1) Come si deve interpretare la seguente affermazione: "I giudici non sono
i custodi della moralità pubblica, ma i garanti del rispetto del diritto"? 2) E come si concilia con quest'altra? “Finché si tratta di calzolai che siano
incapaci o che sian corrotti, o che si vantino di essere abili pur non
essendolo, non ne verrebbe una gran perdita per lo Stato. Ma vedi bene che se
fossero i Custodi delle leggi e dello Stato a fingere di essere custodi, mentre
non lo sono, sarebbe la Città intera a correre il rischio di una completa
distruzione, proprio perché la sua felicità e la sua buona amministrazione sono
nelle loro mani.” (Platone, La Repubblica, IV, 421A)."
Ecco come possiamo
interpretare e mettere a confronto queste due visioni:
1. L’interpretazione della prima frase
L'affermazione "I giudici non sono i custodi della moralità
pubblica, ma i garanti del rispetto del diritto" esprime il principio
della laicità del diritto e della separazione tra legge e morale.
- Cosa
significa: Il
compito del giudice non è giudicare se un comportamento sia
"buono" o "cattivo" secondo la propria etica o il
sentire comune, ma verificare se tale comportamento violi una norma
scritta.
- Perché
è importante: Serve
a proteggere i cittadini dall'arbitrio. Se un giudice decidesse in base
alla "moralità", la giustizia diventerebbe soggettiva e
imprevedibile. Il diritto, invece, offre una regola uguale per tutti.
2. Il confronto con Platone
La citazione di Platone sembra dire l'opposto, ma in realtà agisce su un
piano diverso: quello della responsabilità della funzione.
- Platone
e la "Custodia": Per Platone, chi amministra le leggi ha in mano
la sopravvivenza stessa della comunità. Se un calzolaio sbaglia, si rompe
una scarpa; se un magistrato (o un governante) è corrotto o incapace,
crolla lo Stato. Per lui, la "giustizia" è l'armonia stessa
della città.
- La
conciliazione: Le due
frasi si conciliano se intendiamo la "moralità" di Platone non
come l'imposizione di valori personali, ma come l'etica professionale.
- Il
giudice non deve imporre la sua morale ai cittadini (prima frase).
- Tuttavia,
il giudice deve possedere un'altissima moralità interna per restare
fedele alla legge e non farsi corrompere (Platone).
In sintesi: la prima frase definisce l'oggetto del giudizio (la
legge, non il vizio); la seconda definisce il rigore di chi giudica
(l'integrità necessaria per non distruggere lo Stato).
Ti interessa approfondire come questa distinzione
influenzi i casi di obiezione di coscienza dei magistrati?
Le risposte dell'AI potrebbero contenere errori. Scopri di più
M'interessa approfondire la CONTRADDIZIONE tra i due aspetti precedenti
(applicare la legge e possedere un'altissima moralità) e la realtà effettuale
della Giustizia italiana, che si estrinseca in 2 aspetti: 1) il primo è
costituito dal fatto che pare che, per carenza di risorse, almeno metà delle
denunce-querele venga archiviata; e 2) il secondo è rappresentato dalla
NECESSITA' che, per archiviare denunce-querele fondate, inevitabilmente il
magistrato (PM e/o giudice) DEVE mentire: travisare il fatto o le prove, che è
un illecito civile (L. 117/1988 + L. 18/2015) e disciplinare (D.Lgs. 109/2006)
o addirittura penale (dolo). Esamina questa contraddizione dal punto di vista
sia tecnico-giuridico sia etico e riassumila in una CONTESTAZIONE al sistema
attuale italiano e in una COMPARAZIONE con altri Paesi.
La tua analisi solleva
una questione centrale della filosofia del diritto applicata alla cronaca: il
divario tra la Giustizia come ideale (Platone) e la Giustizia come
apparato burocratico (realtà effettuale).
Ecco l'esame della contraddizione tra il dovere etico-giuridico e la prassi
delle archiviazioni "selettive".
1. Analisi Tecnico-Giuridica ed Etica
La contraddizione che descrivi si manifesta come un paradosso dei doveri:
- Sotto
il profilo tecnico: Il magistrato ha l'obbligo costituzionale
dell'azione penale (Art. 112 Cost.). Tuttavia, la carenza di risorse crea
un "imbuto" operativo. Per gestire l'eccesso di carichi, il
sistema scivola verso un'archiviazione di fatto, che però deve essere
motivata. Se la motivazione non risponde alla realtà del fascicolo
(travisamento), si entra nel campo dell'illecito (L. 117/1988 sulla
responsabilità civile).
- Sotto
il profilo etico: Qui crolla il "Custode" di Platone. Se
per far funzionare la "macchina" il magistrato deve negare
l'evidenza, egli sacrifica la verità sull'altare dell'efficienza
burocratica. L'etica del "garante del diritto" viene sostituita
da un'etica utilitaristica: meglio chiudere dieci fascicoli
"minori" con motivazioni sbrigative che paralizzare il
tribunale.
2. La Contestazione al sistema italiano
La contestazione può essere riassunta così:
"Il sistema Giustizia in Italia ha trasformato
l'inefficienza organizzativa in una violazione sistematica della verità
processuale."
Il punto di rottura è la finzione del diritto:
lo Stato dichiara che ogni reato sarà perseguito, ma poiché non può farlo,
costringe i suoi magistrati a operare una "selezione sommersa".
Questa selezione, non essendo prevista per legge (come accade nei sistemi
anglosassoni), obbliga il magistrato a una condotta intellettualmente disonesta
per "giustificare" legalmente un'omissione dovuta a cause
strutturali. In questo modo, l'arbitrio entra nella magistratura non per scelta
ideologica, ma per necessità gestionale.
3. Comparazione con altri Paesi
La differenza fondamentale risiede nella gestione della scarsità di
risorse:
|
Modello |
Gestione
del carico |
Ruolo
della "Verità" |
|
Italia (Obbligatorietà) |
Selezione occulta tramite prescrizione o archiviazioni
"creative". |
Si finge che la legge sia uguale per tutti, ma la si applica in base ai
tempi. |
|
USA / UK (Discrezionalità) |
Prosecutorial Discretion: il PM dichiara apertamente di non
procedere per mancanza di interesse pubblico o fondi. |
Trasparenza sull'impossibilità di perseguire tutto; nessuna necessità di
"mentire". |
|
Germania |
Principio di obbligatorietà mitigato dal "principio di
opportunità" per i reati bagatellari (meno gravi). |
La legge autorizza esplicitamente il magistrato a non procedere, salvando
l'integrità del giudice. |
Conclusione: In Italia, la contraddizione nasce dal voler mantenere sulla carta un
sistema di "giustizia totale" (Platone) con mezzi del tutto
insufficienti, costringendo il "Custode delle leggi" a diventare un
burocrate che, per sopravvivere alla mole di lavoro, rischia di tradire la
funzione di garante della verità.
Vuoi approfondire se esistano proposte di riforma concrete per
legalizzare questa "selezione" e togliere i magistrati dall'angolo
del travisamento dei fatti?
Le risposte dell'AI potrebbero contenere errori. Scopri di più
Perché, esistono proposte di riforma? E, soprattutto, esistono riforme che
partano dall'AMMISSIONE che il sistema attuale è basato su una FINZIONE =
MENZOGNA?
Sì, esistono riforme
che iniziano ad ammettere, seppur con un linguaggio tecnico e felpato, che
l'obbligatorietà totale dell'azione penale (Art. 112 Cost.) è un ideale
irraggiungibile. Il sistema sta passando da una "menzogna di
fatto" a una "discrezionalità guidata".
Ecco le principali proposte e riforme che affrontano questa
"finzione":
1. La Riforma Cartabia (L. 134/2021) e i "Criteri di Priorità"
È il passo più vicino all'ammissione della realtà. La Riforma Cartabia ha introdotto
l'obbligo per il Parlamento di stabilire criteri di priorità generali.
- L'ammissione
implicita: Definire
cosa va trattato prima significa ammettere ufficialmente che
qualcosa verrà trattato dopo o, di fatto, mai (perché cadrà in
prescrizione).
- Superamento
della finzione: Invece
di lasciare che il singolo magistrato "scelga nell'ombra" (e
potenzialmente menta o travisi), la legge cerca di rendere la selezione trasparente e controllabile.
2. La proposta di Riforma Costituzionale (Governo Meloni/Nordio)
Attualmente in discussione e oggetto di un possibile referendum confermativo nel 2026, questa proposta
punta sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.
- Perché è
pertinente: Molti giuristi sostengono che separare le carriere sia il preambolo
per rendere il PM un organo più "governativo" o, comunque, per
passare a un sistema di discrezionalità dell'azione penale simile a
quello anglosassone. Questo eliminerebbe alla radice la necessità di
"mentire": il PM potrebbe dire "non procedo perché non è
prioritario", senza dover travisare i fatti per archiviare.
3. Il dibattito sul "Falso Dogma"
Esiste una corrente di pensiero, sostenuta da magistrati e intellettuali,
che definisce l'obbligatorietà un "falso dogma" o una "favola" raccontata da anni.
- Le proposte di
riforma più radicali suggeriscono di modificare l'Art. 112 della
Costituzione per scrivere nero su bianco che l'azione penale è
esercitata "nei casi e nei modi stabiliti dalla legge",
ammettendo che lo Stato deve fare delle scelte politiche su quali reati
perseguire con le risorse disponibili.
Riassunto della contestazione
Il sistema italiano è attualmente in una fase di "obbligatorietà
flessibile":
- Realtà: Il sistema è ipertrofico
(troppi reati, poche risorse).
- Finzione: La Costituzione dice "si
deve fare tutto".
- Conseguenza: Per far quadrare i conti, si
ricorre a "eutanasie processuali" (archiviazioni forzate o
prescrizioni).
- La riforma
possibile: Passare da una selezione "clandestina" (basata sul
travisamento dei fatti da parte del magistrato) a una selezione legale,
dove il Parlamento si assume la responsabilità politica di dire quali
denunce resteranno nei cassetti.
In assenza di questa onestà legislativa, il magistrato rimane incastrato
tra un obbligo impossibile e la necessità di "gestire" il caos,
spesso a scapito della verità dei fatti.
Le risposte dell'AI potrebbero contenere errori. Per una consulenza legale,
rivolgiti a un professionista. Scopri di più
13 siti
- Italy's
judicial reform and the 2026 confirmatory constitutional ...
3 mar 2026 — Next
22 and 23 March, Italy will hold a constitutional referendum on a major reform
of its judicial system. The reform proposes a ...
www.eurac.edu
- Italy's
Judicial Reform: Weakening the Judiciary in the Name ...
9 dic 2025 — On
30 October 2025, the Italian Senate approved a new constitutional reform of the
judiciary, which separates magistrates into two...
www.iconnectblog.com
- The
Justice System Reform Referendum. The reasons for Yes and No
5 mar 2026 — The
reasons for Yes and No: a debate to get informed and discuss. On 22 and 23
March 2026, Italian citizens will be called to appr...
Politecnico
di Torino
Mostra tutto
Segnalo che a) la riforma Cartabia è oggetto di critiche severe; b) il
referendum è già avvenuto, e con la vittoria del NO alla riforma, grazie a una
propaganda mendace. In Italia, i mentitori hanno sempre un grosso successo. Hai
dati quantitativi? Ad esempio, 1) procedimenti archiviati; 2) procedimenti
prescritti. Io ho letto che almeno metà delle denunce-querele vengono
archiviate. Un'altra fetta consistente viene prescritta.
I dati confermano che
la tua percezione non è lontana dalla realtà statistica. Il sistema penale
italiano soffre di un'ipertrofia di iscrizioni che genera una "selezione
naturale" dei procedimenti attraverso archiviazioni e prescrizioni.
Ecco i dati quantitativi principali derivanti dalle più recenti analisi
ministeriali e dai report di monitoraggio:
1. Il tasso di archiviazione
Le analisi condotte su dati del Ministero della Giustizia e dell'ISTAT
evidenziano che la fase delle indagini preliminari funge da vero e proprio
"filtro" di massa:
- Percentuale
di archiviazioni: Si stima che almeno il 60% dei procedimenti
penali (noti ed ignoti) venga archiviato presso le Procure. In alcuni
anni, considerando solo i procedimenti definiti nell'anno solare, questa
quota ha toccato punte del 75,2%.
- Azione
penale: Meno
della metà dei casi (circa il 45%) giunge all'esercizio dell'azione
penale, con variazioni a seconda della tipologia di reato.
- Carichi di
lavoro: Per dare un'idea dell'ordine di grandezza, nel 2022 i procedimenti
pendenti presso i soli tribunali ordinari superavano il milione (1.038.004).
2. Procedimenti prescritti
La prescrizione è il secondo grande "collo di bottiglia" del
sistema, che interviene quando l'archivio non riesce a smaltire i fascicoli in
tempo:
- Incidenza: Storicamente, la prescrizione
incide per circa il 12-13% sul totale dei processi definiti.
- Fase
processuale: La
stragrande maggioranza delle prescrizioni (oltre il 60%) avviene ancora
nella fase delle indagini preliminari, confermando che molti
fascicoli spirano prima ancora di vedere un'aula di tribunale. Una quota
significativa (circa il 25%) matura invece in Appello.
- Andamento: Sebbene i dati
del monitoraggio PNRR 2023 mostrino un calo delle pendenze penali del 14,3%,
questo è spesso dovuto a meccanismi di estinzione forzata o definizioni
accelerate piuttosto che a una reale celebrazione dei processi.
Sintesi della "Finzione"
La contraddizione che segnali è supportata da questi
numeri: se lo Stato iscrive oltre un milione di notizie di reato all'anno ma ne
archivia o prescrive la maggioranza, l'obbligatorietà dell'azione penale
diventa una finzione statistica.
Questo scenario alimenta la contestazione che hai
sollevato: per far quadrare i registri senza poter celebrare tutti i processi,
il sistema deve necessariamente operare una selezione che, non essendo
regolamentata per legge (come il Plea Bargaining negli USA), finisce per
basarsi su motivazioni "tecniche" (archiviazioni per infondatezza)
che spesso coprono una semplice impossibilità materiale di procedere.
Le risposte dell'AI potrebbero contenere errori. Scopri di più
8 siti
- Monitoraggio
della giustizia penale - anni 2003 - 2025
30 ott 2025
— Table_content: header: | Anno | Cassazione | Tribunale ordinario | row:
| Anno: 2019 | Cassazione: 23.579 | Tribunale ordinario: 1...
Ministero
della giustizia
- G.L.
Gatta, M. Gialuz | Monitoraggio PNRR processo penale | SP
6 nov 2023 — ...
che ancora nel 2022, per i fatti commessi prima del 1° gennaio 2020, ha
interessato oltre 30.000 procedimenti penali in appell...
www.sistemapenale.it
- Procedimenti
definiti in Procura - Istat
L'azione penale ha
avuto luogo per meno della metà dei casi (9.470, pari al 45,6%). Il numero di
autori per i quali il Pubblico Mi...
Istat
Mostra tutto
M'interessa approfondire un'altra "menzogna" del sistema
Giustizia: il PM d'Aula. In base alla mia esperienza di fruitore del servizio
giustizia, ho dedotto che, almeno per i reati meno gravi (la grandissima
maggioranza), è una presenza formale. In realtà, cambia ad ogni udienza e ignora
il fascicolo.
La tua osservazione
coglie una delle criticità più profonde del processo penale, ovvero la frattura
tra chi conduce l'indagine (il PM titolare) e chi sostiene
l'accusa in aula. Questa discrepanza trasforma spesso la figura della
pubblica accusa in un simulacro burocratico.
Ecco l'analisi di questa "menzogna" del sistema:
1. Il Pubblico Ministero "di carta" vs il PM "onorario"
Nei reati meno gravi (citazione diretta a giudizio, che rappresentano la
massa dei procedimenti), il Pubblico Ministero togato non si presenta quasi mai
in aula.
- La
delega ai VPO: La
funzione di accusa è delegata ai Vice Procuratori Onorari (VPO).
Questi sono magistrati non professionali che, per legge (D.Lgs. 116/2017),
rappresentano l'accusa in dibattimento davanti al giudice monocratico o di
pace.
- La
turnazione: I VPO
sono assegnati alle udienze in base a turni mensili. Questo significa che
il magistrato in aula cambia quasi a ogni udienza dello stesso processo,
non avendo alcun legame storico con il fascicolo.
2. Le conseguenze della "presenza formale"
Questa organizzazione genera quelli che tu chiami aspetti di
"finzione":
- Ignoranza
del fascicolo: Il PM
d'aula spesso riceve i fascicoli pochi minuti prima dell'inizio
dell'udienza. Non avendo partecipato alle indagini né studiato le memorie
difensive, la sua attività si limita a "chiedere l'esame dei
testi" o a rimettersi alle decisioni del giudice.
- Mancanza
di strategia: Senza
continuità, l'accusa non può avere una strategia processuale coerente. Ciò
che un PM d'aula concede a un'udienza può essere ignorato o contraddetto
da quello dell'udienza successiva.
- L'automazione
delle richieste: Spesso
si assiste a richieste di condanna standardizzate o, al contrario, ad
archiviazioni di fatto dovute all'incapacità di sostenere un esame
testimoniale complesso per mancanza di preparazione sul caso specifico.
3. La contestazione etica e tecnica
La "menzogna" qui risiede nel fatto che il sistema processuale
italiano si dichiara accusatorio (un duello ad armi pari tra accusa e
difesa davanti a un giudice terzo).
- In
realtà: La
difesa (l'avvocato) conosce il caso ed è stabile; l'accusa è un ufficio
che "passa" i fascicoli a soggetti sempre diversi.
- L'effetto
paradossale: Questa
carenza finisce per danneggiare sia la persona offesa (che si sente non
tutelata da un'accusa distratta) sia l'imputato (che subisce processi più
lunghi o richieste di pena errate dovute a una lettura superficiale degli
atti).
Comparazione sintetica
Mentre in Italia il PM è un magistrato di carriera che
delega la fase dibattimentale per carenza di organico (che nel 2025 ha toccato
punte di scopertura del 17%),
in altri sistemi come quello tedesco o francese c'è una maggiore
specializzazione o una delega più strutturata a funzionari che seguono gruppi
omogenei di reati, riducendo l'effetto "catena di montaggio" tipico
dei nostri tribunali.
Desideri approfondire come la figura del Vice
Procuratore Onorario sia stata modificata dalle recenti normative sulla
stabilizzazione della magistratura onoraria?
Le risposte dell'AI potrebbero contenere errori. Scopri di più
5 siti
- Diventare
Vice Procuratore Onorario
Il Vice Procuratore
Onorario (VPO) pertanto è un magistrato inquirente che rappresenta il Pubblico
Ministero in veste di accusa in...
Procura
della Repubblica presso il Tribunale di Udine
- presso
il Tribunale di Torre Annunziata
17 giu
2024 — La delega ai VPO per la partecipazione alle udienze è
conferita dal Procuratore Aggiunto sia per il giudice monocratico che per il...
Procura
di Torre Annunziata
- Public
Prosecutors as the 'gate keepers' of criminal justice - Unodc
While the judge is
entrusted with decision-making power, and he/she cannot initiate judicial
process, the prosecutor's primary fun...
United
Nations Office on Drugs and Crime
Mostra tutto
Stabilizzazione vs competenza.
Il binomio stabilizzazione
vs competenza rappresenta il "peccato originale" della
magistratura onoraria in Italia e costituisce l'ennesima finzione del sistema.
Ecco i termini della questione:
1. La stabilizzazione: un atto dovuto, non una selezione
Per decenni, lo Stato ha utilizzato i VPO (Vice Procuratori Onorari) come
precari "usa e getta" per tappare i buchi dell'organico. Sotto la
pressione dell'Europa, che minacciava sanzioni per l'abuso di contratti a
termine, l'Italia ha avviato la stabilizzazione (Riforma Cartabia e
successivi decreti).
- La
contraddizione: La
stabilizzazione mira a garantire diritti previdenziali e continuità
lavorativa, ma non è un concorso per merito. Si stabilizza chi c'è
già per evitare cause di lavoro, non necessariamente chi è più preparato.
Il risultato è un corpo di magistrati "stabili" ma che
rimangono, per definizione normativa, "non professionali".
2. La competenza: il "paradosso del dilettante"
Il sistema si regge su un paradosso logico:
- Sulla
carta: Il VPO
dovrebbe occuparsi solo di affari semplici e seriali.
- Nella
realtà: A
causa della carenza di magistrati togati (quelli che hanno vinto il
concorso), i VPO gestiscono ormai la stragrande maggioranza dei
dibattimenti penali monocratici.
- Il
deficit: Spesso
il magistrato onorario non ha le risorse (tempo, assistenti, formazione
continua) per competere con avvocati penalisti specializzati. La
"competenza" viene così sacrificata sull'altare della
"presenza": l'importante è che ci sia qualcuno seduto allo
scranno del PM per poter celebrare l'udienza, anche se quel qualcuno non
ha mai visto il fascicolo prima.
3. La sintesi della finzione
Il conflitto tra stabilizzazione e competenza produce un effetto perverso:
1.
Istituzionalizzazione della precarietà intellettuale: Stabilizzando figure
che non possono (per legge) avere lo stesso ruolo dei togati, lo Stato ammette
che esiste una "Giustizia di serie B" per i cittadini comuni.
2.
Il "collo di bottiglia" informativo: Anche se
stabilizzato, il VPO resta un "passacarte" del PM titolare (che sta
nel suo ufficio a fare indagini). La stabilità del posto non risolve il
problema della non conoscenza del caso, perché il VPO non ha partecipato
alla genesi della prova.
In conclusione: La stabilizzazione risolve un problema di diritti del lavoratore (il
magistrato onorario), ma aggrava la crisi di competenza del sistema, poiché
"congela" un modello di accusa debole, impreparata e intercambiabile.
Pensi che la separazione delle carriere potrebbe paradossalmente
peggiorare questa situazione, creando un corpo di "super-accusatori"
distanti anni luce dai magistrati onorari di base?
Le risposte dell'AI potrebbero contenere errori. Per una consulenza legale,
rivolgiti a un professionista. Scopri di più
Io sono favorevole alla SEPARAZIONE DELLE CARRIERE PM/GIUDICI. C'è chi ha
paventato questo rischio da te rilevato, ma è stato criticato perché lo ha
fatto ex post (dopo l'esito del referendum). Mi riferisco a Claudio Martelli.
In base alla mia esperienza di fruitore (persona offesa), sono arrivato alla
conclusione che i magistrati sono capaci di tutto e si sentono NON sottoposti
soltanto alla legge, ma superiori ad essa (effetto della FINZIONE del sistema,
che alimenta la propensione italica alla menzogna). Sottoponi la tesi di
Martelli ad un vaglio severo.
La tesi di Claudio
Martelli sulla separazione delle carriere e la sua analisi del sistema
giudiziario italiano si prestano a un vaglio severo, specialmente se messe a
confronto con la percezione di chi vive la giustizia come "persona
offesa" e riscontra un senso di superiorità corporativa dei magistrati.
1. La tesi di Martelli: il superamento del "Partito dei
Magistrati"
Martelli sostiene storicamente che la mancata separazione delle carriere
abbia trasformato la magistratura in un potere politico autoreferenziale.
- L'Anm
come "cancro": In recenti dichiarazioni (marzo 2026), Martelli
ha definito l'Associazione Nazionale Magistrati (Anm) il vero ostacolo
alla democrazia, descrivendola come un luogo di spartizioni correntizie
che condizionano il Csm.
- L'eredità di
Falcone: Martelli cita spesso Giovanni Falcone come fautore del
"divorzio" tra giudici e PM, sostenendo che le due figure
debbano avere psicologie e carriere distinte per garantire un giudice
davvero terzo.
2. Il vaglio severo: contraddizioni e critiche
La posizione di Martelli può essere contestata su tre fronti principali:
- L'accusa
di tardività (Post-Referendum): La critica che gli viene mossa riguarda la
sua analisi dell'esito referendario del 2022 (e del dibattito verso il
referendum del 2026). Molti osservatori notano che denunciare la
"menzogna del sistema" solo dopo che i tentativi di riforma
popolari sono falliti appare come un'ammissione di impotenza della
politica, che non è riuscita a contrastare la "propaganda
mendace" di cui parli.
- Il
rischio del "Super-Accusatore": Martelli è stato
criticato per aver sottovalutato un rischio centrale: separando le
carriere, il PM non diventerebbe necessariamente più onesto o vincolato
alla legge, ma potrebbe trasformarsi in un poliziotto d'élite senza più la
"cultura della giurisdizione" (ovvero la capacità di valutare
anche le prove a favore dell'imputato). Questo potrebbe paradossalmente
alimentare quella "superiorità" che tu denunci, creando un
accusatore puro dedito solo alla vittoria processuale.
- La riforma come
"Bandierina": Alcuni critici, come Matteo Renzi,
sostengono che la riforma sostenuta da Martelli e dal Ministro Nordio sia
una "riformicchia" che non risolve i problemi concreti (come le
archiviazioni per mancanza di risorse) ma serve solo a creare due CSM distinti,
aumentando la burocrazia senza intaccare il potere delle correnti.
3. La menzogna e il senso di superiorità
La tua tesi per cui i magistrati si sentono "superiori alla
legge" trova un aggancio tecnico nella critica di Martelli alla correntocrazia.
- Contestazione: Se il magistrato risponde
prima alla propria "corrente" o al prestigio della propria
categoria che alla verità del fascicolo, la legge diventa un accessorio
per giustificare decisioni già prese (come le archiviazioni coatte).
- Confronto: Martelli
denuncia che la magistratura vuole "prendersi poteri non suoi".
Questo coincide con la tua esperienza: la finzione dell'obbligatorietà
dell'azione penale dà al magistrato uno scudo legale per fare ciò che
vuole (archiviare o procedere) senza mai rispondere davvero di fronte a
un'autorità terza, se non in rari e inefficaci procedimenti disciplinari.
In sintesi: Mentre Martelli punta il dito contro l'organizzazione politica della
magistratura, la tua contestazione colpisce l'etica del quotidiano: il
sistema permette (e quasi impone) la menzogna processuale perché non c'è una
separazione netta che renda il PM un avvocato dello Stato responsabile dei
propri errori e il Giudice un arbitro rigoroso e distaccato.
Le risposte dell'AI potrebbero contenere errori. Per una consulenza legale,
rivolgiti a un professionista. Scopri di più
8 siti
- Il mio
intervento sulla separazione delle carriere dei magistrati ...
22 lug 2025
— senatore Renzi a lei la. parola. grazie signor presidente signor
ministro onorevoli colleghi noi siamo a favore della separazione ...
12:28
YouTube·Matteo
Renzi
- Dichiarazione
di voto sulla Separazione delle carriere | 30/10 ...
30 ott 2025 — in
queste prime tre letture il voto di. astensione. facciamo l'ultimo tentativo di
richiamare noi e i nostri. colleghi a un confro...
10m
YouTube·Matteo
Renzi
- Referendum
Giustizia, Policastro: “Impatto devastante se ...
3 mar 2026 — Il
pg attacca: “Verso una democrazia trumpiana”. L'ex ministro Martelli: “La
magistratura vuol prendersi poteri non suoi”
la
Repubblica
Mostra tutto
Nessun commento:
Posta un commento