martedì 14 aprile 2015

Lettere a Paolo Mieli e Bianca Berlinguer

A causa delle avarie frequenti della piattaforma IlCannocchiale, dove - in 4 anni e 5 mesi - il mio blog Vincesko ha totalizzato 700.000 visualizzazioni, ho deciso di abbandonarla gradualmente. O, meglio, di tenermi pronto ad abbandonarla. Ripubblico qua i vecchi post a fini di archivio, alternandoli (orientativamente a gruppi di 5 al giorno) con quelli nuovi.

Post n. 97 del 04-11-11 (trasmigrato da IlCannocchiale.it)
Lettere a Paolo Mieli e Bianca Berlinguer


Egr. Dott. Mieli,
Egr. Dottoressa Berlinguer,

Ho ascoltato poco fa la Sua dichiarazione, alla trasmissione di Santoro “Servizio pubblico”, sulle pensioni, che andrebbero riformate. E’ un ritornello che si sente spesso, e si legge anche su giornali supposti di sinistra. Sovente come unica soluzione alla crisi, o almeno senza citare altro.

[Ho ascoltato poco fa, come d’abitudine, “Linea Notte” e, come capita spesso quando si parla di crisi, il conduttore, segnatamente Giuliano Giubilei, cita le pensioni, che andrebbero riformate. E’ un ritornello che si legge o si sente spesso anche su giornali o tv supposti di sinistra. Talora come unica soluzione alla crisi, o almeno senza citare altro.]

Preliminarmente, ci si sbaglia, almeno per indeterminatezza, non distinguendo opportunamente tra le due tipologie di pensione: vecchiaia ed anzianità.
Poi: a) il sistema pensionistico italiano, dopo le 7 più o meno importanti riforme varate dal 1992, è per il 3° anno in attivo [1] (nonostante la crisi occupazionale) ed in equilibrio fino al 2050 [2] (l’UE lo sa molto bene! Ed anche la BCE, che ha menzionato nella famosa lettera soltanto quelle d’anzianità [3]; la lettera della BCE, peraltro, va considerata integralmente, anche per quanto riguarda il rafforzamento degli ammortizzatori sociali, poiché – s’informi - ci sono milioni di cittadini, parecchi di loro over 45, ed anche over 60, anche con famiglia a carico, senza lavoro e completamente privi di tutele); b) per quanto riguarda le pensioni di vecchiaia, infatti, è in linea addirittura col “benchmark” europeo [4], poiché è già ora a 66 anni (per effetto dell’eufemistica “finestra” di 12 mesi), dal 2013 a 66 anni e 3 mesi, per effetto dell’adeguamento all’aspettativa di vita; per crescere fino a 67 entro il 2021 ed oltre 68 nel 2032 [5]; c) è vero, invece, che non sono state riformate ulteriormente le pensioni di anzianità anticipate (età + anzianità di lavoro), disallineate rispetto alla media Ocse [6]; ma quelle ordinarie sono già a 41 anni e saliranno anch’esse gradualmente in base all’aspettativa di vita. Le pensioni di anzianità vanno eventualmente riformate sulla base di incentivi/disincentivi previsti dalla legge Dini.

E’ opportuno puntualizzare, inoltre, che il problema del sistema previdenziale non è soltanto l’età pensionabile di anzianità o non è soltanto il c.d. “tasso di sostituzione”, ma anche l’assenza di un limite agli importi pensionistici. Dai dati dell’osservatorio statistico sulle pensioni dell’Inps, emerge che al 2009 il 2,21 per cento delle pensioni vigenti è di importo superiore ai 2.500 euro mensili, che incidono per più del 10,6 per cento della spesa complessiva (tra queste quelle dei dirigenti, la cui gestione è dovuta confluire nell’Inps perché andata in difficoltà per troppa generosità).
E tutto questo mentre, dai dati Istat sul rapporto annuale dell’Inps diffuso a maggio scorso, emerge che il 70,5 per cento dei trattamenti pensionistici erogati non supera i mille € al mese e che il 39,1 per cento delle pensioni è inferiore a 500 € al mese.

In ogni caso, per restare allineati alla media Ocse della spesa sociale complessiva, i risparmi rivenienti dall’aumento dell’età pensionabile di anzianità dovranno rimanere nel capitolo previdenza (e assistenza), ad esempio finanziando il reddito minimo garantito universale (l’Italia è l’unico paese, oltre alla Grecia, che non lo prevede), oppure per adeguare il ‘tasso di sostituzione’ pensionistico per i lavoratori precari.

Dopo aver addossato l’onere del risanamento (140 mld nell’ultimo anno e mezzo soltanto come manovre correttive, escludendo quindi le leggi di stabilità, ex finanziaria) in gran parte sul ceto medio-basso e sui poveri (mentre i giornalisti, capitanati da direttori ed editorialisti di giornale di destra, Belpietro, Sechi, Bechis, Porro, ecc., cui si sono aggregati anche alcuni di sinistra, come Mineo e Menichini, hanno montato una vera e propria canea contro il contributo di solidarietà, che li colpiva direttamente), le risorse indispensabili alla crescita vanno prese da quelli che i soldi ce li hanno: il 10% di Italiani che detiene il 45% della ricchezza nazionale.
Le misure ormai sono condivise dalla stragrande maggioranza degli Italiani (tranne Silvio B. e Giulio T. ed i loro utili idioti).
In attesa degli eurobond (non a caso caldeggiati da Tremonti) e della TTF, occorre:
a) reintrodurre, come ha suggerito anche la Banca d’Italia recentemente, l’ICI sulla prima casa dei più abbienti, abolita dal governo Berlusconi (2,5 mld circa), lasciando le franchigie decise dal 2° governo Prodi (v. “Abolizione ICI
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2558596.html oppure http://vincesko.blogspot.it/2015/03/analisi-quali-quantitativa2-abolizione_19.html)
b) introdurre, come hanno suggerito, da ultimo, anche le associazioni imprenditoriali, un’imposta patrimoniale ordinaria ad aliquota bassa sulla ricchezza netta al di sopra di una certa soglia, cioè prevedendo una franchigia di almeno 800 mila € (v. Dossier “Imposta patrimoniale”
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2670796.html oppure http://vincesko.blogspot.com/2015/04/analisi-quali-quantitativa14imposta.html);
c) ritassare, come suggerito da Pierluigi Bersani, i capitali scudati;
d) eliminare lo scandaloso doppio stipendio ai magistrati fuori ruolo.

E’ colpevole contribuire ad alimentare, Dott. Mieli [Dott.ssa Berlinguer], la solita disinformazione ed ammuina da “utili idioti” dei ricchi. La concentrazione della ricchezza e le disuguaglianze sono scandalose e crescenti; basta leggere le statistiche (dell’ONU, dell’OCSE, della Banca d’Italia, non di Liberazione [7]), per rendersene conto. O il documento del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, uscito il 24-10 scorso [8]. O basta analizzare sulle spalle di chi, ripeto, sta gravando e graverà l’onere dei 140 miliardi di € (pari a 270.000 mld di Lire) delle manovre correttive varate dall’attuale governo nell’ultimo anno e mezzo. Anche… Catalano direbbe che è più equo se la crisi la pagano ANCHE i ricchi (soprattutto quelli che l'hanno provocata), non solo i meno abbienti ed i poveri.

Cordialmente,


[1] (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 28 lug
Inps: Civ approva consuntivo 2010, avanzo finanziario cala a 1,66 mld

[2] Programma Nazionale di Riforma
Bozza* – novembre 2010
N.B.: nella proiezione ivi contenuta, non sono comprese le misure 2011 sulle pensioni.


[4] Joint Report of Pensions 2010 della Commissione europea - News
N.B.: I dati sono sintetizzati in questo articolo:

[5] La Normativa In Materia Di Pensioni Pubbliche dopo le Manovre Economiche del 2011

[6] Punti salienti OCSE "Pensions at a Glance 2011"
Sintesi in italiano

[7] Distribuzione della ricchezza

[8] “Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettiva di un’autorità pubblica a competenza universale”



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