sabato 8 agosto 2015

Dialogo acceso sulla paranoia verso Romano Prodi (seconda parte)


A causa delle avarie frequenti della piattaforma IlCannocchiale, dove - in 4 anni e 5 mesi - il mio blog Vincesko ha totalizzato 700.000 visualizzazioni, ho deciso di abbandonarla gradualmente. O, meglio, di tenermi pronto ad abbandonarla. Ripubblico qua i vecchi post a fini di archivio, alternandoli (orientativamente a gruppi di 5 al giorno) con quelli nuovi.

Post n. 532 del 22-02-15 (trasmigrato da IlCannocchiale.it)
Dialogo acceso sulla paranoia verso Romano Prodi (seconda parte)


Riporto la seconda parte della discussione sulla paranoia verso Romano Prodi, frutto in gran parte della propaganda forsennata della destra e dei media berlusconiani, ma che accomuna destri ed estremi sinistri, svoltasi dal 14 al 15 febbraio 2015, in calce a questo articolo del blog di Carlo Clericetti su Repubblica.it.

Carlo Clericetti 10 FEB 2015
Quanto ci è costato salvare le banche tedesche

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Segnalo questa intervista di Romano Prodi a Der Spiegel (è in tedesco, tradurre con Google):
La Grecia non ripagherà mai i debiti. Ma se esce dall’Europa l’Unione collasserà
Ex-Kommissionspräsident Prodi im Interview “Griechenland wird seine Schulden niemals zurückzahlen”
Interview von Andrea Dernbach und Albrecht Meier im Der Tagesspiegel der 11 Februar 2015

http://www.romanoprodi.it/strillo/la-grecia-non-ripaghera-mai-i-debiti-ma-se-esce-dalleuropa-lunione-collassera_10431.html
Vincesko

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Errata corrige: Si tratta del Der Tagesspiegel.
Ne approfitto per riportare un passo dell’intervista (Google come al solito traduce un po’ alla belin di segugio):
È stato un errore ammettere la Grecia nella zona euro?
Non vorrei parlare di errori. E 'stato purtroppo fatale quel tempo non c'era nessun controllo di bilancio. Ha dato loro prima, ma non dopo l'entrata nell'euro. L'Italia, la Germania e la Francia hanno poi così voluto. Io mi aveva fatto una volta, come Commissione europea nel 2003 per grave che subito dopo l'introduzione dell'euro dovrebbe essere rigidi controlli delle famiglie nei paesi membri. Non dimenticherò mai il momento in cui Schroeder e Chirac - che è stato durante la presidenza italiana - mi ha detto di rimanere in silenzio. Perché hai dato una revisione dei numeri sia opportuno la Grecia ancora e ancora truffati.
Vincesko

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Clericetti la ringrazio per la segnalazione, un articolo davvero impressionante !
Prodi si conferma un fascista finanziario della più bell’acqua, il comportamento della Grecia (non del governo greco !) sarebbe intollerabile, e allora spezziamo le reni alla Grecia.
Anzi, peggio, mettiamo al suo popolo un guinzaglio a strozzo perpetuo, un controllo sul bilancio da parte degli stessi creditori, così che mai vi spossa essere rientro dato che lo strozzino spenna ma non ammazza la sua gallina, se si ignorano i meccanismi ci si può documentare guardando la serie “I Soprano”.
Peccato che l’”advisor” Goldman Sachs ometta il ruolo della Goldman Sachs stessa nel taroccamento dei conti ellenici.
Lo spiritista di Scandiano inoltre fa giustizia di una leggenda che ancora circola tra le fila sempre più scarne dei suoi estimatori, che, a differenza di Berlusconi , egli fosse un personaggio esportabile, di grande rispetto , che parlasse da pari a pari coi capi europei.
Magari lo faceva con taluni dell’est europeo, dove poi portò le sue “consulenze” , ma davanti al Presidente di Parigi o alla Cancelliera di Berlino era uno scolaretto che veniva zittito dai grandi, quasi a rischio di ceffone .
Con la UE e l’euro in limine mortis le evidenze del fallimento del nuovismo finanziario e istituzionale avviato alla fine degli anni 70 straripano persino dalle dichiarazioni spontanee dei colpevoli, l’intervista tradotta sul sito di Lerner reca una perla che ben potrebbe essere l’epitaffio dell’allievo di Andreatta .
“Durante il mio mandato da presidente della Commissione europea ho sempre rispettato le regole di bilancio comunitarie, ma ho anche affermato come esse fossero stupide.”
Mentre il finale contiene , come consueto in lui , il ribaltamento esatto della realtà, quando afferma che la svalutazione conseguente al ripristino di una moneta sovrana segnerebbe la perdita definitiva della competitività con la Germania che, al contrario, avvenne a partire dal 1979 con l’entrata nello SME, come documenta Bagnai .
Ma è nell’”epitaffio” citato prima che si trova il vero nocciolo di questa forma di demenza collettiva che ha accompagnato il masochismo economico delle ultime 4 decadi, l’idea che cose ancorché stupide o sbagliate “vadano fatte” , e a chiedercelo sono personaggi in flagrante conflitto d’interesse.

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L'intervista rilasciata da Prodi è davvero avvilente: sostenere ancora oggi la "disciplina di bilancio" mi fa sorgere il dubbio che l'ex Premier non abbia capito granché della recessione economica e delle strategie necessarie per uscirne.

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Vincenzoaversa,
Influenza dei paranoici anti-prodiani a prescindere, che non "possono" leggere, anzi “leggono” sempre all'incontrario e sproloquiano a vanvera in un italiano approssimativo? Di grazia, sei sicuro di aver letto integralmente e bene l'intervista di Prodi? Temo proprio di no. Io ho letto l'opposto di ciò che scrivi. E’ poi sufficiente dare una scorsa anche veloce al sito di Prodi per ricavare il suo pensiero autentico, che è l’opposto di ciò che hai dedotto tu. Peraltro, anche in questa intervista ha ribadito esplicitamente che le regole sono stupide. Disciplina di bilancio non vuol dire regole "stupide", ma esattamente il contrario.
Cosa significa?
È molto chiaro il fatto che i debiti non si possano ridurre senza crescita. Questo è davvero semplice da comprendere, e sarebbe anche impossibile da realizzare. Durante il mio mandato da presidente della Commissione europea ho sempre rispettato le regole di bilancio comunitarie, ma ho anche affermato come esse fossero stupide. L’economia ha bisogno di una spinta. La Germania deve assumere questo compito, perché è la Nazione leader dell’Europa. Guidare gli altri Paesi significa avere responsabilità. La Germania ha però quasi un rapporto religioso con un tasso di inflazione che sia il minore possibile. Temo che purtroppo questo atteggiamento non cambierà.
Vincesko
PS: Se tanto mi dà tanto… Segnalo che il plurale di ‘fila’ è ‘file’, mentre ‘fila’ è plurale di ‘filo’ in senso figurato. Passate parola, è un’epidemia.
Accademia della Crusca: Il filo --> i fili / le fila. Il maschile va adoperato nel significato concreto: i fili del telefono ecc., il femminile invece sta per ‘trama di un ordito’ oppure nel senso metaforico di ‘intreccio’: le fila di una congiura ecc. ATTENZIONE! È sbagliato l’uso di fila come plurale di fila ‘serie, successione’, ad esempio nella locuzione, spesso impiegata, *serrare le fila in luogo del corretto serrare le file.
http://www.accademiadellacrusca.it/en/italian-language/language-consulting/questions-answers/plurali-doppi

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Vedete come i paranoici “pensano” e “leggono” all’incontrario? Ovviamente, io seguivo Prodi, anche senza filtri tramite “Radio radicale” (ora, ho sostituito “Radio radicale” con “Radio3”), durante la sua presidenza della Commissione europea ed era molto stimato e rispettato, sia dal Parlamento europeo, sia dai capi di Governo e di Stato, in particolare da Chirac, tranne dalla stampa britannica. Certo, se poi, mossi dalla paranoia, si confonde l’autoironia e la “modestia” (il contrario della presunzione e della supponenza), tipicamente emiliana, di Prodi (o di Bersani) con scarso rispetto da parte degli altri capi europei, si riesce a capovolgere anche l’evidenza. Prodi ha raccontato una volta che sua madre, anche da PdC, esigeva che egli andasse a buttare la spazzatura quando era il suo turno, dicendogli: “Non penserai mica che ora che sei PdC puoi essere esentato dal farlo?”. Ma prevedo già che ora i soliti paranoici speculeranno anche su questo aneddoto… E’ la loro terapia, anche se inefficace....
Traggo dal sito di Gad Lerner:
“Romano Prodi ha concesso un paio di giorni fa un’intervista al quotidiano berlinese Tagesspiegel in merito alla Grecia e alle difficoltà dell’eurozona. Visto il suo interesse, riproduciamo integralmente questo dialogo dell’ex presidente della Commissione europea, che ha generato una significativa eco sui media tedeschi. Il sito del “Sole 24 Ore” tedesco, Handelsblatt, l’ha ripresa integralmente, mentre il più diffuso quotidiano in Germania, Bild Zeitung, ha dedicato un approfondimento dedicato all’intervista di Romano Prodi.
Vincesko

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Piccola puntualizzazione concernente l'intervista citata.
Fin dai primi mesi del mandato Prodi, Francia e Germania capirono che il pilotaggio "informale" della Commissione non sarebbe più stato possibile.
Prodi non era affatto "allineato", come lo era stato Delors, alle strategie dell'asse franco-tedesco.
Se Delors aveva dato credibilità e peso politica all'azione della Commissione, incrementandone i poteri in settori come la concorrenza, l'industria, l'agricoltura e il commercio, Prodi aveva capito che il punto debole dell'Istituzione si situava nella scarsissima integrazione finanziaria, fiscale e budgettaria fra i paesi membri.
La sua azione riformatrice fu essenziale secondo due assi :
- uno spostamento del baricentro dell'azione della Commissione verso le questioni economiche e finanziarie attraverso un ruolo attivo nell'Ecofin e nell'Eurogruppo.
- una semplificazione dei meccanismi decisionali attraverso l'abbandono dell'umanità e l'adozione del voto maggioritario.
Tralascio per semplicità l'azione di riequilibrio che Prodi ha introdotto nella gestione dei fondi Pac, fino allora dominio esclusivo dell'asse franco-tedesco.
Per queste e per altre ragioni possiamo ragionevolmente affermare che Prodi fu il migliore Presidente che la Commissione abbia avuto sino ad oggi.
Nonostante gli ostacoli messi in campo da Francia e Germania, Prodi ha innescato una riforma essenziale per la Commissione che ha fatto vivere di rendita per tutto il suo mandato, un tecnocrate privo di talento come Barroso.
Non è mai stato facile zittire Prodi e in più d'una occasione due loschi anti-europei come Chirac e Schroeder gli hanno inutilmente rimproverato il suo attivismo.
I dubbi sui bilanci greci sollevati dagli uffici della Commissione, furono all'epoca un atto di coraggio in controtendenza poiché il pensiero dominante considerava l'annessione di un nuovo mercato come una opportunità commerciale di straordinaria importanza e subordinava a questo dogma tutti i meccanismi di controllo tecnico.
Fu grazie a Prodi che l'ordine delle priorità comincio lentamente ad invertire la sua scala di valori.
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@magnagrecia 14:41
caro magnagrecia, non sono mai stato pregiudizialmente contro Prodi (l'ho anzi votato entrambe le volte che si è presentato) e non sostengo la vulgata secondo cui a Prodi si debbano gli eccessi di privatizzazione degli anni 80/90.
Mi pare però che in questa intervista, nonostante chieda politiche meno austere di quelle imposte dalla Germania, sia sempre fedele all'idea che sia necessaria una disciplina di bilancio. Non so quale sia la tua interpretazione, ma per me disciplina di bilancio significa tenere i "conti in ordine" e amministrare lo Stato "come si amministra una famiglia" (concetto questo molto merkeliano!). Sappiamo entrambi come ciò non sia vero e come in situazione come quella attuale aumentare il deficit è probabilmente l'unica via d'uscita.
Prodi afferma pure, non proprio direttamente ma questo io ho capito, che se fosse dipeso da lui la Grecia nell'euro non ci sarebbe proprio entrata perché i conti non erano in ordine.

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Bravo, Domenico, hai ben evidenziato quelli che sono i punti di forza di Romano Prodi: la visione prospettica, il disegno strategico, il respiro programmatorio.
Ma non sono d’accordo sul fatto che Chirac e Schroeder fossero due loschi anti-europei o che abbiano zittito Prodi, nel senso che possono attribuire i paranoici a questa espressione. Prodi e Chirac, al di là delle frequenti divergenze, inevitabili in un processo di cessione graduale della sovranità dagli Stati nazionali alla Comunità - e poi all’Unione - Europea, si stimavano ed erano quasi amici. Rammento ancora questa dichiarazione (che ho evidenziato) di Prodi su Chirac, che ora con qualche fatica ho apposta ritrovato e messo in bella:
[...] Certo che si è messo proprio a parlar chiaro. Quando ha deciso questa strategia?
"E' un dovere, non una strategia. Io rappresento le istituzioni europee. Sono obbligato al coraggio. Ma con realismo. Mi sono prima preso un po' di tempo, perché quando dico una cosa voglio esserne sicuro. Diciamo che ho imparato. Ci vorrà tempo, ma intendo esercitare in pieno il mio ruolo di persuasione morale".
I paesi dell' allargamento sono entusiasti del Trattato.
"Ne sono felice. Hanno avuto a Nizza i loro avvocati difensori. Quando è stata presentata la prima proposta che li penalizzava in termini di voto, io ho sentito l' obbligo etico di parlare per loro. Per fortuna, avevo con me, come sempre, il mio Atlante Geografico De Agostini: mi ha aiutato a ricordare a tutti il peso demografico dei paesi candidati. Chirac è rimasto ammirato da quel volume. Me ne ha chiesto una copia in francese. Ho chiamato l' editore, ma pare che non esista. Vuol dire che gliene spedirò una versione in italiano per Natale".
Avete proprio litigato, con Chirac?
"Ma no, il rapporto personale è splendido. Ci sono state divergenze politiche di ruoli, che sono una cosa anche più seria. Poi Chirac è una persona amabile, aperta, estroversa, appassionata. Non è un cattivo. Non gli si può portar rancore. Non dimenticherò mai, quando si trattava di mandare la spedizione militare in Albania. Lo chiamai perché avevo bisogno che affianco agli italiani ci fossero truppe francesi. Ne chiedevo mille, gli stati maggiori francesi dicevano che più di 300 era impossibile. Fu Chirac, in una notte, a prendere la decisione e a schierare la Francia al fianco dell' Italia, con mille soldati”.
Nel suo discorso al Parlamento europeo, però, è stato perfido, quando ha detto che il trasferimento di tutti i summit a Bruxelles la trasformeranno nella "capitale d' Europa". E' una cosa che ai francesi non piace sentir dire.
"Non l' ho detto per cattiveria. Ma siccome Chirac l' aveva promesso nella convulsa fase finale del vertice, io l' ho preso in parola, prima che qualcuno ci ripensasse. Vedo con piacere che c' è nel testo finale del Trattato. Ci aiuterà molto a impostare i vertici. Giocheremo in campo neutro, invece che sempre in trasferta". [...]

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2000/12/14/hanno-vinto-nazionalismi-ma-europa-sapra.html
Vincesko

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Caro vincenzoaversa,
1. Prodi, nonostante la sua origine di tecnico è un fine politico, oltre che persona intelligente e concreta. Se vai nel suo sito, potrai leggere gli articoli di critica severa alla Germania per la sua resistenza tetragona ad una politica espansiva, soprattutto al suo interno. In un’intervista ad un quotidiano tedesco, ha ritenuto opportuno usare toni diplomatici e realistici, ma la sostanza di critica severa rimane.
2. Io credo occorra evitare una concezione superficiale e stereotipata. La disciplina di bilancio sana è strettamente connessa, direi obbligatoriamente complementare, ad un allentamento delle regole di bilancio stupide. O pensi che uno Stato dell’Unione possa chiedere l’aiuto (in miliardi) ai partner e poi tranquillamente scialare?
3. E’ chiaro che in recessione occorre adottare una politica economica anticiclica, quindi espansiva. D’altronde, da ben 3 anni e mezzo è sul tavolo italiano ed europeo la proposta Prodi-Quadrio Curzio – che ho già segnalato più volte - degli EuroUnionBond, che cifra ben 3.000 mld (“EuroUnionBond per la nuova Europa” di Romano Prodi e Alberto Quadrio Curzio
http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-08-22/eurounionbond-nuova-europa-201300.shtml), cioè ben prima e quasi il triplo del QE appena varato dalla BCE, che da solo servirà a poco.
4. Che il rispetto dei parametri dovesse essere la condizione necessaria per l’ammissione è un principio sacrosanto, indispensabile per dar vita e tenere in piedi un’Unione di Stati con economie eterogenee, nell’interesse e dell’Unione e dei singoli Stati.
5. Prodi ha dichiarato e, soprattutto, dimostrato coi fatti che la Grecia, la Romania, la Bulgaria, i Balcani, nonostante le critiche e gli inevitabili problemi che ne sarebbero potuto derivare, dovessero far parte dell’UE; problemi che vanno giudicati anche in prospettiva futura e controfattualmente, cioè valutare che cosa sarebbe successo (col rapporto con la Russia e il caso Ucraina, ma è solo uno dei tanti esempi possibili) se questi Paesi non avessero fatto parte dell’UE.
Vincesko.

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Ciao Vincesko
Come hai ben letto nel mio post :
"non è mai stato facile zittire Prodi e in più d'una occasione due loschi anti-europei come Chirac e Schroeder gli hanno inutilmente rimproverato il suo attivismo".
Forse dovrei spiegare meglio questa affermazione.
Durante tutto l'arco del suo mandato Prodi si è scontrato regolarmente con i due leader che difendevano a spada tratta una visione della Commissione ereditata da Jacques Delors.
Una visione puramente mercantile che con grande diplomazia Prodi è riuscito pilotare verso una fase di maggiore integrazione budgettaria, di armonizzazione fiscale e di rispetto dei requisiti di bilancio per beneficiare dell'attribuzione dei fondi strutturali e dei finanziamenti regionali.
Chirac e Schroeder hanno resistito a questa tendenza in nome del tabù franco-tedesco, molto forte all'epoca, secondo cui cessione di sovranità equivale a perdita d'influenza in campo internazionale.
Le coppie Schmidt-Giscard prima e Kohl-Mitterand (per un destino legato alla temperie dell'epoca) dopo, avevano una visione "relativamente" più in linea con i principi dei padri fondatori.
Al contrario Schroeder con le riforme Hartz in cantiere non poteva tollerare alcuna rimessa in questione dei suoi margini di manovra politici e budgettari e Chirac da parte sua negoziava per ore al telefono lasciando millimetro per millimetro in cambio dell'unica cosa per lui irrinunciabile (in quanto fondamento del suo bacino elettorale), la modifica distributiva della Pac.
Prodi lo sapeva benissimo e "giocava" con questa carta per ottenere il suo assenso.
È opinione abbastanza condivisa che senza Prodi ai comandi della Commissione, l'asse franco-tedesco avrebbe congelato i poteri di Bruxelles per almeno un quinquennio.
Lo si capisce bene tra l'altro leggendo fra le righe del bel pezzo che hai riesumato.
I vecchi leoni della politica si dilettano a raccontare le vecchie battaglie.
(L'aneddoto del dizionario De Agostini è magnifico, se Jacques Chirac ne chiedeva uno era senz'altro per romperlo sulla testa di Prodi)!

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Ciao Domenico,
1. Occorre tener presente che Prodi “è stato presidente della Commissione europea dal 1999 al 2004” (
http://it.wikipedia.org/wiki/Romano_Prodi), quindi l’intervista è stata rilasciata al termine del primo biennio, che si può considerare la fine della sua fase di duro rodaggio. In ogni caso,
2. Chirac. Se Chirac chiedeva a Prodi una copia dell'Atlante De Agostini non era per dargliela in testa, dato il giudizio positivo che ne dà Prodi (v. sopra) e che altrimenti questi sarebbe stato un masochista, visto che poi intendeva regalargliela nel successivo Natale...
3. Schroeder. Traggo dall'intervista:
Non ha paura di una Germania più potente al centro dell' Europa allargata?
"La Germania ha scelto l' Europa inequivocabilmente quando ha abbandonato il marco per l' Euro. Non c' è da averne paura. é incardinata nell' Europa. Il peso della storia è una cosa che i nostri giovani non capiscono nemmeno più. Per questo proponevo di prenderne atto passando alla doppia maggioranza. Ma è stato lo stesso Schroeder a non insistere. Il Cancelliere a Nizza è stato meno nazionalista di altri".

Vincesko


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