domenica 26 luglio 2015

Dialogo con un neo-liberista spietato


A causa delle avarie frequenti della piattaforma IlCannocchiale, dove - in 4 anni e 5 mesi - il mio blog Vincesko ha totalizzato 700.000 visualizzazioni, ho deciso di abbandonarla gradualmente. O, meglio, di tenermi pronto ad abbandonarla. Ripubblico qua i vecchi post a fini di archivio, alternandoli (orientativamente a gruppi di 5 al giorno) con quelli nuovi.

Post n. 467 del 26-07-14 (trasmigrato da IlCannocchiale.it)
Dialogo con un neo-liberista spietato


Riporto una discussione svoltasi il 22 e il 23 luglio scorsi, in calce ad un articolo del Corriere della Sera, tra un neo-liberista spietato e me. Mi scuso per l’incolonnamento dei commenti se può forse risultare un po’ confuso, a motivo del sovrapporsi degli argomenti.
In fondo, ho allegato un post di Carlo Clericetti, pubblicato nel suo blog su Repubblica, con una discussione analoga, ma che io ho letto – e commentato -soltanto ieri.

L’ANALISI
I tedeschi non spendono, adesso l’Europa inizia ad aver paura
Da qualche mese arrivano meno ordini da Paesi tuttora a corto di risorse e l’industria tedesca ha dovuto «scalare la marcia»
di Giuseppe Sarcina
22 luglio 2014


http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 22 luglio 2014 | 10:04
La crisi economica durerà 15 anni, l'Italia rischia di affondare e la Germania pretende che a risolvere i nostri problemi ci pensiamo noi, soprattutto da quando pochi giorni fa ha deciso un prelievo forzoso sui Tedeschi (e non più come aveva fatto finora sui Greci, i Portoghesi, gli Irlandesi, gli Spagnoli, ecc.) per salvare le banche tedesche. Junker ha detto che stanzierà 300 mld per tutta l’Eurozona, ma 300 mld sono un pannicello caldo. Delle due l'una: o, all’interno, si vara una corposa imposta patrimoniale straordinaria sui ricchi, (5% delle famiglie, che possiede una ricchezza netta di 2.000 mld su 8.600), che ora sono i soli ad avere i soldi ed hanno pagato relativamente molto poco finora il mastodontico risanamento dei conti pubblici (330 mld cumulati soltanto nella scorsa legislatura, ma le misure strutturali dispiegano ancora oggi i loro effetti), addossato in gran parte sui non ricchi, ad alta propensione al consumo, con le conseguenze depressive sulla domanda, i consumi, il tessuto delle imprese, l’occupazione che vediamo da tempo; oppure, dati i vincoli di bilancio di tutti i Paesi UE, inclusa la Germania, interviene l'UE, attraverso gli EuroUnionBond (proposta Prodi-Quadrio Curzio), per costituire un fondo di 1.000 mld, garantito dall'oro e da asset pubblici nazionali (per tranquillizzare la Germania), che attiverebbe un ammontare di 3.000 mld, da destinare parte alla riduzione del debito pubblico e parte alla crescita economica e dell'occupazione.

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgLettore_9044870 22 luglio 2014 | 10:14
beh un governo sinceramente socialista potrebbe anche farlo solo che per adesso non se ne vede ombra sti 80 euro sembrano tanto una pezza ... niente di strutturale pero si sa mai ... caso mai ci sara qualche stravolgimento politico sicuramente i ricchi che hanno anche il potere faranno di tutto per mantenere gli attuali divari ... caso mai pure aumentarli perche l'appetito vien mangiando ...

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgfasalv69 22 luglio 2014 | 10:15
40 anni, due generazioni, per togliere dalle menti il vitello d' oro. Ma serve anche un leader come Mose' o Mao ZeDong...

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http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 22 luglio 2014 | 10:42
I conti pubblici (deficit e avanzo primario) stanno meglio del 2011 e il debito pubblico, come ha riconosciuto la Commissione Europea poco più di 1 anno fa, è sotto controllo. “Quanto alle previsioni, nel breve temine sarebbero a rischio solo Spagna e Cipro, mentre gli altri paesi, compresa l’Italia, non lo sono. Nel medio termine, il rischio dell’Italia sarebbe medio ed equiparato addirittura a Paesi considerati primi della classe come Finlandia e Francia, mentre ad alto rischio sarebbero Paesi come Belgio e Regno Unito. A basso rischio sarebbe la sola Germania. Ancora più sorprendenti sono le previsioni di lungo termine, allorché il rischio italiano viene giudicato basso ed allo stesso livello di Germania e Francia. Altri Paesi, come Belgio e Lussemburgo, vengono giudicati ad alto rischio, mentre Olanda, Austria, Finlandia, e Regno Unito a medio rischio”. Deficitì/PIL % 2011=-3,72; 2012=-2,88; 2013=-2,78. Avanzo primario %: 2011=1,0; 2012=2,5; 2013=2,2. Debito pubblico %: dal 2008 al 2011 è cresciuto da 1550 a 1.900 mld + 350 mld +22,6%; dal 2012 al 2014 è cresciuto da 1.900 a 2.100 +200 mld + 10,5%; se si tolgono i 70 mld dei prestiti ai PIGS (MES) e i 26 mld di debiti PA arretrati già pagati, molto meno. Gli effetti recessivi di oggi hanno cause precedenti: le manovre finanziarie mastodontiche ed inique varate nella scorsa legislatura (ma che per le misure strutturali dispiegano tuttora i loro effetti), 267 mld dal governo Berlusconi e 63 mld dal governo Monti.

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgZephyrus 22 luglio 2014 | 10:54
La informo che il debito pubblico italiano sta crescendo come non mai, +76 miliardi nei primi 5 mesi del 2014, altro che "sotto controllo", in più non cresciamo.

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 22 luglio 2014 | 14:10
E' una discussione già fatta pochi giorni fa. I numeri ufficiali (ma, si sa, gli Italiani al 95% odiano i numeri o li tengono in non cale) attestano che è una balla che il debito pubblico sia cresciuto quest'anno come non mai. Ho anche indicato le determinanti straordinarie del perché sia cresciuto (da 3 anni a questa parte).

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgLettore_349920222 luglio 2014 | 12:29
Lei, parafrasando il suo eroe Prodi, si attacca ai numeri come un ubriaco al palo della luce; peccato che la maggior parte degli Italiani non siano molto ottimisti è la situazione italiana è molto peggiorata rispetto al 2011 in tutti i sensi.

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 22 luglio 2014 | 14:00
Può darsi, ma come fa a sapere che Prodi è un mio eroe? I conti pubblici sono migliori del 2011, e questo è un fatto inconfutabile, poiché lo dicono i numeri ufficiali. Gli Italiani stanno peggio? Primo, gli Italiani si lamentano sempre, anche quelli che stanno bene; una mia conoscente, funzionaria bancaria che gestisce i conti dei clienti più ricchi, mi diceva che anche i clienti ricchi si lamentano sempre, più degli altri.. Secondo, gli Italiani (tranne i ricchi, che con la crisi si sono ulteriormente arricchiti) sono più poveri perché hanno dovuto risanare i conti pubblici. Terzo, è per questo che bisognerebbe, per evitare il declino, fare quello che ho proposto più sotto: una corposa imposta patrimoniale straordinaria sui ricchi o gli EuroUnionBond. Ma purtroppo parecchi poveri fanno ammuina.

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http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgLettore_1800054 22 luglio 2014 | 12:01
Tutto un contorsionismo per implorare più spesa alla Germania, mentre basterebbe che i tedeschi non violassessero Maastricht su surplus partite correnti per avere lo stesso effetto. Cioè parliamo sempre da inginocchiati, anche quando a violare le regole (4 su 11 per completezza di informazione) sono i tedeschi.

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 22 luglio 2014 | 14:01
Gli Italiani hanno la nomea di furbi, ma i bottegai tedeschi spesso non sono da meno. Chi è causa del suo mal pianga se stesso. Queste sono le conseguenze del surplus commerciale tedesco: Purtroppo, né la Germania viene sanzionata dalla Commissione Europea (diretta da proni alla Germania come Barroso e Olli Rehn) per surplus eccessivo (> 6%, limite peraltro troppo alto), né tanto meno fu previsto di inserire nei trattati costitutivi dell'Euro il meccanismo riequilibratore - molto più severo - suggerito per i sistemi a moneta unica tra Paesi con economie eterogenee da Keynes. L'Euro avrà anche le sue colpe, ma esso è stato partorito male e viene gestito peggio (vedi anche lo statuto della BCE) per colpa soprattutto dei prepotenti, egoisti ed ottusi Tedeschi.

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http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgLettore_2940490 22 luglio 2014 | 12:22
Ma se la moneta è unica, come mai si considera la Germania avvantaggiata? Ha forse gli stipendi più bassi, o i servizi o strade più scadenti? Forse è avvantaggiata perché ha una classe dirigente sindacale molto più illuminato di quello italiano? Forse le sue fabbriche hanno maestranze più brave che forniscono prodotti di qualità superiore? Forse perché si ha saputo dare una struttura societaria più forte e più avanzata? Se è così dov'è la colpa della Germania????

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgLettore_1800054 22 luglio 2014 | 12:50
Non è difficile: basta capire il concetto di Tasso di Cambio Reale. Nel caso di cambi fissi (come l'Euro) il Paese che ha un tasso inflattivo minore acquista negli anni competitività. Nel caso tra Germania e Italia il gap è del 20%. Guarda caso più o meno la svalutazione attesa in caso di euro-break

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 22 luglio 2014 | 14:34
1) La Germania, per riacquistare competitività, l'ha fatto - ridurre i salari - e prima degli altri, coi mini job a 400€/mese, ma da furba, per mantenere la pace sociale, li integra col suo robusto welfare reddito minimo garantito e il sussidio all'affitto, che in sostanza sono aiuti di Stato alle imprese, vietati dall'UE. 2) L’accordo politico CDU-SPD contempla apposta la misura espansiva (reclamata a gran voce dagli altri Paesi europei) dell’aumento del salario orario minimo a 8,5€. 3) La Germania ha infrastrutture inferiori alla Francia, nell'attuale situazione potrebbe e dovrebbe spendere per migliorarle.

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http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgmonorchio 22 luglio 2014 | 14:27
con la svalutazione dei salari (risultato della svalutazione della moneta) è la stessa cosa. i prezzi internamente scendono perchè sono scesi i costi di produzione, le tue merci diventano più competitive rispetto a quelle estere e si consuma di più il prodotto interno..... fidati, è la stesa cosa.... l'unica differenza rilevabile sta nel cosiddetto effetto pigou, ovvero la perdita di valore degli asset monetari che favoriscono i debitori rispetto ai creditori, ingenerando per questa via maggior domanda. ma il principale stimolo è quello derivante dai redditi redditi, e lì le due manovre sono identiche (con ritardi di adattamento leggermente diversi, questo si).

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 22 luglio 2014 | 14:57
A parità di tasso di svalutazione, gli effetti sul potere d'acquisto dei salari sono maggiori nel caso di riduzione del salario rispetto alla svalutazione della moneta, poiché l'inflazione importata che si scarica sui prezzi interni è solo una frazione di quel tasso.

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgmonorchio 22 luglio 2014 | 15:12
a parte l'effetto pigou, come già ho scritto, differenze ci sarebbero solo se ipotizzi mercati vischiosi e poco concorrenziali, in cui chi può fissare tariffe resta poco soggetto alle leggi delal domanda e dell offerta. questa evenienza purtroppo esiste, per cui concordo con te che una svalutazione interna risulta più "complicata" di una svalutazione monetaria... aggiungo però una cosa... con una svalutazione monetaria tagli i salari di chi è produttivo e sta sul mercato così come di chi vive parassitando. credo che in italia, più che di una svalutazione monetaria, avremmo bisogno di recuperare competitività attraverso un taglio selettivo delle realtà improduttive, sia liberalizzando i mercati, sia tagliando la spesa pubblica poco produttiva e mal indirizzata (quella diretta a sostenere i non bisognosi). per questo ritengo che, nel complesso delle valutazioni possibili, la svalutazione monetaria non porterebbe in italia risultati equi e di lungo periodo, così come non lo faceva ai tempi della lira.....

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgmonorchio 22 luglio 2014 | 15:18
ci ho fatto caso solo adesso... hai scritto un inesattezza, o meglio hai fatto un errore di prospettiva. quella inflazione che tu noti solo sui prodotti esteri, la vedi perchè i prodotti interni ed i salari non si sono rivalutati quando tu hai tagliato il valore nominale della moneta. lo stesso effetto lo hai quando tagli i redditi, in quanto i minori costi si trasformano in minori prezzi sui beni interni. nel primo caso hai (nominalmente) salario invariato-merci importate più costose-merci interne invariate, nel secondo caso hai merci importate invariate-salario inferiore-merci interne inferiori... in termini reali non hai però alcuna differenza (a meno di attriti di mercato ed effetto pigou... come già avevo ricordato).....

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 22 luglio 2014 | 18:31
@monorchio (L’effetto Pigou. L’ipotesi di P. (real balance effect o Pigou effect) tende a dimostrare che in presenza di disoccupazione, la riduzione dei salari monetari e dei prezzi fa crescere il valore reale delle scorte monetarie (M/P), cioè di una delle componenti della ricchezza, e questo favorisce la ripresa dei consumi e, quindi, l’aumento del reddito fino al raggiungimento della piena occupazione. La rilevanza dell’effetto P. è stata lungamente discussa dai macroeconomisti. È ormai opinione diffusa che la dimensione di tale effetto sia trascurabile e che per metterlo in moto sarebbero necessarie riduzioni di salari e prezzi di entità tale da essere difficilmente ottenibili nella realtà”). NON COMPLICHIAMO LE COSE SEMPLICI. Non più “complicata” ma più o meno vantaggiosa e nessun errore di… prospettiva. Lo scrivo anche per chi legge: io ho affermato semplicemente che a) se tagli, poniamo, i salari del 10%, riduci il potere d’acquisto, nell’ipotesi peggiore, del 10%, poiché i prezzi non si riducono affatto e la diminuzione di costo si trasla ai profitti; o, nell’ipotesi più favorevole, si riducono in ragione dell’incidenza del lavoro sul costo finale, che è solo una frazione di questo; b) se svaluti la moneta del 10%, l’aumento dei prezzi interni sarà pari all’incidenza delle importazioni sul PIL, quindi se esse incidono per il 30% si avrà un aumento dei prezzi pari a 10*0,3=3% ed una perdita nella stessa misura del potere d’acquisto dei salari.

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgmonorchio 22 luglio 2014 | 19:07
ho citato l'effetto pigou per completezza di informazione e perchè, nei limiti del possibile, quando discuto mi piace dare conto di ogni aspetto, non solo di quello che porta acqua al mio mulino (l'effetto pigou, svalutando i debiti porta a maggiori consumi, in quanto la propensione al consumo dei debitori è superiore a quella dei creditori, e, questo effetto, è di solito preponderante rispetto alla "sensazione di ricchezza" dovuta all'aumento del valore reale dei propri soldi, a cui peraltro corrisponde un aumento reale dei debiti dei debitori).... riguardo la riduzione dei salari, parti da un ipotesi errata, almeno nel lungo periodo. hai scritto che una riduzione dei salari non porta la discesa dei prezzi... hai un esempio del contrario in europa... i prezzi relativi della germania sono scesi (in termini di minore inflazione), rispetto al resto d'europa, proprio per il contenimento dei salari, portando una maggiore produttività e maggiori esportazioni.... le rigidità di prezzo valgono nel breve periodo, scaricandosi nella diminuzione delle quantità vendute, ma nel lungo o abbassi i prezzi o chiudi..... quindi i prezzi più bassi fanno mantenere ai salari ridotti lo stesso potere di acquisto sulle merci interne, così come nel caso di svalutazione monetaria.

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgtolomeoII 22 luglio 2014 | 17:25
Trascuri forse un dettaglio: nel secondo caso l'effetto di una diminuzione dei prezzi interni conseguente alla diminuzione dei salari si chiama recessione. O sbaglio? Non è esattamente la dinamica nella quale ci siamo infilati dal 2011 in avanti? Non è la dinamica per la quale il PIL diminuisce determinando un aumento del rapporto con il debito pubblico, anche se quest'ultimo in termini di valore assoluto non aumenta? Vista in questo modo - e fermo restando che se sei creditore hai tutto l'interesse a proteggerti dal rischio svalutazione, e se sei debitore hai l'interesse opposto (ma gli interessi sul debito non servono a coprire anche quel rischio?) - le due cose (svalutazione monetaria vs. svalutazione interna) sono ancora equivalenti?

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgmonorchio 22 luglio 2014 | 18:55
no, siamo in recessione quando il prodotto diminuisce in termini reali. quando hai una diminuzione dei prezzi sei in deflazione. la variazione di prodotto nominale, a cui devi sottrarre algebricamente la variazione dei prezzi alla produzione, ti restituisce la variazione reale della produzione. quella ti dice se sei in recessione o in espansione, mentre la variazione dei prezzi della produzione ti dice se sei in inflazione o in deflazione.

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 22 luglio 2014 | 19:09
"Secondo una definizione convenzionale, c'è recessione quando si registrano due trimestri consecutivi di contrazione del prodotto interno lordo. Ma a volte le recessioni non soddisfano tale regola, come nel caso della recessione americana del 2001 o di quella del 1974-1975. Oltre al PIL reale, rientrano tra i parametri anche la disoccupazione, il reddito e le vendite al dettaglio, così come intensità, durata e diffusione della fase di contrazione su tutta l'economia". (Fonte: "Sole 24 ore")

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgmonorchio 22 luglio 2014 | 19:22
credo che la spiegazione che ne ho dato sia più funzionale a chiarire il dubbio del commentatore a cui ho risposto... o sbaglio? non credo che il suo dubbio riguardasse il periodo di tempo per cui doveva protrarsi la contrazione per essere definita recessione, ma credo si riferisse alle grandezze da considerare.....

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgmonorchio 22 luglio 2014 | 19:23
ho risposto credendo che il commento fosse riferito a me.... ritiro tutto e mi scuso per l'intromissione....

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 22 luglio 2014 | 20:58
Era indirizzato ad entrambi.

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 22 luglio 2014 | 19:55
Citazione: "riguardo la riduzione dei salari, parti da un ipotesi errata, almeno nel lungo periodo. hai scritto che una riduzione dei salari non porta la discesa dei prezzi... ". Soffri di allucinazioni? 1) Preliminarmente, rilevo che hai sbagliato ad incolonnare il tuo commento in modo da averli tutti in successione. 2) Forse ti sei distratto reimbarcandoti nell’effetto Pigou, che è una teoria-ciofeca. 3) Che io abbia fatto un'ipotesi errata è una tua invenzione: io ho semplicemente indicato 2 ipotesi-limite: quella più sfavorevole e quella più favorevole. 4) Ma forse di serve a fare confusione perché non sai replicare alla sostanza delle mie semplici osservazioni circa dal non equivalenza delle 2 alternative (svalutazione dei salari o della moneta). 5) Nel lungo termine siamo tutti morti... soprattutto se si ha una certa età... 6) Poiché l'economia non è una scienza esatta, fai l'errore grave di voler spiegare tutto con una formula o una teoria economica, potenzialmente fallaci e (perché) in contraddizione tra loro. 7) Una rondine non fa primavera, figuriamoci in economia dove i nessi causali possono essere molteplici e complessi e difficilmente scomponibili, perciò è consigliabile una sana visione "laica" e non un'adesione ideologica e fideistica, che talvolta sconfina nel fanatismo, come - ho notato - capita più sovente ai neoliberisti, che, a giudicare dalle evidenze empiriche, hanno fallito e nonostante ciò continuano ad impancarsi a maestrini fanatici e spietati.


http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgmonorchio 22 luglio 2014 | 23:39
prova a riflettere su una cosa. a te che produci impatta il costo dei tuoi dipendenti, ma impatta anche il costo dei mezzi che utilizzi.... se scendono i salari per te scendono i costi dei tuoi dipendenti, ma scendono anche i costi dei mezzi che utilizzi, poichè saranno realizzati con forza lavoro che sarà costata di meno.....

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgmonorchio 22 luglio 2014 | 23:44
@Vincesko.... non è che si perseguano certe idee piuttosto che altre con il fine di martirizzare ed impoverire il prossimo, ma semplicemente perchè, anche attraverso analisi ed esempi dal passato, si ritiene che determinate politiche possano migliorare le condizioni di vita generali delle persone.... l'idea che esistano i buoni (keynesiani) che perseguono fini generali ed i cattivi (i liberisti) che invece perseguono biechi interessi personali ai danni del prossimo è sia stucchevole che di cattivo gusto... almeno a mio parere...

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 23 luglio 2014 | 11:56
Il problema è complesso ed ha a che fare un po’ con la sindrome di Stoccolma, un po’ con l’inclinazione inconscia a favorire i ricchi, un po’ con il sadismo, un po' con la superbia, un po’ con la… pagnotta. D’altra parte, l’adesione - gratuita - di milioni di persone a politiche che vanno contro il loro interesse è un fenomeno complesso che intrigò persino Einstein, che chiese lumi a Freud (cfr. “Perché la guerra?”). L’ho già scritto ad altri, più potenti e più spietati di te, vorrei semplicemente evidenziare che gli Stati Maggiori sono bravissimi a fare piani sulla pelle della truppa (sono pagati per questo), ma solitamente restano al sicuro, lontani dalla trincea. Non è un bell’esempio. Nella penultima newsletter n. 347 del 15/7/2014 di Sbilanciamoci, c’è un interessante articolo intitolato “Abbassare i salari? La retromarcia dell'Fmi” che analizza un recente report del FMI, che nelle conclusioni contraddice tutto ciò che aveva affermato in precedenza sull’inefficacia della riduzione dei salari per guadagnare competitività. Che si fa per guadagnarsi la pagnotta.

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgmonorchio 22 luglio 2014 | 19:16
una cosa che avevo dimenticato di scivere... quando valuti l'incidenza dl lavoro sul costo finale, non devi valutare solo il costo del lavoro per realizzare un prodotto, ma anche il costo del lavoro utilizzato per la fabbricazione degli strumenti che hai utilizzato per realizzare quel prodotto... se costruisci scarpe il costo del lavoro che inciderà sulle tue scarpe è quello dei tuoi operai, a cui devi aggiungere il costo degli operai che ti hanno costruito il capannone in cui produci, devi aggiungere il costo del lavoro di chi ha realizzato i macchinari che produci, il costo di quelli che hanno realizzato i macchinari utilizzati dall'impresa edile che ha realizzato il capannone.. e così via....

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 22 luglio 2014 | 20:15
Questo è vero se lo valuti microeconomicamente, cioè per una sola azienda; ma se lo valuti macroeconomicamente, cioè come dato aggregato, non è più vero, poiché avremo l'incidenza del costo del lavoro aggregato sul costo di produzione aggregato e sarà una media tra tutti i comparti. Io non ricordo esattamente quanto incide la voce di costo "lavoro" dell'azienda Italia, ma mi pare che la quota di reddito destinata ai salariati non sia molto distante dal 50% del "prezzo-ricavo" aggregato.

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgmonorchio 22 luglio 2014 | 23:32
è l'esatto contrario... in termini micro, devi considerare il lavoro medio delle singole aziende, in termini macro il lavoro per il totale delle trasformazioni produttive, che includono il lavoro per i macchinari e per i macchinari utilizzati per produrre i macchinari..... se guardi la composizione percentuale di una paese qualunque ti rendi conto di cosa intendo....

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 23 luglio 2014 | 12:16
No, ti sbagli. Nel tuo stesso esempio, quando si analizza l'incidenza del "lavoro" di una singola azienda, occorre sommare anche la quota "lavoro" incorporata nelle forniture; nel caso dell'azienda "Italia", invece,, ce l'hai già il dato complessivo. Tecnicamente, nel conto economico dell'azienda "Italia" confluiranno in dare tutti gli addebiti aventi conto contabile (in Contabilità Generale) o elemento di costo (in Contabilità Industriale) che identificano la voce "lavoro". Analogamente per tutti gli altri costi. Per cui, alla fine, basterà calcolare l'incidenza percentuale della voce "lavoro" sul totale del costo di produzione.

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgmonorchio 23 luglio 2014 | 15:17
che esattamente il dato che ti ho detto di guardare quando ti ho scritto di leggere la composizione del pil....

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgmonorchio 22 luglio 2014 | 23:25
"se tagli, poniamo, i salari del 10%, riduci il potere d’acquisto, nell’ipotesi peggiore, del 10%, poiché i prezzi non si riducono affatto e la diminuzione di costo si trasla ai profitti" .... non credo sia una mia allucinazione ma una tua frase.... per il resto, formula un pensiero di senso compiuto e ti rispondo volentieri....

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 23 luglio 2014 | 11:27
E allora? Te l’ho già detto, tu complichi le cose semplici e per avere per forza ragione (ahi ahi), quando non hai argomenti validi per controbattere, vittima di una sorta di pulsione allucinatoria te li inventi. Come in questo caso: hai riportato - scorrettamente - soltanto la prima ipotesi-limite, che comunque, appunto, è soltanto – ripeto - un'ipotesi-limite, NON la mia tesi esclusiva, come speciosamente vuoi far intendere; leggi anche la seconda ipotesi-limite, quella più favorevole al lavoratore (ed anche a te!), che in ogni caso è peggiore dell’ipotesi della svalutazione monetaria, circa il 5% di perdita del potere d'acquisto (pari all'incidenza media del lavoro sul costo totale di produzione) contro il 3% circa (pari all'incidenza delle importazioni sul Pil).

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgmonorchio 23 luglio 2014 | 15:23
se svaluti i salari ti porti appresso anche i profitti... mica svaluti i salari con dictat autoritario... li svaluti con manovra deflattiva, che porta al ribasso tutti i costi di produzione, profitti compresi... esattamente quello che è successo in germania negli anni 2004/2005... e che è accaduto in grecia, con conseguenze ben più drammatiche (il che dimostra prevenire è sempre meglio che curare) e che le ha consentito di riguadagnare competitività (guarda la bilancia dei pagamenti della grecia)

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgmonorchio 23 luglio 2014 | 15:30
ti avevo già scritto a meno di quali fattori si presentano divergenze tra svalutazione per via monetaria e per via salariale... ora le riporti di nuovo per tentare di avere ragione.... io non ho problemi di dover dimostrare qualcosa, ho scritto come funzionano certi meccanismi, se ti interessa leggi i miei commenti e tenta di capire qualcosa di nuovo, in caso contrario continua a credere ciò che ti pare.....

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 23 luglio 2014 | 17:07
Vuoi per forza avere ragione e ora ribalti anche l’accusa. 1) Dì che hai detto una sciocchezza o una cosa imprecisa. 2) Perché – rileggiti - prima hai contestato la mia affermazione che il calcolo della quota lavoro sulle forniture valesse solo a livello micro e non anche macro; ora dici che per avere l'incidenza del lavoro basta leggere i dati del PIL (che è un dato macroeconomico). 3) Infine, io temo che tu – preso dalle tue elucubrazioni - non abbia capito affatto ciò che ho scritto sulla riduzione dei salari vs svalutazione monetaria o, almeno, da bravo ufficiale di Stato Maggiore ligio al dovere di difendere i ricchi, prima non accetti l’evidenza che il 5% sia maggiore del 3%, poi guardi la riduzione dei salari dal punto di vista del datore di lavoro e non del salariato, poi fai finta di non sapere che– come dicono ampiamente le evidenze empiriche - i salari non si sono svalutati con manovra deflattiva erga omnes (dove, quando?), ma attraverso una modifica mirata (detta eufemisticamente riforma) del diritto del lavoro (tipologie contrattuali, orari di lavoro e altri diritti, copertura dall'inflazione, ecc.), che non intaccano affatto i profitti, ma riducendo i costi li aumentano, in particolare nei settori sottratti alla concorrenza internazionale. Abbandona i ricchi al loro opulento destino, hanno già al loro servizio interi Stati Maggiori lautamente retribuiti, possono fare benissimo a meno di te che per giunta lo fai gratis.


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