martedì 28 gennaio 2020

Lettera: Le BUFALE del Corriere della Sera (e di tutti i media) sulla Riforma delle pensioni Fornero




Ecco uno degli esempi preclari della mia fatica di Sisifo.    

Lettera: Le BUFALE del Corriere della Sera (e di tutti i media) sulla Riforma delle pensioni Fornero.

sabato 18 gennaio 2020 - 21:32

ALLA C.A. DEL DIRETTORE LUCIANO FONTANA
CC: PRESIDENTI SENATO E CAMERA, PDC, SEGR. GEN. QUIRINALE, MINISTRO E SOTTOSEGRETARI LAVORO E POLITICHE SOCIALI, MINISTRO E SOTTOSEGRETARI ECONOMIA E FINANZE, COMMISSIONI LAVORO E PREVIDENZA CAMERA E SENATO, COMMISSIONI FINANZE CAMERA E SENATO, SEN. MAURIZIO SACCONI, ON. CESARE DAMIANO, PROF.SSA ELSA FORNERO, MEF, RGS, CNEL, INPS, UPB, MEDIA, SINDACATI, ALTRI

Egr. direttore Luciano Fontana,
Mi sorprende che, nonostante le mie decine di lettere “circolari”, il Corriere continui a fare da tribuna prestigiosa alla generale disinformazione sulle pensioni (ormai mondiale), che dura dal 2013-14, per colpa di tutti i media, e coinvolge anche gli esperti previdenziali.
Dimentico di ciò che scriveva il Corriere nel 2012 riguardo agli effetti rilevanti della Riforma Sacconi.[1] E in sfregio alla normativa pensionistica, dal momento che le pensioni sono regolate da leggi emanate dal Parlamento e promulgate dal Presidente della Repubblica, al termine di un iter che coinvolge i servizi del Parlamento (gli ottimi e dettagliati dossier delle leggi elaborati dal Servizio Studi della Camera dei Deputati sono stati per il mio saggio e sono tra le mie principali e più affidabili fonti). Quindi è tutto verificabile, e se si vuole si può distinguere il grano dal loglio, il vero dal falso.
In data 27 dicembre 2019, il Corriere ha ospitato il seguente articolo di Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Previdenziali, scritto a quattro mani con Michaela Camilleri, anche lei di Itinerari Previdenziali:
L’articolo è stato rilanciato da parecchi media.
Poiché in esso veniva citata soltanto la Riforma Fornero e le veniva attribuito erroneamente l’aumento a 67 anni dell’età di pensionamento di vecchiaia, ho scritto la lettera n. 3 ad Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Previdenziali, inviata p.c. anche al Corriere della Sera.[2]
Ma, come in passato, Alberto Brambilla ha tenuto in non cale anche la mia terza lettera e, purtroppo, ha potuto pubblicare sul Corriere della Sera del 9.01.2020 un altro articolo, in cui ha ripetuto l’errata attribuzione alla Riforma Fornero del pensionamento a 67 anni:
Allora, dopo aver inutilmente segnalato la fake news di Alberto Brambilla alla segretaria di direzione del Corriere, che si è dichiarata non competente perfino a stampare la mia lettera pec e porla all’attenzione del direttore (già tra i destinatari della lettera a Brambilla), su suggerimento di un conoscente, ho inviato al Corriere, cinque volte complessivamente, via via modificata e ridotta, questa precisazione (ora integrata in alcuni elementi nella nota 3):
L'età di pensionamento a 67 anni non è stata decisa dalla Riforma Fornero ma dalla Riforma Sacconi.
9/1/2020 22:22
A  lettere@corriere.it,   letterealdocazzullo@corriere.it   Copia  lfontana@corriere.it,   nsaldutti@corriere.it,   emarro@corriere.it,   info@itinerariprevidenziali.it
In riferimento ai recenti articoli di Alberto Brambilla sul Corriere del 27.12.2019 e del 9.1.2020, Le segnalo di nuovo che l’età di pensionamento a 67 anni non è stata decisa dalla Riforma Fornero, che non ha quasi toccato le pensioni di vecchiaia se non per l’accelerazione dell’allineamento graduale da 60 a 65 anni delle donne del settore privato e la riduzione di 6 mesi della “finestra” (differimento dell’erogazione) per gli autonomi, ma dalla ben più severa (in termini sia di allungamento dell’età di pensionamento che del risparmio al 2060) Riforma Sacconi:
L’età di pensionamento a 67 anni è stata decisa dalla ben più severa (per allungamento dell’età di pensionamento e risparmio al 2060) Riforma Sacconi:
-          da 65 a 66 anni per i dipendenti uomini o 66 anni e 6 mesi per gli autonomi uomini mediante la “finestra” di 12 o 18 mesi;
-          da 60 a 61 anni, a decorrere dal 1° gennaio 2011, e da 61 a 65 anni, a decorrere dal 1° gennaio 2012, (più «finestra» di 12 mesi) per le lavoratrici dipendenti pubbliche;
-          da 60 a 65 anni (più «finestra» di 12 o 18 mesi) per le donne del settore privato, gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico alla speranza di vita);
-          da 66 a 67 anni per TUTTI mediante l’adeguamento alla speranza di vita.
Riferimenti normativi: DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter; DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12; DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18; e DL 138/2011, L. 148/2011, art. 1, commi da 20 a 23. Può chiedere conferma al Vostro Enrico Marro.
[Trova l’analisi e le prove documentali in questo mio saggio LE MENZOGNE SULLE RIFORME DELLE PENSIONI SACCONI E FORNERO: Chi ha varato la riforma delle pensioni più severa (Le tre più grandi bufale del XXI secolo Vol. 2) https://www.amazon.it/dp/B07PVBXV98.]
Che il caporedattore Economia, Nicola Saldutti, mi ha chiesto di ridurre.[4]
Cosa che ho fatto, aggiungendo un lungo commento, inviato a vari destinatari.[5]
Il risultato finora (18.01) è stato che l’articolo di Alberto Brambilla con la notizia falsa sulla Riforma Fornero è rimasto in homepage del Corriere della Sera fino a giovedì 16.01, cioè per ben sette giorni, disinformando i lettori e alimentando la BUFALA gigantesca sulla Riforma Fornero, mentre la mia precisazione, per il poco che valeva, non è stata pubblicata.
Questo della DISINFORMAZIONE sulle pensioni (e sulle manovre finanziarie della XVI legislatura, Governi Berlusconi e Monti), che ha fatto in Italia 60 milioni di vittime, inclusi gli esperti, i docenti universitari, ministri, alti dirigenti pubblici, i sindacalisti, oltre all’estero, anche per colpa del Corriere della Sera, è davvero un caso surreale, che richiederebbe, come ho scritto pochi giorni fa al direttore de LINKIESTA in una lettera pec[6] inviata p.c. a centinaia di destinatari importanti, incluso il Corriere della Sera, un intervento della Procura della Repubblica o forse… dell’ONU, vista la sua dimensione ormai mondiale. E nella lettera al direttore de LINKIESTA aggiungevo: “Voi media, com’è noto, siete prodighi di esortazioni per la lotta in teoria alle fake news, alias BUFALE, ma poi siete i primi ad alimentarle nella prassi quotidiana”. E, nel caso della Riforma Fornero, limitatamente ai propalatori consapevoli delle BUFALE, con una ostinazione e una “resistenza” degne di una Commissione d’indagine (in senso lato: anche psicologico).
Distinti saluti,
V.

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Note

[1] Si veda, ad esempio, questo articolo:
Corriere della Sera L'ETA MEDIA È SUPERIORE DI DUE ANNI RISPETTO ALLA FRANCIA E VICINA A QUELLA TEDESCA
Pensioni, «il sistema (ora) è in sicurezza» Mastrapasqua, la riforma e il bilancio dell'Inps
Nei primi sei mesi del 2012 l'età media per l'accesso alla pensione nel privato è stata di 61,3 anni
Il dato sull'aumento dell'età media di pensionamento risente soprattutto dell'effetto combinato dello scalino per la pensione di anzianità e dell'introduzione della finestra mobile mentre non tiene ancora conto della riforma Monti-Fornero che dispiegherà i suoi effetti a partire dal 2013.
28 luglio 2012
[2] Lettera n. 3 al Dott. Alberto Brambilla sulle sue notizie false sulle pensioni
[3] Questo è più completo:
-       -   da 65 a 66 anni per i lavoratori dipendenti uomini o 66 anni e 6 mesi per i lavoratori autonomi uomini, mediante la “finestra” mobile di 12 o 18 mesi, che incorpora la “finestra” fissa reintrodotta dalla Riforma Damiano;[i] quindi la Riforma Fornero non c’entra.
-          da 60 a 61 anni, a decorrere dal 1° gennaio 2011, e da 61 a 65 anni, a decorrere dal 1° gennaio 2012, (più «finestra» di 12 mesi) per le lavoratrici dipendenti pubbliche;[ii] quindi la Riforma Fornero non c’entra.
 -    da 60 a 65 anni (più «finestra» di 12 o 18 mesi) per le donne del settore privato, gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico alla speranza di vita);[iii] accelerato dalla Riforma Fornero, gradualmente entro il 2018;
-     -   da 66 a 67 anni per TUTTI mediante l’adeguamento alla speranza di vita, introdotto dalla Riforma Sacconi;[iv] quindi la Riforma Fornero non c’entra.
[i] Riforma Damiano L. 24.12.2007, n. 247; Riforma Sacconi DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 1 a 6; DL 138/2011, L. 148/2011, art. 1, comma 21, per l’estensione al comparto della scuola e dell’università.
[ii] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 1, modificato dal DL 78/2010, art. 12, comma 12-sexies.
[iii] DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 1, modificato dal DL 138, L. 148/2011, art. 1, comma 20.
[iv] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, modificato sostanzialmente dal DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 12-bis a 12-quinquies, modificato per la decorrenza dal 2013 (quando è effettivamente decorso) dal DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 4. Finora ci sono stati 3 scatti: 3 nel 2013, +4 nel 2016, +5 mesi nel 2019 = 1 anno, dal 1.1.2019.
[4] Il 12 gennaio 2020 alle 17.51 Saldutti Nicola <NSaldutti@rcs.it> ha scritto:
Buongiorno,
nei prossimi giorni metteremo il suo chiarimento, le chiedo solo di ridurre la sua precisazione a 1300 battute, Grazie
nicola saldutti
Caporedattore Economia
Inviato da iPhone
[5] Re: L’età di pensionamento a 67 anni non è stata decisa dalla Riforma Fornero ma dalla Riforma Sacconi.
v
12-01-2020 23:00
A  Saldutti Nicola   Copia  Corriere-dellaSera-Lettere-e-Idee,   Marro Enrico,   info@itinerariprevidenziali.it,   a.brambilla@itinerariprevidenziali.it,   michaela.camilleri@itinerariprevidenziali.it,   maurizio.sacconi@senato.it,   damiano_c@camera.it,   elsa.fornero@unito.it,   ichino@pietroichino.it,   ogiannino@yahoo.com,   tito.boeri@unibocconi.it,   pietro.garibaldi@carloalberto.org,   segreteria.landini@cgil.it,   segreteria.camusso@cgil.it,   segreteria.ghiselli@cgil.it,   nazionale@spi.cgil.it,   segreteria.generale@cisl.it,   segreteriagenerale@uil.it  
Buonasera,
Reivio la mia precisazione in dimensioni ridotte.
CC maurizio.sacconi@senato.it, damiano_c@camera.it, elsa.fornero@unito.it, ichino@pietroichino.it, ogiannino@yahoo.com, tito.boeri@unibocconi.it, pietro.garibaldi@carloalberto.org,
Egr. direttore Fontana,
In riferimento ai recenti articoli di Alberto Brambilla sul Corriere del 27.12.2019 e del 9.1.2020, rilanciati da tutti i media, Le segnalo che l’età di pensionamento a 67 anni non è stata decisa dalla Riforma Fornero, ma dalla ben più severa (per allungamento dell’età di pensionamento e risparmio al 2060) Riforma Sacconi: da 65 a 66 anni per i lavoratori dipendenti uomini o 66 anni e 6 mesi per i lavoratori autonomi uomini, mediante la “finestra” di 12 o 18 mesi; da 60 a 65 anni (più «finestra» di 12 mesi) per le lavoratrici dipendenti pubbliche; da 60 a 65 anni (più «finestra» di 12 o 18 mesi) per le donne del settore privato, gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico alla speranza di vita); da 66 a 67 anni per TUTTI mediante l’adeguamento alla speranza di vita. Riferimenti normativi: DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter; DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12; DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18; e DL 138/2011, L. 148/2011, art. 1, commi da 20 a 23.
***
Vi ringrazio della pubblicazione, ma trovo davvero utile aggiungere che la DISINFORMAZIONE sulle pensioni (che costituisce quella che io ho battezzato la Seconda più grande Bufala del XXI secolo; la Prima riguarda le manovre correttive della XVI legislatura, che ha avuto per vittime 60 milioni di Italiani, inclusi quasi tutti gli economisti, e poi l’estero, inclusi premi Nobel e giornali prestigiosi; e la Terza gli obiettivi statutari della BCE, che ha colpito perfino la nostra banca centrale) richiederebbe ben altro, poiché ha fatto anch’essa in Italia 60 milioni di vittime, oltre all’estero, assumendo ormai una dimensione mondiale. Per responsabilità di tutti i media, dimentichi di ciò che scrivevano nel 2012 sugli effetti portentosi della Riforma Sacconi (i quali adesso vengono erroneamente attribuiti da TUTTI alla Riforma Fornero); e, in particolare, di alcuni esperti previdenziali: tra i principali – come ho dimostrato per tabulas nel mio saggio, nel mio blog, e nelle mie decine di lettere “circolari” -, anche per la loro notorietà, si annoverano Elsa Fornero, a mio avviso fin dalla ‘anomala’ struttura e formulazione del testo della sua Riforma (si veda, ad esempio, proprio il caso dell’aumento a 66 anni della pensione di vecchiaia o di 41 anni e 3 mesi della pensione anticipata, che le viene erroneamente attribuito, com’ella stessa incongruamente lamenta nel suo libro del 2018), Maurizio Sacconi, Cesare Damiano, Giuliano Cazzola, Oscar Giannino, Tito Boeri, Pietro Garibaldi, Pietro Ichino, Alberto Brambilla, ai quali ho scritto numerose volte, ma o non leggono le e-mail e pec o palesano un’ostinazione degna di miglior causa e che andrebbe indagata sotto il profilo psicologico e stigmatizzata (stigmatizzare = deplorare severamente e pubblicamente); ri-trovate tutte le lettere nel mio blog http://vincesko.blogspot.it. Ai quali si aggiungono ministri, parlamentari, alti dirigenti pubblici, sindacalisti (perfino della CGIL, che fu l’unico sindacato ad opporsi nel 2010-11 alla severissima Riforma SACCONI ed avrebbe tutto l’interesse a combattere le BUFALE sulle pensioni, non ad alimentarle, come fanno Camusso, Landini, Ghiselli, Pedretti, che ignorano le norme pensionistiche ed imitano le “complici” di Sacconi e Tremonti, CISL e UIL), governatori di banca centrale, giornali stranieri prestigiosi, OCSE, FMI, ecc.
Essa ha avuto – ed in parte ha ancora - insieme alle altre due un impatto molto negativo sull’Italia, poiché – come ho osservato in una mia recente lettera al giornale economico tedesco Handelsblatt - i pregiudizi verso l’Italia (coltivati anche – e soprattutto - dalla tecnostruttura UE a trazione tedesca e olandese) sono alimentati spesso da false notizie o, peggio, notizie false, provenienti in primo luogo dall’Italia. Come avvenne in particolare durante l’anno orribile 2011, ma continua tutt’oggi. E non è necessario essere patrioti sfegatati per ritenerla una prassi autolesionistica e profondamente antitaliana.
In conclusione, segnalo che quasi l’unico che abbia risposto finora al mio centinaio di lettere, inviate a migliaia di destinatari, è stato il Quirinale, che avevo coinvolto come extrema ratio nel caso dell’errata interpretazione del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza delle chiarissime norme della Riforma Fornero e della Riforma Sacconi relative all’adeguamento dell’età di pensionamento alla speranza di vita. È sconfortante constatare che neppure l’inoltro delle mie osservazioni da parte del Quirinale al Ministero del Lavoro e delle politiche sociali è riuscito, sei mesi dopo, ad evitare che la burocrazia ripetesse tale errata interpretazione nel decreto direttoriale del 5.11.2019. E che nessun altro dei destinatari (segnatamente gli esperti) mi abbia dato una mano in questa difficilissima incombenza, avendo a che fare col moloch della terribile burocrazia italiana, la peggiore dell’Europa occidentale (si veda il poscritto nella mia lettera a RGS).
Dopodiché sono tornato alla carica, prima con i predetti due alti dirigenti e poi con la Ministra. Ma (i) a un cittadino normale è precluso ricevere informazioni dalla segreteria del RGS e perfino accedere telefonicamente alla segreteria del Ministro del Lavoro (che forse ignora l’esistenza della Riforma SACCONI, poiché non la cita mai); mentre, essendo il numero diretto pubblicato sul suo sito, (ii) ho attualmente in corso un’interlocuzione con la Direzione Generale Previdenza, che ha riconosciuto la bontà delle mie osservazioni e ha delegato per la risposta un funzionario, che però è spesso assente e dopo due mesi non mi ha ancora risposto. Vale forse la pena di precisare che io sono già in pensione e faccio questo soltanto per contrastare le BUFALE, a me particolarmente invise (‘vizio’ che andrebbe anch’esso indagato…), e per i milioni di futuri pensionandi, inclusi voi che leggete (ma sembra che non vi freghi niente).
Cordialissimi saluti,
V.
PS: Vi sarei grato se mi poteste avvisare del giorno di uscita della mia precisazione.
[6] Lettera al direttore de LINKIESTA Christian Rocca (e a tutti i media) sulle loro false notizie sulle pensioni


Post collegato:

Lettera: Le BUFALE del Sole 24 Ore (e di tutti i media) sulla Riforma delle pensioni Fornero_20-01-2020


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Lettera a Stefano Mensurati di Rai1 RAI sul vero e il falso sulle pensioni





Pubblico la lettera che ho inviato, il 14 gennaio scorso, al giornalista Stefano Mensurati, conduttore della trasmissione Tra poco in edicola di Radio1 RAI, sulla questione delle BUFALE propalate da quasi 10 anni sulla Riforma delle pensioni Fornero. Sono intervenuto qualche volta in diretta telefonica per contrastarne qualcuna, come è avvenuto la notte prima che gli inviassi questa lettera, ad opera del responsabile Welfare della CGIL, Roberto Ghiselli, che, almeno in teoria, dovrebbe essere un esperto della materia pensionistica. A Ghiselli, come scrivo nella lettera, ho fatto omaggio del mio saggio, che al capitolo 2 esamina proprio tale materia, ed ho inviato decine di lettere “circolari” sulle false notizie sulle pensioni. Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta.

14-01-2020 17:27
A  trapocoinedicola@rai.it

Egr. dott. Mensurati,
La Sua reazione ieri notte a difesa dell’indifendibile compagno Ghisleri della CGIL, al quale ho fatto omaggio del mio saggio e inviate tutte le decine di lettere di interesse dei sindacati, qualche volta telefonando alla sua segreteria per accertarmi che fossero poste alla sua attenzione (come ho fatto anche stamattina, ma non sono riuscito a parlargli) mi ha sorpreso.
Io, da perfetto ignorante fino ad allora (vede? non ho paura di definirmi tale, quando lo sono), m’interesso di pensioni dal 2010, quando mi mancava un anno per il pensionamento e, purtroppo, scoppiò la crisi greca, che indusse l’UE a chiedere anche all’Italia una stretta fiscale e sulle pensioni. Allora il Governo Berlusconi varò la prima manovra anticrisi, il DL 78 del 31 maggio 2010, di 62 mld cumulati a valere per il triennio successivo (ma le misure strutturali valgono tuttora), al cui art. 12 c’è la severissima Riforma SACCONI, che, tra le altre cose, aumentò l'età di pensionamento sia di vecchiaia che di anzianità, e perciò mi rinviò di un anno il pensionamento di vecchiaia da 65 a 66 anni, portando la “finestra” fissa, introdotta dalla Riforma Damiano nel 2007, da 4 a 12 mesi per i dipendenti e a 18 per gli autonomi; e modificò sostanzialmente l’adeguamento alla speranza di vita (ch’egli aveva introdotto un anno prima col DL 78/2009, art. 22-ter, comma 2, cioè 2 anni prima che arrivasse Elsa Fornero, alla quale viene erroneamente attribuito) relativamente alla pensione di vecchiaia, alle “quote” e all’assegno sociale, che poi, attraverso 3 scatti rispettivamente di 3+4+5=12 mesi, ha portato l’età di pensionamento di vecchiaia da 66 a 67 anni dall’1.1.2019. Ma (anche) Ghiselli lo imputa a Fornero (sic!).
La CGIL fu l’unico sindacato ad opporsi e, considerate le critiche che riceve nel Web per non essersi opposto alla Riforma Fornero, avrebbe tutto l’interesse a chiarire chi ha fatto che cosa in tema di pensioni, non ad attribuire i 67 anni e i 1.000 mld di risparmio alla Riforma Fornero, come improvvidamente e incredibilmente ha fatto ieri notte Roberto Ghiselli, alimentando la damnatio memoriae della severissima Riforma SACCONI e rivelando che non ha letto affatto lo studio di RGS LE TENDENZE DI MEDIO-LUNGO PERIODO DEL SISTEMA PENSIONISTICO E SOCIO-SANITARIO – AGGIORNAMENTO 2017, che io esamino nel mio saggio rilevandone le incongruenze e dove si analizza il risparmio al 2060 delle riforme delle pensioni dal 2004 (che sono 4: Maroni, 2004; Damiano, 2007; SACCONI, 2010 e 2011; e Fornero, 2011) e ne parla per sentito dire.
Tornando a Lei, io penso che un bravo giornalista debba fare esplicitamente o implicitamente del fact cheking e non alimentare le BUFALE. Lei è bravo, ha una voce che “passa”, talvolta perfino corregge gli interlocutori quando crede di padroneggiare l’argomento, ma ha un pessimo rapporto con alcune parole: come ignoranza e censura. E soprattutto con la Riforma delle pensioni Fornero. Capisco che, da quando ascolto la Sua trasmissione e, soltanto quando sento delle BUFALE enormi, intervengo per correggerle (come ho fatto obtorto collo ieri notte), le ho rotto il giocattolo che attira audience di parlar male della Riforma Fornero, come fanno tutte le trasmissioni, 60 milioni di Italiani e quasi tutti gli esperti. Ma questo non l’autorizza ad alimentare la universale DISINFORMAZIONE sulle pensioni, anziché contrastarla.
Le pensioni sono regolate da leggi, emanate dal Parlamento e promulgate dal Presidente della Repubblica, al termine di un iter che coinvolge i servizi del Parlamento (gli ottimi e dettagliati dossier delle leggi elaborati dal Servizio Studi della Camera dei Deputati sono stati per il mio saggio e sono tra le mie principali e più affidabili fonti). Quindi è tutto verificabile, e se si vuole si può distinguere il grano dal loglio, il vero dal falso. La Sua trasmissione Tra poco in edicola è inclusa da circa un anno nella mia mailing list e quindi ha ricevuto finora alcune mie decine di lettere “circolari”, diverse delle quali hanno riguardato le pensioni. In esse, ci sono sempre tutti i riferimenti legislativi a sostegno delle mie osservazioni critiche sugli autori delle BUFALE scritte o verbali ai quali le lettere, talvolta pec, sono indirizzate, da ultimo la risposta che ho inviato a Nicola Saldutti, caporedattore Economia del Corriere della Sera, sulle BUFALE diffuse sullo stesso Corriere da Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Previdenziali, sulla Riforma Fornero, e dove c’erano i riferimenti legislativi, che peraltro ho dovuto ridurre per ragioni di spazio (tra poco ne invierò un’altra, via pec, al giornale on-line LINKIESTA). Non ne ha letta nessuna? Se non le ha lette ha fatto malissimo. Le legga e così sarà in grado finalmente di distinguere chi dice il vero e chi il falso. Ammesso che Lei ami conoscere la verità, e non cullarsi comodamente nel pregiudizio e nell’ignoranza.
Cordiali saluti,
V.

PS: Se mi comunica il Suo indirizzo email ed è iscritto o intende iscriversi ad Amazon, Le farò omaggio del mio saggio in ebook, di 310 pagine e corredato da 480 note. Nella postfazione c’è il commento di Elsa Fornero, che io critico severamente nel mio, naturalmente per tabulas, perché la considero tra i principali responsabili della DISINFORMAZIONE ormai mondiale che circonda le pensioni italiane, la quale attesta che nella mia analisi mi sono attenuto alle norme di legge. Se preferisce può comunicarmi quello postale della sede della Sua trasmissione e le invierò, tramite Amazon, il cartaceo, che ho appena finito di revisionare. Attendo un Suo cortese riscontro di presa visione.
Pubblicherò questa lettera e la Sua eventuale risposta nel mio blog. Ometto questa volta, in via eccezionale, di indirizzarla p.c. ad altri destinatari.


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sabato 25 gennaio 2020

Lettera al Professor Peter Bofinger sugli obiettivi statutari della BCE




Pubblico la lettera che ho inviato, in data 7 gennaio, al professor Peter Bofinger economista tedesco ed ex membro del Consiglio degli Esperti Economici, dopo aver letto un suo articolo sugli obiettivi statutari della BCE. Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta.

Lettera al Professor Peter Bofinger sugli obiettivi statutari della BCE
v
7/1/2020 17:06
A  peter.bofinger@uni-wuerzburg.de 
  
Egr. Prof. Peter Bofinger,
Ho letto il Suo interessante articolo Time is ripe for a new ECB strategy.[1] Mi permetta di osservare che la scarsa comprensione del pubblico, inclusi gli esperti, è voluta. Per responsabilità principale della BCE, che nasconde sistematicamente che la BCE non ha soltanto l’obiettivo della stabilità dei prezzi. Come, invece, si deduce facilmente dal titolo dell’art. 2 Statuto BCE: al plurale. Con l’ausilio, non so se volontario o involontario, della Commissione Europea, che riporta nel suo sito la seguente descrizione errata delle funzioni della BCE, ma rinvia per il secondo obiettivo al link Lista completa dei compiti della BCE:
«La Banca centrale europea (BCE) gestisce l'euro e definisce e attua la politica economica e monetaria dell'UE. Il suo compito principale è mantenere la stabilità dei prezzi, favorendo in tal modo la crescita e l'occupazione.»

Ma fino al 2015 era peggio. Ecco quanto compariva sul sito ufficiale della Commissione:
«La Banca centrale europea (BCE, con sede a Francoforte, in Germania) gestisce l'euro, la moneta unica dell'UE, e garantisce la stabilità dei prezzi nell'UE. La BCE contribuisce anche a definire e attuare la politica economica e monetaria dell'UE.
Obiettivo
La Banca centrale europea (BCE) è una delle istituzioni dell'UE. I suoi obiettivi principali sono:
• mantenere la stabilità dei prezzi (tenendo sotto controllo l'inflazione) specialmente nei paesi dell'area dell'euro
• mantenere stabile il sistema finanziario, assicurandosi che i mercati finanziari e le istituzioni siano controllati in modo appropriato.
La Banca lavora in collaborazione con le banche centrali dei 28 paesi dell'UE. Insieme costituiscono il Sistema europeo delle banche centrali (SEBC). Ne deriva così una cooperazione tra le banche centrali dell'area dell'euro, detta anche eurozona, ovvero i 18 paesi dell'UE che hanno adottato la moneta unica. La cooperazione all'interno di questo gruppo di banche è chiamata Eurosistema.»

Da semplice cittadino europeo, contrasto questa inadempienza della BCE da alcuni anni, anche presentando, nel 2014, una petizione al Parlamento Europeo.

A mio avviso, come conferma il professor Daniele Ciravegna dell’Università di Torino, da anni sono la Commissione Europea e la BCE a non rispettare i Trattati. Sarebbe utile che professori del Suo livello approfondissero e, se lo ritengano, divulgassero questa grave responsabilità degli Organi apicali dell’Unione Europea.
Per non ripetermi, Le segnalo:
(i) la mia recentissima Lettera alla Banca d’Italia sulla sua errata citazione dello Statuto BCE, chiedendole “una analisi critica dell’art. 2 Statuto BCE, fedele alla lettera e allo spirito dello Statuto BCE, derivato dai Trattati”.
Alla quale aggiungo, su aspetti collaterali legati comunque alla cattiva informazione:
(ii) la mia recentissima lettera ad Handelsblatt.
Cordiali saluti,
V.


[1] I tempi sono maturi per una nuova strategia della BCE
di Peter Bofinger - 6 gennaio 2020
Non è tanto ciò che la Banca centrale europea sta facendo che è sbagliato ma in quanto non inquadra la comprensione del pubblico. La prossima strategia della BCE, scrive Peter Bofinger, dovrebbe farlo.


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http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2868395.html





giovedì 23 gennaio 2020

Lettera a Limes sulla grave carenza di un suo articolo sulla caduta del IV Governo Berlusconi




Lettera a Limes sulla carenza di un suo articolo sulla caduta del IV Governo Berlusconi
v
19/12/2019 13:55
A limes@limesonline.com copia carloclerix@gmail.com  

Egr. Direttore Caracciolo,
Ho letto soltanto oggi, per caso, l’articolo a firma di Andrea Muratore Il triplice fuoco contro l’Italia: così fu fatto cadere Berlusconi del 25.12.2018.
L’articolo cita come fonte ed analizza quattro libri. Tutti senza dubbio utili ed interessanti. Ma temo ne manchi uno, se non fondamentale, almeno necessario a comprendere a fondo ciò che successe nel 2011. Quello che riporta le CIFRE. Carenza che emerge chiaramente dall’articolo. Mi riferisco in particolare a due punti. Il primo è dove l’autore scrive: «Sul fronte finanziario, la manovra accerchiante per costringere l’Italia ad accettare una manovra di “lacrime e sangue” e, in prospettiva, l’intervento della Troika.»
Il secondo: «il presidente della Repubblica, negando l’uso del decreto per l’approvazione della manovra economica che doveva tranquillizzare la Ue, mandò Berlusconi disarmato al G20 di Cannes del 3 novembre.»
Sono affermazioni del tutto infondate, smentite dai dati ufficiali (la mia fonte principale è il Servizio Studi della Camera dei Deputati). Berlusconi aveva già fatto un mastodontico consolidamento fiscale, che infatti si riflette nei commenti positivi citati, direttamente o indirettamente, nell’articolo. Dal maggio 2010 all’agosto 2011, il Governo Berlusconi aveva già approvato ben tre manovre correttive “lacrime e sangue”, per un importo complessivo di 209 miliardi cumulati, a valere per il quadriennio 2011-14 (ma le misure strutturali valgono tuttora), così costituiti:
  • DL 78 del 31.05.2010, di 62 mld cumulati 2011-13 (la prima manovra correttiva, dopo la crisi della Grecia);
  • DL 98 del 6.07.2011, di 82 mld cumulati, per il quadriennio 2011-14;
  • DL 138 del 13.08.2011, di 65 mld cumulati, per il quadriennio 2011-14 (dopo la famosa lettera del 5.08.2011 della BCE; un’analoga lettera fu inviata alla Spagna, ma il premier Zapatero la chiuse in un cassetto e ne rivelò l’esistenza solo 2 anni dopo nel suo libro “El dilema”).
Nessuna delle persone citate nell’articolo (Ricolfi, che è menzionato nel mio libro come uno dei 40 esempi di vittime illustri della Prima Bufala, vedi appresso, Zapatero, Geithner, Friedman e Napoletano) conosceva almeno fino al 2015 tali cifre. Come, peraltro, quasi nessuno dei 60 milioni di Italiani, inclusi i docenti di Economia, oltre all’estero. Poche decine di persone le conoscevano, quasi tutti funzionari pubblici nel 2011 (non quelli di adesso). Tra questi c’è Renato Brunetta, che fu uno dei protagonisti della vicenda, che le ha riportate in vari suoi scritti. Purtroppo ha un difetto: la sua verità è a geometria variabile, a seconda della convenienza, ed ha un pessimo rapporto con Monti, per cui incoerentemente gli imputa la recessione, pur avendo Monti varato soltanto il 19% del valore totale delle manovre (330 mld).
La defenestrazione di Berlusconi non dipese dai numeri, né dalla sua renitenza ad adempiere le prescrizioni dell’UE (Commissione, Consiglio e BCE). Egli ubbidì in quasi tutto. Il “quasi” dipese esclusivamente dal veto, per motivi elettorali (prevedeva nuove elezioni a breve), del ministro leghista Bossi in tema di pensioni.
In sintesi, si può dire paradossalmente che Berlusconi è stato una vittima, oltre che del duo Sarkozy-Merkel, del suo potentissimo sistema (dis)informativo, che propalava e ancora propala la BUFALA cosmica che non ha mai messo le mani nelle tasche degli Italiani (e che le pensioni le ha toccate severamente Fornero).
Le accludo, qui sotto, il paragrafo 4 del mio saggio sulla XVI legislatura “LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO”, dove ho anche analizzato criticamente sia il libro di Brunetta che quello di Napoletano.
La prefazione del mio saggio è di Carlo Clericetti, che conosce bene il mio lungo impegno solitario di divulgazione e controinformazione sulle cifre delle manovre correttive della XVI legislatura e sulle riforme delle pensioni Sacconi e Fornero.
Cordiali saluti,
V.

PS: Chiedo scusa per il passato, in futuro aggiungerò Limes tra i media destinatari delle mie periodiche lettere “circolari” di controinformazione.
4.   Il «golpe»
Il Consiglio europeo del 23-26 ottobre 2011, con l’irrisione pubblica di Silvio Berlusconi da parte del presidente francese e della cancelliera tedesca davanti ai media di tutto il mondo, chiuse il periodo cruciale per la sopravvivenza del Governo Berlusconi, cominciato con l’arrivo della lettera della BCE. Che a sua volta chiuse il primo periodo dell’attacco all’Italia da parte della speculazione mondiale, innescata, come abbiamo visto, dalla Deutsche Bank,[22] con la vendita, nel corso del secondo trimestre 2011, di quasi tutti i titoli sovrani italiani che deteneva in portafoglio. Ed allora vediamo come si è svolta l’importante vicenda di questa famosa lettera.
Il contenuto della lettera della BCE del 5 agosto 2011[55] – racconta l’On. Brunetta nel suo libro citato (pag. 19) - fu anticipato informalmente il 4 agosto al Governo, proprio nella persona del ministro Brunetta, da Mario Draghi (governatore della Banca d’Italia e presidente nominato della BCE dal Consiglio Europeo del 23-24 giugno 2011, dal 1° novembre successivo). Prima tramite il professore e senatore Nicola Rossi (del Partito Democratico) e poi in un colloquio telefonico con il PdC Berlusconi e lo stesso Brunetta. Il quale poi, su richiesta di Draghi, incontrò Daniele Franco (allora della Banca d’Italia, ora Ragioniere Generale dello Stato) che stava lavorando alla redazione della lettera, ibidem, pag. 38. Brunetta ne riassume così lo scopo:
«la Banca centrale europea avrebbe continuato ad acquistare sul mercato i nostri titoli, quindi raffreddando l’incendio speculativo esploso improvvisamente in pochi giorni, e senza che cambiasse alcun dato reale, solo e unicamente se noi avessimo dato delle risposte aggiuntive in termini di politica economica, di rigore e di riforme.»
E poi, a pag. 39, traduce il nocciolo delle richieste:
«Il punto centrale è proprio quello: l’anticipo del pareggio di bilancio dal 2014 al 2013 e la richiesta di una serie di riforme strutturali.»

Riguardo a tale importante lettera va evidenziato - come un anno fa ha rammentato l’ex ministro Giulio Tremonti[63] - quanto segue:
(i) il Governatore di Bankitalia Draghi, nelle Considerazioni finali del 31 maggio 2011[64] - cioè appena due mesi prima - aveva, invece, approvato la decisione del pareggio di bilancio nel 2014 («Appropriati sono l’obiettivo di pareggio del bilancio nel 2014 e l’intenzione di anticipare a giugno la definizione della manovra correttiva per il 2013-14.») e
(ii) il Consiglio Europeo del 21 luglio 2011, nel comunicato finale,[65] aveva confermato tale giudizio positivo («In questo contesto, accogliamo con favore il pacchetto di misure di bilancio recentemente presentato dal Governo italiano, che gli consentirà di portare il disavanzo al di sotto del 3% nel 2012 e di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2014.» (DL 98 del 6.7.2011, di 82 miliardi cumulati);
(iii) la stampa internazionale e, soprattutto, la cancelliera tedesca Angela Merkel avevano manifestato il loro apprezzamento («Merkel: la manovra italiana va bene»[66]);
(iv) Tremonti deduce a ragione: «Ciò premesso è evidente come solo in malafede si possa pensare che i conti pubblici di un grande paese possano virare dal bene al male… in soli 15 giorni!»; e
(v) conclude, a ragione: «Come puoi fare riforme e sviluppo se parallelamente devi condurre una [terza!, ndr] selvaggia manovra di bilancio [e la precedente – di ben 82 miliardi cumulati - di appena 38 giorni prima, ndr]».
Proprio per questo, risulta improvvida o segno di estrema debolezza (tertium non datur) la decisione del governo Berlusconi di adempiere immediatamente i diktat della BCE, anziché rispedirli al mittente, in tutto o almeno in parte.
Come infatti fece l’altro destinatario di una lettera analoga, il primo ministro spagnolo José Luis Zapatero, che decise di non darvi seguito e la chiuse in un cassetto - forse anche perché si approssimavano le elezioni da lui anticipate di sei mesi rispetto alla scadenza naturale, alle quali aveva già deciso e comunicato di non ricandidarsi - e rivelò l’esistenza della lettera soltanto nel suo libro autobiografico del 2013 «El Dilema: 600 días de vértigo».[67][68] Le elezioni furono poi vinte dal leader del Partito Popolare, Mariano Rayoj, il quale per ottenere l’aiuto finanziario dell’UE, inclusa l’Italia, per far fronte alla grave crisi delle banche spagnole adempì tutte le prescrizioni della BCE, ricevendo in cambio dalla Commissione la «licenza» di violare il limite del 3 per cento del deficit/Pil per altri sei anni.
Per un Governo coeso e credibile c’è sempre un margine negoziale, a fortiori in questo caso in cui c’è un ribaltamento in pochi giorni del giudizio sui conti pubblici, già oggetto di due pesanti manovre correttive: il DL 78/2010 (62 miliardi) e il DL 98/2011 (82 miliardi), per ben 144 miliardi cumulati.[28] Ma il Governo Berlusconi-Tremonti non era né coeso – minato internamente dal forte dissidio tra il PdC e il ministro dell’Economia - né credibile, era retto da un leader ormai screditato a livello interno e internazionale, incapace caratterialmente di prenderne atto e comportarsi di conseguenza, poggiava su una alleanza politica e una maggioranza parlamentare che cominciavano a sgretolarsi, bersagliato da tutte le parti,[69] e per giunta – essendo incline a mentire e disinformare sistematicamente - ubbidiva facendo mostra di opporsi, togliendo efficacia a ciò che deliberava e ricevendone in cambio nulla, anzi maggiore austerità.
Poi, ad avvalorare quasi inconsapevolmente la contraddittorietà del comportamento del duo Berlusconi-Tremonti,
(vi) Giulio Tremonti, due anni dopo, parlerà di golpe,[70] motivando la grave accusa così: «la Bce non solo imponeva l’anticipo del pareggio di bilancio dal 2014 al '13, ma anche l’obiettivo di un fabbisogno netto dell’1% nel 2012. La Troika in confronto si è poi rivelata flessibile e lungimirante. Una doppia e contemporanea richiesta di questo tipo non è mai stata avanzata, né realizzata nella storia finanziaria europea»; e
(vii) il ministro Bossi, il 6 agosto, ne attestava il carattere di do ut des,[71] che in quella situazione (resa) drammatica aveva l’amaro sapore di un ricatto: «Tutti hanno paura che i titoli di stato si trasformino in carta straccia, ma facendo il pareggio di bilancio un anno prima, la Bce ci ha garantito che da lunedì ce li comprerà: quindi per noi è una soluzione, una garanzia».
Come confermerà l’ex ministro Brunetta nel suo libro citato (pag. 38). Il quale giustamente aggiunge che «un monito di quel tipo [è] incongruo rispetto al ruolo della BCE» (pag. 45) (ma – aggiungo io - è molto più che incongruo, è in palese violazione del proprio statuto derivato dai Trattati - si veda il capitolo 3 -, tant’è che l’UE protestò per avere il Governo italiano resa pubblica la lettera). Scrive Brunetta, additando la stampa di sinistra (ibidem, pag. 52):
«Predisponiamo una nuova manovra al fine di attuare le richieste della lettera.
Il 13 agosto 2011 si parte con la manovra correttiva che, nonostante le origini e le turbolenze di quelle settimane, si rivelerà tra le migliori mai poste in essere. Il suo ammontare è di 65 miliardi, di cui il 64% ricavato da tagli, il 32% da maggiori entrate e il 4% dedicati allo sviluppo.
Draghi mantiene le promesse, e la BCE compra 16 miliardi di titoli di Stato italiani sul mercato secondario.
Ma qui si palesa il lavorio dei nemici interni, una sorta di contro manovra, per annullarne gli effetti positivi. La Stampa di sinistra inizia a parlare di «Berlusconi trick».
Come dire: ehi, attenti cari speculatori, qui c’è roba buona per voi. Berlusconi finge. Fa un decreto di carta che non realizzerà mai. Intanto ottiene aiuti dalla BCE, la Commissione europea smette di guardare l’Italia in cagnesco, e Berlusconi ne approfitta per far ridurre artificialmente lo spread, con annunci farlocchi.
Piccolo ma sentito mea culpa. A questo disegno nefasto giovarono di certo i mal di pancia della nostra maggioranza, che impedivano sguardi lungimiranti e costringevano a frenate, a detti e contraddetti. Soprattutto con il principale partner di governo e di maggioranza: la Lega di Bossi (e Tremonti).
Per cui una manovra travagliata, ma assolutamente di entità corretta, bene impostata, finì per essere guardata torvamente anche nel nostro ambito.
Logico che una manovra aggiuntiva di quel tipo non poteva non destare grandi tensioni all’interno della maggioranza. Difficile spiegare la necessità di ulteriori sacrifici, di fare un altro buco alla cinghia, per imprese e famiglie che stavano per esaurire le riserve di grasso accumulate dalla nostra educazione di risparmiatori.
Tutto questo creò confusione attorno alla manovra, la quale confusione depresse il valore della manovra stessa, fornendo ulteriori argomenti alla favola, assolutamente ingiustificata, del Berlusconi trick. Cioè del dire senza fare, ma nel frattempo incassare. I fatti dicono tutt’altro.»

Giustappongo, sulle medesime manovre correttive di luglio e agosto, il giudizio negativo dell’allora direttore del Sole 24 ore, Roberto Napoletano, che certamente non è ascrivibile alla sinistra ed ebbe un peso nella vicenda con i suoi editoriali (prendo le citazioni dal suo libro «Il cigno nero e il cavaliere bianco», altro libro che ho apposta acquistato e letto per questa occasione). Egli vi scrive varie inesattezze, che attestano che non conosce la normativa pensionistica (si veda il capitolo 2), né bene le manovre correttive. Dato il suo ruolo di direttore del principale giornale economico italiano, vale la pena di esaminarne e commentarne criticamente qualcuna come ulteriore prova documentale paradigmatica dell’ignoranza generale sia in tema di manovre correttive (Prima Più Grande Bufala), sia in tema di pensioni (Seconda Più Grande Bufala), sia in tema di poteri-doveri della BCE (Terza Più Grande Bufala).
  1. «L’insieme delle misure «vale» 40 miliardi.» (Posizione kindle: 237).
Un anno dopo, Il Sole 24 ore scrive in un lungo e dettagliato articolo[28] che il totale della prima, pesantissima, manovra estiva (DL 98/2011) è pari a 80 mld cumulati per il quadriennio 2011-2014. Ma, in effetti, le misure strutturali (cioè permanenti) valgono tuttora.
  1. «unicamente sulla carta, poiché il decreto appena varato ne assicura solo 25,3. Altri 16,9 miliardi nel biennio 2013-2014 dovranno essere recuperati attraverso il gettito (ipotetico) atteso dal disegno di legge delega in materia fiscale e assistenziale, il cui iter di approvazione si presenta peraltro alquanto incerto.» (Posizione kindle: 237).
I 25,3 miliardi si sommano ai 62 miliardi cumulati del DL 78/2010 e sono integrati, appunto, dalla c.d. «clausola di salvaguardia» introdotta proprio dalla manovra di luglio 2011 (DL 98/2011, L. 111/2011, art. 40, e anticipandola col DL 138/2011) per apprestare la copertura all’anticipazione del pareggio di bilancio dal 2014 al 2013 chiesto dalla lettera del 5.08.2011 della BCE al Governo; clausola di salvaguardia, modificata dal Governo Monti, che ci trasciniamo da allora e che ogni anno riceve una regolare copertura temporanea.
  1. «La manovra non convince i mercati» (Posizione kindle: 239).
La manovra – come abbiamo visto - è giudicata positivamente dal Consiglio Europeo e dalla cancelliera Merkel, poi nel giro di 15 giorni tutto cambia. I cosiddetti mercati hanno scommesso sulla rottura dell’Euro; l’Italia, dopo l’attacco alla Grecia, all’Irlanda, al Portogallo e alla Spagna, è considerato il grimaldello. Nulla potrà il «salvatore» Monti, durante il cui governo, nel 2012, dopo un iniziale calo, lo spread BTP-Bund tornerà pericolosamente sopra i 500 punti base. Fino al decisivo «whatever it takes» di Draghi del 26 luglio 2012.
  1. «Si arriva alla vigilia di Ferragosto e il governo Berlusconi è costretto a varare un secondo intervento correttivo sotto dettatura della BCE (la famosa lettera) e di Bruxelles; ma la polpa (pensioni e lavoro) non c’è.» (Posizione kindle: 241).
Per le pensioni (si veda il capitolo 2), manca solo il completamento, come peraltro chiede la lettera della BCE del 5.08.2011, l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni nel 2021 è benchmark, ma tutto è sporcato e depotenziato dall’errore nella prima lettera di risposta (2026 in luogo di 2021) e soprattutto dalla credibilità prossima allo zero del PdC Berlusconi, che aveva scatenato la speculazione finanziaria mondiale contro l’Italia e favorito il complotto sui generis ai suoi danni.
  1. «Al punto che, poi, lo stesso Weidmann riconoscerà a Draghi il coraggio di avere scelto la politica monetaria espansiva.» (Posizione kindle: 314).
Certo, ma per l’Italia con ben sei anni di ritardo rispetto alla Federal Reserve USA (FED) e alla Banca d’Inghilterra (BoE) e gravi conseguenze economiche-sociali!, proprio a causa dell’opposizione soprattutto di Weidmann (si veda anche il capitolo 3).
  1. «All’Italia, grande malato d’Europa» (Posizione kindle: 320).
Falso, in base ai fondamentali. L’unico un po’ malato, secondo sua moglie, nonché il ministro Tremonti (cfr. i libri citati di Brunetta e Napoletano, si veda anche appresso), pare fosse il PdC Berlusconi.
Come ho già scritto, sulla base di un’analisi approfondita dei provvedimenti (vedi appresso il sottoparagrafo 5.3), per non parlare del giudizio di poi, il giudizio più congruo è quello di Brunetta; mentre quello di Napoletano, in linea con ciò che il suo giornale scrive a ridosso del varo della manovra, è contraddetto da articoli successivi del suo giornale, durante la sua direzione (si veda, tra gli altri, l’articolo alla nota 28).
Dopo nove giorni dall’approvazione della seconda manovra estiva, la BCE iniziava gli acquisti di titoli pubblici italiani (si veda il cap. 3).


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