martedì 30 gennaio 2018

Lettera all’On. Carla Ruocco di M5S sulle sue fake news sulla riforma Fornero e sul Governo Monti





Pubblico la lettera che ho inviato il 25 gennaio scorso all’onorevole Carla Ruocco del M5S, dopo averla ascoltata alla trasmissione radiofonica “Un giorno da pecora”. Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta.

Osservazioni sulle Sue fake news sulla riforma Fornero e il Governo Monti.
Da:  v
25/1/2018  23:51

Gentile On. Carla Ruocco,
L’ho ascoltata oggi pomeriggio alla trasmissione su Radio1 “Un giorno da pecora” e confesso che ne ho tratto quasi fino alla fine, al di là di qualche aspetto marginale, un’impressione positiva. Rovinata alla fine dai Suoi giudizi sulla riforma Fornero e sul governo Monti che avrebbe provocato un bagno di sangue.
Ne ho ricavato che: 1. È anche Lei vittima della DISINFORMAZIONE generale sulle pensioni e sulle manovre correttive varate nella scorsa legislatura, che ha fatto quasi 60 milioni di vittime; e 2. Lei non ha letto l’email che recentemente ho inviato per competenza all’On. Laura Castelli, portavoce M5S, e p.c. a tutti i parlamentari M5S, tra cui Lei, che Le avrebbe evitato di diffondere le solite fake news propalate da 6 anni.[1]
InvitandoLa a recuperare l’email citata per un maggiore dettaglio sulle pensioni, aggiungo le seguenti osservazioni.

Pensioni
Dal 1992, infatti, le riforme delle pensioni, considerando un'unica riforma le norme emanate da Sacconi nel 2010 e 2011 (oltre che nel 2009, col DL 78/2009), sono state 7 (Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010 e 2011; Monti-Fornero, 2011).
La riforma delle pensioni Fornero è solo l’ultima delle sette e non la più severa. Ad essa vengono attribuite erroneamente o furbescamente (ad esempio dall’On. Matteo Salvini[2]) misure severe della riforma SACCONI, in particolare l’incisivo meccanismo dell’adeguamento automatico all’aspettativa di vita, in realtà introdotto dal comma 12bis dell’art. 12 della L. 122/2010.
Come Salvini, state proponendo che abolirete la riforma delle pensioni Fornero per ridurre l’età di pensionamento a 41 anni. Ma tolta la Fornero, rimane la SACCONI, che nel 2019 porterà l'età di pensionamento anticipata per gli uomini a 43 anni e 3 mesi e per le donne a 42 anni e 3 mesi, e dell’incremento dai 40 del 2010, soltanto 1 anno per gli uomini è dovuto alla riforma Fornero.
Stessa cosa per le pensioni di vecchiaia: 67 anni per tutti nel 2019 e poi via via a 70 e oltre, e la riforma Fornero ha solo (i) accelerato l’allineamento graduale delle donne del settore privato a tutti gli altri entro il 2018, già previsto dalla riforma SACCONI entro il 2026 (2023,includendo l’adeguamento automatico); e (ii) reso biennale l’adeguamento automatico, a decorrere da quello successivo a quello (triennale) del 2019, cioè dal 2022 (DL 214/2011, art. 24, comma 13)

Manovre correttive
Basta riportare le cifre per poter dedurre che il Governo Monti, in un quasi equivalente lasso di tempo (1 anno e mezzo), ha varato solo il 19% dei 330 mld cumulati delle manovre correttive decise nella scorsa legislatura, contro l’81% del Governo Berlusconi, ed è stato molto più equo (vedi IMU, patrimonialina sui depositi, TTF).[3]
Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):
- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);
- governo Monti 63,2 mld (19,2%);
Totale 329,5 mld (100,0%).
Spero di esserLe stato utile e che voglia contribuire in futuro a contrastare la vulgata imperante sia sulle pensioni che sulle manovre finanziarie della scorsa legislatura.
Cordiali saluti
V.
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Note:
[1] Lettera all’On. Laura Castelli, portavoce di M5S, sulle pensioni
[2] Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero
[3] L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione


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lunedì 29 gennaio 2018

Lettera n. 7 all’On. Cesare Damiano sulle sue ennesime fake news sulle pensioni




Pubblico la settima lettera che ho dovuto inviare all’onorevole Cesare Damiano del PD, ex sindacalista della CGIL, attuale presidente della Commissione Lavoro della Camera, fecondo spargitore di notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero e tenace dissimulatore della ben più severa riforma SACCONI, di cui per anni è stato un ipercritico. Per essere sicuro che questa volta ricevesse questa mia ennesima lettera, ho chiesto a due sue colleghe di inoltrargliela. Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta.

Lettera n. 7: Sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero.
Da:  v
22/1/2018 12:28

Egr. On. Damiano,
Mi permetta di osservare che la Sua pervicacia nel nascondere accuratamente la riforma SACCONI e soprattutto il cognome Sacconi, col quale ha polemizzato per anni, e nel continuare a propalare notizie false-fake news-bufale sulla riforma Fornero mi appare sempre più strana e ingiustificabile.
Commento di nuovo[1] alcune affermazioni infondate della Sua newsletter (PENSIONI, DAMIANO: “RIFORMA FORNERO IN PARTE GIÀ CANCELLATA”

Citazione1: “che le riforme del 2004 (Maroni), 2007 (Damiano) e, appunto, Fornero (2011)”.
Al solito, manca la riforma più severa e incisiva: la riforma SACCONI (2010 e 2011). Le riforme dal 2004 sono state: Maroni, L. 243/2004; Damiano, L. 247/2007; SACCONI, L. 122/2010, L. 111/2011 e L. 148/2011; e Fornero, L. 214/2011.

Citazione2: “900 miliardi”.
(i) Risparmio. Poiché il Pil supera i 1.650 mld, il risparmio al 2060 è più vicino a 1.000 che a 900.[2]
(ii) Periodo del risparmio. Non al 2050, ma al 2060.
(iii) Quote del risparmio. “Considerando l’insieme degli interventi di riforma approvati a partire dal 2004 (L 243/2004), si evidenzia che, complessivamente, essi hanno generato una riduzione dell’incidenza della spesa pensionistica in rapporto al PIL pari a circa 60 punti percentuali di PIL, cumulati al 2060. Di questi, circa due terzi sono dovuti agli interventi adottati prima del DL 201/2011 (convertito con L 214/2011) e circa un terzo agli interventi successivi, con particolare riguardo al pacchetto di misure previste con la riforma del 2011 (art. 24 della L 214/2011)”.[3]
Ne deriva che “gli interventi adottati prima del DL 201/2011” comprendono sia il DL 78/2010-SACCONI che le modifiche della riforma SACCONI recate dal DL 98/2011-SACCONI e dal DL 138/2011-SACCONI (che estende la “finestra” di 12 mesi al comparto della scuola), e “circa un terzo agli interventi successivi con particolare riguardo al pacchetto di misure previste con la riforma del 2011 (art. 24 della L 214/2011)”, alla riforma Fornero va ascritto meno di un terzo (di 1.000 mld).
(iv) Grafico. Analizzando il grafico di RGS (cfr. articolo de Il Sole 24 ore[4]), si ha la conferma che soltanto meno di un terzo – tanto strombazzato dai media anche in questi giorni -, è ascrivibile alla riforma Fornero, i cui effetti, se legge il report e guarda il grafico della RGS, si esauriranno nel 2045, mentre la curva (duplice: DL 78 e DL 98) SACCONI arriva fino al 2060, il che significa che gli altri 2/3 sono attribuibili alle altre 3 riforme (Maroni, 2004, il cui ‘scalone’ fu abrogato da Damiano; Damiano, 2007, le cui “quote” furono abolite da Fornero; e SACCONI, 2010 e 2011), e il grosso dei 2/3, molto maggiore del meno di un terzo della riforma Fornero, è ascrivibile alla ben più severa riforma SACCONI, di cui però né Lei, né nessun altro parla mai.

Citazione3: “dal 2012 a oggi, la legge Fornero è stata molto più che annacquata”.
Poiché la premessa è errata (alla Fornero vengono erroneamente o furbescamente attribuite tutte o parte delle misure recate dalla riforma Sacconi, oltre che delle riforme Dini (introduzione del metodo contributivo) e Damiano, nell’ordine), la deduzione è altrettanto errata (veda appresso).

Citazione4: “blocco dell'innalzamento dell'età pensionabile”.
L’incisiva misura è stata decisa dalla L. 122/2010, art. 12, comma 12bis (riforma SACCONI),[5] che c’entra la riforma Fornero? Semmai è stata annacquata la riforma SACCONI!

Citazione5: “cumulo gratuito dei contributi”.
Anche la ricongiunzione onerosa dei contributi è stata decisa da SACCONI.

Citazione6: “feroce morsa della 'riforma' del Governo Monti”.
Affermazione infondata ed esagerata, che, come tutte le esagerazioni, è indizio infallibile di coda di paglia. (i) L’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni nel 2019 è frutto della riforma SACCONI (tranne 4 mesi in media della riforma Damiano); sia perché la riforma Fornero non ha toccato gli uomini pubblici e privati (anzi, ha ridotto la “finestra” da 18 mesi a 12 per gli autonomi uomini e donne) e le donne pubbliche, ma ha solo accelerato entro il 2018 l’allineamento delle donne private a tutti gli altri, già previsto dalla riforma SACCONI entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico); (ii) l’età di pensionamento anticipato a 43 anni e 3 mesi per gli uomini è in gran parte frutto della riforma SACCONI (tranne 4 mesi in media della riforma Damiano e solo 1 anno della riforma Fornero); e di 42 anni e 3 mesi per le donne è quasi interamente frutto della riforma SACCONI (tranne 4 mesi in media della riforma Damiano, quindi la Fornero non c’entra). (iii) Il problema degli esodati (a) come ha attestato l'On. Damiano, cioè Lei, è stato causato da un’errata stima della burocrazia INPS e RGS; (b) esso è stato esacerbato dalle norme della riforma SACCONI; e (c) le prime 4 salvaguardie sono state realizzate dallo stesso governo Monti-Fornero.

Citazione7: “la cancellazione di una legge che in parte è già stata cancellata”.
A me sembra un chiaro desiderio recondito, ma intrinsecamente contraddittorio: (i) prevedere delle eccezioni non equivale a cancellare una legge; (ii) le parti “cancellate” non riguardano la riforma Fornero ma la riforma SACCONI; e (iii) le parti che riguardano la riforma Fornero (abolizione “quote”, cadenza biennale dell’adeguamento automatico a decorrere dal 2022) non sono state cancellate, né Lei ha mai chiesto o chiede di cancellarle.
Distinti saluti
V.
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Note:
[1] Lettera n. 6 all’On. Cesare Damiano sulle sue notizie false sulle pensioni
[2] Nel 2016 il Pil ai prezzi di mercato è stato pari a 1.672.438 milioni di euro correnti.

[3] Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti
di Vincesko
Box 2.3 - Effetti finanziari del complessivo ciclo di riforme adottate dal 2004 (pag. 76):

[4] Lettera a Davide Colombo del Sole 24 ore su un suo articolo con qualche fake news sulle pensioni



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Lettera all’ISTAT di richiesta di informazione sulla fonte di dati pensionistici errati




Pubblico la lettera che ho inviato una settimana fa all’ISTAT, per avere informazioni su chi ha obliterato completamente la riforma delle pensioni Sacconi, omissione che ha influenzato, a catena, sia EUROSTAT che l’UPB, e forse altri. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.

Richiesta info su fonte dati errati
Da:  v
22/1/2018 16:14

Buonasera,
Chi disinforma chi?
Vale la pena di evidenziare che lo studio elaborato dall’Ufficio parlamentare di bilancio (UPB) Il dibattito sulla flessibilità pensionistica usa dati di EUROSTAT, oblitera completamente la riforma SACCONI con la riforma Fornero, analizza gli andamenti divergenti degli occupati anziani e degli occupati giovani individuando tre “rotture” in corrispondenza delle riforme pensionistiche “Maroni” (Berlusconi-Maroni) del 2004, “Prodi” (Prodi-Damiano) del 2007 e “Fornero” (Monti-Fornero) del 2011, e l’autore Nicola Salerno non avverte neppure un campanello d’allarme quando cita la “terza rottura” legandola alla riforma Fornero e scrive di “2011-2012”, quando si sa bene che il governo Monti è arrivato nel novembre 2011 e la riforma Fornero, decisa in dicembre, viene applicata dall’1 gennaio 2012 (ma i suoi effetti, secondo il precedente presidente dell’INPS, Antonio Mastrapasqua, si dispiegano dal 2013[cfr. nota 1]), e quindi nel 2011 gli effetti non possono che essere quelli prodotti dalla severa riforma Sacconi (DL 78 del 31 maggio 2010, L. 122/2010, art.12), completamente obliterata (almeno formalmente, visto che egli dichiara a Carlo Clericetti, su mia sollecitazione, che ha considerato la riforma SACCONI) per effetto di una specie di ingiustificabile damnatio memoriae.[1 o 2]
Di chi è la colpa della totale obliterazione? Di EUROSTAT o dell’UPB? O di ISTAT, i cui dati, secondo il prof. Alberto Brambilla, vengono ripresi pari pari da EUROSTAT? (“Numeri corretti all’Europa per tutelare i veri pensionati”, preoccupazione che personalmente condivido).
In ogni caso, di chiunque sia la colpa, è preoccupante che importanti Organi pubblici, deputati a diffondere informazioni corrette, veicolino notizie false, fake news, bufale. Ancor più preoccupante se lo schema errato appena descritto è il medesimo contenuto nello studio Boeri-Garibaldi-Moen “WorkINPS Papers A clash of generations?Increase in Retirement Age and Labor Demand for Youth”.
Cordiali saluti
V.

PS: Allego:
Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero


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sabato 27 gennaio 2018

Lettera a Deputati Lega Nord sulla loro proposta di legge con fake news sulla riforma delle pensioni Fornero



Ora ti frega raccontandoti bufale sulla riforma Fornero e sul governo Monti.

***

SIMONETTI, FEDRIGA, ALLASIA, ATTAGUILE, BORGHESI, BOSSI, BUSIN, CAPARINI, CASTIELLO, GIANCARLO GIORGETTI, GRIMOLDI, GUIDESI, INVERNIZZI, MOLTENI, PAGANO, PICCHI, GIANLUCA PINI, RONDINI, SALTAMARTINI

Vostra proposta di legge con fake news sulla riforma delle pensioni Fornero.
Da:  v
21/1/2018 23:54

Egregi Deputati della Lega Nord,
In riferimento alla Vostra proposta di legge AC N. 4600, che ho ricavato oggi da un articolo di ADNKRONOS, permettetemi di osservare che sorprende, ma non tanto, vista la Vostra ossessione contro la riforma Fornero, che Voi ignoriate o facciate finta di ignorare la normativa sulle pensioni, in particolare la L. 214/2011, art. 24 (riforma Fornero) e che questo emerga da un atto ufficiale del Parlamento.
A me, infatti, sembra una proposta pazzesca, perché si autosmentisce da sola: col titolo che contraddice l’incipit. Il titolo, infatti, si riferisce alla modifica della Legge 122/2010, art. 12 (riforma SACCONI), che è stata approvata un anno e mezzo prima che arrivasse il governo Monti-Fornero e che, con le modiche recate dalla L.111/2011 (SACCONI) e L. 148/2011 (SACCONI), ha sia innalzato l’età di pensionamento molto più della riforma Fornero, sia introdotto l’incisivo adeguamento automatico all’aspettativa di vita (L. 122/2010, art.12, comma 12bis), sia prescritto all’ISTAT di considerare nel calcolo solo gli aumenti e non anche le diminuzioni dell’aspettativa di vita (L. 122/2010, art. 12, comma 12ter “lo stesso aggiornamento non viene effettuato nel caso di diminuzione della predetta speranza di vita).
Permettetemi, allora, di fare il punto, che potrete conservare come promemoria, sperando che sia un disincentivo a continuare a propalare notizie false-fake news-bufale in serie sulla riforma Fornero e sul governo Monti in generale (vedasi il secondo post allegato in calce), su cui la potente propaganda del centrodestra ha fatto quasi 60 milioni di vittime, inclusi l’ISTAT (e di conseguenza EUROSTAT), l’INPS, l’UPB e tutti i media, che hanno completamente obliterato la ben più severa riforma SACCONI.

QUAL E’ STATO IL GOVERNO (E IL MINISTRO: SACCONI O FORNERO?) CHE HA ‘RIFORMATO’ DI PIU’ LE PENSIONI?
Dal 1992, le riforme delle pensioni sono state sette (Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010 e 2011; Monti-Fornero, 2011).
L’esame comparativo delle norme e dei dati smentisce la vulgata che la riforma Fornero sia la più severa, abbia allungato di più l’età di pensionamento ed abbia messo da sola in sicurezza il sistema pensionistico italiano. Tale vulgata è alimentata da coloro che erroneamente o furbescamente attribuiscono norme severe della riforma Sacconi alla riforma Fornero, in particolare l'adeguamento automatico all'aspettativa di vita, che in realtà è stato introdotto dalla L. 122/2010, art. 12, comma 12bis.
La riforma Sacconi (L. 122/2010, L. 111/2011 e L. 148/2011), oltre a Damiano, L. 247/2007, per la “finestra” di 4 mesi in media) è molto più corposa e severa della riforma Fornero:
- allungamento dell’età di pensionamento di vecchiaia e di anzianità di un anno per i lavoratori dipendenti e di 18 mesi per quelli autonomi, mediante la cosiddetta “finestra” (differimento dell'erogazione);
- allungamento di 5 anni (+ “finestra”) dell’età di pensionamento di vecchiaia delle lavoratrici dipendenti pubbliche per equipararle a tutti gli altri a 65 anni (più finestra), in ottemperanza alla sentenza della Corte di Giustizia UE del 2008 (ma che poteva avvenire a qualunque età compresa tra 60 e 65);
- adeguamento dell’età di pensionamento per vecchiaia delle lavoratrici del settore privato entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico) per allinearle a tutti gli altri;
- introduzione dell’adeguamento automatico all’aspettativa di vita (L. 122/2010, art. 12, comma 12bis), che prescrive all’ISTAT di considerare nel calcolo dell'aspettativa di vita soltanto gli aumenti e non anche le diminuzioni (art. 12, comma 12ter);
- blocco parziale o totale della perequazione delle pensioni superiori a 5 volte il trattamento minimo (poi abrogato dalla L. 214/2011-Fornero);
- applicazione di un contributo di solidarietà sui redditi pensionistici lordi superiori a 90 mila € (poi dichiarato incostituzionale).
La riforma Fornero (L. 214/2011) ha recato le seguenti misure:
- estensione pro-rata del metodo contributivo a quelli che erano precedentemente esclusi dalla riforma Dini del 1995, che l'ha introdotto (cioè solo coloro che nel 1995 avevano già almeno 18 anni di contributi versati, quindi relativamente anziani), a decorrere dall'1.1.2012;
- aumento di un anno delle pensioni di anzianità, ridenominate “anticipate” e abolizione delle cosiddette quote (somma di età anagrafica e anzianità contributiva);
- accelerazione graduale entro il 2018 dell’età di pensionamento di vecchiaia delle lavoratrici dipendenti private da 60 anni a 65 (più “finestra” mobile di 12 mesi decisa dalla L. 122/2010), per allinearle a tutti gli altri;
- adeguamento all’aspettativa di vita, dopo quello del 2019 (che varrà per il triennio 2019-2021), non più a cadenza triennale ma biennale [L. 214/2011, art. 24, comma 13], a decorrere dal 2022;
- blocco totale della perequazione delle pensioni superiori a 3 volte il trattamento minimo per gli anni 2012–2017 (poi dichiarato incostituzionale dalla sentenza n. 70/2015);
- riduzione da 18 mesi a 12 della “finestra” per i lavoratori autonomi (equiparandoli, dunque, a tutti gli altri).
Riepilogo
Riepilogando, la situazione relativamente all’età di pensionamento nel 2019 e ai suoi autori è la seguente:
PENSIONI ANTICIPATE (ex anzianità)
- l'età di pensionamento degli uomini aumenterà a 43 anni e 3 mesi, e, di questi 3 anni e 3 mesi in più, 2 anni e 3 mesi sono pertinenti a SACCONI (4 mesi in media alla riforma Damiano, L.247/07) e soltanto 1 anno a Fornero [rectius: 1 anno e 3 mesi, o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 2 anni sono di Fornero o 1 anno e 6 mesi relativamente agli autonomi];
- l'età di pensionamento delle donne aumenterà a 42 anni e 3 mesi, e l’incremento di 2 anni e 3 mesi è quasi interamente dovuto alla riforma SACCONI (4 mesi in media alla riforma Damiano) [rectius: 1 anno e 3 mesi, o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 1 anno o 6 mesi sono di Fornero].
PENSIONI DI VECCHIAIA
- l’età di pensionamento degli uomini aumenterà (da 65) a 67 anni e i 2 anni in più sono dovuti quasi interamente alla riforma SACCONI (4 mesi in media alla riforma Damiano, L.247/07);
- l’età di pensionamento delle donne del settore pubblico (aumentata di botto di 6 anni nel 2010) aumenterà a 67 anni e i 7 anni in più sono ascrivibili quasi interamente alla riforma SACCONI (tranne 4 mesi in media alla riforma Damiano);
- l’età di pensionamento delle donne del settore privato aumenterà a 67 anni, e l’allineamento a tutti gli altri, previsto dalla riforma SACCONI entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato dalla riforma Fornero entro il 2018 a 66 anni, ma l’anno in più è dovuto all’adeguamento automatico SACCONI;
- l’età di pensionamento degli uomini e delle donne autonomi arriverà a 67 anni, la riforma Fornero ha eliminato il disallineamento di 6 mesi in più rispetto agli altri, che era contemplato dalla riforma SACCONI, cioè ha ridotto l’età di pensionamento di 6 mesi.
***
Infine, traggo dalla Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini, allegata (con i link alle prove documentali):
Esodati
Premesso che anche la riforma SACCONI, da Lei votata, ebbe i suoi esodati (gli eccedenti i 10.000 soggetti in mobilità che venivano esclusi dall’applicazione della nuova riforma e tutti gli altri inattivi a reddito zero, che furono decine o forse centinaia di migliaia, ma a causa del potente apparato (dis)informativo berlusconiano e del centrodestra fecero molto meno rumore), lo stesso problema degli esodati: (i) che fu causato da un'errata stima della burocrazia INPS e RGS; (ii) ed il cui numero, nell’arco di 6 anni e su 8 salvaguardie, ascende a 153.389 soggetti, contro una stima iniziale di 389.200, cioè a meno della metà della stima iniziale; (iii) fu aggravato dalle misure della riforma SACCONI, da Lei votata, in particolare dall’adeguamento automatico, cosa che anche gli stessi esodati ignorano (veda i commenti).
Cordiali saluti
V.

Allego:
Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero
L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione


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venerdì 26 gennaio 2018

Lettera al Commissario all’Economia Pierre Moscovici




Pubblico la lettera che ho inviato il 18 gennaio scorso al Commissario UE all’Economia Pierre Moscovici, dopo aver letto le sue dichiarazioni surreali sull’Italia. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.

Osservazioni sulle Sue recenti dichiarazioni sull'Italia
Da:  v
18/1/2018  17:05

Egr. Sig. Commissario Moscovici,
Lei ha fatto recentemente delle dichiarazioni esagerate sull’Italia, sia sul deficit/Pil, sia che sarebbe un gatto, poiché cade sempre in piedi. Evidentemente, Lei ignora che ogni dichiarazione esagerata è infallibile indizio di coda di paglia.
Deficit/Pil
1. Mi permetto di osservare che la Sua coda di paglia, in fatto di deficit, è lunghissima.
EUROSTAT – Deficit/Pil
...................2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016
Italia............-1,5..-2,7...-5,3..-4,2…-3,5..-2,9...-2,9...-3,0..-2,6...-2,4
Francia…....-2,5..-3,2...-7,2...-6,8...-5,1..-4,8...-4,0...-4,0..-3,5...-3,4
Spagna…....+2,0..-4,4.-11,0..-9.4…-9,6.-10,4..-6,9...-5,9..-5,1..-4,5
Gran Br…....-3,0..-5,0.-10,7..-9,6...-7,7...-8,3...-5,6...-5,6..-4,4..-3,0
Germania....+0,2..-0,2..-3,2...-4,2...-1,0...-0,1...-0,1..+0,3.+0,7.+0,8
Olanda …...+0,2..+0,2..-5,4..-5.0...-4,3…-3,9..-2,4...-2,3..-2,1..+0,4
Grecia….….-6,7.-10,2.-15,1.-11,2.-10,3..-8,9.-13,1..-3,7..-5,9..+0,7
Irlanda........+0,3..-7,0..-13,8.-32,1.-12,6..-8,0..-5,7…-3,7..-2,0..-0,6
Portogallo...-3,0..-3,8…-9,8..-11,2..-7,4...-5,7..-4,8...-7,2..-4,4..-2,0
2. Inoltre, l’Italia non fa come la Francia da chaperon della Germania per assecondare la propria convinzione di grandeur e beneficiare del suo scudo finanziario. E questa è una colpa grave, poiché, senza la Francia, la Germania non potrebbe fare il bello e il cattivo tempo in UE, interpretando magistralmente il detto napoletano “chiagne e fotte”: ha tutti i vantaggi dalla struttura squilibrata e monca dell’Euro, ma piange perché si svenerebbe a favore dei cosiddetti Pigs.
Per cui, l’Italia paga tassi d’interesse più elevati della Francia ed ha, dopo il Portogallo, il primato in UE28 dell'incidenza della spesa degli interessi passivi sul Pil, che aumenta il deficit/Pil.
BANCA D’ITALIA –Statistiche di finanza pubblica nei paesi dell’Unione europea - Spesa per interessi (in percentuale del PIL) Tav. 16
...................2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016
Italia............4,8…4,9…4,4....4,3…4,7…5,2….4,8…4,6…4,1…4,0
Francia…....2,6…2,8…2,4…2,4…2,6…2,6….2,3…2,2…2,0…1,9
Spagna…....1,6…1,5…1,7…1,9…2,5…3,0….3,5…3,5…3,1…2,8
Gran Br…...2,2…2,2…1,9…2,9…3,2…2,9….2,9…2,7…2,3…2,5
Germania....2,7…2,7…2,6…2,5…2,5…2,3….2,0…1,8…1,6…1,4
Olanda…....2,0…2,0…2,0…1,8…1,8…1,6….1,5…1,4…1,3…1,1
Grecia….....4,5…4,8…5,0…5,9…7,3…5,1....4,0…4,0.…3,6…3,2
Irlanda........1,0…1,3...2,0….2,8…3,4…4,2….4,3...3,9.…2,6…2,2
Portogallo...2,9…3,1...3,0….3,0…2,9…4,3….4,9...4,9….4,6…4,2
3. Infine, per colpa della crisi economica scoppiata in Europa dopo la crisi del debito pubblico della Grecia (gestita malissimo, secondo Romano Prodi, sia per non averla prevenuta La Grecia ha ripetutamente imbrogliato sui suoi conti pubblici perché non fu ritenuto opportuno introdurre un controllo dei conti da Schröder e Chirac, sia per come la si è affrontata «Se la Germania fosse intervenuta all’inizio della crisi, ce la saremmo cavata con 30-40 miliardi; oggi i costi sono dieci volte di più»), e diventata grande recessione a causa della politica recessiva e prociclica imposta dall’UE, l’Italia ha perso circa 150 mld di Pil, denominatore del rapporto deficit/Pil.
Aggiungendo che:
4. nel caso della spiegazione della genesi della crisi, c’è stata la menzogna che è stato il debito pubblico in luogo della verità che è stato il debito privato, con massicci aiuti pubblici alle banche e conseguenti misure draconiane di risanamento dei conti pubblici, in Italia addossate in massima parte sui non ricchi;
5. nel caso della Grecia, c'è stata la menzogna del salvataggio della Grecia dal default in luogo della verità del recupero crediti delle banche francesi, tedesche e olandesi verso la Grecia, avvenuto con soldi di tutti gli europei.
Debito pubblico
Naturalmente, Lei obietterà che il debito pubblico italiano è elevatissimo, molto più elevato di quello francese. Mi permetto di osservare:
1. Il debito pubblico italiano include attualmente delle poste straordinarie:
(a) aiuti a titolo oneroso agli altri Paesi in difficoltà (circa 60 mld);
(b) pagamento debiti pregressi PA (oltre 40 mld);
(c) disponibilità liquide del Tesoro (accantonamenti quando i tassi sono molto favorevoli), che variano mese per mese.
2. Il debito pubblico francese supera il 99% ed è cresciuto più di quello italiano durante la crisi economica, anche per salvare le banche con soldi pubblici.
3. Considerando il debito complessivo, la Francia è il Paese più indebitato dell’area euro.
4. A fronte di un debito pubblico elevato, l’Italia ha una ricchezza privata elevata e un debito privato relativamente basso.
5. Infine, avendo un avanzo primario elevato (a differenza della Francia) e avendo messo sotto controllo la spesa pensionistica (l’età di pensionamento di vecchiaia italiana è benchmark in UE con 67 anni nel 2019, contro i 62 anni della Francia), il debito pubblico italiano è giudicato dalla Commissione Europea e da Centri Studi internazionali il più sostenibile nel lungo periodo.
Cugini coltelli
In conclusione, Sig. Commissario Moscovici, mi auguro che Voi cugini francesi, per meri interessi di bottega e per stornare l’attenzione dai vostri problemi, non dimentichiate la cura da cavallo cui fu costretta l’Italia, in buona parte, dall’UE, cominciata nel 2010, col DL 78 del 31.5.2010, convertito dalla L. 122 del 30.7.2010, di ben 62 mld cumulati, e che poi si è sviluppata con una seconda manovra finanziaria correttiva pesantissima (oltre la legge di stabilità), vale a dire il DL 98 del 6.7.2011 convertito dalla L. 111/2011, di 80 mld cumulati, che riscosse l’apprezzamento sia del Consiglio Europeo, che della cancelliera Merkel
Dopo appena pochi giorni, invece, arrivò al Governo italiano la lettera della BCE (Trichet e Draghi), che violava palesemente l’art. 7-Indipendenza (che deve essere reciproca) del proprio statuto, con varie prescrizioni dettagliate e la richiesta di anticipare il pareggio di bilancio al 2013 (in contrasto con l'apprezzamento della Banca d'Italia, guidata da Mario Draghi, nel maggio precedente, del pareggio di bilancio nel 2014, oltre, come scrivevo, del Consiglio Europeo e della cancelliera Merkel), che portò al varo di una seconda manovra estiva pesante, il DL 138 del 13.8.2011, convertito dalla L. 148/2011, di 60 mld cumulati.
Ma neppure queste manovre finanziarie pesantissime e recessive bastarono a salvare il governo Berlusconi, che a furor di popolo e per input dell’Europa (cioè del duo Merkel-Sarkozy, dopo l’accordo di Deauville, citato non a caso come spartiacque, con il suo abituale understatement, dal Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nel corso della seconda parte - dopo le 19:46, dal minuto 23 - della sua lunghissima audizione alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche) fu sostituito dal governo d’emergenza Monti.
Un’emergenza creata ad arte, sia dalle critiche urlate dell'Unione Europea, sia dai sorrisetti irridenti del presidente Sarkozy e della cancelliera Merkel (in parte motivati dalla nomea di inaffidabilità del presidente Berlusconi, in parte causati dalla loro lunga coda di paglia), sia, soprattutto, dalla quasi inerzia della BCE (che, in cambio di onerose manovre finanziarie – addossate in Italia, dal Governo Berlusconi, in grandissima parte sul ceto medio e sui poveri cristi - e le cosiddette riforme strutturali, aveva implementato l'insufficiente programma SMP) e smentita dai fondamentali macroeconomici.
La ringrazio per la cortese attenzione.
Distinti saluti
V.


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