lunedì 10 giugno 2019

Minibot per il pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione





Mi pare che, nelle intenzioni dei proponenti, i Minibot1 dovrebbero sopperire alla mancanza di liquidità, alternativa a quella acquisibile attraverso l’emissione di debito pubblico. Oltre a finanziare indirettamente la crescita, obiettivo per me condivisibile. Non menziono, se non ora incidentalmente, l’obiettivo occulto, l’uscita dall’Euro, che già, peraltro, almeno in parte, è scontata dall’attuale livello dei tassi dei titoli pubblici italiani, maggiori di quelli spagnoli e portoghesi, nonché, per i BTP a 5 anni, di quello greco.
Secondo i proponenti non si tratta di una moneta a corso legale (cioè forzoso), ma una sorta di “quasi moneta” a base fiduciaria emessa (e garantita) dallo Stato per pagare i debiti della PA, e che poi potrà essere utilizzata, sempre su base volontaria, per il pagamento delle tasse (e, nella proposta originaria della Lega Nord, carburanti e altro).
Il presidente della BCE Draghi2 ritiene che o è una moneta, e quindi illegale (poiché soltanto la BCE può emettere moneta3), o debito aggiuntivo.
Evidenzio che, in questi casi (interpretazione dei Trattati), non decide né la BCE né il Governo italiano, ma la Corte di Giustizia Europea, previo ricorso.
I debiti commerciali della PA, come dice la parola stessa, sono debiti, inscritti nel bilancio di competenza, ma non entrano nel debito pubblico finché non vengono inscritti nel bilancio di cassa e pagati, emettendo titoli pubblici, e quindi aumentando il debito pubblico. Con tutto quel che ne consegue: aumento del rapporto debito/Pil, con probabili effetti sullo spread BTP-Bund e il rischio quasi certo di una seconda procedura di infrazione, o un aggravamento di quella già attivata dalla Commissione Europea4, visti i pessimi rapporti del Governo gialloverde con l’Unione Europea, che, dopo le ultime elezioni europee, continuerà ad essere governata da una coalizione di centro-sinistra.
Uno dei sostenitori dei Minibot, Nino Galloni, ha affermato, tra l’altro, che “Se [lo Stato, ndr] avrà un -X (di euro) dal pagamento delle tasse, a saldo non cambierà nulla. Quindi non è che lo Stato si indebita di più perché riceve meno tasse in euro, essendo stato pagato il suo credito in minibot. Si è semplicemente regolata, parzialmente, la problematica della liquidità”.5
No, a me pare che se e quando i Minibot saranno utilizzati per pagare tasse causeranno un buco nelle entrate fiscali, che dovrà essere coperto o da un aumento del deficit (e perciò del debito) o da tagli di spesa o da tasse aggiuntive, per niente oppure in tutto o in parte (grazie al moltiplicatore) correlate a un incremento del reddito attivato dai Minibot. Quindi, i Minibot non eliminano interamente l’aumento formale del debito pubblico.
E’ ragionevole ipotizzare la nascita di un mercato dei Minibot, la cui quotazione dipenderà, oltre che dalla garanzia dello Stato, dalla fiducia che ispirerà questo strumento.
Osservo, infine, che finora, per i debiti pregressi della PA, si sono pagati 45 mld6 emettendo titoli pubblici, previo accordo con la Commissione Europea.
Nel periodo in cui è avvenuto, i rapporti periodici del Governo italiano alla Commissione Europea esponevano il debito pubblico in tre voci: (i) debito pubblico complessivo; (ii) sostegni ai Paesi in difficoltà; e (iii) pagamenti debiti pregressi PA, dando luogo a tre distinti rapporti debito/Pil, uno ponendo al numeratore il valore del debito complessivo, un altro sottraendo dal debito complessivo il valore dei sostegni, e il terzo, sottraendo anche i pagamenti debiti pregressi PA. Nel DEF 2019, sono stati scorporati soltanto i sostegni.7
Pertanto, l’alternativa ai Minibot è continuare come si è fatto finora concordando con la Commissione Europea la procedura.
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Note

[1] Cosa sono i minibot e perché se ne parla
Pubblicato il: 07/06/2019
di Federica Mochi
[3] GALLONI A DRAGHI: I MINIBOT NON SONO NÉ VALUTA NÉ DEBITO
[4] La Commissione Europea raccomanda contro l’Italia la procedura d’infrazione per debito eccessivo
https://vincesko.blogspot.com/2019/06/la-commissione-europea-raccomanda.html  
[5] Articolo 16 Banconote Conformemente all'articolo 128, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, il consiglio direttivo ha il diritto esclusivo di autorizzare l'emissione di banconote in euro all'interno dell'Unione. La BCE e le banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla BCE e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell'Unione. La BCE rispetta per quanto possibile la prassi esistente in materia di emissione e di progettazione di banconote.
[6] Debiti della PA - Aggiornamento del 10 luglio 2017


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