’unica via d’uscita e’ far funzionare questa unione monetaria senza trasferimenti fiscali, e questo richiede di diventare piu’ simili ai tedeschi, invece di criticarli. Su, non e’ difficile: non abbiamo handicap mentali che ce lo impediscano.

@Enzo Michelangeli
Visione quasi utopistica. Gli handicap sono soprattutto culturali (in senso antropologico e non) e si possono modificare – molto lentamente – con dosi massicce di educazione (nel significato anglosassone), rivolta in primo luogo all’agenzia educativa principale: la famiglia, e quindi alla donna.[1] Nel frattempo che si fa?

Enzo Michelangeli 14 gennaio 2017 alle 01:34
@vincesko: Niente meglio di una sana dose di realta’ educa persone abituate al diritto alla manna dal cielo. L'”Europa federata dalla fiscalità perequata” di cui parla Luca Zamarco e’ neolingua per “un’Europa dove noi spendiamo soldi che ci facciamo regalare dai tedeschi invece di guadagnarceli”. Questo modo di pensare ha preso piede in paesi come l’Italia perche’ comprare voti con i soldi degli altri e’ lo strumento principe del potere clientelare, ed e’ stato percio’ incoraggiato per generazioni in sede politica. Il bello dell’UE non federale e’ che funziona su altre basi, e in assenza di unione fiscale lascia poco spazio a politiche parassitarie.

@Enzo Michelangeli
Scusa, io me ne intendo un po’, la tua a me sembra una replica avulsa dalla realtà effettuale, tipico di chi ha problemi col principio di realtà, difetto peculiare – ho riscontrato frequentandoli – degli adepti del neo-liberismo (vedi la prossima mia risposta più sotto, a cui potremo attaccare il prosieguo eventuale della discussione).
L’Italia – che ha beninteso tanti difetti – ha un avanzo primario da 20 anni (tranne uno sotto il governo Berlusconi, nel pieno della crisi economica).[1] Non ha preso un euro dai vari fondi salva-Stato, incluso il MES, ma ve ne ha versati 60 mld, aumentando il proprio debito pubblico. La Germania è il Paese che trae i maggiori vantaggi dall’Euro, sottovalutato per lei di almeno un 20%. L’Italia è tra i Paesi che subiscono i maggiori svantaggi dall’Euro. La Germania ha sforato nel 2003-2005 il limite del 3% per finanziare con alcune decine di miliardi la sua riforma del lavoro che deflazionava i salari, commettendo due violazioni alle regole UE (deficit 3% e aiuti di Stato) e facendo concorrenza sleale, ecc. ecc.[2]. All’Italia, invece, è stato impedito sia di sforare il 3%,[3] discriminandola rispetto agli altri Paesi,[4] sia di finanziare il cosiddetto jobs act, se non con una misera flessibilità.
[1] Avanzo Primario Italia (%) 1999=4,9; 2000=5,5; 2001=3,2; 2002=2,7; 2003=1,6; 2004=1,2; 2005=0,3; 2006=1,3; 2007=3,5; 2008=2,5; 2009=-0,7; 2010=-0,10; 2011=1,0; 2012=2,5; 2013=2,2; 2014=1,6; 2015=1,6.
di Giuseppe Travaglini
Modello tedesco? Crescita a debito

28/05/2013
La crescita tedesca e il rientro dagli alti tassi di disoccupazione dei primi anni 90 sono stati resi possibili grazie all’intervento pubblico attuato attraverso la spesa in deficit fino al 2007
http://old.sbilanciamoc.info/Sezioni/capitali/Modello-tedesco-Crescita-a-debito-18574.html
[3] Deficit/Pil Italia (%) 1999=-2,00; 2000=-0,91; 2001=-3,19; 2002=-3,16; 2003=-3,65; 2004=-3,57; 2005=-4,49; 2006=-3,41; 2007=-1,59; 2008=-2,67; 2009=-5,45; 2010=-4,34; 2011=-3,72; 2012=-2,88; 2013=-2,78; 2014=-3,0; 2015=-2,6.
[4] EUROSTAT – Deficit/Pil
…………..2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015
Italia…….. -1,5..-2,7..-5,3…-4,2..-3,5..-2,9..-2,9.. -3,0..-2,6
Francia…...-2,5..-3,2..-7,2…-6,8..-5,1..-4,8..-4,0...-4,0..-3,5
Spagna…..+2,0..-4,4.-11,0…-9.4.-9,6.-10,4..-6,9..-5,9..-5,1
Gran Br…. -3,0..-5,0.-10,7.. -9,6..-7,7..-8,3..-5,6...-5,6..-4,4
Germania. +0,2..-0,2...-3,2…-4,2..-1,0..-0,1..-0,1..+0,3..+0,7
http://ec.europa.eu/eurostat/tgm/table.do?tab=table&plugin=1&language=en&pcode=teina200

Enzo Michelangeli 14 gennaio 2017 alle 15:21
@vincesko: l’avanzo primario conta poco quando bisogna pagare interessi su un debito gigantesco (non piuvuto dal cielo ma accumulato con decenni di spesa pubblica dissennata). E semmai l’Italia ha da ringraziare l’ingresso nell’Eurozona se il peso degli interessi e’ sceso a livelli prossimi a quelli sul debito di paesi meno indebitati, come appunto la Germania: senza questo fattore il debito sarebbe salito alle stelle, e la lira oggi farebbe concorrenza al peso argentino.
Quanto ai presunti vantaggi per la Germania: e’ ben noto che l’euro fu imposto a Kohl, contro le obiezioni di Bundesbank, dai socialisti francesi (Mitterrand e Delors in primis) come contropartita dell’assenso alla riunificazione con la Germania dell’Est: http://www.voxeurop.eu/en/content/article/351531-you-get-unification-we-get-euro
Un po’ strano che facessero resistenza se la cosa conveniva loro cosi’ tanto, no?

@Enzo Michelangeli
Mi spiace, vedo che spari compulsivamente fesserie da fanatico adepto neo-liberista a ripetizione.
1. Avanzo primario
L’avanzo primario è (quasi) il più alto in UE28 ed ha oscillato intorno al 2%, cioè 32 mld in valore assoluto, mica bruscolini; gli interessi passivi circa il 4%; il delta è dunque pari a 2 punti percentuali, cioè 32 mld; ma l’Italia sconta da troppi anni la mancanza dello scudo della banca centrale (vedi FED, BoE, BoJ) ed ha in valore assoluto lo stesso debito pubblico della Francia, ma un’incidenza percentuale doppia sul Pil (4% contro 2%).
2. Spesa pubblica
Come spiega la Banca d’Italia, da 25 anni il debito pubblico cresce a causa non della spesa primaria ma degli interessi passivi.
Riporto i dati di RGS. L’Italia, com’è noto, sconta un maggior peso relativo degli interessi passivi (durante la crisi, superiore al 5% del Pil, ora sceso al 4,2% e calante), che si riflette sul dato della spesa complessiva, più alto della media UE tra uno e tre punti percentuali. Sostanzialmente in linea alla media UE, invece, è la spesa primaria (al netto degli interessi). Se poi si confrontano i dati relativi alla spesa procapite, tranne la Spagna, l’Italia è significativamente più bassa dei Paesi di confronto e in linea con la media UE.
Ragioneria Generale dello Stato
LA SPESA PUBBLICA IN EUROPA: ANNI 2006-2014
Tavola XII – Spesa pubblica: incidenza percentuale sul PIL – anni 2006-2014
Paesi …….2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014
Italia ……. n.d. .. n.d.. n.d…51,6 . 50,4 49,9 . 49,1 51,0 . 51,2
Germania . n.d. ..n.d. . n.d. ..48,1 . 47,7 45,3 . 44,7 44,5 . 44,3
Spagna….. n.d. ..n.d. . n.d… 46,3 . 46,3 45,2 . 45,6 45,1 . 44,5
Francia …. n.d. ..n.d. .n.d. …56,7 . 56,6 56,0 . 55,9 57,0 . 57,5
Regno U. .. n.d. ..n.d. . n.d. ..51,4 . 50,4 48,5 . 46,9 44,9 . 43,9
UE (27) … n.d… n.d. . n.d. …n.d. . 50,6 49,1 . 48,6 48,6 . 48,2
Tavola XIII – Spesa pubblica primaria: incidenza percentuale sul PIL – anni 2006-2014
Paesi ………2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 var % 2014-2006
Italia ……… 43,2 .42,0 .42,9 46,7 . 45,6 .44,4 . 45,6 46,2 .46,5 ……. 3,3
Germania … 42,0 .40,1 .40,9 45,0 . 44,8 .42,2 . 42,1 42,5 .42,5 ……. 0,5
Spagna …… 36,7 .37,3 .39,6 44,1 . 43,7 .43,1 . 45,0 41,7 .41,1 ……. 4,4
Francia …… 50,0 .49,6 .50,2 54,4 . 54,0 .53,3 . 54,2 54,7 .55,3 ……. 5,3
Regno Unito 40,9 .40,6 .44,4 47,7 . 45,9 .43,7 . 43,9 42,0 .41,2 ……. 0,3
UE (28) ……43,0 .42,3 .43,8 47,7 . 47,3 .45,7 . 46,1 45,9 .45,7 ……. 2,7
Tavola XVI – Spesa procapite – valori in euro – anni 2006-2014
Paesi ……….2006 …2007 ..2008 …2009 …2010 ..2011 …2012 .2013 ...2014
Italia ………12.702 12.935 13.310 13.638 13.524 13.556 13.804 13.735 13.600
Germania …12.976 13.073 13.576 14.274 14.904 14.783 14.961 15.308 15.980
Spagna …….8.766 ..9.393 .10.057 10.681 10.607 10.470 10.681 ..9.961 ..9.955
Francia …...15.386 15.966 16.523 17.103 17.446 17.722 18.169 18.412 18.633
Regno U. …14.607 15.204 14.433 13.331 14.154 13.892 15.123 14.354 15.394
UE (28) …...11.181 11.641 12.077 12.283 12.711 12.692 13.025 13.003 13.281
Tavola XVIII – Spesa primaria procapite– valori in euro – anni 2006-2014
Paesi ………..2006… 2007.. 2008....2009 …2010 ...2011 ...2012 ..2013…2014
Italia ……… 11.516 11.618 11.938 12.461 12.361 12.269 12.388 12.430 12.365
Germania … 12.191 12.259 12.744 13.482 14.124 13.958 14.191 14.625 15.343
Spagna …….. 8.400 ..9.016 ..9.679 10.284 10.172 ..9.906 10.021 ..9.219 ..9.197
Francia …….14.646 15.165 15.646 16.380 16.709 16.896 17.344 17.681 17.933
Regno U. …. 13.916 14.415 13.738 12.822 13.310 12.948 14.184 13.441 14.451
UE (28) ……10.546 10.956 11.376 11.652 12.031 11.937 12.260 12.282 12.582
http://www.rgs.mef.gov.it/VERSIONE-I/Pubblicazioni/Analisi_e_valutazione_della_Spesa/La-spesa-pubblica-in-Europa/
Spesa pubblica primaria
Arrotondando, abbiamo: Italia 46%, Germania 42%. Parrebbe quella dell’Italia cresciuta molto più di quella tedesca. Ma proviamo a trasformare il dato in informazione: l’Italia ha perso dall’inizio della crisi circa 10 punti di Pil (mentre il Pil tedesco è aumentato), pari a circa 150 mld; se rapportiamo la spesa primaria al Pil corretto aggiungendo al denominatore 150 mld, otteniamo che l’incidenza % sul Pil scende al 42%, esattamente uguale al dato della Germania. Dunque, non è cresciuta la spesa primaria (numeratore), è diminuito il Pil (denominatore). Non dico che sia indifferente, ma solo che la spesa è cresciuta poco in valore assoluto (in 8 anni, del 3,3% in valore nominale, contro il 2,7% della media UE28) e che non va ridotta globalmente ma solo riqualificata (storni tra capitoli di spesa), come si evince anche dal dato della spesa primaria procapite, rimasta costante dal 2009.
3. Euro
Anche i sassi sanno ormai che l’Euro è sottovalutato rispetto al Marco, per la ragione elementare (che evidentemente ad un adepto fanatico come te è indigesta) che è stato il risultato della combinazione di 11 monete (poi nel 2001 si aggiunse la Grecia), deboli e forti. Se non lo sai, la negoziazione (perché ci fu in parte una contrattazione) dei cambi irrevocabili avvenne nel novembre 1996, e per l’Italia provvide Ciampi, ministro del Tesoro del I Governo Prodi, che riuscì ad ottenere un cambio Lira/Marco a 990, che poi in rapporto all’Ecu diventò 1.936,27 (ma gli industriali italiani volevano 2.050).
Cfr. Il ‘change over’ Lira-Euro e le responsabilità di Berlusconi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2794137.html  oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/06/il-change-over-lira-euro-e-le.html
Vedi anche, per l’evoluzione dei tassi di riferimento Lira e Marco, gli articoli allegati nel mio post già linkato sopra:
Il divorzio Tesoro-Banca d’Italia del 1981 e l’indipendenza delle banche centrali
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2853463.html  oppure
http://vincesko.blogspot.com/2017/01/il-divorzio-tesoro-banca-ditalia-del.html

Enzo Michelangeli 15 gennaio 2017 alle 03:55
@vincesko :
1) Avanzo primario: e chi ha negato che ci sia? Il punto e’ che l’avanzo primario da solo non conta nulla, perche’ gli interessi sul debito, anche se cio’ puo’ risultare una sorpresa per bancarottieri e truffatori vari, vanno pagati. E’ proprio per questo che bisogna essere cauti a far debiti, specialmente se essi vanno a finanziare non investimenti produttivi che facciano crescere l’economia in modo sostenibile, ma spesa corrente utile a comprare consenso politico. E la seconda cosa e’ quello che e’ stato fatto in Italia (http://www.corriere.it/politica/14_marzo_02/palla-piede-giuliano-amato-spiega-come-venne-creato-nostro-debito-e17137d8-a210-11e3-adcb-9ee016b80fee.shtml) e, su scala maggiore, in Grecia.
2) Spesa pubblica; vedi 1) qui sopra. E l’Italia puo’ ringraziare l’euro se l’interesse sul debito e’ sceso a livelli prossimi a quelli di paesi con debito (e quindi rischio d’insolvenza) ben minore (vedi:
https://oraliberale.files.wordpress.com/2012/11/picture-1.gif). Mi dirai: ma se l’Italia non fosse nell’Euro potrebbe inflazionare il debito e svalutare. A parte il fatto che questa e’ un’operazione da repubblica delle banane popolate da cialtroni inadempienti, non funzionerebbe: per il semplice motivo che quando il rischio di cambio aumenta, il mercato chiede rendimenti nominali che lo incorporino. Quindi, cio’ che si e’ guadagnato svalutando lo si ripaga con interessi nominali piu’ alti, e il peso dell’interesse sul debito in termini reali non scende. Questo a meno di inflazionare ancora di piu’ con crescita esponenziale: e l’iperinflazione e’ appunto quello che succede ai paesi che tentano questa strada (Zimbabwe, Venezuela, Ecuador prima del 2000, Brasie prima del “plano Real” del 1994 etc.). In genere queste operazioni si concludono o col ripudio di strategie inflazionistiche (Brasile 1994) o con l’adozione di una valuta straniera, percio’ non inflazionabile (vedi la dollarizzazione dell’Ecuador nel 2000 o dello Zimbabwe nel 2011). Del resto, quando si e’ dei completi incapaci a gestire la propria moneta, ha senso farla gestire ad altri: e paesi come l’Italia o la Grecia, dove la cialtroneria e’ endemica, dovrebbero considerare l’assenza di sovranita’ monetaria come una benedizione.
3. Presunta sottovalutazione dell’Euro rispetto al Marco (e sopravvalutazione rispetto alla lira). Una valuta non e’ forte o debole per volonta’ divina: dipende dalle politiche economiche e monetarie che vengono seguite. E ricordiamoci che la lira rispetto al marco si era si’ rivalutata prima dell’ingresso nell’euro, ma non aveva fatto altro che riassorbire parte della due pesanti svalutazioni del 1992 e del 1994: http://4.bp.blogspot.com/-LdDzlSwhvcI/UkmUndxBVkI/AAAAAAAAAco/wT6igU9VHAw/s1600/Lira+Mark.jpg
Il cambio rispetto al marco con cui la lira e’ entrata nell’Euro e’ di circa il 20% piu’ _basso_ di quello che aveva mantenuto tra il 1985 e il 1992.
Ma tutto questo e’ comunque irrilevante, perche’ E’ ASSOLUTAMENTE FALSO che l’ingresso nell’euro abbia causato deflazione salariale in Italia (e in genere nella periferia) rispetto ai paesi “core”. La figura a https://oecafe.files.wordpress.com/2012/11/lohnhochvhs2012_275_unit-labour-costs_survey_figure-04-page_10-dwqid-blcv.jpg mostra anzi che il costo unitario del lavoro negli anni tra il 2000 e il 2008 sono restati stabili nei paesi “core”, e sono sostanzialmente saliti nei paesi della periferia (per Italia e Spagna di circa il 25%). OK, questo include anche i costi dovuti all’aumento della tassazione, ma certamente questi ultimi non possono essere imputati all’euro (semmai, a uno stato inefficiente che invece di tagliare la spesa corrente aumenta le tasse sulle attivita’ produttive).
E finalmente, tutto questo e’ doppiamente irrilevante, perche’ quest’articolo non discuteva se l’entrare nell’Euro sia o no stata una buona idea (e vorrei ricordare che famigerati “neoliberisti” come Milton Friedman avevano pesanti riserve a riguardo), ma se USCIRNE sia praticabile senza causare una catastrofe economica. Sinora non ho sentito nessun piano convincente su come evitare il fallimento delle banche e di altre grosse aziende, tutte indebitate in Euro con obbligazioni di diritto internazionale. Come disse Mark Twain, “it is easier to stay out than get out”.

***

Enzo Michelangeli 16 dicembre 2016 alle 10:53
E che alternativa hai, oltre a nomine da banchieri e da politici di governo? Vuoi nominare il CDA di una banca centrale con parlamentarie ospitate sui server di Casaleggio?
E comunque, la Banca d’Italia ormai non conta piu’ un gran che: la politica monetaria e’ decisa dalla BCE, cosi’ come, da novembre 2014, anche anche la vigilanza su istituzioni finanziarie di dimensioni significative (https://www.ecb.europa.eu/press/pr/date/2014/html/pr141104.it.html). E non a caso il marcio ha cominciato a uscire da allora.

@Enzo Michelangeli
Sì, ma con un occhio di riguardo per le banche tedesche.

Enzo Michelangeli 14 gennaio 2017 alle 01:44
Quale occhio di riguardo? I maggiori beneficiari del QE sono stati i paesi della periferia. E sui famosi “200 miliardi” (in realta’ 15) che l;a Germania avrebbe speso per salvare le sue banche (in realta’ liquidate), vedi la puntualizzazione di Andreas Dombret nell’ultimo paragrafo a http://www.lastampa.it/2016/01/23/economia/dombret-bundesbank-ecco-le-condizioni-per-il-fondo-europeo-salvarisparmio-Mnj9rV3sDFAiFgKAFS1akL/pagina.html:
«Della crisi abbiamo imparato soprattutto che i meccanismi per le insolvenze delle banche erano inadeguati. E abbiamo dovuto prendere decisioni particolari anche in Germania, per proteggere la stabilità finanziaria e limitare gli effetti sull’economia. Allora fu varato anche un pacchetto congiunturale. Ma queste banche, poi, sono state liquidate: ricorderei il caso HypoRealEstate, o a WestLB. E’ questa la grande differenza, rispetto ad altri Paesi. E le risorse pubbliche investite sono consistite soprattutto di garanzie. Rientrate, nel frattempo. Finora le perdite per il fondo pubblico per le banche Soffin ammontano a circa 15 miliardi, e potrebbero diminuire. Per HypoRealEstate, ad esempio, abbiamo utilizzato molte garanzie e poco capitale. In Germania abbiamo tolto dal mercato subito le banche in crisi, abbiamo fatto subito le bad banks e liquidato gli asset cattivi. E’ dimostrato che i salvataggi alimentano policy sbagliate e non rappresentano una soluzione, nel medio termine. Una delle lezioni della grande crisi è che per le banche devono valere le stesse regole di mercato che valgono per le imprese: l’equilibrio di responsabilità e controllo. E in futuro non deve esserci più un sistema in cui i banchieri incassano ricchi bonus sui guadagni e il contribuente paga per le perdite».

@Enzo Michelangeli
Premessa
Il fanatismo e la spietatezza sono le spie di un’educazione stortignaccola, che poi è terreno fertile per l’attecchimento di ideologie strampalate e spietate al soldo dei ricchi, come il neo-liberismo. Per maggiori ragguagli, puoi leggere i miei 5 dialoghi nel blog NoisefromAmerika, questo è il quinto, in calce i precedenti quattro.
Dialogo n. 5 nel blog neo-liberista NoisefromAmerika: Isis
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2849637.html  oppure
http://vincesko.blogspot.com/2016/08/dialogo-n-5-nel-blog-neo-liberista.html 
Premesso questo, debbo rilevare, innanzitutto, che hai omesso di riconoscere e scusarti, tipico di chi ha ricevuto un’educazione troppo severa, il tuo errore sul target d’inflazione della BCE.
Poi, trovo davvero strano che tu disconosca la ripartizione quantitativa del QE.[1]
[1] Quantitative easing e uscita dalla crisi economica
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2826693.html  oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/08/quantitative-easing-e-uscita-dalla.html
E che la Germania ha risparmiato solo nel 2015 28 mld.[2]
[2] http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-09-28/draghi-bundestag-dal-qe-risparmi-28-miliardi-la-germania-155858.shtml
Infine, per l’occhio di riguardo, mi riferivo alla scelta dei criteri degli stress test, tarati sull’interesse della Germania, sia per la valutazione del rischio (derivati, di cui sono strapiene le banche tedesche, vs titoli sovrani), sia per l’esclusione delle sue malmesse banche regionali.
PS: E trovo anche strano che tu ti affidi alle dichiarazioni del vice presidente della Bundesbank, presieduta dal bugiardo Weidmann.[3] Se non hanno salvato le banche, com’è che il debito pubblico tedesco è cresciuto durante la crisi più di quello italiano?[4]
[4] di Giuseppe Travaglini
Modello tedesco? Crescita a debito
28/05/2013
La crescita tedesca e il rientro dagli alti tassi di disoccupazione dei primi anni 90 sono stati resi possibili grazie all’intervento pubblico attuato attraverso la spesa in deficit fino al 2007
http://old.sbilanciamoci.info/Sezioni/capitali/Modello-tedesco-Crescita-a-debito-18574.html

Enzo Michelangeli 14 gennaio 2017 alle 15:31
@vincesko: Di quale errore parli? Che cos’e’ che e’ fattualmente sbagliato in quello che sostengo a https://keynesblog.com/2016/12/10/neppure-i-noeuro-sanno-come-uscire-dalleuro/#comment-52737?
Riguardo ai tedeschi, mi pare che tu soffra di invidia: hanno fatto le scelte giuste e ne godono i frutti, mentre i paesi della periferia pagano inefficienze e incapacita’ di riformarsi. Finche’ questi ultimi non cambieranno rotta, imitando il nordeuropa invece di criticarlo e ammettendo le loro responsabilita’ invece di cercare di scaricarle su altri, la loro situazione continuera’ a peggiorare.

@Enzo Michelangeli
1. Il tuo errore è questo:
19 dicembre 2016 alle 16:10: “e la bassa inflazione degli ultimi decenni (peraltro generalmente in linea con i target 0 – 2% delle banche centrali)”.
Non 0-2%, ma poco sotto il 2%.
Poi aggravato da quest’altro:
22 dicembre 2016 alle 12:36: “Queste sono comunque libere interpretazioni della BCE”
Infine, ti ripeto l’invito a leggere la ricostruzione delle relative deliberazioni della BCE, riportata nel mio post (quasi in fondo all’Appendice):
Allegato alla Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2821720.html  oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/03/allegato-alla-petizione-al-parlamento.html 
2. Io ho avuto un’educazione diversa dalla tua, ispirata alla lealtà, alla sincerità, all’equanimità ed allo spirito critico, e aborro, nell’ordine, la slealtà, la menzogna, la furbizia, la faziosità e il doppio standard dei giudizi.
Io “invidio” l’organizzazione dei Tedeschi, ma, avendo sufficiente autostima, senza alcun complesso d’inferiorità, perché come organizzatore sono definito dagli altri un “tedesco”; e aborro la loro arroganza, la loro slealtà, la loro furbizia, il loro “chiagne e fotte”, il loro egoismo, la loro ottusità.
E dunque contrasto spietatamente l’autorazzismo a senso unico degli Italiani – per solito adepti del neo-liberismo – fanatici, spietati e felloni come te.

***

Enzo Michelangeli 19 dicembre 2016 alle 16:10
La deflazione e’ un sintomo, non un problema in se’: e’ la conseguenza della stagnazione economica, non la sua causa.
A parte poi il fatto che di deflazione ce n’e’ pochissima, e solo occasionalmente (quest’anno nell’Eurozona solo in febbraio, aprile e maggio, ma da giugno i prezzi hanno ricomiciato a risalire: http://www.tradingeconomics.com/euro-area/inflation-cpi ); e la bassa inflazione degli ultimi decenni (peraltro generalmente in linea con i target 0 – 2% delle banche centrali) ha riguardato solo i prezzi al consumo; mentre i beni in conto capitale saliti di parecchio. C’e’ cioe’ stata elevata asset inflation fino alla crisi finanziaria, e anche dopo i prezzi di beni come gli immobili sono scesi di poco; in certi mercati hanno gia’ recuperato i livelli pre-crisi.
Quindi, no: ci sono altre cose di cui preoccuparsi, ma non della deflazione.

@Enzo Michelangeli
Non conosci bene l’obiettivo della stabilità dei prezzi. E Peter Praet non è d’accordo con te sulla deflazione.
3. Obiettivo “inflazione sotto 2%, ma vicino”
Stabilità dei prezzi: definizione
Pur indicando chiaramente che l’obiettivo principale della BCE è il mantenimento della stabilità dei prezzi, il Trattato di Maastricht non ne ha precisato il significato. Nell’ottobre 1998 il Consiglio direttivo della BCE ha quindi annunciato una definizione quantitativa di stabilità dei prezzi: “un aumento sui 12 mesi dell’Indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC) per l’area dell’euro inferiore al 2%”, specificando inoltre che essa deve essere preservata “su un orizzonte di medio termine”. Pertanto, il Consiglio direttivo cerca di mantenere l’inflazione su un livello inferiore ma prossimo al 2% nel medio periodo.
Con l’adozione del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Trattato di Lisbona, 2009) la stabilità dei prezzi diventa un obiettivo dell’UE. [Nel 2015, la pagina è stata rimossa; forse perché contraddice l’assunto della BCE che la stabilità dei prezzi sia un obiettivo gerarchicamente sovraordinato anche per l’UE?]
https://http://www.ecb.europa.eu/ecb/educational/facts/monpol/html/mp_002.it.html
Ecco il link per leggere il testo in inglese (più esteso):
https://http://www.ecb.europa.eu/mopo/strategy/pricestab/html/index.en.html
La politica monetaria della BCE: ritorno alla stabilità dei prezzi a medio termine, ossia un’inflazione inferiore ma prossima al 2%
Contributo di Peter Praet, membro del Comitato esecutivo della BCE,
Süddeutsche Zeitung, 13 gennaio 2016
Un’inflazione troppo bassa è dannosa nel lungo periodo e la deflazione costituisce un pericolo
https://www.ecb.europa.eu/press/inter/date/2016/html/sp160113.it.html

enzo michelangelo :da cio che mi risulta in mandato affidato alla bce è quello di tenere L,inflazione al 2% non tra lo zero ed il 2% forse per te sara lo stesso ma tra inflazione zero e 2% c,è un differenziale di circa 4 miliardi in piu di pil che moltiplicati per alcuni anni fanno una bella cifretta.

Enzo Michelangeli 22 dicembre 2016 alle 12:36
“da cio che mi risulta in mandato affidato alla bce è quello di tenere L,inflazione al 2% non tra lo zero ed il 2%”
Non esattamente. Il trattato di Lisbona, al comma 1 dell’Articolo 127 (ex articolo 105 del TCE), parla solo di “mantenere la stabilita’ dei prezzi”, che al mio paese significa “inflazione circa zero” (dove il preciso significato di “circa” e’ lasciato indeterminato):
≪1. L’obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali, in appresso denominato “SEBC”, è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del trattato sull’Unione europea. Il SEBC agisce in conformità del principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo una efficace allocazione delle risorse e rispettando i principi di cui all’articolo 119.≫
Nel 1988 il Consiglio direttivo della BCE quantifico’ quest’obiettivo come “inflazione inferiore al 2%” (quindi, NON “circa uguale al 2%”: https://www.ecb.europa.eu/mopo/strategy/pricestab/html/index.en.html).
Nel maggio 2003 il Consiglio modifico’ leggermente questo obiettivo in “inferiore, ma vicino al, 2% sul medio termine”.
Queste sono comunque libere interpretazioni della BCE, non il suo mandato istituzionale che rimane quello generico della stabilita’ dei prezzi. E se la BCE cerca di evitare che l’inflazione scenda sotto lo zero e’ solo per non avere difficolta’ di trasmissione della policy monetaria, dato che a parita’di tassi d’interesse reali quelli nominali scendono con l’inflazione, e tassi d’interesse negativi, seppur praticabili, presentano vari inconvenienti.
Infine, vorrei rilevare che “un differenziale di circa 4 miliardi in piu di pil” causato dall’inflazione e’ puramente nominale, e perio’ illusorio: sentirsi piu’ ricchi per quello e’ come sentirsi dieci volte piu’ alti perche’ ci si mette a misurare la propria altezza in decimetri anziche’ in metri.

Lo ripubblico qua, poiché l’altro è in moderazione (ha più di un link). Aggiungo che la fissazione dell’obiettivo del tasso d’inflazione “sotto ma vicino al 2%” è stata affidata dai trattati alla BCE (nel post che ho linkato sopra “Allegato alla petizione: la BCE non rispetta il suo statuto”, quasi in conclusione, c’è la ricostruzione dettagliata di come è avvenuto).
@Enzo Michelangeli
Non conosci bene l’obiettivo della stabilità dei prezzi. E Peter Praet non è d’accordo con te sulla deflazione.
3. Obiettivo “inflazione sotto 2%, ma vicino”
Stabilità dei prezzi: definizione
Pur indicando chiaramente che l’obiettivo principale della BCE è il mantenimento della stabilità dei prezzi, il Trattato di Maastricht non ne ha precisato il significato. Nell’ottobre 1998 il Consiglio direttivo della BCE ha quindi annunciato una definizione quantitativa di stabilità dei prezzi: “un aumento sui 12 mesi dell’Indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC) per l’area dell’euro inferiore al 2%”, specificando inoltre che essa deve essere preservata “su un orizzonte di medio termine”. Pertanto, il Consiglio direttivo cerca di mantenere l’inflazione su un livello inferiore ma prossimo al 2% nel medio periodo.
Con l’adozione del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Trattato di Lisbona, 2009) la stabilità dei prezzi diventa un obiettivo dell’UE. [Nel 2015, la pagina è stata rimossa; forse perché contraddice l’assunto della BCE che la stabilità dei prezzi sia un obiettivo gerarchicamente sovraordinato anche per l’UE?]
https://http://www.ecb.europaeu/ecb/educational/facts/monpol/html/mp_002.it.html     
Ecco il link per leggere il testo in inglese (più esteso):
https://http://www.ecb.europa.eu/mopo/strategy/pricestab/html /index.en.html  
La politica monetaria della BCE: ritorno alla stabilità dei prezzi a medio termine, ossia un’inflazione inferiore ma prossima al 2%
Contributo di Peter Praet, membro del Comitato esecutivo della BCE,
Süddeutsche Zeitung, 13 gennaio 2016
Un’inflazione troppo bassa è dannosa nel lungo periodo e la deflazione costituisce un pericolo
https://www.ecb.europa.eu/press/inter/date/2016/html/sp160113.it.html

Enzo Michelangeli 14 gennaio 2017 alle 02:05
@vincesko: “Un’inflazione troppo bassa è dannosa nel lungo periodo e la deflazione costituisce un pericolo”. Dissento completamente. Come ho scritto piu’ sopra, la deflazione e’ un pericolo quando e’ elevata come ai tempi della Grande Depressione; se e’ di piccola entita’ (meno di 1% in valore assoluto) ha pochi effetti negativi oltre quello di rendere piu’ difficile la politica monetaria. Ci sono stati periodi nella storia di crescita sotto persistente deflazione, per esempio tra il 1870 e il 1890 quando i prezzi dei prodotti lavorati (ma non i salari!) diminuivano a causa degli aumenti di produttivita’. In Italia il periodo del “miracolo economico” fu caratterizzato da bassa inflazione, e talora anche deflazione, come nel 1959 (Indice dei prezzi al consumo: -0,4% , PIL: +7%). Ovviamente, se la deflazione si verifica a causa di una crisi economica c’e’ da preoccuparsi: ma per la crisi e le sue cause strutturali, non per la deflazione in se’.

@Enzo Michelangeli
Il mandato principale della BCE è – ripeto – la stabilità dei prezzi, fissata poco sotto il 2% nel medio periodo. La deflazione (o inflazione molto sotto il target) che dura da 4 anni, perciò, costituisce e una sconfitta e un inadempimento statutario per la BCE; e un vantaggio per i creditori (Germania e satelliti) e simmetricamente uno svantaggio per i debitori (Piigs).
Esistono, appunto come tu scrivi, una deflazione buona (da aumento della produttività) e una cattiva (da crisi economica): da quasi 4 anni ci troviamo alle prese con una deflazione del secondo tipo. Separare capziosamente come fai tu la deflazione dalla crisi è un esercizio da leguleio o da adepto della strana setta chiamata neo-liberismo. E, mi spiace, da ignorante del compito precipuo (politica monetaria) e degli obiettivi statutari (art. 2 Statuto) della BCE.

Enzo Michelangeli 14 gennaio 2017 alle 15:56
@vincesko: allora, ripeto: il mandato che la BCE ha ricevuto dall’UE, dal trattato di Maastricht a quello di Lisbona, e’ _solo_ un generico “la stabilita’ dei prezzi”. Che questo significhi “inflazione sotto il 2%” o “inflazione inferiore, ma vicina al, 2%” sono interpretazioni _della BCE_, corrispondenti alle decisioni prese in piena autonomia dal suo consiglio direttivo (rispetivamente, nel 1998 e nel 2003).
Poi, non c’e’ nessuna deflazione che “dura da 4 anni”: l’inflazione dell’Eurozona e’ stata negativa per brevi periodi, particolarmente tra fine 2014 e inizio 2015 (sforando di pochissimo il -0.5%, e poi per qualche mese nella prima meta’ del 2016 (-0.2% a febbraio e aprile, e -0.1% a maggio). In tutto il resto del tempo e’ restata positiva, e nella seconda meta’ del 2016 si e’messa a salire toccando l’1.1% a dicembre: http://www.tradingeconomics.com/euro-area/inflation-cpi

@Enzo Michelangeli
1. Stabilità dei prezzi
Di nuovo? Francamente, anche conoscendo a menadito la “resistenza” di voi adepti del neo-liberismo (vedi i miei 5 dialoghi), mi sorprende che tu insisti con un’affermazione del tutto strampalata, sol perché sei incapace di ammettere la tua ignoranza, scusarti e ringraziarmi per l’informazione. Continuando quanto ti ho già risposto sopra, aggiungo che l’Unione europea è una Confederazione (atipica) di diritto, strutturata in Organi e disciplinata da norme e regole vincolanti, che promanano dai trattati e/o da deliberazioni successive dei suoi organi (vedi Appendice nel post “Allegato alla petizione…”). Ecco quanto scrive la BCE:
“La BCE ha definito la stabilità dei prezzi in termini quantitativi Pur indicando chiaramente che il mantenimento della stabilità dei prezzi costituisce l’obiettivo primario della BCE, il Trattato non ne fornisce una definizione precisa. Per meglio specificarlo, nel 1998 il Consiglio direttivo della BCE ha annunciato la seguente definizione quantitativa: per stabilità dei prezzi si intende “un aumento sui dodici mesi dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC) per l’area dell’euro inferiore al 2%. La stabilità dei prezzi deve essere mantenuta in un orizzonte di medio termine”. Successivamente, nel 2003, esso ha inoltre precisato l’intenzione di mantenere l’inflazione su livelli inferiori ma “prossimi al 2% nel medio periodo”.
La definizione àncora le attese di inflazione e accresce la trasparenza e la responsabilità pubblica della BCE Varie ragioni hanno indotto il Consiglio direttivo ad annunciare una definizione quantitativa della stabilità dei prezzi. La prima è rappresentata dalla volontà del Consiglio di chiarire l a propria interpretazione dell’obiettivo assegnatogli dal Trattato, con il fine ultimo di agevolare l a comprensione del quadro di politica monetaria e quindi di accrescere la trasparenza di tale politica. La seconda è costituita dalla necessità di offrire un termine di riferimento chiaro e misurabile rispetto al quale i cittadini possano giudicare l’operato del l a BCE. Ove l’andamento dei prezzi non risultasse conforme alla suddetta definizione, la BCE sarebbe infatti tenuta a rendere conto di tale difformità e a spiegare come intende ripristinare la stabilità dei prezzi entro un periodo di tempo accettabile. La terza va infine ricercata nel desiderio di orientare il pubblico, consentendogli di formarsi delle aspettative quanto all’andamento futuro dei prezzi (cfr. riquadro 3.2). (pag. 59)
https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/other/whypricestability_it.pdf?341026fb3de63b56cb0f67865f6f7a36
2. Da 4 anni
Sei distratto (nessuna distrazione, direbbe Freud, è casuale), rileggi con calma, io ho scritto: “La deflazione (o inflazione molto sotto il target) che dura da 4 anni”.
“Inflazione: ecco come la Bce può rivedere il suo obiettivo”
05.02.16
Tommaso Monacelli
La Banca centrale europea ha fallito il proprio obiettivo di inflazione – un tasso vicino, ma al di sotto del 2 per cento – per più di tre anni consecutivi (vedi figura sotto).
http://www.lavoce.info/archives/39561/inflazione-ecco-come-la-bce-puo-rivedere-il-suo-obiettivo/ 

Enzo Michelangeli 15 gennaio 2017 alle 05:18
@vincesko: Quindi la BCE non e’ riuscita a stare sotto, ma viciono, al 2%, e tu vuoi che riveda l’obiettivo per piu’ del 2%? Se un atleta non riesce a saltare i 2 metri tu vuoi alzare l’asticella a 2 metri e dieci?
Ma soprattutto, basta con quest’idea da anni ’70 che piu’ inflazione significa maggior crescita. Non e’ cosi’: i paesi piu’ propensi a politiche inflazionistiche sono quelli che crescono di meno. Facci pace: o l’Italia cambia in direzione piu’ tedesca, o finisce come il sudamerica.

@Enzo Michelangeli
Che cosa hai bevuto? Rileggi con calma.

Enzo Michelangeli 15 gennaio 2017 alle 08:46
E oltretutto, che c’e’ da lamentarsi dui risultati della BCE? Per tutto il periodo tra il lancio dell’Euro e la fine del 2008 l’inflazione e’ stata in media _superiore_ al 2%, con un picco del 4.1% a luglio 2008. Se includiamo anche il periodo dal 2008 ad adesso (dicembre 2016, con inflazione in rapida risalita all’1.1%) la media e’ stata dell’1.73%, che a me pare consistente con “inferiore, ma vicina, al 2%”): http://www.ecb.europa.eu/mopo/html/index.en.html
Non mi pare che a questo punto sia necessario operare alcun ulteriore allentamento della politica monetaria.

Che cosa hai bevuto? Rileggi con calma, anche l’articolo de lavoce.

Enzo Michelangeli 16 gennaio 2017 alle 12:58
@vincesko: piuttosto controlla tu i dati storici dell’inflazione nell’Eurozona.

@Enzo Michelangeli
Non ho ancora letto le tue scuse sulle varie fesserie che hai scritto, papà troppo rompicoglioni? E’ una costante eziologica per chi non riesce ad ammettere gli errori e scusarsi.
Per quanto riguarda l’obiettivo dell’inflazione della BCE, l’1,1% (valore stimato) nel mese di dicembre 2016, cioè alla fine di un quadriennio, è comunque poco più della metà del target. Questi sono i dati dell’inflazione media relativa agli ultimi 4 anni per l’Europa (non è chiaro se sono i 19 dell’Eurozona o i 28 Paesi, ma quella dell’Italia è ancora più bassa: 1,4%, 0,4%, 0,0%, 0,0%):
l’Inflazione armonizzata media del Europa nel 2013: 1,35 %
l’Inflazione armonizzata media del Europa nel 2014: 0,43 %
l’Inflazione armonizzata media del Europa nel 2015: 0,03 %
l’Inflazione armonizzata media del Europa nel 2016: 0,16 %
http://it.inflation.eu/tassi-di-inflazione/europa/inflazione-storica/hicp-inflazione-europa-2016.aspx
Oltre che essere incapace di chiedere scusa, non riesci neppure a “leggere” un dato semplicissimo come una percentuale. Fatti dare, da uno bravo, una regolata al funzionamento del principio di realtà, per voi adepti del neo-liberismo è un problema serio.

Enzo Michelangeli 17 gennaio 2017 alle 02:50
@vincesko: Veramente sei tu che non sai leggere, e quando non sai che rispondere insulti. Rileggi bene quello che ho scritto:
≪Per tutto il periodo tra il lancio dell’Euro e la fine del 2008 l’inflazione e’ stata in media _superiore_ al 2%, con un picco del 4.1% a luglio 2008. Se includiamo anche il periodo dal 2008 ad adesso (dicembre 2016, con inflazione in rapida risalita all’1.1%) la media e’ stata dell’1.73%, che a me pare consistente con “inferiore, ma vicina, al 2%”): http://www.ecb.europa.eu/mopo/html/index.en.html
“Se includiamo anche il periodo dal 2008 ad adesso” significa “se facciamo la media dal primo gennaio 1999 (inizio della fase 3 dell’EMU) al 31 dicembre 2016. E su questo periodo la media e’ stata dell’1.73%: inferiore ma vicina al 2%. Ti ho anche linkato la figurina, ma pare che non sia stato sufficiente.

@Enzo Michelangeli
Non proiettare i tuoi difetti, tipico dei deboli di spalle. Quali insulti? Ti sto trattando bene, di solito sono più cattivo con voi adepti del neo-liberismo, che – plagiati dai ricchi – fate strame della verità, dei fatti, della matematica, della logica e perfino del buonsenso. E del rispetto verso i vostri interlocutori.
Appunto, tu NON devi INCLUDERE, furbescamente e maldestramente, ma tenere SEPARATO l’ultimo QUADRIENNIO (rileggi con calma un centinaio di volte i miei commenti, sono semplicissimi, quindi ci arrivi anche tu).
Infatti, la stabilità dei prezzi va garantita e quindi giudicata sul medio periodo, che è un concetto relativo, ma che riferito al fenomeno osservato si può individuare in un orizzonte temporale di un paio d’anni, mentre siamo già a 4 (quattro). (E, detto per inciso, il valore stimato di 1,1% di dicembre, che comunque è molto più basso del target, ha fatto un balzo rispetto allo 0,6% di novembre e può non essere confermato a gennaio e febbraio).
Inoltre, tu evidentemente non lo sai, ma la stessa BCE riconosce che la DEFLAZIONE va prevenuta, perché è molto più difficile combatterla ex post,[1] mentre proprio questo ha fatto, anzi peggio: non soltanto non l’ha prevenuta, ma L’HA CO-FAVORITA con la sua politica monetaria (e chiedendo le supposte salvifiche “riforme strutturali”, tra cui la deflazione dei salari). Primo, con la decisione sciagurata – unica banca centrale a farlo – di aumentare in piena crisi il tasso di riferimento; secondo, adottando una politica monetaria restrittiva anche quando ha allentato la borsa, poiché ha sempre sterilizzato (cioè ridotto di un importo equivalente la massa monetaria) i suoi – relativamente esigui – interventi non convenzionali; e, terzo, varando il QE con ben 6 anni di ritardo rispetto alla FED e alla BoE, per non parlare della BoJ.
Lascia perdere, non insistere, fatti dare prima un’occhiata da uno bravo. Vai da lui e chiedigli per cominciare: perché io povero sono così plagiabile che sono diventato un adepto di un’ideologia economica strampalata e spietata al soldo dei ricchi?
[1] “È perciò più difficile per la politica monetaria contrastare la deflazione che lottare contro l’inflazione”. (pag. 56) “La politica monetaria della BCE (2004)”
https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/other/monetarypolicy2004it.pdf?a7d0a699dc29cebf274cd6784659786d

Enzo Michelangeli 17 gennaio 2017 alle 15:20
@vincesko: L’idea che l’inflazione porti beneficio ai “poveri” e danneggi i “ricchi” e’ particolarmente malintesa. Se sei un Donald Trump con parecchi debiti ma con attivi di bilancio rappresenati da immobili, l’inflazione e’ una pacchia; ma se prepari hamburgers a MdDonald’s e non hai abbastanza forza contrattuale per negoziare un aumento di stipendio, l’aumento dei prezzi peggiora sostanzialmente il tuo tenore di vita (il tuo salario reale diminuisce con l’inflazione). Un tempo si pensava che inflazione portasse maggior crescita o almeno maggior occupazione, ma la presunta causalita’ incarnata nella “curva di Phillips” ha perso credibilita’ ormai da quarant’anni.
Per quel che riguarda il presunto fallimento delle banche centrali, e in particolare della BCE: se vuoi vedere un fallimento guarda al biennio successivo alla crisi del ’29, quando la FED non fu capace di prevenire una caduta dei prezzi del 30% che fu recuperata solo quindici anni dopo, con la seconda guerra mondiale. Al contrario, in questa crisi la deflazione c’e’ stata solo per brevi periodi in cui non ha superato lo 0.5%. Direi che tutto sommato le banche centrali hanno fatto un eccellente lavoro, e la ripresa e’ in atto anche nell’UE.
In atto tranne che in Italia, come nota anche il FMI: http://www.repubblica.it/economia/2017/01/16/news/fmi_stime_italia_crescita-156125739/?ref=nrct-6, e ne conosciamo il perche’: il sistema bancario necessita di una robusta ricapitalizzazione, ma i politici italiani oppongono feroce resistenza a mollare le loro grinfie che agiscono tramite le fondazioni, e ancor piu’ a far uso dell’unico meccanismo che potrebbe risanarlo, come si e’ visto in Spagna: il MES, con le condizionalita’ ad esso attaccate.

@Enzo Michelangeli
Mi sono accorto che il tuo modo di ammettere l’errore è cambiare la pizza o dare a pappagallo come un automa plagiato risposte non pertinenti e fesserie ovvie.
1. Dove avrei scritto che l’inflazione fa bene ai poveri o ai salariati (o ai pensionati)? E male agli indebitati?
2. Dove avrei scritto che la BCE ha fallito nel controllo intenzionale della deflazione (ammesso e non concesso che sia possibile)? Io ho scritto che la politica monetaria della BCE l’ha CO-FAVORITA.
3. Io aborro la censura, ma un po’ ha ragione Ihavenodream, quando ti accusa di venire qui a diffondere ostinatamente il tuo credo strampalato neo-liberista. La proposta dell’intervento della troika per salvare le banche tienila confinata nel sito NfA del turpiloquente Boldrin, esperto di contrattualistica. Peraltro, cosa che colpevolmente ignori poiché aborri la verità dei dati e dei fatti, la crisi delle banche italiane è stata causata, non da speculazioni sui titoli tossici, ma dal mastodontico consolidamento fiscale pro ciclico imposto all’Italia dal credo neo-liberista UE e BCE che ha aggravato e prolungato la crisi economica.[1] Avete già fatto, in 30 anni, abbastanza guai, prendetevi almeno un decennio di riposo. A te rinnovo l’invito di cui sopra.

PS: In definitiva,
“L’inazione prolungata della BCE (al netto, beninteso, dell’obiezione mossa dai keynesiani che la politica monetaria possa da sola – come sostiene una ben nota corrente economica predominante nell’ambito accademico e politico negli ultimi 30 anni, il Neoliberismo – combattere la deflazione e/o sostenere la crescita economica e dell’occupazione), poco comprensibile dal punto di vista tecnico,[89] ha sia pregiudicato il mantenimento della stabilità dei prezzi nel medio periodo, obiettivo statutario principale, facendo “salire il tasso di interesse reale”,[90][91] che avvantaggia i Paesi creditori (Germania e satelliti) e svantaggia i Paesi debitori (Piigs), sia co-determinato il prolungamento della recessione economica e del calo dell’occupazione nella Zona euro, contravvenendo all’obiettivo statutario secondario, sia causato – come temeva l’ex governatore della Banca di Cipro, ex membro del Consiglio direttivo della BCE e attualmente professore al MIT, Athanasios Orphanides,[92] – essendo stato tardivo e insufficiente -, una quasi inefficacia, con successivo potenziamento e prolungamento, del Quantitative Easing (QE), come poi è avvenuto”.
https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Banca_centrale_europea&diff=83520825&oldid=83506191#Inadempime

Enzo Michelangeli 18 gennaio 2017 alle 02:28
@vincesko:
“1. Dove avrei scritto che l’inflazione fa bene ai poveri o ai salariati (o ai pensionati)? E male agli indebitati?”
Hai detto: “[…] voi adepti del neo-liberismo, che – plagiati dai ricchi – […]” e precedentemente hai parlato di “un’ideologia economica strampalata e spietata al soldo dei ricchi”. Ti pare che i ricchi sprechino tempo e denaro a plagiare qualcuno per farlo parlare contro i loro interessi?
E poi che c’entra il neo-liberismo? Milton Friedman, che suppongo tu ne consideri un esponente di punta, da’ un pessimo giudizio dell’amministrazione Hoover e della FED di allora per aver fallito nell’impedire la deflazione a due cifre successiva alla crisi del ’29 (se non ti va di leggere “A Monetary History of the United States”, un riassunto delle sua tesi fatto da Ben Bernanke e’ disponibile a https://www.federalreserve.gov/boarddocs/speeches/2002/20021108/).
“2. Dove avrei scritto che la BCE ha fallito nel controllo intenzionale della deflazione (ammesso e non concesso che sia possibile)? Io ho scritto che la politica monetaria della BCE l’ha CO-FAVORITA.”
Per la verita’, piu’ sopra hai scritto “[…] non soltanto non l’ha prevenuta, ma L’HA CO-FAVORITA con la sua politica monetaria […]”. Ma comunque: ah, quindi se la BCE non fosse intervenuta non ci sarebbe stata deflazione o essa sarebbe stata inferiore? A parte il fatto che di deflazione ce n’e’ stata pochissima anche dopo la crisi, e anche nell’ultimo quadriennio a cui tu scegli di far riferimento (in esso, in media l’inflazione e’ stata positiva, a occhio dello 0.5%: http://www.ecb.europa.eu/mopo/html/index.en.html), questa e’ una teoria originale: il prossimo Nobel potrebbe essere tuo, se non sei battuto sul filo di lana da Brunetta.
“3. Io aborro la censura, ma un po’ ha ragione Ihavenodream, quando ti accusa di venire qui a diffondere ostinatamente il tuo credo strampalato neo-liberista.”
E da quando in qua sei l’amministratore di Keynesblog? Se Guido volesse un “safe space” per creature sensibili come se ne trovano nei college americani probabilmente ce lo farebbe sapere.
E ora, per tornare a cose serie, ci vuoi dare un commento sull’argomento originale di questo post, ossia: ammesso che uscire dall’Euro sia una buona cosa, come pensi si possa fare senza causare il fallimento di banche, imprese, stato o tutti e tre?

@Enzo Michelangeli
Inferenze
A causa di qualche elemento perturbatore, la tua capacità logico-deduttiva lascia alquanto a desiderare. Più che inferenze, le tue sono elucubrazioni autoreferenziali per non ammettere di avere torto. L’eziologia la sappiamo. Rileggi con calma.
BCE e deflazione
“se la BCE non fosse intervenuta non ci sarebbe stata deflazione o essa sarebbe stata inferiore?
Affermazione strampalata. Ripeto per l’ennesima volta: il compito statutario principale della BCE è la stabilità dei prezzi ( = tasso d’inflazione poco sotto il 2% nel medio periodo). Un tasso d’inflazione sensibilmente inferiore al target (diff.%) attesta che la BCE non ha saputo svolgere il suo compito statutario. Ancor più se si sconfina in deflazione, cioè in territorio negativo, che esige necessariamente un’opera di prevenzione. Nell’indagarne le cause, direi che occorre accertare se la BCE ha attivato le sue leve monetarie per evitare la deflazione o è stata troppo attendista o perfino inerte. Dall’analisi delle sue decisioni durante la crisi, risulta oggettivamente (aumento del tasso di riferimento in piena crisi economica, interventi non convenzionali insufficienti e/o tardivi) che la politica monetaria della BCE è stata inadeguata o inesistente. A questo va aggiunta la sua influenza negativa sulle scelte di politica economica (vedi la sua lettera del 5/8/2011 al Governo italiano e i vari interventi pubblici): consolidamento fiscale, taglio degli organici e blocco dei salari pubblici, riforme strutturali con effetti recessivi-deflattivi. Quindi, la BCE o è intervenuta nel modo sbagliato (tasso d’interesse) o è intervenuta in maniera insufficiente (SMP) e sbagliata (contestuale sterilizzazione) o è intervenuta tardi (“whatever it takes”) o troppo tardi (QE) e, dato il ritardo, in maniera insufficiente (Athanasios Orphanides, 2015, v. sua intervista nell’Allegato alla Petizione contro la BCE). Quindi, il Nobel è tutto tuo.
Censura
Io aborro la censura.
Uscita dall’Euro
Mi spiace, non sono all’altezza di indicare soluzioni. Quel che posso dire è che, avendo letto un po’ i trattati UE, gli indispensabili correttivi si possono trovare, in parte, anche all’interno delle attuali norme. Ma non ho nessuna fiducia nella resipiscenza della Germania. La soluzione le va imposta dopo aver portato la Francia al di fuori della diarchia (apparente) franco-tedesca. E’ la debole e condizionata Francia l’ago della bilancia.

PS: Mario Draghi prevede di raggiungere l’obiettivo statutario del tasso d’inflazione “poco sotto il 2% annuo” soltanto nel 2020 (forse).
“I tedeschi continuano così a denunciare le fragilità dell’Italia chiedendo di fatto alla Bce di metterle a nudo chiudendo i rubinetti del credito. Una mossa che non passa neppure per la testa del presidente della Bce, Mario Draghi, che proprio oggi ha rinnovato per altri nove mesi, fino al dicembre 2017, il Quantitative easing: la Banca centrale europea continuerà quindi a comprare titoli sul mercato secondario al ritmo di 80 miliardi di euro al mese fino a marzo e poi per 60 miliardi di euro al mese fino a fine anno. L’Ifo, invece, avrebbe voluto che l’Eurotower comunicasse la fine del Qe per marzo per evitarne “gli effetti negativi”. Per adesso, però, la Germania ha risparmiato 28 miliardi di euro grazie alla Bce.
Draghi però ha quindi tirato dritto per la propria strada respingendo ogni tipo di accusa: “Abbiamo sempre dimostrato di lavorare per l’Eurozona, non per aiutare il paesi mediterranei o l’Italia. Non siamo di parte”. L’obiettivo della Bce è quello di garantire la stabilità del prezzi con l’inflazione “poco sotto il 2% annuo”. Un tasso che non si vedrà prima del 2020 secondo le stime della Banca centrale per questo “saremo presenti sui mercati ancora a lungo” ha spiegato il presidente”.
La Germania spinge l’Italia fuori dall’euro, Draghi fa muro
Giuliano Balestreri – 8/12/2016 4:19:27 PM
https://it.businessinsider.com/la-germania-spinge-litalia-fuori-dalleuro-draghi-fa-muro/

***

Enzo Michelangeli 11 dicembre 2016 alle 11:55
E non dimentichiamo che uscire dall’euro implica uscire dall’UE. Nella normativa UE, non esiste un processo che permetta di de-eurizzarsi senza aver prima concluso il processo di uscita che inizia con l’invocazione dell’Art.50.

@Enzo Michelangeli
Citazione: “E non dimentichiamo che uscire dall’euro implica uscire dall’UE”.
Ti suggerirei di non impancarti a esperto di trattati. Non c’è in essi nessuna menzione di obbligo di uscita dall’UE se si esce dall’Euro.

Enzo Michelangeli 26 gennaio 2017 alle 11:27
Mi ero ripromesso di ignorare i tuoi vanloqui, ma faccio solo rilevare che questo e’ un errore fattuale: certo che nei Trattati non c’e’ “nessuna menzione di obbligo di uscita dall’UE se si esce dall’Euro”: ma non e’ prevista alcuna procedura di uscita dall’Eurozona per i paesi membri dell’UE (http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2015-05-08/draghi-euro-e-irreversibile-l-uscita-non-e-prevista-trattati-181452.shtml). Il fatto che pochi giorni fa Draghi abbia detto che prima di uscire dall’Eurozona si devono pagare i debiti netti (circa 312 miliardi per l’Italia) non contraddice l’affermazione di maggio 2015: prima si pagano i debiti, poi si invoca l’Art. 50 e si esce contemporaneamente dall’UE e dall’Eurozona. Altre procedure non ne esistono.

@Enzo Michelangeli,
Vedo che i termini “elucubrazioni autoreferenziali”, per nulla gratuiti, hanno colpito nel segno (vedi più sotto il mio commento del 25 gennaio 2017 alle 21:22). Puoi renderti conto di come io non abbia bisogno della censura per “far fuori” un interlocutore, ma ci riesca usando semplicemente le armi della logica e della verità dei dati e dei fatti. Dunque, non proiettare i tuoi difetti, non sta bene ed è un segno di debolezza. Né tu né Draghi siete esperti di trattati. Neppure io. I trattati internazionali sono materia complessa, per esperti. E i punti di vista, come succede sempre nelle questioni giuridiche, sono vari. Perfino per giudicare la liceità del fiscal compact e, pare, dell’Euro (vedi il Prof. Giuseppe Guarino), figuriamoci per uscirne.
Per rimanere al “Sole 24 ore”, allego:
“Uscita dall’euro
L’articolo 140 del Trattato Ue consolidato indica che il Consiglio «deliberando all’unanimità degli Stati membri la cui moneta è l’euro e dello Stato membro in questione, su proposta della Commissione e previa consultazione della Banca centrale europea, fissa irrevocabilmente il tasso al quale l’euro subentra alla moneta dello Stato membro in questione e prende le altre misure necessarie per l’introduzione dell’euro come moneta unica nello Stato membro interessato». Tutto si gioca sul termine «irrevocabilmente»: l’interpretazione della Commissione e del Consiglio è che la stessa adesione all’euro è irrevocabile. C’è invece chi sostiene che a essere irrevocabile è solo il tasso di cambio dell’euro (art.140/3) e dunque un Paese non può essere espulso ma può andarsene se decide così”.
http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2015-01-05/uscita-dall-euro-cosa-prevede-trattato-144818.shtml

PS:
Il professor Guarino ha dimostrato che modificare i trattati Ue con i regolamenti è illegale, ma Merkel e Hollande ci riprovano
di Tino Oldani
http://www.italiaoggi.it/giornali/preview_giornali.asp?id=1990147&codiciTestate=1

PPS:
Sulla questione dell’ingresso nell’Euro, segnalo questa incoerenza tra quanto Prodi afferma sulla stupidità della regola del 3% (fissata dal Trattato di Maastricht, del febbraio 1992, assieme all’adozione dell’Euro come moneta unica, firmatario il ministro del Tesoro Guido Carli del VII Governo Andreotti) e l’accettazione dei Regolamenti 1466 e 1467 che rendono più stringente quella regola, approvati il 17 giugno del 1997 da parte del Ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi del I Governo Prodi (poi sostituiti, prima, dal Reg. 1175/2011 e, poi, nel 2012, dal fiscal compact). Vedi questa ricostruzione (severa e insinuante nei riguardi di Prodi):
L’ingresso dell’Italia nell’euro: è stato veramente un golpe?
04/11/2015 – Simone Nastasi
http://www.lultimaribattuta.it/35008_35008
NB: Quando allego un documento, non vuol dire necessariamente che ne condivido le tesi.

PPPS:
Infine, la risposta (al PPS), credo, la dà questo lungo e interessante documento di analisi dei due regolamenti e del fiscal compact, del Prof. Giuseppe Guarino, laddove scrive: “L’adesione al regolamento fu formalmente volontaria. Sostanzialmente, almeno per alcuni degli Stati membri, coatta. Ottenere consensi formalmente volontari, sostanzialmente coatti, è un metodo che anche in seguito sarebbe stato praticato”. (pag. 11)
NB: Al termine del par. 31, pag. 18, c’è un “non” di troppo. Al par. 72, “Gli obiettivi fondamentali sono enunciati all’art. 2, n. 3” va corretto in “art. 3, n. 3”.
http://www.nomos-leattualitaneldiritto.it/wp-content/uploads/2013/04/Nomos-201202Guarino-Euro-venti-anni-di-depressione.pdf

***

Enzo Michelangeli 12 dicembre 2016 alle 01:42
Ancora con questa bufala delle banche centrali private? Banca d’Italia e’ un ente DI DIRITTO PUBBLICO (tutti i dettagli a https://it.wikipedia.org/wiki/Banca_d'Italia#Lo_status), e la sua governance e’ decisa dal governo italiano, indpendentemente da chi ne detiene le azioni:
≪La cassazione lo ha ribadito il 21 luglio 2006, con la sentenza 16751 a sezioni riunite, dove ha affermato che la Banca d’Italia “non è una società per azioni di diritto privato, bensì un istituto di diritto pubblico secondo l’espressa indicazione dell’articolo 20 del R.D. del 12 marzo 1936 n.375”. la proprietà può quindi essere di soggetti privati, la gestione ha un ruolo pubblicistico, come compiti e poteri.≫

Quanto al famigerato surplus commerciale della Germania:
1. Mi spieghi come puo’ fare il governo tedesco a ridurlo? Impone a Volkswagen o BMW di fare auto di cattiva qualita’? Gli esportatori sono societa’ private, e vendono quanto pare a loro.
2. E’ fatto prevalentemente con paesi fuori dall’Eurozona, e la parte con l’Eurozona sta diminuendo (http://im.ft-static.com/content/images/9aaece78-9e7b-11e5-b45d-4812f209f861.png). Oh, e anche l’Italia ha un saldo delle partite correnti positivo (http://www.tradingeconomics.com/italy/current-account), quindi non e’ quello il problema.

@Enzo Michelangeli
Citazione: “Quanto al famigerato surplus commerciale della Germania:
1. Mi spieghi come puo’ fare il governo tedesco a ridurlo? Impone a Volkswagen o BMW di fare auto di cattiva qualita’? Gli esportatori sono societa’ private, e vendono quanto pare a loro”.
Mi sorprende che tu non lo sappia. Il Governo tedesco lo può fare (indirettamente) aumentando il tasso d’inflazione relativo (rispetto ai partner UE), via aumento dei salari e degli investimenti pubblici in infrastrutture (peraltro carenti) tedeschi, cioè accrescendo il benessere dei Tedeschi. Il che ridurrebbe la competitività dei prodotti tedeschi a favore di quelli dei partner UE e di conseguenza l’esportazione, e aumenterebbe l’importazione, riducendo così il surplus commerciale tedesco infra UE. E, last but not least, distribuirebbe il peso del riequilibrio più equamente tra Paesi forti e Paesi deboli.
Il salario minimo farebbe crescere l’Europa
I Paesi indebitati imitano il modello tedesco tagliando i salari. Ma è inutile se Berlino svaluta
di Sergio De Nardis* – 14 Marzo 2015
http://www.linkiesta.it/it/article/2015/03/14/il-salario-minimo-farebbe-crescere-leuropa/25043/


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