mercoledì 30 gennaio 2019

Lettera al CIV dell’INPS: Osservazioni critiche su alcune carenze del Rendiconto sociale INPS 2017




Pubblico la lettera che ho inviato due giorni fa al Consiglio di Indirizzo e Vigilanza  (CIV) dell’INPS, su alcune carenze del loro Rendiconto sociale INPS 2017, in particolare (i) sulla loro evidenziazione soltanto della riforma Fornero; (ii) sull’obliterazione della riforma Sacconi; e (iii) sulla mancata spiegazione (o forse comprensione) delle determinanti dei dati rilevati. Come ho fatto in altre due occasioni analoghe, ho inviato la lettera, per conoscenza, anche al Presidente della Repubblica, sia perché l’erronea interpretazione di alcune norme delle leggi pensionistiche si registra nelle ultime tre Leggi di Bilancio approvate e promulgate dal PdR, sia come “stimolo” ad intervenire per correggerle. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.

Lettera al CIV dell’INPS: Osservazioni critiche su alcune carenze del Rendiconto sociale INPS 2017.
Da:  v
28/1/2019 15:58
A:  guglielmo.loy@inps.it,    sabina.valentini@inps.it     e altri 45+1.257

Destinatari: Presidente, Vice Presidente e Consiglieri del CIV, Strutture Centrali della Direzione Generale INPS ed il Coordinamento Statistico-Attuariale, Segreteria Tecnica del CIV
CC Sig. Presidente della Repubblica, Sig.ra Presidentessa del Senato, Sig. Presidente della Camera, Sig. Presidente del Consiglio dei Ministri, Sig. Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Sottosegretari Lavoro e Politiche sociali, Commissione Lavoro della Camera, Commissione Affari sociali della Camera, Commissione Lavoro e Previdenza del Senato, Deputati, Senatori, Parlamentari europei, Altre Istituzioni, Presidenza e Direzione generale INPS, Media, Sindacati, Associazioni e Fondazioni, Siti economici e previdenziali, Università


Egr. Sig. Presidente e Sigg. Consiglieri del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza,
Mi permetto di formulare le seguenti osservazioni critiche su alcune carenze del Vostro Rendiconto sociale INPS 2017 (Rendiconto Sociale 2017 https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemDir=52267).

1.     Riforme delle pensioni
«A distanza di sette anni dall’entrata in vigore della legge Monti-Fornero vi sono elementi sufficienti per un primo bilancio, anche in vista degli annunciati interventi sul sistema pensionistico.»
Constato che anche Voi, come succede quasi sempre da 5 anni, avete menzionato soltanto la riforma Fornero. Dal 1992, le riforme delle pensioni, considerando un’unica riforma i provvedimenti varati da Sacconi nel 2010 e 2011 (oltre alla L. 102/2009, art. 22ter), sono state sette: Amato, Decreto Legislativo 503 del 1992; Dini, Legge 8.8.1995, n. 335; Prodi, Legge 27.12.1997, n. 449; Berlusconi/Maroni, Legge 23.8.2004, n. 243 Prodi/Damiano, Legge 27.12.1997, n. 247; Berlusconi/Sacconi, Legge 30.7.2010, n.122, Legge 15.7.2011, n. 111, Legge 14.9.2011, n. 148; e Monti-Fornero, Legge 22.12.2011, n. 214.
Va sottolineato che di esse, dunque, la riforma Fornero è la settima e ultima (finora), e, a giudicare dalle norme e dagli effetti, sia in fatto di allungamento dell’età di pensionamento, sia in termini di risparmio di spesa, non la più severa.

2.     Età di pensionamento
«L’analisi svolta pone l’attenzione sul numero dei trattamenti di vecchiaia e di anzianità/anticipata liquidati tra il 2012 e il 2017, con particolare attenzione alle differenze di genere sulle quali è necessario soffermarsi per valutare il livello di equità e di solidarietà del sistema previdenziale.
Sono state prese in esame sia le pensioni vigenti la cui consistenza, oltre che dalle nuove pensioni, è determinata anche da quelle eliminate nell’anno, sia le pensioni liquidate, il cui numero è unicamente condizionato dalle norme in vigore in ciascun anno. Sia tra le pensioni vigenti che tra quelle liquidate nei singoli anni si registra una prevalenza delle pensioni di anzianità/anticipate, con un capovolgimento rispetto agli anni precedenti il 2012 quando a prevalere era il numero delle pensioni di vecchiaia
In primo luogo, rilevo uno scostamento tra l’obiettivo prefissato e il risultato: ma non doveva la riforma Fornero revisionare (per molti addirittura abolire[1]) le pensioni di anzianità, disallineate rispetto agli altri Paesi e che abbassavano l’età media di pensionamento, come aveva chiesto la famosa lettera del 5.8.2011 della BCE al Governo Berlusconi?[2] Lettera che è poi stata la bussola del Governo Monti, ma che – quasi nessuno sa - era stata già adempiuta in grandissima parte dal Governo Berlusconi, anche per le pensioni.[3]
In secondo luogo, osservo che è proprio come Voi scrivete, dipende dalla normativa emanata. Ma, beninteso, non dalla riforma Fornero, che ha interessato quasi esclusivamente le pensioni di anzianità/anticipate, bensì dalla ben più severa riforma SACCONI, che ha innalzato l’età di pensionamento di vecchiaia, evidentemente in misura tale da impedire di fatto o almeno scoraggiare – come traspare dai dati - il pensionamento di vecchiaia: sia per gli uomini, portando l’età di pensionamento da 65 a 67 anni, sia, in particolare, per le donne, le quali partendo da 60 anni (contro i 65 degli uomini) si sono dovute allineare, quasi di botto le dipendenti pubbliche e gradualmente entro il 2018 le lavoratrici private, ai 67 anni degli uomini nel 2019. Infatti, ecco l’attuale quadro sintetico dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori:
QUOTE: abolite dalla riforma Fornero (L. 214/2011, art. 24, commi 3 e 10).
PENSIONE DI VECCHIAIA
- L’età di pensionamento degli uomini è salita (da 65 nel 2010) a 67 anni nel 2019 e questi 2 anni in più - “finestra” mobile di 12 mesi (o 18 mesi per gli autonomi) e adeguamento triennale all’aspettativa di vita -  sono stati decisi dalla riforma Sacconi (L. 122/2010, art. 12), tranne 4 mesi in media dalla riforma Damiano (L. 247/2007); quindi la riforma Fornero non c’entra (se non per la riduzione di 6 mesi per gli autonomi).
- L’età di pensionamento delle donne del settore pubblico è salita (da 60) quasi senza gradualità a 65 anni nel 2012, ed è stato deciso nel 2009 (L. 102/2009, art. 22ter, comma 1) e modificato nel 2010 (L. 122/2010, art. 12, comma 12-sexies) da Sacconi a seguito della Sentenza del 13 novembre 2008 della Corte di giustizia dell’Unione europea, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni), più “finestra” di 12 mesi, più 12 mesi di adeguamento all’aspettativa di vita, e a 67 anni nel 2019, e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a Sacconi, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi la riforma Fornero non c’entra.
- L’allineamento dell’età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da Sacconi) a 65 anni più «finestra», previsto da Sacconi gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento all’aspettativa di vita), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018 (L. 214/2011, art. 24, comma 6), ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di Sacconi, tranne 4 mesi in media di Damiano.
Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma Sacconi) a 12 mesi la «finestra» degli autonomi (uomini e donne); (ii) che la riforma Fornero (rispettivamente, con il comma 6, lettere c e d, e con il comma 10 dell’art. 24 della L. 214/2011) ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché (con il comma 5) ha abolito contestualmente la «finestra» di 12 o 18 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e Sacconi (8 o 14 mesi), ma senza evidenziarne il legame, così si è intestata di fatto entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l’adeguamento automatico diverrà biennale («13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale»), ma, appunto, è solo un’accelerazione del meccanismo deciso da Sacconi; e (iv) che la riforma Fornero (col comma 2 dell’art. 24 della L. 214/2011) ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo – introdotto dalla riforma Dini nel 1995 – a coloro che ne erano esclusi, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani e ora già in pensione o prossimi al pensionamento.
La riforma SACCONI ha interessato anche le pensioni di anzianità:
PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)
- L’età di pensionamento degli uomini è salita (da 40 anni nel 2010) a 42 anni e 10 mesi e di questi 2 anni e 10 mesi in più (+ 6 mesi per gli autonomi) 1 anno e 3 mesi (o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi), sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 1 anno e 7 mesi sono di Fornero (o 1 anno e 1 mese relativamente agli autonomi). L’anno e tre mesi in più sono stati decisi da SACCONI, rispettivamente, con il DL 78/2010, art. 12 (“finestra” mobile di 12 mesi) e col DL 98/2011 (L. 111/2011), art. 18, comma 22ter: più 1 mese per chi matura i requisiti nel 2012, più 2 mesi per chi li matura nel 2013, e più 3 mesi per chi li matura nel 2014. Quindi si arriva a 41 anni e 1 mese o 2 o 3 per i lavoratori e le lavoratrici dipendenti e 41 anni e 7 mesi o 8 o 9 per i lavoratori e le lavoratrici autonomi.
- L’età di pensionamento delle donne è salita, da 40 anni nel 2010, a 41 anni e 10 mesi, e di questo anno e 10 mesi in più (+ 6 mesi per gli autonomi), 1 anno e 3 mesi (o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi), sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 7 mesi sono di Fornero.
E’ importante, infine, osservare che l’aumento dell’età di pensionamento sia di vecchiaia (da 65 a 66 anni) che di anzianità (da 40 a 41 anni e 3 mesi) – oltre all’adeguamento all’aspettativa di vita - viene di solito erroneamente attribuito alla riforma Fornero e non alla riforma Sacconi, come lamenta la stessa professoressa Fornero nel suo ultimo libro.[4] Ma la colpa è della formulazione insufficiente e poco chiara della legge Fornero, che ha abolito la “finestra” mobile (con il comma 5) e contestualmente aumentato l’età base (rispettivamente, con il comma 6, lettere c e d, e con il comma 10 dell’art. 24 della L. 214/2011), senza però evidenziarne il legame, il che ha tratto in inganno tutti, perfino il Servizio Studi della Camera nell’immediatezza del varo della riforma Fornero (cfr. dossier L. 214/2011), RGS (cfr. NADEF 2018, pag. 61) e professori di Lavoro e Previdenza.
Quasi nulla di tutto questo, segnatamente la riforma SACCONI, emerge – mi pare – dalla Vostra relazione, se non un generico e sintetico riferimento a pag. 42, limitatamente alle dipendenti pubbliche: «Dalle tendenze analizzate emerge una forte riduzione delle pensioni di vecchiaia liquidate in favore delle donne, riconducibile all’innalzamento dell’età pensionabile, alla loro debolezza nel mercato del lavoro, alla gravosità del lavoro di cura, elementi che determinano tutt’ora una condizione di svantaggio della donna nell’ambito lavorativo. Gli uomini in tutti i settori sono stati interessati in modo marginale dall’aumento dell’innalzamento dell’età pensionabile. Per le donne dei settori pubblici l’età di accesso alla pensione di vecchiaia era già stata aumentata prima del 2012

3.     Risparmi dalle riforme pensionistiche
In estrema sintesi, dei 1.000 mld di risparmi pensionistici stimati da RGS al 2060 dalle 4 riforme dal 2004 (Maroni, 2004, la cui misura principale, lo ‘scalone’, fu abrogato da Damiano prima che andasse in vigore; Damiano, 2007, le cui “quote” furono abolite da Fornero; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011), al lordo dell'errata attribuzione delle norme (come conferma la professoressa Elsa Fornero nel suo ultimo libro), soltanto 350 (poi calati a 280 dopo i vari interventi legislativi) vengono ascritti alla riforma Fornero, i cui effetti peraltro si esauriscono nel 2045. Secondo voi a chi vanno ascritti i residui 700 mld?
Dall’analisi di RGS, risulta anche che il «pro-rata» contributivo introdotto dalla riforma Fornero fa risparmiare, a regime (2018), appena 200 milioni circa all’anno (su una quindicina di miliardi annui), che poi si riducono in breve fino a sparire.
Ecco, questo è il dato forse più clamoroso, poiché la vulgata è che la riforma Fornero abbia sostituito il metodo contributivo al retributivo per tutti, mentre in realtà ha solo esteso, pro rata dall’1.01.2012, il metodo contributivo, introdotto dalla riforma Dini nel 1995, a coloro che ne erano esclusi, vale a dire coloro che al 31.12.1995 avevano almeno 18 anni di anzianità contributiva, quindi relativamente anziani e presumibilmente in massima parte (che non sono in grado di quantificare) oggi già pensionati. Come conferma RGS, ma già nella relazione tecnica del 2011 (pag. 48).[5]

   4. Errata interpretazione di RGS della norma sull’adeguamento dell’età di      pensionamento all’aspettativa di vita e della norma che prescrive che si considerino soltanto gli aumenti dell’aspettativa di vita
Segnalo anche a Voi che il Ragioniere Generale dello Stato interpreta in maniera errata sia la norma della riforma SACCONI che esclude dal calcolo le diminuzioni dell’aspettativa di vita (comma 12ter dell’art. 12 della legge 122/2010), sia, soprattutto, la norma della riforma Fornero che modifica la periodicità dell’adeguamento alla speranza di vita da triennale a biennale, che è di una chiarezza palmare: «Adeguamenti agli incrementi della speranza di vita (articolo 24, comma 13) Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 [triennale, a valere per il triennio 2019-21, ndr] sono aggiornati con cadenza biennale secondo le modalità previste dall'articolo 12 della legge  n. 122/2010. A partire dalla medesima data i riferimenti al triennio, di cui al comma 12-ter del citato articolo, devono riferirsi al biennio». Vale a dire dal 2022, non dal 2021.

5.     Anche l’INPS ha partecipato alla generale DISINFORMAZIONE sulle riforme delle pensioni
Lo ha fatto sia nell’obliterare talvolta la riforma SACCONI, attribuendo tutto alla riforma Fornero (ad esempio nell’Osservatorio INPS sulle pensioni del 30.04.2015), sia nell’adeguarsi – come tutti gli altri - alla predetta interpretazione errata di RGS (Circolare n. 62 del 4.4.2018), modificando il suo orientamento precedente (ad esempio, Circ. n. 37 del 14.3.2012).

Potete trovare tutti i dati, le osservazioni complete e le relative prove documentali nel mio libro:
LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO: La responsabilità della Grande Recessione – Berlusconi vs Monti. La Riforma delle pensioni più severa – Sacconi vs Fornero. Gli Obiettivi e i poteri-doveri statutari della BCE – Draghi vs Yellen.” (con prefazione di Carlo Clericetti e commento finale di Elsa Fornero) https://www.amazon.it/dp/B07L3B5N5M.
Data la dimensione, che ha ormai assunto un ambito mondiale, della DISINFORMAZIONE generale sulle riforme delle pensioni, che cerco di contrastare da sette anni, Vi suggerisco caldamente una campagna informativa, prima in ambito INPS e poi nazionale, e sono a disposizione per darvi gratuitamente il mio apporto e ad un eventuale confronto pubblico.
Distinti saluti,
V.

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Note
[1] La riforma Fornero ha abolito soltanto le «quote» (somma di età anagrafica e anzianità contributiva), reintrodotte nel 2007 dalla riforma Damiano.
[2] «È possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l'età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012.»
Lettera del 5.8.2011 della BCE al Governo italiano
[3] Tra cui il completamento della riforma delle pensioni (revisione delle pensioni di anzianità e accelerazione dell’allineamento delle donne del settore privato a tutti gli altri), a causa dell’opposizione del ministro Bossi.
[4] «Rispondeva infine essenzialmente a criteri di trasparenza l’assorbimento delle cosiddette «finestre mobili» nei requisiti anagrafici e contributivi, una modalità che era stata adottata per aumentare un po’ surrettiziamente l’età di pensionamento. […] La nostra decisione pertanto fu di rendere esplicito l’anno in più richiesto [sic; in effetti già deciso da Sacconi con la L. 122/2010, art. 12, commi 1 e 2, ndr]. Di fatto, questo non corrispondeva a un aumento dell’anzianità, eppure fu interpretato così, con il seguito di ulteriori aspre polemiche.» (Elsa Fornero, «Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni», posizione nel Kindle 3134).
[5] «buona parte dei lavoratori con almeno 18 anni di contributi al 31/12/1995 hanno già acceduto al pensionamento;».


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domenica 20 gennaio 2019

“LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO”


vincenzo battipaglia
LE  TRE
PIU’  GRANDI
BUFALE
DEL XXI SECOLO
_______________________________________________­
1. La responsabilità della Grande Recessione
- Berlusconi vs Monti –
2. La Riforma delle pensioni più severa
- Sacconi vs Fornero -
3. Gli Obiettivi e i poteri-doveri statutari della BCE
- Draghi vs Yellen -
Prefazione di Carlo Clericetti
Commento di Elsa Fornero


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“LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO”

Io ritengo che chi voglia o debba esplicare un impegno civile, sindacale o politico, o approfondire per motivi di studio o di lavoro:
 le cause e le vere responsabilità – Berlusconi o Monti - della grave crisi economica italiana,
 le ultime due severe Riforme delle pensioni - Sacconi e Fornero,
 i poteri-doveri statutari della BCE, che è il vero ganglio del sistema Euro, (in parte violati durante la crisi, con gravi conseguenze su una parte del popolo dell’Eurozona),
o semplicemente soddisfare il suo bisogno di corretta informazione in questi tre ambiti, e – non ultimo - capire la situazione politico-economica attuale, non possa fare a meno di conoscere fondatamente i dati, i fatti e le responsabilità relativi alla XVI legislatura (Governi Berlusconi e Monti).
Nel solco di un’opera di controinformazione che svolgo da sette anni, soprattutto attraverso il mio blog, oltre a lettere circolari inviate ai vari esperti, autori delle notizie false, e a numerosi destinatari per conoscenza, essi sono descritti, approfonditi e provati documentalmente – e spesso nominativamente - nel mio libro, appena pubblicato in Amazon, e smentiscono una vulgata che ha ingannato 60 milioni di Italiani, inclusi i professori universitari di Economia o Lavoro e Previdenza, gli esperti, enti terzi (INPS, RGS, UPB, ISTAT), e poi assunto una dimensione mondiale (OCSE, FMI, premi Nobel di Economia, giornali prestigiosi).
E’ proprio questo il nocciolo, e lo scopo, del libro: che anche un ragazzino, guardando i dati desumibili dai documenti ufficiali, ai quali mi sono fedelmente attenuto – come confermano Carlo Clericetti nella sua prefazione ed Elsa Fornero nel suo commento nella postfazione -, è in grado di capire che – detto sinteticamente in linguaggio calcistico - Berlusconi ha battuto Monti per 4 a 1 e Sacconi ha battuto Fornero per 2 a 1.
Eppure, ancora oggi 60 milioni di Italiani, inclusi i professori universitari, gli esperti, i giornalisti economici e previdenziali e perfino i politici legislatori e i loro ausiliari, oltre all’estero, sono (stati) convinti del contrario. Sembra incredibile, ma è proprio vero.
Grazie dell’attenzione.

“LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO: La responsabilità della Grande Recessione – Berlusconi vs Monti. La Riforma delle pensioni più severa – Sacconi vs Fornero. Gli Obiettivi e i poteri-doveri statutari della BCE – Draghi vs Yellen.” (con prefazione di Carlo Clericetti e commento finale di Elsa Fornero).

Link all’edizione digitale, collegata con l’edizione cartacea (mercato italiano) https://www.amazon.it/dp/B07L3B5N5M

Link all’estratto dell’ebook http://amzn.eu/6vArubk

Presentazione del libro
Questo libro tratta tre temi importanti e attuali: “tre grandissime bufale”, che riguardano vicende di cui si parla continuamente, tanto sui media quanto nei talk show da parte sia di opinionisti che di economisti, e sono: chi ha fatto più “austerità” in politica economica in seguito alla crisi esplosa nel 2008: Berlusconi o Monti; a chi vada attribuita la riforma previdenziale più severa e incisiva: Sacconi o Fornero; e quale sia – o dovrebbe essere – il ruolo della Banca centrale europea: Draghi (BCE) versus Yellen (FED).
Si tratta di tre temi che hanno colpito più di altri l’attenzione e l’interesse del popolo italiano negli ultimi sette anni. E che, secondo l’autore, Vincenzo Battipaglia, che ha analizzato le fonti originarie delle leggi, delle prove documentali e dei dati, attenendovisi fedelmente (come confermano Carlo Clericetti, di «Repubblica», nella sua prefazione ed Elsa Fornero nel suo commento nella postfazione), registrano il maggiore iato tra la realtà e il percepito da parte:
- dei 60 milioni di Italiani; inclusi
- i cosiddetti esperti: studiosi e operatori di previdenza, sindacalisti, politici, ministri, parlamentari, giornalisti e docenti universitari di Diritto del Lavoro o di Economia, citati nominativamente nel libro adducendo le prove documentali (ad esempio, Mario Monti, Carlo Cottarelli e Alberto Bagnai); ed
- enti generalmente considerati terzi e attendibili (RGS, UPB, INPS, ISTAT).
E all’estero, da parte:
- di addetti ai lavori (inclusi premi Nobel di Economia, come Krugman e Stiglitz),
- di media prestigiosi (come il «Financial Times», «The Economist» e «Le Monde») e
- dei principali organismi economico-statistici internazionali (EUROSTAT, OCSE e FMI).
Tanto da costituire tre casi di scuola di disinformazione mondiale. Da qui il titolo: «LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO».
«Con questo libro–diario-denuncia di un cittadino-testimone, che vuole essere insieme pamphlet, saggio e manuale di scuola, cerco allora di fare un po’ di chiarezza su tre casi di studio emblematici della disinformazione di un popolo intero di ben 60 milioni di abitanti, oltre all’estero, che varrebbe la pena indagare a livello accademico, come suggerii l’anno scorso al professor Francesco Daveri, ordinario di Economia all’Università Cattolica, una delle vittime illustri della Prima Più Grande Bufala, che è oggetto del capitolo 1.»
«Il proposito di Vincenzo Battipaglia – scrive Clericetti - era di fare corretta informazione e sicuramente ha fatto un notevole lavoro di ricerca. Questo libro offre al lettore dati e documenti sulle materie trattate che in modo organico sarebbe difficile reperire altrove.» 


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sabato 19 gennaio 2019

Dialogo tra il professor Giuliano Cazzola e me sulle pensioni



Pubblico un recente dialogo tra il professor Giuliano Cazzola e me sulle pensioni, scaturito da un suo commento critico sul blocco dell’indicizzazione delle pensioni maggiori di tre volte il minimo, deciso dall’attuale governo. Informo che il “dialogo” tra lui e me è cominciato nel 2010, quando lui era vice presidente della Commissione Lavoro della Camera e motivò in Aula il voto favorevole alla manovra finanziaria più scandalosamente iniqua della storia nazionale: il DL 78 del 31.5.2010, convertito dalla L. 122/2010, la prima manovra correttiva dopo la crisi della Grecia, di 62 mld cumulati per il triennio 2011-13.


Vincesko
Il professor Cazzola soffre di memoria corta: dimentica che anche la severissima riforma SACCONI, da lui votata, ha bloccato l’indicizzazione. Freud direbbe che nessuna dimenticanza è casuale. Gli suggerirei più che una visita neurologica una lunga serie di sedute psicanalitiche.
Traggo dal mio libro “LE TRE PIU' GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO: La responsabilità della Grande Recessione: Berlusconi o Monti. La Riforma delle pensioni più severa: Sacconi o Fornero. Gli Obiettivi statutari della BCE.” (con prefazione di Carlo Clericetti e commento finale di Elsa Fornero)
https://www.amazon.it/TRE-PIU-GRANDI-BUFALE-SECOLO-ebook/dp/B07L3B5N5M:
La riforma Sacconi (DL 78/2009, art. 22ter, convertito dalla L. 102/2009; DL 78/2010, art. 12, convertito dalla L. 122/2010; [LA PIU’ SCANDALOSAMENTE INIQUA DELLA STORIA REPUBBLICANA] più modifiche e integrazioni con DL 98/2011, convertito dalla L. 111/2011, e DL 138/2011, convertito dalla L. 148/2011) ha introdotto, principalmente:
“[…]
7. Il blocco parziale o totale della perequazione (indicizzazione ai prezzi) delle pensioni superiori a 5 volte il trattamento minimo per gli anni 2012–2013 (DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 3, abrogato dalla Legge 214/2011, art. 24, comma 25 (Fornero), che lo sostituisce con un provvedimento analogo ma più severo, che però è, a sua volta, dichiarato incostituzionale dalla sentenza n. 70/2015 della Corte Cost. perché privo di ragionevolezza);
[…]
(iii) RGS ha accreditato alla riforma Fornero [come risparmi, ndr] 5 miliardi annui per 2 anni per il blocco della perequazione dal 2012 al 2013, ma la sentenza n. 70/2015 della Corte Cost. ha dichiarato incostituzionale il blocco della contingenza per le pensioni superiori a 3 volte il minimo deciso dal DL 201/2011 Salva-Italia (Governo Monti-Fornero), ma lo stesso DL abrogò un analogo provvedimento di blocco della perequazione per gli anni 2012-2013 recato dal DL 98/2011 (L. 111/2011)[166] del governo Berlusconi-Sacconi, meno severo, poiché il blocco riguardava le pensioni superiori a 5 volte il minimo, che forse avrebbe superato il vaglio della Corte Cost., com’era successo in passato per provvedimenti analoghi;”.


Vincesko
PS: Un paragrafo del mio libro citato è dedicato proprio alle “dimenticanze” del professor Cazzola e di altri 6 (sei) illustri esperti di pensioni come lui, che hanno collaborato a fare della riforma delle pensioni Fornero la “Seconda più grande bufala del XXI secolo”.


Giuliano Cazzola
Vincesko, in verità non è stato possibile collaborare alla riforma fornero perchè il parlamento l'approvò praticamente così come il governo l'aveva presentata. io l'ho votata con convinzione e la rivoterei domani, l'ho sempre difesa pubblicamente. quanto all'aggancio all'attesa di vita è vero che fu opera di Sacconi e Tremonti (la Fornero la estese anche all'anzianità), cosa che io non ho mai negato. anche perchè la condivido. ma che cosa c'entra l'indicizzazione? l'hanno bloccata in tanti, a partire da Amato. non vedo proprio quali siano le mie dimenticanze. dallo psichiatra ci vada lei, forse riesce a risalire alle radici del suo odio in qualche episodio della sua infanzia.


Vincesko
Giuliano Cazzola, Non proietti i suoi difetti. E non esageri con la sua incontinenza verbale, come al solito. Lei evidentemente (come ho scritto anche nel mio libro) ignora che ogni esagerazione rinvia infallibilmente a coda di paglia (per senso di colpa). Io "odio" solo le BUFALE e chi le propala scientemente (bruttissimo vizio). E, come ho scritto nel mio libro, i peggiori sono coloro – pochissimi - che conoscendo le norme e i dati alimentano le BUFALE mondiali su Monti e su Fornero. E lei – mi spiace - ne fa parte, se non altro non citando MAI la riforma SACCONI, da lei votata, che è molto più severa e incisiva della riforma Fornero, ma è oggetto di una sorta di damnatio memoriae da parte di voi esperti di pensioni che ha fatto anche vittime illustri (ad esempio, INPS, RGS e UPB), purtroppo con l’aiuto anche della professoressa Fornero. Ed essendo lei un indubbio esperto di previdenza si deve dedurre che lo fa consapevolmente, assieme a pochissimi altri (si contano sulle dita di due mani), poiché tutti gli altri, in Italia (60 milioni, inclusi docenti di Lavoro e Previdenza) e all’estero, sono vittime della DISINFORMAZIONE berlusconiana e del cdx. Un vero caso di scuola. Anche le mezze verità sono bugie intere, trova le spiegazioni e le prove documentali nel mio libro (capitolo 2, sotto-sottoparagrafo 9.2.1), che - detto per inciso - ha ricevuto un commento positivo di Elsa Fornero sotto il profilo dell’aderenza alle norme e ai dati, nonostante le mie critiche severe al suo.

PS: “la Fornero la estese anche all'anzianità”. In 6 parole è riuscito a fare ben 2 errori. Freud ne inferirebbe una spiegazione chiara e univoca… Dovrebbe fare ammenda scrivendo d’ora in poi esclusivamente della severissima riforma delle pensioni SACCONI, che conosce benissimo, quasi più di me...


Giuliano Cazzola
Vincesko, mi pare che quanto ad incontinanza verbale lei non sio in grado di dare lezioni. quanto a Freud chiamerebbe la sua nevrosi “Surriscaldamento dell'IO”. del suo libro non ho mai sentito parlare. quanto alla riforma Sacconi non riesco a capire di cosa parla se non dell'aggancio automatico all'attesa di vita, poi rispreso da Fornero ed esteso anche all'anzianità.
se poi si riferisce alla onerosità delle ricongiunzioni quello fu sicuramente un errore, poi riconosciuto, dal govero su suggerimento dell'Inps. e quindi anche di chi lo votò (tutta la maggioranza col voto di fiducia sul maxiemendamento), compreso il sottoscritto. Ricordo bene che quella norma fu messa solo nel testo che arrivò direttamente in aula, senza passare per le commissioni. non fu semplice accorgersi subito del problema perchè la relazione tecnica scriveva in proposito che non vi erano oneri quantificabili. ce ne accorgemmo solo in seguito ed operammo per cambiare quella norma scontrandoci contro il vincolo delle coperture. agli atti c'è una mozione bipartisan a mia prima firma che denuncia l'errore e chiede di cambiare la norma.. poi nell'ambito della stessa legislatura, insieme alla Fornero, salvammo la ricongiunzione gratuita almeno per la vecchiaia.


Vincesko
Giuliano Cazzola, Lei continua a proiettare i suoi difetti.
Venendo alla questione che mi interessa, lei continua a “dimenticare” ostinatamente ciò che ha deciso la severissima riforma delle pensioni SACCONI, che non è soltanto l’introduzione dell’infernale adeguamento triennale all’aspettativa di vita, sia sulle pensioni di vecchiaia (portando l’età di pensionamento a 67 anni nel 2019 e poi oltre), sia sulle “quote”, o la ricongiunzione onerosa.
Adeguamento poi reso biennale ed esteso alle pensioni anticipate (ex anzianità) dalla riforma Fornero.
Rinviandola di nuovo all’esame puntuale ed approfondito che ne ho fatto nel mio libro (appena pubblicato in ebook Amazon), anche con un confronto tra la riforma SACCONI e la riforma Fornero (che ha superato il vaglio della… professoressa Fornero), osservo soltanto che dei 1.000 mld di risparmi pensionistici stimati da RGS al 2060 dalle 4 riforme dal 2004 (Maroni, 2004, la cui misura principale, lo ‘scalone’, fu abrogato da Damiano prima che andasse in vigore; Damiano, 2007, le cui “quote” furono abolite da Fornero; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011), al lordo dell’errata attribuzione delle norme, soltanto 350 (poi calati a 280 dopo i vari interventi legislativi) vengono ascritti alla riforma Fornero, i cui effetti peraltro si esauriscono nel 2045. Secondo lei a chi vanno ascritti i residui 700 mld?
Mi dispiace, lei oblitera scientemente da 7 anni la severissima riforma SACCONI, che votò, per tacitare la sua coscienza, contribuendo a fare, purtroppo, in Italia 60 milioni di vittime, inclusi il Parlamento (vedi le tre ultime Leggi di Bilancio), l’INPS (vedi, da ultimo, il Rendiconto sociale 2017), l’RGS (vedi la decorrenza della periodicità biennale dell’adeguamento all’aspettativa di vita, e, da ultimo, la NADEF
https://vincesko.blogspot.com/2018/10/lettera-n-2-alla-ragioneria-generale.html) o l’UPB, oltre all’estero (OCSE, FMI, ecc.).
Egr. Prof. Cazzola, la sua citazione ossessiva della riforma Fornero è soltanto un diversivo. Si passi una mano sulla coscienza (anche lei ne ha una) e contribuisca con me – che conto molto meno di lei - a fare finalmente un’opera di verità sulle pensioni e sulle manovre della XVI legislatura.[*]

[*]“LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO: La responsabilità della Grande Recessione – Berlusconi vs Monti. La Riforma delle pensioni più severa – Sacconi vs Fornero. Gli Obiettivi statutari della BCE.” (con prefazione di Carlo Clericetti e commento finale di Elsa Fornero)
https://www.amazon.it/TRE-PIU-GRANDI-BUFALE-SECOLO-ebook/dp/B07L3B5N5M

PS: Ho chiesto da tempo la stessa opera di verità alla coraggiosa millantatrice professoressa Elsa Fornero (vedi anche la postfazione nel mio libro).


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domenica 30 dicembre 2018

Lettera n. 2 a Valentina Conte di “Repubblica” sulle sue notizie false sulle pensioni


Lettera n. 2 a Valentina Conte di “Repubblica” sulle sue notizie false sulle pensioni
Da:  v
27/12/2018  19:52
A:  v.conte@repubblica.it   Copia  redazione.internet@ansa.it  e altri 48+50

Gentile Dott.ssa Valentina Conte,
Requisiti Fornero
E chi non ha i numeri per Quota 100? Potrà andare in pensione con le vecchie regole della legge Fornero che non viene cancellata né messa in soffitta. Resta dunque la pensione di vecchiaia a 67 anni con almeno 20 di contributi. E la pensione anticipata, il cui requisito non viene aggiornato alla speranza di vita, ma congelato a 42 anni e 10 mesi, come ora, a prescindere dall'età anagrafica. In questo secondo caso lo "sconto" di 5 mesi (nel 2019 il requisito doveva salire a 43 anni e 3 mesi) in realtà si riduce a 2 mesi, visto che il governo introduce la finestra di 3 mesi tra la maturazione dei requisiti per la pensione e la sua effettiva erogazione.

Purtroppo, Lei non legge le mie periodiche email circolari e, in un articolo di buona fattura, ri-diffonde false notizie sulle pensioni. Le segnalo che la riforma Fornero, L. 214/2011, art. 24, non ha quasi toccato il pensionamento di vecchiaia:
- ha solo accelerato, gradualmente entro il 2018, l’allineamento a 65 anni delle donne private a tutti gli altri, già regolati da Sacconi; e
- ha ridotto di 6 mesi l’età di pensionamento degli autonomi (maschi e femmine), allineandoli a tutti gli altri.
Pertanto, l’età di pensionamento di vecchiaia oggi a 66 anni e 7 mesi e nel 2019 a 67 anni non è dovuta alla riforma Fornero ma quasi esclusivamente alla riforma Sacconi, Legge 30.7.2010, n.122, Legge 15.7.2011, n. 111, Legge 14.9.2011, n. 148.[1]

[1] PENSIONE DI VECCHIAIA (2019)
- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 65 nel 2010) a 67 anni nel 2019 e questi 2 anni in più sono di Sacconi, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra (se non per la riduzione di 6 mesi per gli autonomi).
- L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico salirà (da 60) quasi senza gradualità a 65 anni nel 2012, deciso nel 2010 da Sacconi a seguito della Sentenza del 13 novembre 2008 della Corte di giustizia dell’Unione europea, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni), più “finestra” di 12 mesi, più 12 mesi di adeguamento all'aspettativa di vita, e a 67 anni nel 2019, e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a Sacconi, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi la Fornero non c’entra.
- L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da Sacconi) a 65 anni più “finestra”, previsto da Sacconi gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di Sacconi, tranne 4 mesi in media di Damiano.

Aggiungo che la stessa professoressa Fornero ha lamentato sia nel suo ultimo libro, sia in interviste l’attribuzione errata alla sua riforma dell’allungamento dell’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni (e di un anno e 3 mesi dell’età di pensionamento anticipato).[2]

[2] «Rispondeva infine essenzialmente a criteri di trasparenza l’assorbimento delle cosiddette «finestre mobili» nei requisiti anagrafici e contributivi, una modalità che era stata adottata per aumentare un po’ surrettiziamente l’età di pensionamento. Nel commentare quest’ultima misura, mi sia consentita un’annotazione sullo stile di governo dei tecnici (e in ogni caso della sottoscritta): mentre le finestre erano state introdotte con lo scopo di ritardare il pensionamento senza farlo ben comprendere all’opinione pubblica, la loro cancellazione rispondeva a un criterio di trasparenza, riassumibile nel messaggio: «se hai maturato il diritto al pensionamento è assurdo che ti si chieda un anno di “attesa”, peraltro non contato a fini pensionistici». La nostra decisione pertanto fu di rendere esplicito l’anno in più richiesto [sic; in effetti già deciso da Sacconi con la L. 122/2010, art. 12, commi 1 e 2, ndr]. Di fatto, questo non corrispondeva a un aumento dell’anzianità, eppure fu interpretato così, con il seguito di ulteriori aspre polemiche.» (Elsa Fornero, “Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni”, posizioni nel Kindle 3137-3141).

Ma la colpa è soprattutto della formulazione insufficiente e poco chiara del testo della norma Fornero, poiché ella non ha esplicitato il legame della sua decisione molto opportuna tra l’abolizione della c.d. “finestra” Sacconi-Damiano e l’aumento dell’età base, “appropriandosi” così, di fatto, di entrambe le misure, che infatti TUTTI non a caso le attribuiscono, inclusi professori di Diritto del Lavoro e Welfare.

Rilevo, infine, che l’età di pensionamento anticipato di 42 anni e 10 mesi riguarda esclusivamente gli uomini, e dei 2 anni e 10 mesi in più rispetto ai 40 del 2010 un anno e 3 mesi sono dovuti alla riforma Sacconi (di cui 4 mesi in media alla riforma Damiano, L. 247/2007); mentre l’età di pensionamento delle donne è di 41 anni e 10 mesi, e dell’anno e 10 mesi in più rispetto ai 40 del 2010, un anno e 3 mesi sono dovuti a Sacconi (di cui 4 mesi in media a Damiano).[3]

[3] PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)
- L’età di pensionamento degli uomini salirà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi e di questi 3 anni e 3 mesi in più 1 anno e 3 mesi, o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 2 anni sono di Fornero o 1 anno e 6 mesi relativamente agli autonomi. I tre mesi in più sono stati decisi dal DL 98/2011 (L. 111/2011), art. 18, comma 22ter: più 1 mese per chi matura i requisiti nel 2012, più 2 mesi per chi li matura nel 2013, e più 3 mesi per chi li matura nel 2014. Quindi si arriva a 41 anni e 1 mese o 2 o 3 per i lavoratori e le lavoratrici dipendenti e 41 anni e 7 mesi o 8 o 9 per i lavoratori e le lavoratrici autonomi.
- L’età di pensionamento delle donne salirà (da 40 anni) a 42 anni e 3 mesi, e di questi 2 anni e 3 mesi in più, 1 anno e 3 mesi, o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 1 anno o 6 mesi sono di Fornero.

Cordiali saluti,
V.

PS: Per un’analisi approfondita della normativa pensionistica Sacconi e Fornero e capire come e perché si è diffusa da 6 anni la vulgata (che in Italia ha fatto quasi 60 milioni di vittime, oltre all’estero, per colpa anche di voi giornalisti), che abbia fatto tutto la riforma Fornero, obliterando completamente la ben più severa riforma SACCONI, si legga il capitolo 2 del mio recente saggio “LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO: Le Manovre Monti. La riforma delle pensioni Fornero. Lo Statuto BCE.” https://www.amazon.it/TRE-PIU-GRANDI-BUFALE-SECOLO-ebook/dp/B07L3B5N5M, con prefazione di Carlo Clericetti e commento finale di Elsa Fornero.




giovedì 13 dicembre 2018

QE, la Corte di Giustizia UE dà ragione alla BCE e torto alla Germania





Segnalo volentieri la recentissima sentenza della Corte di Giustizia Europea,[1] che ha rigettato l’accusa, attuando il Quantitative Easing,[2] di avere travalicato il proprio mandato rivolta alla BCE da ricorrenti tedeschi che si sono rivolti alla Corte Cost. federale tedesca, la quale, prima di decidere, ha rinviato la questione alla Corte di Giustizia UE, chiedendole di pronunciarsi su due questioni: se il QE (i) esulasse dai compiti statutari della BCE e (ii) favorisse singoli Paesi, riferendosi evidentemente in particolare all’Italia, che sono intervenuti nella causa C‑493/17.

SENTENZA DELLA CORTE (Grande Sezione)

11 dicembre 2018 (*)
Rinvio pregiudiziale – Politica economica e monetaria – Decisione (UE) 2015/774 della Banca centrale europea – Validità – Programma di acquisto di attività del settore pubblico sui mercati secondari – Articoli 119 e 127 TFUE – Attribuzioni della BCE e del Sistema europeo di banche centrali – Mantenimento della stabilità dei prezzi – Proporzionalità – Articolo 123 TFUE – Divieto di finanziamento monetario degli Stati membri della zona euro»
Nella causa C‑493/17,
avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’articolo 267 TFUE, dal Bundesverfassungsgericht (Corte costituzionale federale, Germania), con decisione del 18 luglio 2017, pervenuta in cancelleria il 17 agosto 2017, nel procedimento instaurato da
Heinrich Weiss e altri, Bernd Lucke e altri, Peter Gauweiler, Johann Heinrich von Stein e altri,
con l’intervento di: Bundesregierung, Bundestag, Deutsche Bundesbank, […]


Evidenzio, in particolare, i punti della sentenza da 60 a 69, che trattano della vexata questio  dell’obiettivo statutario della BCE, che quasi tutti ritengono sia unico, della stabilità dei prezzi, mentre in effetti lo statuto BCE (derivato dai Trattati) stabilisce all’art. 2 che gli obiettivi sono due, anche se il secondo è subordinato e condizionato: fatto salvo l’obiettivo primario, sostenere le politiche economiche generali dell’Unione, per cui si può parlare di uno schema “duale-gerarchico”, a differenza della FED (USA), che ha un mandato duale pieno.[3] Riporto il punto 60:

Sulla delimitazione della politica monetaria dell’Unione
60      A questo proposito, è importante sottolineare come l’articolo 127, paragrafo 1, TFUE stabilisca segnatamente che, da un lato, fatto salvo il suo obiettivo principale di mantenimento della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nell’Unione, e che, dall’altro lato, il SEBC deve agire rispettando i principi di cui all’articolo 119 TFUE. Ne consegue che, nell’ambito dell’equilibrio istituzionale stabilito dalle disposizioni contenute nel titolo VIII del Trattato FUE, nel quale si inserisce l’indipendenza garantita al SEBC dall’articolo 130 e dall’articolo 282, paragrafo 3, TFUE, gli autori dei Trattati non hanno inteso operare una separazione assoluta tra la politica economica e quella monetaria.


Credo che al bugiardo Jens Weidmann, presidente della Bundesbank (partecipante alla causa), che oblitera sistematicamente il secondo obiettivo, ancor più del presidente della BCE, Mario Draghi, siano fischiate le orecchie.[4]

Riporto altri due punti:

–       Sull’asserita equivalenza tra l’intervento del PSPP e l’acquisto di titoli sui mercati primari
109    Il giudice del rinvio ipotizza che le modalità del PSPP possano generare, per gli operatori privati, una certezza di fatto quanto ai riacquisti futuri sui mercati secondari, da parte del SEBC, dei titoli che costoro potrebbero acquistare presso gli Stati membri.
110    A questo proposito, occorre ricordare che l’intervento del SEBC sarebbe incompatibile con l’articolo 123, paragrafo 1, TFUE qualora gli operatori possibili acquirenti di titoli di Stato sui mercati primari avessero la certezza che il SEBC procederà al riacquisto di questi titoli entro un termine e a condizioni tali da permettere ad essi operatori di agire, de facto, come intermediari del SEBC per l’acquisto diretto di detti titoli presso le autorità e gli organismi pubblici dello Stato membro in questione (sentenza del 16 giugno 2015, Gauweiler e a., C‑62/14, EU:C:2015:400, punto 104).

Al riguardo, un elemento di riflessione è che il Tesoro USA, per il quale vige un analogo divieto di acquisto diretto dei titoli del Tesoro sul mercato primario, lo fa abitualmente attraverso accordi con i suoi dealer.[5]


Riporto, infine, la conclusione della sentenza:

Per questi motivi, la Corte (Grande Sezione) dichiara:
1)      L’esame delle questioni pregiudiziali prima, seconda, terza e quarta non ha rivelato alcun elemento idoneo ad inficiare la validità della decisione (UE) 2015/774 della Banca centrale europea, del 4 marzo 2015, su un programma di acquisto di attività del settore pubblico sui mercati secondari, come modificata dalla decisione (UE) 2017/100 della Banca centrale europea, dell’11 gennaio 2017.
2)      La quinta questione pregiudiziale è irricevibile.
Firme

Rimarco che la CGUE si era già pronunciata in modo analogo nella sua sentenza del 2015 relativa al ricorso tedesco contro le OMT. La relativa sentenza in italiano, con il mio commento, è riportata più sotto nel post collegato.
In tale sentenza, la CGUE ha anche affermato che le banche centrali nazionali facenti parte del SEBC «sono tenute ad agire secondo gli indirizzi e le istruzioni della BCE»:
«39 Risulta inoltre dall’articolo 12, paragrafo 1, terzo comma, del suddetto protocollo che, per quanto possibile ed opportuno, la BCE si avvale delle banche centrali nazionali per eseguire operazioni che rientrano nei compiti del SEBC, là dove in questo contesto tali banche sono tenute, in forza dell’articolo 14, paragrafo 3, del medesimo protocollo, ad agire secondo gli indirizzi e le istruzioni della BCE.»
E che la BCE può acquistare titoli di Stato di singoli Paesi in modo differenziato:
«55 Per quanto riguarda il carattere selettivo del programma annunciato nel comunicato stampa, occorre ricordare che tale programma ha come obiettivo di rimediare alle perturbazioni del meccanismo di trasmissione della politica monetaria generate dalla situazione specifica dei titoli del debito pubblico emessi da alcuni Stati membri. Pertanto, date tali circostanze, il semplice fatto che il programma suddetto si limiti specificamente a questi titoli di Stato non può implicare, di per sé, che gli strumenti utilizzati dal SEBC non rientrino nella politica monetaria. Inoltre, nessuna disposizione del Trattato FUE impone al SEBC di intervenire sui mercati finanziari con misure generali che si applichino necessariamente all’insieme degli Stati della zona euro.»
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Note

DECISIONE (UE) 2015/774 DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA
del 4 marzo 2015
su un programma di acquisto di attività del settore pubblico sui mercati secondari (BCE/2015/10)

DECISIONE (UE) 2015/774 DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA
del 4 marzo 2015
su un programma di acquisto di attività del settore pubblico sui mercati secondari (BCE/2015/10) (GU L 121 del 14.5.2015, pag. 20)
Modificata da: Gazzetta ufficiale n. pag. data ►M1 Decisione (UE) 2015/2101 della Banca centrale europea del 5 novembre 2015 L 303 106 20.11.2015 ►M2 Decisione (UE) 2015/2464 della Banca centrale europea del 16 dicembre 2015 L 344 1 30.12.2015 ►M3 Decisione (UE) 2016/702 della Banca centrale europea del 18 aprile 2016 L 121 24 11.5.2016 ►M4 Decisione (UE) 2017/100 della Banca centrale europea dell'11 gennaio 2017

[3] Dialogo sulla politica economica del Governo e la politica monetaria della BCE

[4] Il bugiardo e imbroglione Jens Weidmann e la massima di Goebbels

[5] QE, gli obiettivi ed i poteri della BCE e della FED


Post collegato:
QE (OMT), la Corte di Giustizia Europea dà torto alla Corte Costituzionale tedesca


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lunedì 19 novembre 2018

Lettera a Francesco Vecchi de LINKIESTA sulla sua notizia falsa sulle pensioni



Pubblico la lettera che ho inviato quattro giorni fa a Francesco Vecchi de LINKIESTA sulla sua notizia falsa sulla riforma delle pensioni Fornero, ennesimo esempio di un rappresentante della categoria dei giornalisti che scrive di cose – le pensioni - che non conosce, ma che fanno tanto audience. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.

Lettera a Francesco Vecchi de LINKIESTA sulla sua notizia falsa sulle pensioni
Da:  v
15/11/2018  22:20
A:  redazione@linkiesta.it,    francesco.cancellato@linkiesta.it     e altri 47+95

ALLA C.A. DEL DOTT. FRANCESCO VECCHI
P.C. DIRETTORE FRANCESCO CANCELLATO

Egr. Dott. Vecchi,

Traggo dal Suo articolo pubblicato su LINKIESTA del 14 novembre 2018 “Quota 100? È una fabbrica di pensionati poveri”:

“A 62 anni si riceverebbe infatti un assegno da 685 euro, a 63 anni 737 euro, a 64 anni 790 euro e così via fino a chi prenderebbe 935 euro se decidesse di andare in pensione a 66 anni, cioè un anno prima di quanto previsto dalla Fornero”.
Mi spiace constatare che anche Lei scrive di pensioni senza conoscere bene la normativa pensionistica, come quasi tutti i 60 milioni di Italiani, inclusi i sedicenti esperti previdenziali, oltre all’estero.
Scusi, da dove ha ricavato che è stata la riforma Fornero ad avere fissato l’età di pensionamento a 67 anni? Ah, lo dicono tutti. La informo che si sbagliano tutti, perché l’età di pensionamento di vecchiaia oggi a 66 anni e 7 mesi e nel 2019 a 67 è dovuta esclusivamente alla severissima e misconosciutissima riforma Sacconi (Legge 30.7.2010, n.122, art. 12, più Legge 15.7.2011, n. 111, Legge 14.9.2011, n. 148).[1]
[1] PENSIONE DI VECCHIAIA (2019)
- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 65 nel 2010) a 67 anni nel 2019 e questi 2 anni in più sono di Sacconi, un anno da 65 a 66 tramite la “finestra” e un anno per effetto dell’adeguamento all’aspettativa di vita, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra (se non per la riduzione di 6 mesi per gli autonomi).
- L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico è salita (da 60 nel 2010) quasi senza gradualità a 65 anni nel 2012, deciso nel 2010 da Sacconi a seguito della Sentenza del 13 novembre 2008 della Corte di giustizia dell’Unione europea, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni), più “finestra” di 12 mesi, più 12 mesi di adeguamento all'aspettativa di vita, e a 67 anni nel 2019, e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a Sacconi, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi la Fornero non c’entra.
- L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60 nel 2010) a tutti gli altri (già regolati da Sacconi) a 65 anni più “finestra”, previsto da Sacconi gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di Sacconi, tranne 4 mesi in media di Damiano.
Aggiungo che la stessa professoressa Fornero ha lamentato recentemente sia nel suo ultimo libro Chi ha paura delle riforme. Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni, sul quale l’INKIESTA le ha fatto un articolo-intervista (Un’aliena a Palazzo: così hanno incastrato Elsa Fornero”), sia in interviste (ad esempio a Radio1-Zapping del 22 giugno u.s.) l’attribuzione errata alla sua riforma dell’allungamento dell’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni (e di un anno e 3 mesi dell’età di pensionamento anticipato).[2]
[2] "Rispondeva infine essenzialmente a criteri di trasparenza l’assorbimento delle cosiddette «finestre mobili» nei requisiti anagrafici e contributivi, una modalità che era stata adottata per aumentare un po’ surrettiziamente l’età di pensionamento. Nel commentare quest’ultima misura, mi sia consentita un’annotazione sullo stile di governo dei tecnici (e in ogni caso della sottoscritta): mentre le finestre erano state introdotte con lo scopo di ritardare il pensionamento senza farlo ben comprendere all’opinione pubblica, la loro cancellazione rispondeva a un criterio di trasparenza, riassumibile nel messaggio: «se hai maturato il diritto al pensionamento è assurdo che ti si chieda un anno di “attesa”, peraltro non contato a fini pensionistici». La nostra decisione pertanto fu di rendere esplicito l’anno in più richiesto [sic; in effetti già deciso da Sacconi con la L. 122/2010, art. 12, commi 1 e 2]. Di fatto, questo non corrispondeva a un aumento dell’anzianità, eppure fu interpretato così, con il seguito di ulteriori aspre polemiche” (Elsa Fornero, “Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni”, posizioni nel Kindle 3137-3141).
Spero di esserle stato utile. Ne faccia buon uso.
Cordiali saluti,
V.


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