mercoledì 10 luglio 2019

Alcune osservazioni sulla bugia, la menzogna, le bufale, la maldicenza e la diffamazione




La calunnia ha un filo più tagliente di una spada, una lingua più velenosa di quella di tutti i serpenti del Nilo, un fiato che cavalca i venti come fossero corrieri e diffonde la menzogna per tutti i quattro punti cardinali del mondo (Shakespeare).

Pubblico qua questo mio vecchio commento sulla menzogna, le bufale e la diffamazione, che ho ritrovato nel mio archivio, pubblicato originariamente in calce a questo blog su Repubblica:
Carlo Clericetti  -  1 GEN 2017  Lettera aperta a Pier Luigi Bersani
E’ un tema attualissimo, fin dalla notte dei tempi.


... e PdC (Renzi) contaballe seriale e traditore del mandato elettorale.
Vincesko


Caro Vincesko,
non ti facevo grillino.


Caro Silvestro,
Ed infatti non lo sono, e trovo strampalato che tu lo affermi, avendo io scritto di recente[1 e 2] “Come si usa dire, il pesce puzza dalla testa. Nonostante (a) tutte le buone intenzioni di questo mondo palesate dal loro leader, (b) la ventata di aria nuova in un campo appestato per 20 anni dall’incompetente e fuori di testa miliardario narciso e schizoide Berlusconi; e (c) il merito, tutto sommato, di aver irreggimentato nell’ambito politico potabile quote di elettori turpiloquenti e facile preda di imbonitori di destra, non ci voleva Einstein per dedurre che un movimento politico capeggiato da un buffone ignorante eterodiretto da un paranoico avrebbe dato cattiva prova di sé proprio per la drammatica inadeguatezza delle qualità degli stessi leader e - inevitabile corollario - dei criteri di selezione dei vari dirigenti politici di seconda e terza fascia”.[…][1]
Talmente strampalato che ardisco arguirne che forse ti sono fischiate le orecchie.
Ma la tua deduzione strampalata mi dà l’agio di fare alcune osservazioni sulla bugia o menzogna, “meno pop. di bugia, che indica, di solito, una mancanza meno grave”.[2]

Bugia, menzogna
Da una statistica di qualche anno fa (che adesso non riesco a ritrovare), risultò che gli Italiani sono il popolo più bugiardo del mondo. Solo che non siamo bravi a dirle, le bugie. Ne risulta, perciò, secondo me, una certa, irresistibile simpateticità ( = sintonia, consonanza) con i bugiardi, in generale, e i leader politici bugiardi, in particolare, che sempre statisticamente risultano essere la categoria più bugiarda. Questo spiega perché, a differenza di Paesi molto più severi da questo punto di vista, in Italia un “grande bugiardo” (Silvio Berlusconi, copyright Eugenio Scalfari) abbia potuto ricoprire la carica di PdC per ben 8 anni, e un contaballe seriale (Matteo Renzi) abbia ricoperto tale carica per 3 anni, ma avrebbe potuto continuare a farlo ancora se non si fosse scontrato con la sonora batosta del NO al referendum costituzionale.
Per quanto riguarda la menzogna, io farei una distinzione: tra il caso in cui (a) si ricava un vantaggio, come è descritto in alcune ricerche, e quelli in cui lo si fa per (b) difesa o per (c) cattiveria.
Nel primo caso, dipende dal livello etico connesso all’educazione ricevuta, che ci mette in grado di scegliere tra ciò che è bene e ciò che è male, che agisce da remora, da freno inibitore (oltre ovviamente alla paura di essere beccati); nel secondo, la menzogna è un meccanismo di difesa che si adotta fin da piccoli, quando si ha la sfortuna di crescere con un genitore (o entrambi) troppo severo, autoritario, castrante; il terzo, o è frutto talvolta dei geni o è la conseguenza anch’esso di manipolazione psicologica o di modelli educativi deviati o di esperienze traumatiche di vera e propria violenza, fisica e/o psicologica, di grado tale da attivare automaticamente in certi casi il potente meccanismo della coazione a ripetere, perpetuando quella che io chiamo, più banalmente, la “catena”, che purtroppo si tramanda di genitori in figli, finché non trova - come spiega Alice Miller – “un testimone soccorrevole” che la spezza.

Bufale
E’ in corso una campagna contro le bufale online. Il presidente dell’Autorità Antitrust, Giovanni Pitruzzella, in un’intervista al Financial Times, ha indicato la necessità di un controllo del web, preceduto dalla presidentessa della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, e seguito dal PdC Paolo Gentiloni e dal PdR Sergio Mattarella.
Il primo a reagire, per difendere la post-verità (sic!), è stato Grillo, al quale sicuramente sono fischiate le orecchie e si è mossa la lunga coda di paglia, che ha parlato di “nuova Inquisizione contro il web”.
Io aborro le bufale, termine che ora uso in senso omnicomprensivo, cioè che abbraccia non solo le false notizie ma anche le maldicenze e le diffamazioni. Credo di essere stato il primo a smascherare quella sulle 600.000 auto blu.[3] Pochi giorni fa, leggendone il contenuto, ne ho smascherata subito un'altra (che pare sia vecchia), contro Prodi, diffusa in FC da un “amico” grillino. Ma occorre stigmatizzarle ed eventualmente sanzionarne severamente gli autori, tutte, anche quelle diffuse dai media tradizionali. E, soprattutto, quelle propalate ad arte dai poteri forti, dall’oligarchia dell’Unione europea e dai PdC contaballe (anche le mezze verità sono bugie intere).
[3] Post n. 230 del 22-11-2012
600 mila auto blu, una leggenda metropolitana
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2762742.html  oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/05/600-mila-auto-blu-una-leggenda.html 

Maldicenza
In una discussione, un mio interlocutore mi faceva notare che “nella morale cristiana, la maldicenza è il riferire a terzi senza un buon motivo un fatto spiacevole altrui, che risponde al vero”.
2477 Il rispetto della reputazione delle persone rende illecito ogni atteggiamento ed ogni parola che possano causare un ingiusto danno [Cf Codice di Diritto Canonico, 220]. Si rende colpevole:
- di giudizio temerario colui che, anche solo tacitamente, ammette come vera, senza sufficiente fondamento, una colpa morale nel prossimo;
- di maldicenza colui che, senza un motivo oggettivamente valido, rivela i difetti e le mancanze altrui a persone che li ignorano; [Cf
Sir 21,28 ]
- di calunnia colui che, con affermazioni contrarie alla verità, nuoce alla reputazione degli altri e dà occasione a erronei giudizi sul loro conto
”.
Ed io ho ribattuto:
Diciamo che il significato corrente del termine “maldicenza”, che anche io ho usato e come i vocabolari confermano,[4] comprende quello che il diritto canonico chiama “giudizio temerario”. Anche nel senso che, com’è nel pettegolezzo, passando di bocca in bocca una piccola verità s’ingrandisce sempre più. Solo che nella maldicenza l’intenzione è malevola.
Poi c’è la “diffamazione”, cioè un'accusa infondata tesa a distruggere la reputazione di una persona, detta anche volgarmente (come fa anche il diritto canonico) “calunnia”, che in senso strettamente giuridico si ha invece quando l’accusa infondata è contenuta in una denuncia rivolta all’Autorità giudiziaria.[5]
Nella Divina Commedia, Dante pone i calunniatori nel Cerchio VIII, “tormentati dalla febbre che li fa delirare falsando i sensi, così come in vita confusero le parole false dalle parole vere”.[6]
[4] maldicenza 1. discorso da maldicente; chiacchiera malevola 2. abitudine di dire male del prossimo
Etimologia: ← dal lat. tardo maledicentĭa(m), deriv. Di maledĭcens -ĕntis; cfr. maldicente.
http://www.garzantilinguistica.it/ricerca/?q=maldicenza&idl=b7568f6310474c1391f68c29435fcc96&v=IT)
[5] Ingiuria, diffamazione, calunnia http://www.studiolegale-online.net/penale_r02.php
[6] DIVINA COMMEDIA INFERNO RIASSUNTO CANTO 30
CANTO XXX
Cerchio VIII fraudolenti
10a bolgia falsari di persona, di moneta, di parola.
Dannati: falsari di persona coloro che si fingono altri per trarne vantaggi.
“ di moneta coloro che coniano monete false.
“ di parola calunniatori, spergiuri e bugiardi.
Pena e contrappasso. Falsari di persona afflitti da una rabbia che li fa correre come maiali impazziti fuori dal recinto la rabbia ricorda la bramosia e l’avidità che li ha condotti in vita a fingersi altri Falsari di moneta ammalati di idropisia con il ventre gonfio di cattivi umore come i metalli vili che introducevano nelle monete d’oro.
Falsari di parola tormentati dalla febbre che li fa delirare falsando i sensi, così come in vita confusero le parole false dalle parole vere.


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domenica 7 luglio 2019

Il lupo Germania e la riforma del MES





La riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità: come si perfeziona l’austerità
di coniarerivolta
Created: 06 July 2019

Il lupo Germania - inidonea come paese leader dell’UE - ha il solito vizio: mantenere il potere agli Stati, dove essa detta legge. E contrastare il rafforzamento del Parlamento Europeo, unico organo dell’Unione Europea democraticamente eletto direttamente dal popolo. Che costituirebbe una naturale evoluzione verso gli Stati Uniti d’Europa. Ora siamo a metà del guado, con conseguenze negative sui Paesi periferici dell’Eurozona.
Traggo dalla conclusione del mio libro LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO:

L’Eurozona è un insieme di Paesi strutturalmente eterogenei; non sono previsti dai trattati europei (influenzati dall’ordoliberismo germanico, senza però le correzioni che ne hanno smussato le asperità in sede applicativa in Germania),[295] meccanismi di aggiustamento degli squilibri strutturali interni: né quelli tipici delle federazioni, né quelli che ne distribuiscono equamente i pesi tra Paesi forti e Paesi deboli. 
Gli USA sono una federazione e perciò hanno i trasferimenti fiscali (quindi a fondo perduto) dagli Stati ricchi a quelli meno ricchi, che fanno da riequilibratori, per il tramite del bilancio federale, pari al 20% del Pil annuo USA (pari complessivamente – fonte FMI - a 19.500 mld $). 
L’UE è invece ancora una confederazione (atipica),[301] che non contempla i trasferimenti fiscali, il cui bilancio confederale ammonta ad appena l’1% del Pil complessivo (pari a 18.500 mld $) e la cui moneta è comune a 19 Paesi su 28. In un sistema di cambi variabili, il riequilibrio avviene attraverso la rivalutazione della moneta del Paese con surplus commerciale, la quale rende più costose le sue esportazioni. Questo non può avvenire nell’Eurozona essendo una unione monetaria. Il riequilibrio tra i Paesi membri avviene, non a spese dei Paesi ricchi, tramite i trasferimenti fiscali o, almeno, la sanzione dei surplus commerciali eccessivi (che, peraltro, deve tener conto di un parametro del 6%, dimensionato a misura della Germania, la quale, quando fu deciso dalla prona Commissione Barroso, aveva un surplus del 5,9%), ma a spese dei Paesi meno ricchi, attraverso la deflazione dei salari e la riduzione dei diritti e i trasferimenti di capitali in prestito (quindi a titolo oneroso) dai più forti e avvantaggiati dalla moneta unica (Germania, Olanda, Belgio, Francia, Austria, ecc.) a quelli deboli e svantaggiati dall’Euro (Piigs). […] 
Nella diatriba in corso tra il Governo italiano e la Commissione Europea sulla deviazione del deficit, che comunque non sfora il limite del 3 per cento, come è avvenuto negli ultimi sette anni pur in una lunga fase di recessione e stagnazione che avrebbe richiesto una politica economica espansiva, il presidente Juncker è arrivato a paragonare l’Italia alla Grecia, paventando addirittura un rischio di default. Un rischio inesistente e un paragone improponibile, oggettivamente offensivo. A parte le notevoli differenze della dimensione e della struttura produttiva, manifatturiera, economica e finanziaria privata e pubblica tra l’Italia e la Grecia, la Grecia è tra i Paesi percettori netti dei fondi UE (4 miliardi annui), l’Italia tra i contribuenti netti (4 miliardi annui); la Grecia ha beneficiato dei soldi dei fondi salva-Stato (alcune centinaia di miliardi) e di un taglio del debito e degli interessi sul debito; l’Italia non ha preso un solo Euro ed ha anzi versato 60 miliardi per aiutare gli altri Paesi, tra cui la Grecia.[138][150] Per cui non è del tutto arbitrario pensare che tutto ciò sia voluto, politicamente determinato e riconducibile, da una parte, al progetto egemonico franco-tedesco (ma più francese che tedesco) sull’Italia, come scrive non un sovranista ma Roberto Napoletano, nel suo ultimo libro più volte citato; e, dall’altra, all’interesse dei Paesi «core» dell’UE (Germania, Olanda, Francia, Austria, Belgio, Lussemburgo, ecc.) a continuare a dirottare i capitali (anche quelli italiani) su di loro, sia, in primo luogo, sui titoli di Stato, mantenendo bassi o quasi nulli i tassi d’interesse sul loro debito, sia in investimenti. L’opposto della solidarietà inscritta nei Trattati. 
E l’opposto dello schema razionale e funzionale applicato dagli USA, che obbliga sì i singoli Stati della federazione all’equilibrio economico-finanziario, ma affida opportunamente al Governo federale l’implementazione delle politiche economiche anticicliche. 

Segnalo sulla riforma del MES questo articolo di Sergio Fabbrini sul “Sole 24 ore” sulla bozza del trattato relativo alla revisione del MES, che contempla una minoranza di blocco. Dell’articolo, riporto la conclusione. Chissà se anche il governo gialloverde, come hanno fatto i precedenti, firmerà questo trattato che penalizza l’Italia, ma non solo, poiché i nuovi criteri di “accesso alle linee precauzionali di emergenza dell’Esm”, secondo una simulazione di Marcello Minenna (riportata sullo stesso giornale) sulla base dei dati macro-economici della Commissione Europea, escluderebbero 10 dei 19 Paesi dell’Eurozona, inclusa la Francia.
Ovviamente, se si tenesse conto del debito totale pubblico + privato, che penalizza ancor più la Francia ma in particolare l’Olanda, abituale censora severa del debito pubblico italiano, le conclusioni sarebbero tutt’affatto diverse.

La partita vera sul Fondo Salva-Stati
di Sergio Fabbrini - 23 Giugno 2019
Anche se la Commissione è coinvolta nel processo di valutazione della richiesta di aiuto (insieme alla direzione del Fondo, alla Banca centrale europea e all’Fmi), appare evidente che il Fondo finirà per dare vita ad una supervisione delle condizioni finanziarie dei Paesi membri dell’Eurozona che si sovrapporrà a quella già stabilita dal Patto di stabilità e crescita (e dai suoi sviluppi successivi). Ma tra le due procedure c’è una differenza significativa. Nel Patto, la Commissione ha acquisito un ruolo autonomo nella valutazione delle condizioni finanziarie di un Paese, anche se le sue raccomandazioni (ad esempio, di avviare una procedura d’infrazione) possono essere poi neutralizzate da una maggioranza qualificata contraria del Consiglio dei ministri finanziari. Nel Fondo, invece, l’autonomia della Commissione viene fortemente ridimensionata da una governance costituita esclusivamente dai rappresentanti dei governi nazionali (i membri del Board of Governors, del Board of Directors, e il Managing Director sono tutti nominati dai governi nazionali).
Questi ultimi dovranno prendere decisioni generalmente all’unanimità (mutual agreement), oppure a maggioranza qualificata (in casi specifici) o a maggioranza semplice (in casi molto limitati). Ogni Paese dell’Eurozona che partecipa al Fondo ha un numero di voti correlato al suo contributo finanziario. Secondo l’Appendice II del Fondo, la Germania ha quasi il 27 per cento, la Francia poco più del 20 per cento e l’Italia poco più del 17 per cento dei voti. Naturalmente, ciò è giustificato dal contributo finanziario di quei Paesi. Si faccia attenzione, però. Recita l’articolo 4.4 (Capitolo 2 della bozza), «l’adozione di una decisione attraverso il mutual agreement (da parte dei due Board), nel contesto della procedura d’emergenza, richiede una maggioranza qualificata dell’85 per cento dei voti». Ciò significa, dunque, che nessuna decisione potrà essere presa, in condizioni di emergenza, senza l’autorizzazione della Germania, in quanto dotata (molto più che la Francia e l’Italia) di un pesante voto di blocco. Ecco come i governi nazionali (o alcuni di essi) contrastano la Commissione europea nella sua richiesta ad avere un ruolo nella politica finanziaria.
Insomma, dietro la confusione di Bruxelles c’è in realtà un conflitto tra governi nazionali e istituzioni sovranazionali. I primi vogliono trasformare l’Ue in un’associazione di Stati gestita dal Consiglio europeo, le seconde in un’unione parlamentare governata dalla Commissione. Più il Parlamento europeo e la Commissione hanno rivendicato nuovi poteri, più gli organismi intergovernativi hanno controbattuto con nuovi meccanismi (come il Fondo) da essi controllati. La logica intergovernativa richiederebbe di essere contrastata dal suo interno, non solo dall’esterno. Almeno da quei governi che la subiscono. Eppure, il governo italiano non dice niente. A Roma sono in campagna elettorale, mentre a Bruxelles stanno cambiando l’Europa contro i nostri interessi.

Allego il testo della bozza del trattato sulla revisione del MES (attualmente disponibile solo in inglese).

Questi sono gli allegati al trattato.


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venerdì 28 giugno 2019

Lettera a Bruno Vespa sulla sua notizia falsa sul Governo Monti




Pubblico la lettera che ho inviato tre giorni fa a Bruno Vespa dopo aver letto un suo articolo su Quotidiano.net, in cui attribuisce a Monti la colpa della recessione italiana, che come sanno i lettori di questo blog è la Prima più Grande Bufala del XXI Secolo.
Non sono riuscito a sapere l’indirizzo email di Bruno Vespa, allora gliel’ho inviata a quello di Porta a Porta (destinataria delle mie lettere circolari, che spesso cestina le email) e a Quotidiano.net, la cui scortese e saccente segretaria di direzione (secondo lei tanti esperti che vanno in tv sanno che la recessione è colpa di Berlusconi: non so, io non guardo la tv, quel che so è che tanti esperti famosi - tre per tutti: Carlo Cottarelli, Emiliano Brancaccio e Veronica De Romanis sono riportati più sotto nei post collegati, tanti altri sono pubblicati in questo blog - sono destinatari da anni delle mie lettere, dopo aver riscontrato la loro ignoranza al riguardo) mi ha detto di non conoscerlo e di inviarle la lettera via posta, che gliela avrebbe inoltrata (sic), cosa che comunque farò. Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta.

Lettera a Bruno Vespa sulla sua notizia falsa sul Governo Monti
Da: v
25/6/2019 17:40

ALLA C.A. DEL DOTT. BRUNO VESPA
CC: DIRETTORE QUOTIDIANO.NET, PARLAMENTARI, MEDIA, ALTRI

Egr. Dott. Vespa,
Traggo dal Suo articolo su Quotidiano.net del 22 giugno scorso “Italia sotto accusa, i figliastri d'Europa”: 
La seconda ragione è che noi da molti anni veniamo messi in castigo per la nostra politica economica giudicata poco virtuosa. Dal 1993 nessun governo italiano è stato apprezzato dall’Europa su questo tema, tranne il governo Monti che pure resistette all’invio della Trojka che ci avrebbe commissariato. Ma l’austerità imposta a Monti non ha funzionato: peggiorarono i conti, aumentò la disoccupazione. La cura era sbagliata, il paziente smagrì e sarebbe un errore ripeterla.

Premesso che l’Italia, a giudicare dai dati, durante la crisi è stato uno dei Paesi più virtuosi (da ultimo, lho scritto ieri alla Commissaria Margrethe Vestager, p.c. anche a Porta a Porta), mi sorprende che Lei scriva questa BUFALA gigantesca su Monti. Non perché un noto giornalista come Lei dimostri di saperne sul Governo Monti quanto decine di milioni di uomini della strada o di casalinghe di Voghera, poiché vittime di tale BUFALA, oltre a tutti i media, ministri, parlamentari, sono anche quasi tutti i docenti universitari di Economia e perfino premi Nobel di Economia. Ma perché “Porta a Porta” è da un paio d’anni uno dei destinatari fissi delle mie periodiche lettere circolari in cui ho dato conto che si tratta di una BUFALA ormai mondiale. Evidentemente la redazione le ha cestinate tutte senza passargliele.
Traggo dal mio libro LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO, le cui fonti sono state Il Sole 24 ore, la CGIA di Mestre, l’ISTAT e i dossier del Servizio Studi della Camera dei Deputati (o del Senato):
Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):
- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);
- governo Monti 63,2 mld (19,2%);
Totale 329,5 mld (100,0%).
Come può facilmente dedurre, detto sinteticamente in linguaggio calcistico, Berlusconi ha battuto Monti per 4 a 1 (ancor di più in termini di iniquità).
E, come risulta dalla tabella n. 3, il grosso si concentrò dal maggio 2010 (dopo la crisi del debito greco, secondo Romano Prodi gestita malissimo, per colpa soprattutto della Germania) al dicembre 2011.
Tabella n. 3 - Valori delle cinque manovre correttive varate dal 2010 al 2012
Governo Berlusconi: DL 78/2010, DL 98/2011 e DL 138/2011; Governo Monti: DL 201/2011 e DL 95/2012 (milioni di euro)
DL
2010
2011
2012
2013
2014
TOTALE
%
DL78/2010
36
12.131
25.068
  25.033
-
  62.268
22,8
DL98/2011
-
  2.108
  5.577
  24.406
49.973
  82.064
30,1
DL138/2011
-
732
22.698
  29.859
11.822
  65.111
23,8
Tot.Gov.B.
36
14.971
53.343
  79.298
61.795
     209.443
76,7
DL201/2011
-
-
20.243
  21.319
21.432
  62.994
23,1
DL95/2012*
-
-
603
   16
 27
 646
  0,2
Tot.Gov.M.
-
-
20.846
  21.335
21.459
  63.640
23,3
TOTALE
36
14.971
74.189
    100.633
83.254
     273.083
100,0
%
-
5,5
27,2
36,9
30,5
100,0

*Minori spese per 20.326 milioni nel triennio 2012-14 sono compensate da minori entrate per 19.680.
(Fonte: elaborazione mia su dati del Servizio Studi della Camera o del Senato)
Tali manovre furono in buona parte imposte dalla Commissione Europea e dalla BCE, in primo luogo a Berlusconi, che adempì fedelmente i diktat dellUE, tranne il completamento (chiesto dalla irrituale lettera della BCE del 5.8.2011) della severa riforma delle pensioni SACCONI a causa del veto di Bossi. Dai dati dei Servizi Studi del Parlamento si ricava che il Governo Berlusconi ha dovuto varare in poco più di un anno manovre per ben 209 mld cumulati per il triennio o quadriennio successivo (ma le misure strutturali vigono tuttora), mentre il Governo Monti ne ha varato per “appena” 63 mld cumulati. La distribuzione degli importi nel periodo 2011-2014 spiega bene i nessi causali, facendo giustizia delle deduzioni infondate fatte al riguardo, in buona - dai 60 milioni di Italiani che ignorano le cifre - o cattiva fede: dai pochissimi – forse una ventina di persone - che le conoscono bene, come i ministri di allora Tremonti e Brunetta, i loro collaboratori e i funzionari del MEF o dei Servizi Studi del Parlamento o della Banca d’Italia, ma che o li nascondono o li interpretano - come fa l’on. Brunetta - a seconda della convenienza, ovvero se deve colpire l’inviso Monti, ed allora gli imputa incongruamente tutta la responsabilità della grave recessione, o replicare all’ex Commissario all’Economia Olli Rehn, che accusava il governo Berlusconi di avere fatto poco contro la crisi, ed allora gli oppone appunto i 267 mld su 330 mld. O smentire la sinistra, ed allora scrive nel suo sito e poi nel suo libro:
20 dicembre 2012 a cura di Renato Brunetta i dossier www.freefoundation.com TUTTI I FALSI DELLA SINISTRA La sinistra sostiene che Monti ha salvato l’Italia…FALSO! 253 www.freenewsonline.it 2 PAREGGIO DI BILANCIO NEL 2013 ¨ L’Italia raggiungerà il pareggio di bilancio nel 2013. Vero. Ma, come la sinistra ben sa, ai fini del conseguimento dell’obiettivo il governo Berlusconi ha contribuito per l’80%, il governo Monti per il restante 20%.
¨ I conti sono della Banca d’Italia: dal 2008 al 2011, il governo Berlusconi ha varato 4 manovre di finanza pubblica, finalizzate al pareggio di bilancio nel 2013, aventi effetto cumulato, fino al 2014, di 265 miliardi di euro. ¨ Il decreto cd. “Salva-Italia” del governo Monti avrà un impatto complessivo sulle finanze pubbliche, nel triennio 2012-2014, di 63 miliardi, e si è reso necessario a causa del
peggioramento della congiuntura economica nell’intera eurozona nell’autunno 2011.
http://www.freefoundation.com/wp-content/uploads/2013/08/253-La-sinistra-sostiene-che-Monti-ha-salvato-lItalia...FALSO_.pdf
Anche la riforma delle pensioni SACCONI, votata dal centrodestra nel 2010 e 2011, inclusa la Lega Nord, è molto più severa della riforma Fornero.
In particolare, sono ascrivibili alla riforma Sacconi (anche se vengono attribuiti erroneamente alla riforma Fornero praticamente da tutti, inclusi gli esperti, docenti universitari e, talvolta, Istituzioni come RGS, INPS e UPB) il pensionamento di vecchiaia a 67 anni, il pensionamento anticipato a 41 anni e 3 mesi e l’adeguamento triennale dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita, nonché circa il doppio del risparmio al 2060 rispetto alla riforma Fornero.
Poi la potentissima propaganda berlusconiana e del centrodestra ha addossato tutta la colpa sui cattivissimi Monti e Fornero - che hanno contribuito con le loro oggettive millanterie - e alimentato due BUFALE che hanno fatto in Italia 60 milioni di vittime, oltre all’estero.
Concludo dicendo che il Governo Monti fu molto più equo del Governo Berlusconi, v. IMU (particolarmente odiata dall’on. Brunetta), patrimonialina sui depositi, TTF, nonché la modifica della iniqua clausola di salvaguardia tremontiana recata dal DL 98/2011; mentre il Governo Berlusconi, tra l’altro, addossò la gran parte del peso del risanamento sui ceti medio e basso e tagliò anche, dell’87%, la spesa sociale dei Comuni e delle Regioni destinata ai poveri. Mentre, probabilmente, congegnò apposta male i due provvedimenti separati del contributo di solidarietà sulle pensioni e sulle retribuzioni elevate per farle poi cancellare dalla Corte Costituzionale (bastava metterli nella stessa legge). Uno dei meriti maggiori del Governo Monti fu la reintroduzione dell’IMU sulla casa principale (4 mld), che per due terzi fu pagata dai ricchi e dai benestanti ed il cui costo consuntivo pro capite smentì il piagnisteo generale  (secondo il MEF, 225€ il gravame medio annuo e l’85% dei contribuenti ha pagato meno di 400€).
Gli esodati, frutto soprattutto di un errore di stima della burocrazia (RGS e INPS) e di carenze nella rilevazione degli accordi di uscita dal lavoro, dopo l’ottava salvaguardia (le maglie sono state man mano ampliate), sono stati 153.389, di cui 10.000 sono di SACCONI (L. 122/2010, art. 12, comma 6), ma vengono anch’essi attribuiti a Fornero.
Il problema degli esodati è stato aggravato dall’allungamento dell’età di pensionamento deciso dalla riforma SACCONI.
Anche l’accettazione del fiscal compact, contrariamente a ciò che generalmente si sostiene, non è opera di Monti ma di Berlusconi, che lo negoziò e lo sottoscrisse nel Consiglio europeo del 24 e 25 marzo 2011. Infatti, il relativo DdL costituzionale (come conferma lon. Brunetta nel suo libro) fu presentato dal governo Berlusconi nel mese di settembre 2011. Poi votato e introdotto in Costituzione nel 2012 durante il governo Monti, col voto favorevole di PDL, PD, Scelta Civica e Lega Nord.
Mi auguro di esserLe stato utile e che, col Suo potente megafono, voglia contribuire in futuro a contrastare queste due BUFALE mondiali.
Cordiali saluti,
V.


Post collegati:

Lettera ai Professori Brancaccio e Cottarelli sulle loro fake news su Monti e la riforma Fornero

Lettera n. 2 all’Osservatorio CPI (diretto da Carlo Cottarelli) sulle sue notizie false sulla stretta fiscale 2012

Lettera alla professoressa Veronica De Romanis sulle sue notizie false su chi ha attuato l’austerità economica


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